Il D-day del green pass. I portuali di Trieste “guidano” le proteste nel paese. Ma occhio alle strumentalizzazioni

La stretta del Viminale in vista delle manifestazioni di domani e dei prossimi giorni. Dalla modalità “contenimento” a quella “repressiva”. Meloni accusa Lamorgese di “strategia della tensione”

Il D-day del green pass. I portuali di Trieste “guidano” le proteste nel paese. Ma occhio alle strumentalizzazioni

“Dovremo ballare ancora un po’ ma la strada imboccata è quella giusta. Nessun passo indietro rispetto a green pass e tamponi. Del resto, se pensiamo a quante settimane la Francia e Parigi hanno avuto a che fare con i gilet gialli…”. La fonte di governo, e del comparto sicurezza, non finisce la frase. Che sarebbe stata più o meno così: “… ben possiamo noi sopportare ancora un po’ i sabato pomeriggio dei no pass e no vax”. In fondo, se raccontassimo tutta questa storia dall’altro punto di vista possibile, parleremmo del paese, l’Italia, che si è vaccinato di più in Europa (80%) e proprio grazie anche al pressing del criticato verde. Del paese, sempre l’Italia, che registra la ripresa economica migliore dell’area Ue. Di un paese, infine, che grazie e regole e obblighi ha evitato la tera ondata estiva (Francia e Spagna hanno toccato i 30 mila contagi al giorno; noi non abbiano mai superato i 10 mila) e registra oggi una media tra 2-3 mila casi e una trentine di decessi nonostante le scuole siano state aperte in presenza da un mese. Di una politica che sta dando una pessima rappresentazione di sè ostaggio della propaganda elettorale, di sfide interne a destra come a sinistra, di retaggi culturali che hanno sempre impedito ai partiti di destra di fare i conti con fascismo e altre dittature.  

Lo scontro Meloni-Lamorgese

Ieri, lo scontro in aula tra la leader dell’opposizione Giorgia Meloni e la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, è stato uno dei momenti più bassi. E non per colpa della titolare del Viminale che ha “sopportato” accuse e sospetti di orchestrare “una strategia della tensione” visto che, ha detto Meloni, “sabato non ha fermato i violenti che saranno anche di destra ma guarda caso devastando la Cgil hanno fatto danno alla destra”. La verità è che se raccontassimo tutta questa storia dal lato giusto, dovremmo dire di una storia di successo.

E però c’è stato sabato 9 ottobre con diecimila in piazza a Roma e l’assalto e la devastazione della sede della Cgil, azione squadrista di stampo chiaramente fascista. E ora c’è Trieste, la bellissima Trieste troppo spesso dimenticata in cima lassù a destra, con pochi treni e ancora meno aerei che la raggiungono, sofferente di un isolamento geografico ma soprattutto logistico e di “frontiera”. Trieste, o meglio il porto della città che è il primo in Italia per distribuzione merci, si è messo alla guida della protesta contro il green pass.  

I portuali di Trieste guidano la protesta

Sarà questo domani 15 ottobre, data in cui scatta l’obbligo del green pass, nei luoghi di lavoro, l’epicentro delle proteste. A sentire i suoi leader, i “portuali” di Trieste guideranno la protesta dei lavoratori italiani. E a proposito di matrici politiche, diciamolo subito, per chiarezza: il corteo di martedì scorso era aperto da un doppio striscione, nel primo c’era scritto “No Green pass”, il secondo era una grande bandiera di Rifondazione comunista.

I porti, la logistica, il trasporto delle merci rischiano di essere, in base almeno agli annunci che girano sui social, il vero punto debole. Il 90% delle merci in Italia circolano attraverso i porti e su gomma. Il primo giorno con l'obbligo del green pass in tutti i luoghi di lavoro potrebbe diventare anche il primo del grande caos, con l'Italia semiparalizzata dagli scioperi e dai blocchi delle categorie produttive e dalle manifestazioni già annunciate per in decine di città.

A Trieste su 950 lavoratori il 40% non ha il certificato verde: dopo il corteo di martedì che ha richiamato diecimila persone contro il green pass e il no deciso dei leader a qualsiasi tentativo di mediazione - respinta al mittente anche la raccomandazione del Viminale che sollecitava le aziende a mettere a disposizione tamponi gratuiti al personale, tra l'altro fortemente criticata e bollata come “un errore clamoroso” da Federlogistica - lo scenario è abbastanza chiaro. “Se non tolgono il certificato, domani confermiamo il blocco del porto” ripete il portavoce di portuali Stefano Puzzer che in qualche modo si candida a diventare leader nazionale dei no pass. Poi un giorno diremo anche di questa voglia di protagonismo sociale che da un giorno all’altro costruisce leader e capipopolo, un altro malinteso figlio dell’uno vale uno e del populismo di questi anni.

Di sicuro, dopo che Cgil, Cisl e Uil si sono sfilati dallo sciopero di Trieste, questa protesta assume un significato politico. Non va dimenticato che Trieste è una delle cinque grandi città al voto e che in testa è il sindaco uscente Di Piazza, civico del centrodestra, al suo eventuale quarto mandato.  

