[L’esclusiva] Ecco il decreto "fai da te" di Conte per Genova: i soldi sono crocette e puntini, una parte in bianco e quasi nulla sul ponte Morandi

Ieri serata di grande tensione nel governo: il premier Conte ha preteso la conferma della fiducia da parte di Lega e 5 Stelle. L’analisi delle 38 pagine del testo conferma che nulla è stato ancora deciso per iniziare la ricostruzione. Si parla di rimborsi, agevolazioni fiscali, zone franche, agenzie per la sicurezza e sistemi di monitoraggio di ultima generazione. Previste 245 assunzioni al Mit. Ma con quali risorse?

[L’esclusiva] Ecco il decreto 'fai da te' di Conte per Genova: i soldi sono crocette e puntini, una parte in bianco e quasi nulla sul ponte Morandi

Nelle 38 pagine del decreto Emergenze non solo manca il nome del Commissario straordinario - chi andrà a ricostruire il ponte Morandi, come e quando, che poi è il cuore della ripartenza – ma mancano totalmente le risorse economiche. I costi e le coperture di spesa. Non tanto del ponte la cui ricostruzione è a carico di Autostrade (Aspi) a prescindere da ruolo che avrà nella ricostruzione. Ma di tutto il resto descritto e annunciato in quelle pagine. "Vi ho portato questi fogli, non è vero che sono bianchi, sono pieni di cose fatte” ha rivendicato l’altra sera Giuseppe Conte sul palco di piazza De Ferrari a Genova sventolando il fascicolo con il testo del decreto approvato la sera prima a palazzo Chigi. Ha strappato applausi il Presidente del Consiglio. Ha convinto. La piazza, i cittadini di Genova gli hanno rinnovato la fiducia e un’altra apertura di credito. Ma a questo punto la linea tra illusione e delusione è molto sottile. Le parole e i toni usati dal governo non mettono in conto la delusione. Che proprio per questo, se dovesse prevalere, sarà ferocissima.

Un decreto "per" il premier

Da giovedì sera, giorno del Cdm, a oggi sono uscite varie ricostruzioni di quella riunione che è coperta da segreto. Giovedì pomeriggio è sembrato che il decreto saltasse per la seconda volta in una settimana. La sera, invece, è stato approvato il testo ma nella modalità del “salvo intese”, cioè solo una bozza scritta a matita o poco più. Venerdì è stato detto e scritto che il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli aveva gestito “da solo” il testo, con il suo ufficio, evitando il preconsiglio – indispensabile specie quando ci sono provvedimenti con voci di spesa importanti che vanno coperti –, che proprio per questo il testo ha rischiato di essere rinviato del tutto. E non solo perchè Lega e 5 Stelle non trovano l’accordo sul Commissario. Ieri mattina, sabato, si sono aggiunti altri pezzetti della riunione del Cdm: i ministri Tria e Moavero si sarebbero proprio rifiutati di votare il provvedimento visto che non erano stati condivisi passaggi decisivi sulla copertura delle spese e sulla modalità, ad esempio della gara. Non solo: Salvini avrebbe fatto una lezioncina ai colleghi stellati su come si sta al governo. Ieri sera, un’altra dose di indiscrezioni da fonti di governo. Il problema non è tra Lega e 5 Stelle ma tra i due azionisti di maggioranza “La verità è che Conte quel decreto se l’è fatto da solo, nessuno sapeva nulla e nulla è stato condiviso perché il giorno dopo non poteva andare a Genova a mani vuote”. Tanto che poi, nella conferenza stampa post Cdm, non sono scesi né Di Maio né Salvini. Ed è stato molto strano, in effetti, che i due vicepremier campioni di visibilità avessero rinunciato non solo alla vetrina istituzionale ma soprattutto a quella social cui dedicano larga parte del loro tempo.

A un passo dalla crisi di governo

Ieri sera per un paio d’ore il governo è stato a un passo dalla crisi. Per la seconda volta in due settimane il premier Conte ha detto che “in questo modo non si può andare avanti”. Dopo tre giorni di stillicidio, ieri sera intorno alle 20 alcune agenzie di stampa hanno puntato il dito su di lui. Ed era un dito mosso da qualcuno interno all’esecutivo visto che gli stessi Salvini e Di Maio venivano descritti come “seccati” per la fuga in avanti di Conte sul decreto Genova. Il premier-professore ha preteso smentite ufficiali che sono arrivate nel corso della serata tramite i rispettivi staff a sera. E’ la prima volta in tre mesi che il Presidente Conte si ritrova solo. E potrebbe non essere un dettaglio ma un indizio.

