Crisi, la parola passa al Senato fra le polemiche. Di Maio chiude a Renzi: "Sì al taglio dei parlamentari"

Casellati: "Niente forzature sulla convocazione dell'Assemblea". La maggioranza dei capigruppo s'infuria, ma dovrebbero esserci 159 senatori di M5s, Pd e Gruppo Misto

La riunione della Capigruppo
TiscaliNews

La capigruppo del Senato ha fissato per il 20 agosto le comunicazioni del premier Giuseppe Conte. Ma sul calendario, approvato a maggioranza, deciderà però martedì l'Aula convocata per le 18. Se la plenaria dovesse confermare quanto deciso dagli esponenti di ciascun gruppo verrebbe disinnescata la volontà della Lega di portare il presidente del Consiglio davanti al Parlamento già il 16 agosto. Stando a quanto fanno sapere dal Pd, potrebbero essere presenti 102 senatori M5S su 107, 45 Dem su 51 e 12 senatori del Misto: in totale 159 parlamentari, contro i 136 voti potenziali di Lega, Fi e Fdi. 

Numeri utili a bloccare "l'accelerata alla crisi", tentata da Elisabetta Alberti Casellati, che darebbe così corpo ai tentativi di Lega e Centrodestra per evitare che M5S e le altre opposizioni abbiano il tempo di coalizzarsi per un governo di scopo o di transizione. Ma a Pd e Leu la mossa non è piaciuta. "Uno spettacolo indegno", una "forzatura gravissima quando nella capigruppo c'era l'accordo della maggioranza su Conte che avrebbe riferito il 20 in Aula". Anche Leu, con Loredana De Petris, denuncia la scelta di "piegare il regolamento a chi ha deciso dalla spiaggia, attentando alla possibilità dei senatori di svolgere il proprio mandato".  

Nel frattempo, fuori dall'Aula i movimenti sono già frenetici e proprio martedì potrebbe emergere dalla seduta la nuova alleanza tra M5S-Pd-Leu e il resto del Gruppo misto, vale a dire prove tecniche per un Conte bis e un nuovo governo con una maggioranza parlamentare diversa. Proprio quello che Salvini ha definito "un'ipotesi allucinante". 

Di Maio: no a un tavolo con Renzi

Luigi Di Maio, nel corso di una diretta Facebook da record (oltre 34 mila connessioni), ha spiegato che "l'obiettivo è tagliare i parlamentari". Salvini, ha spiegato, "ha deciso di mettere a rischio il Paese: un governo che nasce dopo il voto a ottobre non avrà il tempo di fare le cose. Se tutto va bene un nuovo governo ci sarà a dicembre e non avrà il tempo per fare tante cose come il taglio dell'Iva o di confermare il reddito e la pensione di cittadinanza. Andremo in esercizio provvisorio: un rischio assurdo". Poi parla dell'ipotesi di un accordo con Renzi. "Nessuno vuole sedersi al tavolo con Renzi - dice -. Sento parlare di aperture o di chiusure ma il M5s vuole solo una cosa: che si apra al taglio dei parlamentari. Ci aspettiamo che la Camera possa votare la legge". Poi chiede all'ormai ex alleato di far dimettere i suoi ministri. Si è preso "la responsabilità di far cadere un governo che aveva più del 51% di gradimento del Paese - ha detto ancora Di Maio -. Lo hanno buttato giù e ora siamo nell'assurda situazione in cui la Lega presenta una mozione di sfiducia a un governo che ha dentro i suoi ministri. Per questo credo sia giusto che si dimettano i ministri della Lega". Infine, l'affondo: "Gli italiani faranno pagare alla Lega la pugnalata alle spalle che gli ha sferrato aprendo una crisi in pieno agosto. Aprire la crisi in piena estate trascinando l'Italia alle elezioni in autunno non accadeva da 100 anni".

Si va in Aula, Conte atteso il 20

La presidente del Senato respinge ogni accusa di aver tentato di favorire il ritmo imposto da Salvini per arrivare al voto quanto prima. "La convocazione dell'Assemblea, nell'ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato nella capigruppo all'unanimità - spiega la presidente del Senato -, non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l'applicazione del regolamento: l'art. 55, comma 3, prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l'Assemblea, che è sovrana. Non il Presidente, dunque", aggiunge, sottolineando che il "rispetto delle regole" è a "garanzia" dei cittadini. La risoluzione delle crisi passa, sempre, nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che nel mandato ha mostrato di essere un presidente notaio.

Cosa farà Conte

Comunque vada, anche se i ministri della Lega lasceranno prima il suo governo, il 20 agosto Giuseppe Conte sarà in Aula al Senato. Dirà la sua verità, assicurano da Palazzo Chigi, sulla esperienza gialloverde e sulla crisi. E poi, probabilmente, prenderà atto di non avere più una maggioranza e si presenterà al Quirinale per rassegnare le dimissioni. In mezzo, potrebbe esserci una risoluzione del M5s a suo sostegno. Dopo, il tentativo di formare una nuova maggioranza in Parlamento, per un governo che punti alla fine della legislatura. E se davvero Matteo Salvini andrà fino in fondo e, come atto di accusa, si dimetterà dal governo ritirando tutta la sua delegazione, servirà un decreto del presidente della Repubblica che accetti le dimissioni, spiegano fonti di governo. E' chiaro che sul piano politico il gesto della Lega sancirà con ancor più nettezza il venir meno di una maggioranza e la spinta di Salvini verso le elezioni. Ma il premier non intende venire meno al suo impegno di riferire al Parlamento e, mentre continua a lavorare da presidente del Consiglio, prepara il suo discorso per l'Aula.

Il ruolo di Mattarella

A fronte delle diverse invocazioni giunte da più parti ad assumere decisioni per dirimere l'intricata situazione seguita alla scelta della Lega di ritirare la fiducia al governo Conte, il capo dello Stato intende mantenere il suo profilo istituzionale. Così si è concesso un momento di riflessione all'Ammiragliato della Maddalena. Oltre alle poche telefonate ricevute, il presidente ha letto i giornali, informandosi così sugli ultimi sviluppi, attendendo le decisioni della conferenza dei capigruppo del Senato per capire i tempi della crisi. Solo dopo lo svolgimento del dibattito sulle comunicazioni del premier Conte e dopo le decisioni dei partiti, e un eventuale voto, il presidente Mattarella potrà avere un quadro chiaro della situazione. Molte sono infatti le incognite, oltre alla preoccupazione per la tenuta dei conti pubblici, che il Presidente dovrà valutare e, solo in base a come si comporranno le decisioni degli attori in gioco, potrà decidere il da farsi.