[Il caso] Il partito di “Con-te”. L’ex premier conta truppe e soldi. Ma la situazione è ancora molto fluida

Tutti i dettagli del partito di Conte. Crimi ha indetto la votazione sulla piattaforma Sky vote anzichè Rousseau per eleggere il Direttorio

L'ex premier Giuseppe Conte: fin qui è scontro frontale con Grillo
L'ex premier Giuseppe Conte: fin qui è scontro frontale con Grillo

I pontieri di ogni ordine e grado hanno ottenuto un primo risultato: non si potrà votare per eleggere il direttorio a 5 prima di 15 giorni. E due settimane, per i pontieri che condividono la speranza di evitare la scissione e far rientrare la crisi, sono un tempo prezioso. E’ accaduto tutto in serata, ieri: prima Vito Crimi, l’unico che su ordine di Grillo può indire la votazione sulla piattaforma, ha eseguito il mandato del fondatore-garante. Al voto quindi. Ma non Rousseau come vorrebbe Grillo. Bensì su Sky- Vote, la nuova piattaforma fatta preparare da Conte in questi mesi mentre costruiva l’uscita da Rousseau.

Giornata di silenzi e attese

E’ stata una giornata di silenzi e attese maceranti per deputati e senatori che subiscono, tutti, al di là di sentirsi più contiani o grillini, lo scontro e la scissione. Considerata inevitabile ancora di più dopo il tentativo fatto ieri mattina da Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri di prima mattina è andato da Conte ed è rimasto a casa sua per oltre un’ora. Poi però non ha detto nè scritto una parola. Un altro tentativo conciliatore lo ha fatto il capogruppo alla Camera Davide Crippa. Su mandato dell’assemblea dei deputati (anche i senatori hanno chiesto la stessa cosa) ha chiamato Grillo - ad oggi, va ricordato, unico referente per il Movimento visto che Conte non è iscritto e non ha incarichi ufficiali - e gli chiesto di poter avere la bozza dello Statuto e della Carta dei valori, le due micce che hanno incendiato la situazione. Grillo ha dato l’ok sfatando quindi i sospetti di qualche parlamentare: “Tutto questo mistero sullo Statuto non deriverà dal fatto Conte ha fatto firmare a Grillo una clausola di riservatezza?”. Crippa ha anche chiesto di incontrare, separatamente, sia Grillo e che Conte. Anche su questo non ci sarebbero problemi.

Il nipote di Grillo

Il garante avrebbe spiegato i motivi della rottura: oltre a quelli già noti, ci sarebbe il fatto che quando ha incaricato Conte di rifondare il Movimento, gli avrebbe suggerito di “condividere il lavoro con un suo nipote (che poi avrebbe riferito e aggiornato allo stesso Grillo). Era una richiesta, ovvio, un atto di cortesia e riguardo che però Conte non ha mai osservato. Neppure ci ha provato facendo tutto rigorosamente da solo. Al di là degli scambi di mail di cui parla Conte e che però “non riguardano la stesura finale dei documenti che Grillo ha potuto vedere per la prima volta una decina di giorni fa. Insomma, una rottura veramente insuperabile.

Le due “visite” sono in pratica gli unici fatti concreti di una giornata ancora più logorante. E segnata da altri piccoli strappi. Come la votazione su Sky vote (la piattaforma con cui Conte ha sostituito Rousseau) indetta da Crimi: Grillo aveva chiesto Rousseau (è stato riesumato anche Il Blog delle Stelle). Crii ha spiegato di aver agito in osservanza alla sentenza del Garante della Privacy.

Voto illegittimo?

Ora è evidente che tutto questo provocherà altri guai. Ne è certo l’avvocato Borrè, l’ex 5 Stelle che si è specializzato, con molti successi, nell’assistenza legale a grillini espulsi. “Di errore in errore - ha detto ieri Borrè - Mi sembra evidente che Crimi e il Comitato di Garanzia del M5S non abbiano il potere di stabilire di far svolgere le consultazioni per la nomina del Comitato direttivo su una piattaforma diversa da Rousseau, considerato altresì che il potere di indirle spetta a Grillo, quale Garante. Così facendo si espongono ad una gragnuola di ricorsi. L'esperienza non insegna nulla, evidentemente”.

Giusto per far capire a che punto di impazzimento è arrivata la maionese: le regole sono così intrecciate che alla fine sembrano un po’ tutti prigionieri. Tranne Grillo, ovviamente.

La lista di Grillo

Il fatto concreto di cui tutti son in attesa adesso è la lista dei cinque nomi del Direttorio che Grillo dovrebbe pubblicare ad ore. Grillo ha chiesto di votare così come il congresso del Movimento ha chiesto di fare a febbraio scorso per dare una nuova guida politica e chiudere per sempre e “finalmente” - secondo molti - la reggenza Crimi.