14 articoli

La cosa più utile da fare, a questo punto, è analizzare con attenzione il testo del Decreto dal titolo “Disposizioni urgenti per la città di Genova, per la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, per il lavoro e per le altre emergenze”. La parte che riguarda Genova sono i primi 14 articoli e le prime 16 pagine. L’articolo 1 è in bianco: riguarda la nomina del Commissario straordinario su cui Lega e 5 Stelle non hanno ancora trovato l’accordo. Il sottosegretario Giorgetti ha difeso la scelta di Giovanni Toti, il governatore della Liguria, ma i 5 Stelle non vogliono regalare un dividendo politico – che però potrebbe anche essere un rischio – a un nome “amico” della Lega e soprattutto a Forza Italia. Toti, poi, ha avuto in questo mese posizioni diverse circa le modalità della ricostruzione. L’articolo 2 riguarda gli sfollati: alle famiglie rimaste senza casa viene riconosciuta “una somma giornaliera pari a 1/356esimo del canone d’affitto annuale fino 31 dicembre 2018”. Non è precisato da dove arrivi la copertura della somma. L’articolo 3 riguarda gli sgravi fiscali per le famiglie e le imprese. Le cartelle di Equitalia sono sospese per tutto il 2019. L’articolo 4 è dedicato al “sostegno alle imprese danneggiate”: saranno restituito il 100% delle perdite certificate rispetto al 2017 “nel limite massimo” però di una cifra ignota e indicata con quattro crocette. Le ritroveremo spesso nel testo del decreto. L’articolo 5 stanzia un milione e mezzo per il trasporto pubblico locale “tramite il Fondo nazionale per il concorso finanziario dello Stato agli oneri del trasporto pubblico locale che nel biennio 2018-2020 sarà incrementato di 15 milioni”. Probabilmente ne sapremo di più, circa questi soldi, nella legge di Bilancio. Anche l’articolo 6 (“Ottimizzazione dei flussi veicolari nel porto di Genova”) muove molti soldi: 8 milioni nel 2018; 15 nel 2019; 7 nel 2020. Ancora una volta però non è chiaro da dove arrivino. Gli articoli 7 e 8 sono dedicati il primo all’istituzione di una “zona logistica semplificata del porto e retroporto di Genova” (in pratica tutto il nord Italia che ha nel porto ligure l’hub per il trasporto delle merci). Il secondo all’istituzione di una “zona franca per le imprese”, o meglio per chi “ha subito una riduzione del 25% della produzione dal 14 agosto al 30 settembre” e per chi dovesse avviare un’attività nella zona rossa entro il 2019. I soldi in questo caso arriveranno dal Fondo per la riduzione della pressione fiscale. Alimentato da cosa?

Una nuova sicurezza

Gli articoli dal 10 al 15 non si occupano di Genova ma più in generale di un nuovo sistema di controlli e monitoraggio di strade, autostrade, ferrovie, ponti e viadotti. Sono quelli maggiormente enfatizzati dal ministro Toninelli, la vera firma, a quanto pare, del governo del cambiamento. Dunque muore la ANSF (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie) e nasce la ANSFISA, agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture. Avrà il compito di controllare lo stato di salute del sistema di trasporto su gomma e su ferro, la gestione e la manutenzione. Il concessionario che sgarra, può incorrere in sanzioni pecuniarie (ma non è indicato di quanto) e, se richiesto, dovrà limitare la circolazione. Il Direttore e il Comitato direttivo possono disporre oltre che dei 225 attualmente, si presume, in servizio alla ANSF, anche di altre 275 persone (è scritto: “Fino ad un massimo di 500 persone”) che saranno assunte entro 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto. I soldi per le assunzioni arrivano dai canoni di concessione. Che, quindi, si presume siano tolti da altre voci. Il decreto dispone anche la nascita dell’Archivio informatico nazionale per le opere pubbliche (AINOP) dove vengono aggiornati condizioni di salute e verifiche sui manufatti. Gli archivi sono sempre utili, semplificano la vita soprattutto a chi deve avere costantemente il quadro aggiornato per poter intervenire (sul ponte Morandi vigilavano in tanti e nessuno è intervenuto per tempo). Per AINOP “è autorizzata la spesa di euro XXXX a decorrere dal 2018”. Fatta l’Agenzia, fatto l’Archivio, il decreto sancisce la nascita di un “Sistema di monitoraggio dinamico” per cui è richiesto “l’uso delle più avanzate ed efficaci tecnologie anche spaziali per l’acquisizione dei dati di interesse”. Per il sistema di monitoraggio è prevista una spesa di 5 milioni nel 2018 e altri 10 nel 2019. Non è specificata la copertura di queste risorse. L’articolo 13 annuncia l’assunzione di 245 tecnici e ingegneri presso il Mit “nell’arco del 2019” tramite concorso pubblico. Le “ulteriori spese” sono pari a circa 9 milioni a cui “si provvede mediante l’utilizzo della quota delle entrate previste dal decreto del 16 gennaio 2013”, Ancora una volta, quelle quote per circa 9 milioni saranno sottratte ad altri usi pubblici. Un lungo articolo è dedicato alla sacrosanta questione dei canoni e dei pedaggi: mai più blocchi né automatismi.

E il ponte Morandi?

In effetti il ponte di Genova non è quasi mai nominato in quelle lunghe 38 pagine che il premier Conte ha issato in piazza De Ferrari a riprova dell’operosità del governo. Non si sa chi è il Commissario, né chi lo ricostruirà (una Ati con Fincantieri. E Aspi?), che tipo di gara andrà fatta perché un appalto del genere (circa 200 milioni) non può essere assegnato a chiamata. Il premier Conte ha promesso la ricostruzione in un anno, da quando l’area sarà cantierabile. Appunto: e quando l’area cesserà di essere una scena del crimine dove nulla può essere toccato e potrà diventare un cantiere messo in sicurezza dai piloni rimasti in piedi ma incerti? Martedì ci sarà una nuova riunione a palazzo Chigi tra Conte, Toti, il sindaco Bucci, il sottosegretario alle Infrastrutture Edoardo Rixi e una dozzina di tecnici. Quel giorno, forse, insieme agli enti locali, si inizierà a scrivere il decreto per Genova. Al momento non c’è nulla.