Da lunedì tornano zone gialle e spostamenti, scuola almeno al 60%

Da lunedì tornano zone gialle e spostamenti, scuola almeno al 60%
di Askanews

Roma, 20 apr. (askanews) - Dal 26 aprile tornano le regioni gialle, con la possibilità di spostamenti (con pass tra quelle arancioni o rosse), riaprono i locali all'aperto e anche cinema e teatri, ma, almeno per il momento, resta il coprifuoco alle 22. Per la scuola, ripartono le classi dell'infanzia, delle primarie e delle secondarie di primo grado, mentre per le superiori è prevista la presenza almeno al 60% (al 50% in zona rossa).Queste le novità previste dalla bozza del decreto Covid che dovrebbe andare domani in Consiglio dei ministri.Dal testo si evince che lo stato di emergenza sarà prorogato al 31 luglio, ma nella bozza manca l'articolo in questione. Viene previsto l'anticipo (al 26 aprile) del ritorno alle zone gialle, dove i numeri lo consentano. In zona gialla riaprono i ristoranti, ma solo con tavoli all'aperto, sia a pranzo che a cena, nel rispetto del coprifuoco che resta fissato alle 22, a differenza di quanto chiedevano le Regioni e la Lega, che auspicavano uno slittamento almeno alle 23. Via libera anche agli "spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, live-club e in altri locali o spazi anche all'aperto" con posti a sedere e con una capienza del 50 per cento di quella massima autorizzata e comunque con un numero massimo di 1.000 spettatori all'aperto e 500 al chiuso. Da lunedì torna anche il calcetto e comunque "qualsiasi attività sportiva anche di squadra e di contatto" anche a livello amatoriale.Per quanto riguarda gli spostamenti, sono consentiti "in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome che si collocano nelle zone bianca e gialla" mentre "gli spostamenti in entrata e in uscita dai territori delle Regioni e delle Province autonome collocati in zona arancione o rossa sono consentiti ai soggetti muniti delle certificazioni verdi", disciplinate dal decreto. I 'pass', validi sei mesi, saranno rilasciati, in versione cartacea e digitale, a chi avrà effettuato l'intero ciclo di vaccinazioni, a chi sarà guarito dal covid o a chi avrà effettuato un tampone rapido nelle 48 ore precedenti allo spostamento.Per quanto riguarda il capitolo scuola, molto controverso, rispetto alla riapertura generale è stata trovata una soluzione di compromesso. Il dl prevede che "dal 26 aprile e fino alla conclusione dell'anno scolastico 2020-2021, è assicurato in presenza sull'intero territorio nazionale lo svolgimento dei servizi educativi per l'infanzia" della "scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, nonché delle attività scolastiche e didattiche della scuola secondaria di secondo grado" almeno "per il 50 per cento della popolazione studentesca" e tali disposizioni "non possono essere derogate" dalle regioni. Per quanto riguarda le superiori, queste "adottano forme flessibili nell'organizzazione dell'attività didattica" affinché "nella zona rossa, sia garantita l'attività didattica in presenza ad almeno il 50 per cento, e, fino a un massimo del 75 per cento, della popolazione studentesca, e, nelle zone gialla e arancione, ad almeno il 60 per cento e fino al 100 per cento della popolazione studentesca"."Il nostro lavoro deve iniziare ora, poiché non sappiamo per quanto tempo durerà questa pandemia o quando ci colpirà la prossima", ha detto al webinar di ascolto con la società civile in vista del Global Health Summit il premier Mario Draghi, che oggi ha anche incontrato sindacati e Confindustria in vista dell'esame del Pnrr. "Facciamo i passi avanti concordati, diamo un primo messaggio di fiducia al Paese. Ma accanto alla parola fiducia ci vuole la parola prudenza per non vanificare gli sforzi fatti finora", ha sottolineato il ministro della Salute Roberto Speranza (contro il quale oggi sono state depositate tre mozioni di sfiducia), al tavolo con le Regioni e gli enti locali, che apprezzano principalmente la 'prudenza' sul rientro a scuola.Chi non è ancora soddisfatto è invece Matteo Salvini, che annuncia una nuova battaglia. "La Lega - afferma - proporrà in Consiglio dei Ministri e in Parlamento, in accordo con sindaci, governatori e associazioni, la riapertura dai primi di maggio anche delle attività al chiuso e l'estensione almeno fino alle 23 della possibilità di uscire".