La votazione non c’è mai stata anche perchè se c’è il Direttorio non ci può essere Conte. E viceversa. Ora però lo strappo di questi giorni, preludio di un vero divorzio, non aiuta a trovare i candidati al Direttorio. Ecco perchè Grillo ha promesso la sua lista. I nomi strano un indizio importante per capire chi seguirà il fondatore. Se esponenti come Luigi Di Maio o Roberto Fico dovessero essere inclusi, la strada per la eventuale creazione di gruppi di Conte sarebbe molto più in salita.

Il partito di Con-te

Dietro il silenzio ufficiale, Giuseppe Conte è invece al lavoro, tra un allenamento di padel e l’altro, per il proprio partito. “Non lascerò certo il mio lavoro, che è ambizioso e utile al paese, a marcire in un cassetto” ha detto l’altro giorno. Il simbolo sarebbe in realtà registrato e depositato presso un notaio dalla fine dello scorso anno. Se ne parlò a gennaio, nel pieno della crisi di governo mentre l’allora premier cercava di costruire i nuovi gruppi parlamentari dei “Responsabili”. Conte allora smentì. Così come lunedì, nella conferenza stampa, ha smentito di avere “un piano B” o “agende parallele”. Salvo poi, 48 ore dopo, ufficializzare che “non starò con le mani in mano, il mio piano è un buon progetto per il Paese”. Il simbolo depositato avrebbe una grafica ammiccante che gioca sul nome di Conte che diventa “con Te”.

Sulla capacità di reclutamento, è tutto in divenire. Sono 237 i parlamentari 5 Stelle, 75 senatori, gli altri alla Camera. Dai primi sondaggi sarebbero circa la metà quelli che andrebbero nel nuovo gruppo di Conte. Per lo più senatori. I numeri sono assolutamente fluidi e nulla è ancora definito. Anche qui però ci sarebbero problemi: alla Camera può costituirsi il gruppo (come minimo 20 deputati) che avrebbe subito uffici, personale e soldi (ogni parlamentare vale circa 50 mila euro l’anno, al netto delle singole indennità). Al Senato questo non sarebbe possibile perché il regolamento (lo cambiò il Presidente Grasso) impedisce la formazione di gruppi il cui simbolo non abbia partecipato alle ultime elezioni politiche. In questo caso la componente dovrebbe stare nel gruppo Misto nelle cui casse finirebbero i soldi spettanti ad ogni senatore. Non buono per Conte che bene sa come i soldi siano fondamentali per fare un partito con poche settimane di tempo a disposizione. Poi servirebbe anche il carisma per fare un partito e guidarlo. Qualità che Conte è convinto di possedere in abbondanza. Anche perchè così fanno credere da tempo i sondaggi. Una rilevazione fresca delle ultime 48 ore spiega che il partito di Conte sarebbe tra il 10-15%, il Movimento dimezzerebbe i consensi posizionandosi tra il 5 e il 7%. Il problema è un altro: il consenso di Conte andrebbe a prendere voti tra gli elettori Pd e quelli 5 Stelle. In un modo o nell’altro Letta deve rivedere del tutto il rapporto Pd-Conte perchè in politica è un attimo che un alleato si trasformi in parassita carnefice.

L’appoggio a Draghi

Da non sottovalutare, nella formazione dei gruppi, che un ex ministro come Spadafora ha chiesto “almeno la decenza in chi seguirà Conte di lasciare gli incarichi parlamentari (presidenze di commissione e di aula) avuti con il Movimento”. Un altro elemento in valutazione in queste ore è cosa cambia per il governo Draghi. E’ opinione condivisa che il rapporto tra il premier e Grillo è buono, Draghi lo ha individuato come leader di M5s (fu Grillo a guidare la delegazione) e lo sente spesso così come fa con gli altri leader. Diverso il rapporto tra Conte e Draghi. Nonostante l’ex premier abbia detto in conferenza stampa di “aver contribuito alla nascita del governo Draghi (ma forse è stato un refuso della memoria, ndr)”, i due non hanno buoni rapporti. E non da oggi. Come se la figura stessa di Draghi desse “fastidio” a quella di Conte. A palazzo Chigi c’è chi ricorda maggio 2020 quando Conte organizzò gli Stati generali per far vedere all’Europa che l’Italia era pronta a gestire i soldi del Recovery fund. In quella occasione fu detto a Conte di invitare Draghi tra i relatori. L’allora premier prese tempo fino ad arrivare alla vigilia della kermesse senza averlo invitato. E’ invece negli archivi, aperti a tutti, quando Conte nel settembre 2020 disse pubblicamente di “aver proposto Draghi per la presidenza della Commissione” ma che lo stesso “aveva detto di essere stanco e volersi riposare un po’”. Che detta così, fa ridere anche un bambino. Insomma, anche il partito di Conte starà in maggioranza. Ovvio. Ma tra l’ex e l’attuale premier non c’è simpatia. Nè complicità. Conte ha dimostrato di saper essere malleabile da questo punto di vista avendo governato di ogni formazione politica. Draghi forse, un po’ meno.