Ddl Zan, è stallo ma sembra wrestling. La legge resta in aula ma lo scarto di voti è piccolo e i rischi troppo alti

Muro contro muro al Senato. Pd e M5s respingono il tentativo di riportare in Commissione il testo. Respinte - decisivi i voti di Italia viva - le pregiudiziali di costituzionalità. Il voto finale slitterà a settembre. Renzi e il gruppo Autonomie - e anche Salvini - chiedono di lavorare ancora ad un compromesso

Ddl Zan, è stallo ma sembra wrestling. La legge resta in aula ma lo scarto di voti è piccolo e i rischi troppo alti
Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato (Ansa)

Nessun rinvio in commissione e nessuno stop dei lavori come richiesto da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia compatte contro il disegno di legge Zan nella versione attuale. L’esordio in aula del provvedimento voluto per combattere i reati di omotransfobia (vengono aumentate le pene della legge Mancino) ma anche creare i presupposti culturali per combattere, fin dalla scuola, fenomeni di bullismo contro ogni tipo di presunta diversità, è in realtà una situazione di stallo “travestita da wrestling” (copyright Davide Faraone, Iv). L'ultimo assalto al “fortino” Zan è stato respinto senza registrare ulteriori perdite. E senza neppure grandi passi avanti. La notizia è che la vera mediazione, al lavoro su tutti i fronti e lontano da occhi indiscreti, sembra aver spostato a settembre il voto finale. Settembre non è "oggi" come una certa narrazione ha lasciato credere. E da qui a settembre possono ancora succedere alcune cose. Da qui a settembre, ad esempio, può trovare spazio il compromesso. E lo stallo travestito da wrestling diventare politica. Dice un senatore 5 Stelle mentre alle 20 e 30 lascia il Senato: “Anche stasera (nelle votazioni sulle pregiudiziali, ndr) è stato chiaro che i numeri sono troppo vicini per affrontare con sicurezza il percorso delle votazioni a scrutinio segreto. Solo dodici voti di scarto, con quattro astenuti che sono quattro voti contrari quando sarà il momento. Così rischiamo di perdere tutto”. Il senatore butta là un indizio: “Ho osservato il gruppo Misto dove ci sono sei o sette dei nostri espulsi: stasera hanno votato con noi e il Pd. Ma che succederà quando saremo a scrutinio segreto?”.

I numeri

Meglio aprire dalla fine per raccontare l’inizio. Ieri sera, dopo una giornata di “wrestling con botte finte”, sono state votate le pregiudiziali di costituzionalità presentate da Lega e Fratelli d'Italia. Forza Italia si è accodata con convinzione. Sono almeno tre, secondo i senatori Pillon, Milan e Balboni, gli articoli della Costituzione violati dal ddl Zan: il 3, il 21 e il 25. Il tabellone elettronico ha consegnato un verdetto che mette in minoranza le destre visto che Italia viva ha votato contro le pregiudiziali bocciate con 136 No e 124 Sì. Quattro gli astenuti, circa 40 assenti. tanti, troppi. Sono numeri che parlano chiaro: i 17 senatori di Italia viva e i sei senatori delle Autonomie sono decivisi; i 4 astenuti sono altrettante richieste chiare di mediazione, ieri sono stati a guardare, la volta dopo non più; tra i No (136) e i Sì (124) ci sono solo 12 voti di scarto (che già ieri sera potevano diventare otto), troppo pochi per affrontare con serenità i voti segreti. “Giornata positiva” ha commentato invece la presidente dei senatori dem Simona Malpezzi. “Il voto sulle pregiudiziali dimostra che al Senato c'è una maggioranza sul ddl Zan” ha osservato la capogruppo del Pd. Tutto vero. Ma è altrettanto vero che i numeri incassati ieri in aula potrebbero cambiare radicalmente una volta che si entrerà nel merito dell'esame e che si inizieranno a votare gli emendamenti. E i numeri dei renziani sono “indispensabili”, ammettono fonti parlamentari dem, “per approvare il testo senza modifiche”. Ed infatti dalla Lega si dà una lettura opposta: “Il voto sulle pregiudiziali conferma che il ddl Zan rischia di non avere i numeri quando si voteranno emendamenti e articoli”.

