[Il commento] Crisi del M5S? Il Pd però non può certo gioire: ecco perché. E intanto il terzo gode

Pochissimi indossano i panni da figliol prodigo e tornano sotto il tetto offerto da Zingaretti. Semmai attendono la nascita di un nuovo organismo di sinistra capace di esprimere valori socio-politici-culturali condivisibili. E Salvini fa il cannibale con i pentastellati

Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio (Ansa)
Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio (Ansa)
di Ignazio Dessì   -   Facebook: I. Dessì

Le elezioni regionali della piccola Basilicata hanno dimostrato una volta di più il momento fortunato della Lega che sale nel gradimento degli elettori, ma anche quello di grande difficoltà del M5S e del Pd che nonostante i cambi al vertice annaspa e limita i danni soltanto quando lo sguardo si volge alla coalizione di Centrosinistra.

Per il segretario neoeletto Nicola Zingaretti si tratta in definitiva di una delusione ed è difficile dire, come fa qualcuno in questi giorni, che la ripresa è cominciata. Non sfugge infatti che il centrosinistra aveva nel 2013 più del 60% ed ora si attesta a poco più del 30%. La lista del Pd precipita da 58.700 voti, ovvero il 24,8%, a 22.400 voti, ovvero il 7,75%. Tutto sommato un risultato non certo esaltante, se si considera per altro che alle politiche del 2018 il Pd aveva riscosso il 25,6%. E’ vero che con le 7 liste complessive schierate (compresa quella molto discussa di Pitella) il candidato governatore del centrosinistra Carlo Trerotola raggiunge il 33,1%, ma rimediando comunque una sconfitta.

Il nuovo governatore della Basilicata Vito Bardi (Centrodestra)

Il voto in Basilicata

Ma cosa dice in definitiva il voto della Basilicata? In primo luogo, molto semplicisticamente, che ha vinto ancora una volta il Centrodestra ed ha perso il Centrosinistra con l'astensione manco a dirlo alta: sfiora infatti il 47%.  Dopo circa 20 anni il candidato governatore della coalizione che vedeva insieme Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia, Vito Bardi, strappa la regione alle forze di sinistra, in un contesto dove il Carroccio raggiunge risultati da forza nazionale superando il 19%. E questo dopo il 27% segnato in  Abruzzo e l’11% della Sardegna dove si presentava col federato partito sardo d’azione che ha raggiunto il 9%.

Il movimento pentastellato invece perde molti consensi rispetto alle politiche, ma resta comunque il primo partito, passando - quanto a risultati della competizione regionale - dall’8% circa al 20%.

Il Partito Democratico

E il Pd? Continua, nonostante ci sia chi si sforza di individuare segnali di ripresa, a non avere risultati eclatanti. Ma una cosa soprattutto appare chiara: se è vero, come sembra, che il consenso massiccio al M5S non è più quello di prima è anche vero che pochissimi, se non nessuno, dei voti persi dai grillini in queste competizioni regionali (certamente diverse da quelle politiche) sembrano confluire sul Partito Democratico.

Il neo segretario Pd Nicola Zingaretti

Tutt’al più chi ha perso fiducia nel movimento che aveva richiamato tanti elettori di sinistra per l’impegno al cambiamento posto col reddito di cittadinanza, l’opposizione alla corruzione, la tutela dello stato sociale e del lavoro, e oggi si sente deluso anche a causa dell’abbraccio con i leghisti, si astiene, non va a votare. Altri, attratti dal decisionismo e dalla “lotta” all’emigrazione del "Capitano verde", preferiscono ingrossare il serbatoio elettorale salviniano. Pochissimi davvero, per ora, indossano i panni da  figliol prodigo e tornano sotto il tetto offerto da Zingaretti.  Semmai attendono.

L'attesa del nuovo

Attendono, probabilmente, la nascita di un nuovo organismo di sinistra capace di esprimere valori socio-politici-culturali condivisibili e di indicare un preciso programma di prospettiva accettabile. Capace di offrire nuovamente il sogno di un modello di società non viziato da dogmi neoliberisti e eccessi anti-popolo o anti-lavoratori come quelli cui negli anni scorsi, ad avviso di tanti, il partito simbolo della cosiddetta sinistra si è abbandonato. Solo così i vari rivoli in cui la sinistra si è frastagliata hanno possibilità di ricomporsi nel fiume comune e riprendere a scorrere con una certa lena.

Salvini, Di Maio e Zingaretti

Alcune idee potrebbero arrivare dal socialismo internazionale (vedi Corbyn o Sanders) o essere attinte da sforzi come quello compiuto dal Forum Diseguaglianze e Diversità (FDD), per un “riformismo radicale”, animato dall’ex ministro Fabrizio Barca, che partendo dalle idee di Anthony Akinson (e Piketty), ha partorito un documento di 15 proposte per la giustizia sociale, frutto della elaborazione di studiosi, attivisti, studenti e operatori sociali. Dalla considerazione di una società mondiale dove l’1% più ricco della popolazione possiede il 25% della ricchezza (in Italia 5mila individui più ricchi possiedono il 7% della ricchezza nazionale) emergono proposte che vanno dal salario minimo, a una tassa sulla eredità oltre un certo ammontare, dalle incentivazioni per l’acquisto delle imprese in crisi da parte dei dipendenti (Workers Buyout) alla cosiddetta eredità universale, in pratica “15mila euro, priva di condizioni e accompagnata da un tutoraggio che parta dalla scuola” per i diciottenni. Temi su cui potrebbero ben inserirsi ovviamente anche quelli del reddito e della pensione di cittadinanza.

Situazione pericolosa per M5S e Pd

La situazione attuale da un certo punto di vista è tuttavia tremenda sia per il M5S che per il Pd. In questa situazione infatti solo il terzo gode. Da una parte l’alleanza di governo con la Lega risulta sempre più fatale per i pentastellati, perché questi ultimi si affannano a mandare avanti il loro programma, e in certa misura encomiabilmente lo fanno, ma i risultati elettorali premiano sempre e solo Salvini. Dall’altra il Pd (e il centrosinistra)  si conforta ogni volta con i passi indietro del M5S, considerato il maggior avversario, e nel frattempo perde a tutto campo gli scontri con il Centrodestra. In tutto ciò, come nota Stefano Folli su Repubblica,  aleggia un grande rischio: “Il Pd zingarettiano sarà impegnato nella sua caparbia traversata del deserto; l’altra, il movimento ex grillino, vorrà restare abbarbicato finché potrà al carro del governo, per non essere risucchiato verso il nulla”. Il risultato? Salvini potrà continuare a crescere con le sue politiche anti-immigrazione e il Centrodestra continuare a conquistare man mano le regioni, i comuni e alla fine – probabilmente – il governo.