I tweet di Bentivogli

Il presidente dell'Autorità portuale Zeno D'Agostino, che ha minacciato di dimettersi se lo sciopero proseguirà ad oltranza, ha parlato di “un movimento che ha a che fare anche con i portuali” e che venerdì “tanta gente che non c’entra nulla con il porto bloccherà i varchi e non permetterà ai portuali che vogliono andare a lavorare di poterci andare”. Occhio alle strumetalizzazioni quindi. Marco Bentivogli, ex leader della Cisl, occhio attento alle dinamiche sindacali e politiche e ora tra i tessitori di un nuovo centro politico, ieri ha scritto due diversi tweet. In uno è scritto: “Quanto accade a Trieste è il frutto di mille ammiccamenti e sottovalutazioni”. Nell’altro: “Nelle prossime 48 ore chi pesca nel torbido farà di tutto per far saltare i nervi”. A Trieste comunque navi per complessivi 10mila teu hanno già cambiato rotta.  

Tra minacce e realtà

Negli altri scali, in realtà, la situazione è meno tesa ma nessuno può dire con certezza quel che accadrà domani. A Genova, ad esempio, dove il 20% non ha il pass verde, è in corso la protesta dei tir al terminal più importante che incrocia la protesta delle Rsu in lotta per il contratto integrativo che hanno appena detto no alla proposta economica dell’azienda. Lo sciopero di domani resta comfermato. “Il problema vero sono i trasporti - dice il leader della Uil Roberto Gulli - il 30% degli autisti è senza vaccino e si rischia il caos”. Nel capoluogo ligure, però, un punto d'incontro sui tamponi è stato trovato: i portuali potranno farli ad un prezzo ulteriormente ridotto grazie ad un accordo con due farmacie. Stando a quanto dicono i sindacati, non dovrebbero invece esserci problemi a Napoli e Salerno cosi come a Ravenna, nei porti pugliesi, in quelli di Livorno e Piombino e a Palermo. 

Il nodo dei trasporti

Ma se i porti rappresentano la punta dell'iceberg sotto, a cascata, ci sono una serie di settori a rischio. I trasporti innanzitutto. “Se gli autotrasportatori esteri potranno venire in Italia senza il pass e questo verrà invece imposto alle imprese italiane, stiamo valutando di invitare le imprese a fermare i camion. Dal ministero non abbiamo risposte e se questo atteggiamento proseguirà può succedere di tutto” spiegava ieri Paolo Uggè, presidente di Conftrasporti-Confcommercio. Toni tra l’avvertimento e la minaccia.

In alcune grandi aziende, ad esempio Electrolux, dove il 23% dei 1430 lavoratori non ha il pass, è stato annunciato uno sciopero di 8 ore. Il sindacato Orsa ha fatto dei conti: a Roma per creare problemi a metro e treni locali basta che il 5-10% del personale sia assente. In Atac la percentuale dei non vaccinati viaggia tra il 10 e il 20%.  

Palazzo Chigi butta acqua sul fuoco

L'altro aspetto che preoccupa sono le manifestazioni. Sulle chat dei no pass nei canali Telegram ne sono annunciate a centinaia, un po' ovunque, compresa piazza Santi Apostoli a Roma a due passi dai palazzi del potere. Iniziative, si dice, “dall'alba in poi, pacifiche, spontanee e apartitiche”.

Un clima di tensione costante sul quale c'e' la massima attenzione da parte del Viminale che, d'intesa con palazzo Chigi, ha dato indicazioni chiare agli apparati di sicurezza. Fonti di governo hanno ribadito che la linea non cambia: si va avanti con il green pass. A sera dalla presidenza del Consiglio sottolineano che non ci si aspetta il caos, non ci sono allarmi marcati in vista di domani, non si temono insomma supermercati vuoti e porti bloccati. Solo domani si avrà contezza se l'impatto dell'obbligo nei luoghi di lavoro porterà un'aumento di vaccinazioni o un'impennata di richieste di tamponi cui far fronte. Ma il governo ritiene di aver messo in campo tutti gli strumenti per consentire alle aziende di gestire i controlli e ai lavoratori di essere preparati, anche calmierando il prezzo dei tamponi. 

Il Viminale cambia le regole d’ingaggio  

Ieri mattina il ministro Lamorgese (l’informativa alla Camera con il brutto scontro tra Meloni e Lamorgese) ha riunito proprio per questo il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza. Perchè è chiaro a tutti, a partire dal Viminale, che sabato scorso c’è stata una grave sottovalutazione. Ma va anche detto che in otto mesi ci sono state oltre mille manifestazioni nella Capitale. E tutto questo è sempre stato gestito al meglio con una modalità di ordine pubblico cosiddetta di “contenimento” (non reazione da parte delle forze dell’ordine, solo impedire che le situazioni possano degenerare con occupazioni e devastazioni) per garantire a tutti di manifestare le proprie opinioni e paure in un momento così difficile. Dunque al grido, “mai più quanto successo sabato” sarà fatto ogni sforzo per prevenire possibili situazioni di pericolo, con un attento monitoraggio di tutti quegli ambienti più a rischio, comprese chat e social. Sarà sempre garantito il diritto di esprimere la propria opinione ma ci sarà altrettanta fermezza nei confronti di coloro che volessero approfittare delle proteste per provocare disordini o bloccare il paese. Dalla modalità “contenimento” si passa a quella “repressiva”. Purtroppo non ci possono essere vie di mezzo. Disposto anche un innalzamento delle misure di vigilanza agli obiettivi sensibili, a partire dalle sedi istituzionali.

Al centro della riunione anche l'appuntamento che al momento preoccupa di più, il vertice del G20 in programma il 30-31 ottobre in presenza a Roma. Oltre ad un imponente dispiegamento di forze dell'ordine ci saranno anche 500 militari e a sorvegliare i cieli della capitale un sistema antidrone. Nella Capitale potrebbero anche scattare molte zone rosse.