[L’analisi] Il deputato leghista e il favore ai killer della ‘Ndrangheta. Gli schizzi di fango sulla cavalcata di Salvini

Da quando Matteo Salvini ha deciso di trasformare la Sua Lega del Nord in una forza politica nazionale, lasciando a casa l’antimeridionalismo che l’aveva contraddistinta in questo trentennio o poco meno, la nuova Lega ha avuto problemi nel formare il partito al sud, nel creare una classe dirigente. Insomma, senza una seria selezione del ceto politico, Salvini ha imbarcato tutti, o quasi. Compresi gli Impresentabili, i rottamati, i trombati, i vecchi faccendieri della Prima Repubblica. Insomma, tutto il contrario di quello che dalla Lega ci saremmo aspettati

[L’analisi] Il deputato leghista e il favore ai killer della ‘Ndrangheta. Gli schizzi di fango sulla cavalcata di Salvini

Ha il vento in poppa, in questa Italia tempestosa, che cambia umori e capipopolo. Che in un anno trasforma semidei in dannati, fa loro assaporare l’Olimpo dei potenti e in pochi mesi li scaraventa all’inferno. Matteo Salvini, che sembra che oggi aumenti a dismisura il suo consenso, farebbe bene a non sottovalutare quegli schizzi di fango che il ventilatore degli Uffici giudiziari scaraventa sino a Milano. Verrebbe da dire: “Stop. Ferma tutto. Ricominciamo daccapo. Dalla presentazione delle liste”. E già, perché il problema è questo: da quando Matteo Salvini ha deciso di trasformare la Sua Lega del Nord in una forza politica nazionale, lasciando a casa l’antimeridionalismo che l’aveva contraddistinta in questo trentennio o poco meno, la nuova Lega ha avuto problemi nel formare il partito al sud, nel creare una classe dirigente. Insomma, senza una seria selezione del ceto politico, Salvini ha imbarcato tutti, o quasi. Compresi gli Impresentabili, i rottamati, i trombati, i vecchi faccendieri della Prima Reoubblica.

Il caso del deputato Domenico Furgiuele

Insomma, tutto il contrario di quello che dalla Lega ci saremmo aspettati. Con il risultato di avere suoi candidati, eletti, indagati, arrestati, finiti nella melma dei rapporti indicibili con esponenti della Ndrangheta, con i professionisti del voto di scambio. Prendete per esempio il deputato Domenico Furgiuele, coordinatore della Lega in Calabria. È normale che raccomandi al suocero di ospitare nel suo albergo, a Lamezia Terme, due killer? E senza neppure farli pagare? Lui si è difeso dicendo di aver fatto «una cortesia a un capo cantiere di una impresa edile con cui ho rapporti». Se poi superiamo la punta dello Stivale, e ci fermiamo dalle parti di Monreale e Palermo,  troveremo altri incidenti giudiziari che hanno travolto la Santa Lega Immacolata di Matteo Salvini. Voto di scambio.

Scambio elettorale politico-mafioso

Le ultime regionali di Novembre in Sicilia. I personaggi coinvolti sono i fratelli Salvatore e Mario Caputo, una famiglia radicata politicamente a destra da sempre. Con loro due sono f8niti 8ndagati anche il deputato Alessandro Pagano e il coordinatore regionale della Lega Angelo Attaguile, un cognome pesante in politica, una famiglia della D.C. che fu. Ecco, sicuramente Matteo Salvini non ha scelto di imbarcare corsari e bucanieri. Però la sua superficialità colpisce. Del resto, chi ricorda i primi passi della Lega di Umberto Bossi? Quella piccola pattuglia che gridava in Parlamento “Roma Ladrona” e mostrava dall’alto degli scranni del Parlamento il cappio? 

Nelle stesse ore, o quasi, che i leghisti duri e puri scuotevano il Paese, nel 1993, la Procura di Milano che indagava su Mani Pulite, sulla maxi tangente Enimont, scoprì che anche la Lega prese le mazzette. Duecento milioni di vecchie lire intascate dal tesoriere Alessandro Patelli che finì in carcere. Sia Bossi che Patelli furono condannati a otto mesi. E non vogliamo infierire sulla vicenda dell’uso personale della famiglia Bossi del finanziamento pubblico ai partiti. Se non per segnalare che le procure di Reggio Calabria e Napoli scoprirono la truffa mentre indagavano sui riciclatori della Ndrangheta (Reggio Calabria) e su faccendieri (Napoli).