Il compromesso

Ecco perchè nei fatti ieri è stata una giornata di pareggio e nessuno può veramente rivendicare vittorie. Se si vuole questa legge, occorre ancora lavorare. E molto anche. “Prendi solo l’articolo 7: è scritto proprio male” diceva ieri sera un senatore grillino. Difficile dire quanti possono essere i critici o anche i dubbiosi tra i 95 senatori 5 Stelle. Anche loro non sono un blocco granitico. Così come non lo è il Pd e neppure Italia viva qualora i fatti e le dinamiche si mettessero in modo tale che anche i renziani dovranno firmarlo. Ecco perchè fino alla fine, finchè possibile, Matteo Renzi spinge per il compromesso “che vuol dire fare politica il motivo per cui siamo stati eletti”. Il leader di Italia viva interviene in aula poco prima del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità. “Facciamo qui adesso le modifiche che possono allargare il consenso su questa legge, metterla al riparo da voti segreti e per approvarla in quindici giorni in via definitiva alla Camera". Diversamente, ha ricordato Renzi, il rischio è che "anche questa volta, come già successo al ddl Scalfarotto, le persone che vogliamo proteggere restino una volta di più senza tutele”. Renzi è intervenuto dopo le 19. La notizia dell’indagine a suo carico da parte della procura di Roma per finanziamento illecito al partito (i soldi guadagnati con il ciclo di puntate “Firenze secondo me”) lo aveva da poco “raggiunto” tramite la telefonata di un giornalista. Non se ne trova traccia nell’intervento in aula (farà subito dopo una diretta Facebook per dire ai magistrati “prego, sono a disposizione, non ho timore di nulla, vado avanti”). Colpisce come in concomitanza con l’uscita di un suo libro, ci sia qualche novità giudiziaria: due anni fa l’arresto dei genitori; questa volta l’indagine è direttamente su di lui.  

Salvini: “Un mese e la approviamo”

Per tornare al ddl Zan, un appello analogo a quello di Renzi è arrivato, anche con toni flautati, da Matteo Salvini. “Cambiamo qui il testo e in un mese lo approviamo a larga maggioranza in via definitiva alla Camera”. E il “come” cambiarlo che non è chiaro: Salvini dice ok alle tutele per omo e trans, parla di un sistema di pene più duro e severo. Ma non vuole rischi per la libertà di espressione nè obblighi a scuola “perchè i bambini hanno diritto ad avere un babbo e una mamma”. Ed è qui che casca l’asino per il blocco del Sì alla legge. “Caro Salvini, non ci possiamo fidare di voi che non avete mai fatto mistero di voler svuotare e poi affossare la legge” gli ha risposto Loredana De Petris (Leu) . Che lo ha azzannato all’ugola: “Se questo è il tuo pensiero perchè il tuo partito ha condiviso un patto politico con Orban?”. Il presidente ungherese ha appena fatto una legge che nei fatti paragona gli omosessuali ai pedofili e vieta che nelle scuole si possa anche solo nominare il grande tema della omosessualità.  

Gli emendamenti

La battaglia dunque continua. La capigruppo ha fissato alle 12 di martedì 20 il termine tecnico per presentare gli emendamenti. Solo allora si potrà capire con chiarezza il destino e i tempi del ddl Zan. "Faremo di tutto per evitare di arrivare a settembre" ha messo le mani avanti il capogruppo M5s Ettore Licheri. Il punto è che, al netto di una pausa estiva non ancora fissata, l'assemblea del Senato dovrà esaminare e votare circa sei decreti entro il 20 agosto. Un calendario molto fitto dove sarà difficile trovare posto per il ddl Zan.

La giornata è stata all'insegna del muro contro muro. Che non è mai utile su un tema come quello dei diritti civili. Ed è una ferita pericolosa in un governo di (quasi) unità nazionale che ha in agenda dossier economici urgenti. Almeno tanto quanto quelli della protezione delle persone transgender e omosessuali. Nel primo pomeriggio la Commissione Giustizia si è risolta con un nulla di fatto: il presidente Andrea Ostellari (Lega) ha provato a mettere ai voti un supplemento di tempo per i lavori in Commissione "per arrivare ad un testo condiviso". Respinto con perdita. Mentre i senatori passavano dalla Commissione all'aula, un paio di senatori di Forza Italia mostravano segni di insofferenza: "Se Pd e M5s vogliono per forza andare al voto, se la mettono sul piano dell'obbligo etico, poichè non è così, allora rischiano già nel voto sulle pregiudiziali. Perchè diventa solo una questione di propaganda e demagogia". Lo scarto di 12 voti e i circa 40 assenti, apre a mille soluzioni che certo non blindano il testo nei voti segreti. E dire che Forza Italia, se presa con i giusti modi, dovrebbe essere tra i più facili da convincere sulle buone ragioni del ddl Zan. Nei minuti che hanno preceduto l'aula hanno iniziato a girare sulle chat dei vari gruppi previsioni di numeri poco rassicuranti. In quei minuti si parlava di 11 assenze tra i banchi del Movimento, tre tra i renziani, uno del Pd. Quindici mal di pancia che avrebbero potuto pregiudicare per sempre la legge già nelle votazioni sulle pregiudiziali di costituzionalità visto che, verbali alla mano, la maggioranza si gioca su uno scarto di 10-15 voti.

