Obbligati a semplificare: il governo della svolta alla prova del 9. Sinistra e sindacati sulle barricate

Nel decreto Semplificazioni tornano l’appalto integrato, il via libera ai subappalti e ribassi senza limiti. Si tratta di punti “indigeribili” per un pezzo di maggioranza. Cabina di regia per trovare la sintesi in settimana prima del Cdm

Obbligati a semplificare: il governo della svolta alla prova del 9. Sinistra e sindacati sulle barricate

Questa settimana saprà dire molto sulle reali capacità del governo Draghi di cambiare questo Paese. Il decreto Semplificazioni (il testo integrale in Pdf) è infatti, molto più del Pnrr e del Recovery fund,  la chiave che apre la strada ad un paese moderno, affidabile nei tempi e nelle garanzie, in grado di realizzare i progetti e di spendere i soldi assegnati. Ogni governo negli ultimi sette anni ha provato a semplificare sapendo che la burocrazia è il tappo dell’Italia. Ma ogni riforma è poi abortita in Parlamento in una serie di veti  incrociati che ne hanno depotenziato le norme. Risultato: la situazione è ulteriormente peggiorata perché il proliferare delle norme aiuta la burocrazia e di sicuro non la combatte. Ora ci prova il governo Draghi. In tutti c’è la consapevolezza che questa volta è vietato fallire. Eppure la bozza con i 44 articoli fatta circolare venerdì ha impegnato le forze di maggioranza in un fine settimana di repliche, distinguo, allarmi, addirittura minacce. Come quella della Cgil perchè “semplificare non vuole dire deregolamentazione selvaggia”.

Il nodo più difficile da scogliere riguarda gli appalti. Si preannuncia una proroga fino al 2026 delle deroghe introdotte la scorsa estate dal governo Conte ma con alcune novità “indigeribili” per i sindacati come la liberalizzazione del subappalto (sparirebbe la soglia massima del 40% di lavori che chi vince una gara può affidare ad altri) e la possibilità di aggiudicarsi l'appalto sulla base del “prezzo più basso”. Ma cambierebbero anche le soglie per gli affidamenti diretti, modificate più volte negli ultimi anni: da 75.000 a 139.000 euro la soglia dei contratti senza gara di servizi e forniture, negli altri casi ci sarebbe procedura negoziata senza bando per i lavori tra 150.000 euro e un milione, e la consultazione invece di almeno dieci operatori solo per le opere oltre il milione.

Pd e sinistra non hanno dubbi: cambiare le norme per velocizzare i cantieri rischia di spalancare le porte alle mafie.

La minaccia di sciopero

Il leader della Cgil sono giorni che manda avvertimenti, promesse e minacce sul nodo appalti. Ieri è arrivato a ventilare lo “sciopero generale”. La circolazione delle prime bozze con l’ipotesi di far saltare i limiti ai subappalti e di tornare al massimo ribasso ha già schierato anche i partiti, con l'ala sinistra che chiede di fermarsi e l'ala destra che chiede di liberalizzare il piu' possibile. I ministri ufficialmente tacciono ma la tensione, anche nel governo, è palpabile e servirà probabilmente un vertice, forse mercoledì, comunque prima dell’atteso Consiglio dei ministri,  con il premier per trovare un punto di caduta digeribile per tutta la larga maggioranza che lo sostiene. Le posizioni sono lontanissime. Matteo Salvini insiste con la sua idea molto populista di “azzerare il codice degli appalti” cui Draghi aveva già replicato in una conferenza stampa con un “indubbiamente sono necessarie semplificazioni, non credo cancellare il codice appalti”. Anche Forza Italia spinge per una revisione profonda e per l'adozione del “modello Genova” non più come eccezione ma come regola “altrimenti non riusciremo mai a dare seguito al Recovery e a stare dietro al cronoprogramma” dice il capogruppo alla Camera Roberto Occhiuto. Anna Maria Bernini, sua collega al Senato è convinta che quella intrapresa “sia l’unica strada possibile e giusta”. 

La sinistra non ci sta. E i 5 Stelle tacciono

Ben altri toni e argomenti nella parte più sinistra della maggioranza. Leu boccia totalmente le nuove norme perchè, dice il capogruppo Federico Fornaro, non si può “uscire dalla crisi” Covid “con meno diritti per i lavoratori e  meno sicurezza sui luoghi di lavoro”. Nel Pd si oppone l’ex ministro De Micheli (“con ribassi e senza limite ai subappalti apriamo alle mafie”) ma ieri hanno parlato soprattutto le seconde file.  Il motivo è sempre lo stesso: il

timore di infiltrazioni della criminalità organizzata in particolare con la liberalizzazione dei subappalti. “Una scelta inaccettabile” taglia corto il presidente del Comitato sulle infiltrazioni mafiose in epoca Covid in Commissione Antimafia, l’ex grillino Paolo Lattanzio. Sorprende il silenzio dei 5 Stelle da sempre contrari a ogni liberalizzazione del codice degli appalti. In questi giorni ci sono stati timidi tentativi di incrociare la commemorazione della strage di Capaci e l’assassinio di Falcone e Borsellino con il decreto Semplificazioni. Ma, anche qui, hanno parlato seconde terze file. “C’è un ordine di scuderia - dice uno di loro - di attendere il testo finale. Le bozze, come tali, sono fatte apposta per essere discusse e anche corrette”.   

Le attese di Bruxelles

Non c’è dubbio che semplificare aiuta le mafie. Ma non possiamo neppure strozzarci con le nostre mani in via preventiva per combattere le mafie. Piuttosto lo Stato dovrà aumentare la sorveglianza sugli appalti e agire con appalti e inchieste ogni volta che può. Una volta che i processi saranno più “veloci”, potrebbe essere conveniente per una volta reprimere dopo anzichè congelare tutto prima per timore.

