De Magistris ufficializza la candidatura a governatore della Calabria. Cosa farà il Pd?

Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha finalmente sciolto la riserva che manteneva ormai da settimane: si candiderà a presidente della Giunta Regionale della Calabria

Luigi de Magistris
Luigi de Magistris

Se e quando avrà risolto le grane romane del Governo, il Partito Democratico dovrà prendere una posizione anche sul da farsi per il prossimo voto regionale in Calabria, previsto per l’11 aprile. Alla sinistra del Pd, infatti, le cose si muovono e parecchio. Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, ha finalmente sciolto la riserva che manteneva ormai da settimane: si candiderà a presidente della Giunta Regionale della Calabria.

Il candidato del centrodestra

La Regione, infatti, tornerà al voto dopo la prematura scomparsa della governatrice, Jole Santelli, esponente di Forza Italia, e dopo il rinvio del voto, inizialmente previsto per il 14 febbraio, e poi spostato a causa dei morsi della pandemia, che ancora feriscono anche la Calabria. Un centrodestra che, ancora, non ha un proprio candidato e sembra impantanato nel dialogo – mai scontato – tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

La candidatura di De Magistris

A sinistra, invece, la candidatura di De Magistris spariglia le carte sul tavolo. A lui e al suo movimento, DeMa, sono arrivati già alcuni endorsement. Di partiti e movimenti numericamente non troppo rilevanti, ma col tempo, chissà. Il Pd, invece, ha fin qui sbarrato le porte a De Magistris: il consigliere regionale Domenico Bevacqua, uomo forte dei Dem in Calabria, ha detto chiaramente “no a un Papa Nero”, alludendo al fatto che De Magistris non sia calabrese.  Eppure, il sindaco di Napoli la Calabria la conosce bene. Da pubblico ministero a Catanzaro, infatti, è stato protagonista di una lunga e intricata vicenda, non solo giudiziaria. Con le sue inchieste “Why not” e “Poseidone” era convinto di aver scoperto un radicato grumo di potere illecito, fatto di criminalità, politica, affarismo e massoneria. Alcuni soggetti inquisiti da De Magistris finiranno poi, molto più recentemente, in alcune delicate inchieste, tra cui quella “Rinascita-Scott”, il maxiprocesso alla ‘ndrangheta imbastito dal pool di magistrati coordinato da Nicola Gratteri.

Il passato in magistratura

Le inchieste di De Magistris, invece, portarono di fatto alla caduta del governo Prodi, visto il coinvolgimento (e le conseguenti ripercussioni politiche) dell’allora ministro della Giustizia, Clemente Mastella. Ma porteranno anche a una lotta intestina alla magistratura calabrese, con provvedimenti disciplinari, trasferimenti di sede e di funzione, denunce e controdenunce, che ancora, a distanza di quasi 13 anni, registrano di tanto in tanto nuove tappe e pronunce.
Alla fine, comunque, De Magistris lascerà la magistratura, avviando il proprio percorso politico, culminato con l’elezione e la rielezione alla carica di sindaco di Napoli. Insomma, De Magistris la Calabria la conosce bene: proprio negli anni di Catanzaro ha conosciuto l’attuale moglie. “So quanto sia profonda la sete di giustizia. Migrazioni di migliaia di giovani che vanno via, ambiente spesso violentato, servizi non sempre all'altezza di un popolo che ha una grande umanità e dignità, una criminalità non di rado oppressiva, una borghesia mafiosa alquanto dominante in settori della politica e delle istituzioni. Non sono un candidato calato dall'alto, ho sempre affrontato le sfide con la gente e tra la gente. Il popolo è la forza di quella rivoluzione che deve coniugare rottura del sistema e capacità di governo" ha detto De Magistris, spiegando le ragioni della sua candidatura.

La posizione del Pd

La sua candidatura non solo non entusiasma il Pd, ma, anzi, complica ulteriormente lo scenario. Ma il tema di nascita geografica sembra più che altro un pretesto.  Il Pd, infatti, aveva detto “no” anche a un altro candidato, questa volta cosentino, che, sul territorio regionale riscuote un buon consenso: quel Carlo Tansi, già capo della Protezione Civile regionale negli anni di Mario Oliverio alla presidenza della Regione, che con il suo movimento “Tesoro Calabria”, è già da settimane in campo, puntando soprattutto sul civismo e sulla retorica dell’anticasta. Potenzialmente, potrebbero pescare entrambi nel medesimo elettorato. E, infatti, hanno già iniziato a parlarsi: “Convergenza possibile” ha detto De Magistris. Il geologo Tansi si è spinto oltre, parlando di “rivoluzione arancione per la Calabria”, alludendo, evidentemente, al colore adottato, già da tempo, dal sindaco di Napoli.

Il sostegno dei sindaci

De Magistris e Tansi potrebbero contare già sul sostegno di alcuni sindaci calabresi, il che è pare un ottimo inizio, soprattutto perché entrambi potrebbero intercettare quel tipo di voto che, in altri territori, è confluito con numeri non da poco nel Movimento 5 Stelle, che, invece, in Calabria, è sempre stato quasi totalmente irrilevante nei numeri e nel peso politico. Ma l’alleanza sarebbe soprattutto a sinistra del Pd: De Magistris, infatti, ha incassato anche l’appoggio dell’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, emblema dell’accoglienza. Voti che, quindi, potrebbero essere rosicchiati anche al Pd, fuoriuscito male, malissimo, dall’ultima contesa elettorale, con la sconfitta dell’imprenditore Pippo Callipo.
Soprattutto se, come appare al momento, non sembra aver imparato dai propri errori.