[Il caso] Ddl Zan, dubbi nella maggioranza: “Un boomerang portarlo in aula?”. Il buon vento europeo

Il Consiglio d’Europa quasi monopolizzato dalla vicenda Orban. A un passo dalla rottura con l’Ungheria. Al Sento si fanno i conti in vista del voto

Ddl Zan: al centro del dibattito e delle manifestazioni (pro e contro) di piazza
Ddl Zan: al centro del dibattito e delle manifestazioni (pro e contro) di piazza

La maggioranza Draghi si divide. Non sull’azione di governo e sul premier Draghi che si mette, giustamente, sulla riva a guardare sperando che il gioco non scappi di mano. Ma sulle iniziative parlamentari come il disegno di legge Zan, quella legge che punisce i reati di omotransfobia e per farlo deve definire concetti come sesso, identità di genere, omosessualità. Il ddl Zan è già stato approvato alla Camera a novembre scorso e da allora giace nelle sabbie mobili della Commissione giustizia al Senato sepolta dalla richiesta di 170 audizioni autorizzate dal presidente Ostellari (Lega). “E’ figlia del precedente governo” dicono le destre per bollarla come non più attuale. Sbagliano perchè quella legge è sempre stata figlia del Parlamento che è sempre lo stesso dal 2018. L’altolà della Santa Sede che ha scritto una nota ufficiale trasmessa per i canali diplomatici per avvisare del rischio di incompatibilità con il Concordato Stato-Chiesa sembra aver ottenuto l’effetto contrario: anzichè fermare il testo, i partiti di centrosinistra - Pd, Iv, M5s e Leu - hanno deciso di strappare e di portare in aula il testo. Così com’è.

Il centrosinistra vuole andare alla conta

“Andiamo alla conta” hanno detto forti del via libera di Draghi che ha ribadito “libera chiesa in libero stato” e “libertà assoluta del Parlamento di decidere cosa fare” sapendo che i Trattati europei, la “carta costituzionale” dell’Unione,all’articolo 2 garantisce e difende ogni tipo di libertà in relazione al sesso, alla religione, all’etnia. Così il 6 luglio si voterà in aula la calendarizzazione. E su questo non ci dovrebbero essere problemi. Il voto sulla legge dovrebbe esserci nella settimana del 13 luglio.

Salvini dice “calma, parliamone, levate un po’ di ideologia e vediamo cosa fare”. Manda messaggi a Letta, si lamenta che non gli abbia neppure risposto (“avrà molto da fare”) e intanto manda avanti il “suo” Ostellari che il primo luglio convocherà i capigruppo per ragionare tutti insieme cosa fare e come. Il segretario dem Enrico Letta non ci sta. O meglio dice ok al tavolo (“benvenga”) ma avverte: “E’ poco credibile che adesso Lega e Fratelli d’Italia cerchino una mediazione. Il loro obiettivo è svuotare la norma. E allora andiamo alla conta”. Sulla stessa linea lo stesso Zan: “Figurarsi se non siamo contenti di confrontarci però siano chiari un paio di passaggi: gli uffici della Camera e l’aula della Camera hanno già valutato, come da prassi, la costituzionalità del testo e non hanno ravvisato alcunché mentre girano una quantità di fake news mese in giro solo per sabotare la legge che, lo dico una volta per tutte, non c’entra nulla con l’utero in affitto, la libertà d’opinione o l’obbligatorietà a scuola della giornata contro l’omotransfobia. E queste solo per dire le più diffuse”.

Berlusconi avverte

Ieri è intervenuto anche Silvio Berlusconi, finora più o meno silente su questo tema.“Questo è un governo di emergenza che ha da fare un sacco di cose importanti per non dire urgenti, a cominciare dalle riforme della pubblica amministrazione, della giustizia e del fisco. Non possiamo perdere tempo su questioni divisive come il ddl Zan”. Il Cavaliere deve aver annusato aria di pasticci e proprio con l’arrivo del semestre bianco quando, per essere chiari, si potrà mettere in crisi il governo senza correre il rischio di andare a votare fino ad aprile del 2022. Tutti dicono di tenere separati il ddl Zan, che è un provvedimento parlamentare, dai destini del governo. Lo stesso Draghi è stato molto attento a definire e separare le competenze del suo esecutivo da quelle del Parlamento. Della serie che la sovranità e l’autonomia del Parlamento vale in tutti i sensi, sia che la legge vada avanti sia che resti bloccata o peggio ancora, venga cassata. La faccenda inizia e finisce lì.

Il pallottoliere col voto segreto

A Berlusconi qualcuno deve aver portato un pallottoliere aggiornato. Come si diceva, non ci sono problemi per calendarizzare la legge: il voto è palese e i quattro partiti hanno la maggioranza di una ventina di voti. Il discorso cambia nelle singole votazioni, articolo per articolo, e nella votazione finale. Perchè il ddl Zan richiede alcuni voti segreti. Come è già successo alla Camera. E se in questo momento nessuno vorrà fare figuracce bloccando una legge molto popolare di cui c’è necessità e che la maggior parte degli altri paesi europei già hanno, nel segreto dell’urna, come sappiamo, tutto può succedere. Da qui la domanda che da un paio di giorni attraversa senatori anche del centrosinistra e del centrodestra, gente esperta, conoscitrice dei meccanismi d’aula e degli umori del Parlamento. “Siamo sicuri - si chiede - che questa accelerazione non diventi un boomerang?”. Per essere più chiari: “Sicuri che i franchi tiratori aspettino il voto segreto per affossare del tutto la legge che una volta bocciata al Senato non avrebbe più chance di essere approvata in questa legislatura?”. A quel punto, si fa notare, “ne farebbe le spese anche il segretario del Pd Enrico Letta che si è schierato con coraggio a favore delle legge dicendo che non si cambia…”.