Certo è che Bruxelles si aspetta un quadro chiaro di norme e una corsia preferenziale per le opere del Recovery per avere garanzie sul fatto che l'Italia sarà  in grado di spendere nei tempi gli oltre 200 miliardi di fondi europei. 

Non solo appalti

Le tensioni in maggioranza si stanno accumulando anche sul decreti Sostegni approvato in Cdm giovedì ma ancora non pubblicato in Gazzetta. Anche qui occorre trovare un fretta una sintesi tra Confindustria e il ministro del Lavoro Andrea Orlando che alla fine ha scontentato però anche i sindacati. Contro la proroga al 28 agosto dei licenziamenti “non discussa con nessuno” gli industriali schierano l'artiglieria pesante: Il Sole 24 Ore apre con il titolo “Licenziamenti, l'inganno di Orlando” con il vicepresidente Stirpe che attacca a testa bassa il ministro sottolineando che a questo punto c’è  “un giudizio fortemente negativo sull’affidabilità dei rapporti”. Una dopo l’altra le Confindustrie di mezza Italia, da Nord a Sud, fanno partire una batteria di comunicati contrari alla proroga. Tutte accuse respinte da Orlando come “piccole sviste” da parte degli industriali perchè , sottolineano in serata dal ministero, le norme non solo sono state approvate “all'unanimità dal Consiglio dei ministri” ma erano anche state discusse il giorno prima in pre-Consiglio e inviate al Mef e all'ufficio legislativo di Palazzo Chigi. Resta il fatto che la proroga al 28 agosto (per alcune categorie) non è quello che si aspettava Confindustria. Bene invece la riassunzione alleggerita da tasse.  

Più largo e semplice il Superbonus

Nella bozza del Semplificazioni a disposizione di Tiscali.it ci sono 44 articoli e ben altro oltre gli appalti. Tanto per cominciare arrivano le attese semplificazioni per il Superbonus al 110%. Nell’ambito delle “Misure di semplificazione in materia di incentivi per l'efficienza energetica, sisma bonus e fotovoltaico”, viene eliminato il vincolo per i condomini, ovverosia per  edifici unifamiliari e all'interno di complessi plurifamiliari “che siano funzionalmente indipendenti e dispongano di uno o piu' accessi autonomi all’esterno”. Si precisa che “per impianto termico si intende qualsiasi apparecchio, anche non fisso, finalizzato alla climatizzazione invernale degli ambienti”. L'agevolazione viene estesa anche alle società per azioni, srl, cooperative, altri enti pubblici e privati, trust per immobili con attività d'impresa o industriale o agricola. Infine c’è il taglio netto dei circa cento passaggi burocratici che il Superbonus ha finora preteso per essere richiesto.  E’ previsto, ad esempio, che gli interventi agevolati “costituiscono manutenzione straordinaria e sono realizzabili mediante comunicazione di inizio lavori asseverata (Cila), in cui sono attestati gli estremi del titolo abilitativo o che la costruzione è stata completata prima del settembre 1967”. 

Una sola Soprintendenza e VIA più veloci

Tutte le norme rispondono al principio di tagliare i tempi per le autorizzazioni, snellire la burocrazia, accelerare la transizione digitale della pubblica amministrazione e gli appalti. In una parola “correre” per dimostrare a Bruxelles che l'Italia questa volta sarà capace di spendere tutti gli oltre 200 miliardi del Recovery.

Le tensioni sul maxiprovvedimento si registrano anche tra Ambiente e Cultura. La mediazione avrebbe già portato all'introduzione di un nuovo sistema più semplice e rapido per le autorizzazioni paesaggistiche, con partecipazione a monte delle decisioni sui luoghi dove collocare le infrastrutture, e alla creazione di una Soprintendenza unica per le opere del Pnrr (su cui Franceschini nicchia in nome e per conto delle varie Soprintendenze). Il Mite dovrebbe accelerare i tempi della VIA, la valutazione di impatto ambientale che così tante opere h tenuto ferme magari per proteggere la nidificazione di un volatile specie protetta.  Al posto della VIA, ci sarà una sorta di supercommissione con 40 esperti. Oltre  all'identificazione di progetti “indifferibili” legati alla transizione ecologica.

C’è  anche l'annunciata riforma delle Zes (Zome economiche specie attese soprattutto al sud), l'accelerazione per la posa della banda larga e anche per la ristrutturazione, il cablaggio e la messa in sicurezza delle scuole, con nuove linee guida del ministero che avrà poteri sostitutivi se le amministrazioni saranno troppo lente. Stretta in arrivo contro gli uffici che frenano la transizione digitale della Pubblica amministrazione.  L’Agenzia per il digitale (Agid) avrà il compito di vigilare sul rispetto del Codice dell'amministrazione digitale (nato nel 2005): l'agenzia potrà chiedere spiegazioni alle amministrazioni ritardatarie e se i dati forniti non saranno completi o “non veritieri” potrà sanzionarle con multe da 10mila a 100mila euro. Delle violazioni accertate risponderanno, come già era previsto per il Codice, anche i dirigenti con sanzioni che possono arrivare al taglio degli stipendi o alla revoca dell’incarico. Tutti dovranno fare un passo indietro per far andare avanti il Paese. Che deve combattere le mafie. Ma non ne può restare ostaggio aumentando le norme fino ad ingessare tutto. La Corte europea ci aveva già richiamato un paio d’anni fa accusando l’Italia di norme “troppo restrittive”.