Lo scontro in aula

Alle 16 e 30 è iniziata l'aula. E il clima di scontro ha preso subito il sopravvento. “Gli Europei li abbiamo già vinti, non voglio tifoserie in questa aula” ha provato ad abbassare i toni la presidente Casellati. Senza successo. Perchè l'intervento in apertura di Ostellari ha mandato fuori dai gangheri Pd, Leu e 5 Stelle. E chissenefrega se si apre una frattura nel governo Draghi. Letta lo ha detto e ripetuto: "Il Pd non accetta ricatti. Noi andiamo avanti". Draghi ha lasciato, giustamente, la parola al Parlamento chiamando fuori il governo da ogni fibrillazione nei numeri della maggioranza. E' il Parlamento che deve autoregolarsi. Non successe così, purtroppo, ai tempi del governo Gentiloni e della legge sulla cittadinanza per gli stranieri. Allora il Pd evitò di portare in aula lo ius soli (già approvato alla Camera), non accettò il rischio di una conta in aula per evitare di avere un governo in carica ma indebolito perchè sfiduciato.

La narrazione di Ostellari

Una volta in aula Ostellari ha raccontato una storia diversa rispetto a quella di Pd e M5s. "Presidente (Casellati, ndr) devo dividere i fatti dalla narrazione e spiegare perchè non è vero che tengo fermo da novembre scorso il ddl Zan in commissione Giustizia” ha spiegato il presidente leghista. E se è vero che la legge è arrivata dalla Camera a fine novembre 2020, in realtà tra un impedimento e l'altro (tra cui l'accorpamento di un nuovo ddl, prima firmataria Licia Ronzulli) “è stato possibile discuterla per meno di tre mesi”. Una volta iniziate le audizioni, ha proseguito Ostellari, “sono emersi in modo evidente problemi tecnico-giuridici proprio sugli articoli 1-4 e 7 del ddl Zan”. Per farla breve Ostellari ha chiesto un nuovo invio in Commissione “due settimane di tempo per trovare la necessaria mediazione”. Casellati aveva già convocato la capigruppo per definire la tempistica della discussione. A maggior ragione lo avrebbe fatto per provare a mediare una volta di più. Ma è stata letteralmente travolta dalle rimostranze di Pd e M5s. "Basti giochi politici" ha attaccato Mirabelli (Pd). "Lei non deve e non può consentire lo scempio di un rinvio" l'ha azzannata all'ugola l'ex presidente del Senato Piero Grasso. Tanto che Casellati, sorpresa da tanto foga, ha pregato di "non cedere alle esasperazioni".

I dubbi del gruppo Autonomie

Iv, Forza Italia, Lega, anche le Autonomie: è folto il gruppo dei dubbiosi. Il gruppo delle Autonomie (la senatrice Unterberger) e Italia viva hanno chiesto "un passo indietro da parte di tutti perchè ci sono dossier molti importanti da affrontare". Almeno sei decreti, tutti legati alla messa a terra del Pnrr. "Basta con queste guerre che fanno solo del male alle persone che vogliamo proteggere" è stato l'invito della senatrice, "si può ben rinunciare ad una parola ("identità di genere" ndr) se si può vincere tutelandone il concetto”. Ma qualcuno è rimasto prigioniero di promesse e bandiere perdendo di vista quello che potrebbe essere un risultato migliore. C’è qualcosa di sbagliato, quasi irrecuperabile, se la senatrice Cirinnà sente il bisogno di pubblicare il video di Faraone (Iv) mentre plaude e fa cenni di assenso alle parole di Salvini. E’ la stessa Cirinnà che nel 2016 potette mettere il suo nome sotto una legge (le unioni civili) che il governo Renzi volle portare in aula a tutti i costi, mettendo la fiducia, per portarla a casa. E che non ricorda il voltafaccia avvenuto in una notte del Movimento 5 Stelle. Stamani ci sarà un nuovo round di votazioni su due richieste di sospensiva (rimandare il testo in aula). E, ancora una volta, ogni numero sarà decisivo.