I numeri

Domande che tengono a drammatizzare un po’ la situazione ma che trovano fondamento nei numeri. Del resto, è sempre così quando si parla di diritti: sulle Unioni civili, governo Renzi, fu una vera scommessa e la maggioranza, a cominciare dal premier, decise di andare avanti nonostante il colpo di coda nelle ultime ore del Movimento 5 Stelle e di Di Maio che in poche ore furono conquistati alla causa della Santa Sede. Le Unioni civili sono legge. Il coraggio premia chi ce l’ha. Coraggio che è invece è mancato, governo Gentiloni, sullo ius soli e la legge cittadinanza a chi vive in Italia da diversi anni e rispetta determinate condizioni.

Veniamo ai numeri. Sulla carta Pd, Iv, M5s e Leu possono contare su 168 voti: 30 del Pd, 17 di Iv, 75 M5s, 6 di Leu, 8 delle Autonomie e tra i 24 gruppo Misto (su un totale 46 componenti tra cui i 6 di Leu). I partiti di centrodestra, contrari alla legge, possono contare su 151 voti: 51 Forza Italia, 20 di Fratelli d’Italia, 64 della Lega e 16 del gruppo Misto. Chi conosce bene l’aula, i volti e le storie e ne segue le votazioni sa bene che nulla è più fluttuante del pallottoliere in queste legislatura che ha visto oltre duecento cambi di casacca tra Camera e Senato. Sa bene anche che la componente cattolica è molto divisa, così come la Santa Sede e i vescovi, e trasversale ai gruppi parlamentari. Ecco che ad esempio, ai 38 senatori del Pd ne potrebbero - col voto segreto - mancare cinque. Così come sui 17 senatori di Italia viva almeno sette potrebbero votare contro la ddl Zan. Per non dire dei 5 Stelle - anche qui una decina i contrari - della pattuglia del Misto (tre contrari sui 24 contati) e delle Autonomie (2 contrari su 8). E’ un tesoretto di 27 voti che nel segreto dell’urna, per l’appunto, può ribaltare la partita. E affossare il ddl Zan.

Ecco perchè da qui al 6 luglio sarà fatto ogni tentativo per trovare una mediazione. Portare quelle correzioni che molti costituzionalisti dicono essere necessarie.

Il vento europeo

Il clima generale è favorevole ad un dibattito ricco e all’ approvazione finale. A Bruxelles una ventina di paesi dell’Unione hanno dato l’ultimatum a Viktor Orban perchè ritiri quella legge che vieta di parlare di genere, identità sessuale e omosessualità nelle scuole fino a 18 anni di età. L’ultima riunione del Consiglio Europeo prima della pausa estiva è stata in gran parte monopolizzata dal dossier diritti in generale e lgbt nello specifico nonostante non fossero all’ordine del giorno.

Per non parlare della Uefa che in pieno campionato europeo, dopo aver negato di accendere lo stadio di Monaco con i colori lgbt, ha avviato un’indagine sulla partita Ungheria-Germania dove tifosi ungheresi avrebbero fatto cori e alzato il dito medio contro la Germania, “paladina dell’omosessualità”. Così, nonostante pandemia (“il virus non è sconfitto, la varianti sono aggressive ed è necessario accelerare sulle vaccinazioni”), Russia (il vertice con Putin resta congelato) e immigrazione (“il dossier è tornato in agenda dopo tre anni, i ricollocamenti non erano l’obiettivo del vertice che invece si è concentrato sugli interventi europei nei paesi africani di partenza e transito”), tutte notizie di cui Draghi ha rivendicato gli aspetti “utili e positivi” nelle conferenza stampa finale, è stato il dossier diritti a tenere banco al Palazzo Europa, sede del Consiglio Europeo.

La rottura con Orban

L’Europa è ad un passo dalla rottura con Orban. Macron, Merkel, Rutte, Kurz, lo stessa von der Leyen, il presidente Sassoli e Michel, tutti i principali leader europei hanno usato toni ultimativi. “La questione dei valori è fondamentale per l’Europa” ha detto Macron. “C'è un aumento di istanze e modi illiberali nelle società che si sono battute contro il comunismo e che oggi sono attirate da modelli politici che sono contrari ai nostri valori” ha aggiunto. Il premier austriaco Kurz ha chiamato in causa la Commissione: “Tocca a voi agire”. Draghi ha ricordato a Orban che anche l’Ungheria ha sottoscritto i Trattati che all'articolo 2, “figlio dell’oppressione dei diritti umani vissuta in Europa”, tutelano i diritti e le libertà individuali. Spetta comunque alla Commissione “stabilire se l'Ungheria viola o no il Trattato”. Angela Merkel, al suo ultimo consiglio Ue con pieni poteri (in ottobre si vota in Germania), ha osservato che “con l’Ungheria restano problemi molto seri che vanno affrontati”. Ursula von der Leyen ha congelato al momento la faccenda denunciando “grande preoccupazione per una legge, quella ungherese, che viola i principi fondamentali dell’Unione”. Tra Rutte e Orban si è arrivati quasi “alle mani” sui social. “Vattene” ha detto l’olandese. . “Porta più rispetto agli ungheresi” ha replicato l’ungherese.

Quello sui diritti è un incendio che va bloccato in fretta. Prima che diventi alibi per atti di odio e intolleranza.