La crisi di governo, di fatto, è già aperta. Gli scenari per il voto e le mosse di Salvini, Di Maio e Mattarella

“Questi sono dei pazzi e degli incoscienti. Ora pensano di spaventarci con la proposta di legge sul conflitto di interessi per metterci con le spalle al muro sul caso Siri. Non hanno capito che siamo pronti a far saltare tutto. Aspettiamo solo l'ordine da parte di Matteo (Salvini, ndr.) e poi scateniamo l'inferno” dice a Tiscali.it una fonte altolocata della Lega.

La crisi di governo, di fatto, è già aperta. Gli scenari per il voto e le mosse di Salvini, Di Maio e Mattarella

“Questi sono dei pazzi e degli incoscienti. Ora pensano di spaventarci con la proposta di legge sul conflitto di interessi per metterci con le spalle al muro sul caso Siri. Non hanno capito che siamo pronti a far saltare tutto. Aspettiamo solo l'ordine da parte di Matteo (Salvini, ndr.) e poi scateniamo l'inferno” dice a TiscaliNews una fonte altolocata della Lega.

La norma 'salva-Roma' sarà il casus belli?
In ballo, in buona sostanza, c'è una crisi di governo da far scoppiare, di fatto, già martedì prossimo, dentro al consiglio dei ministri. E' quello in cui si dovrebbe varare, una volta per tutte, quel 'decreto crescita' rinviato di mese in mese nel “disappunto” (per usare un eufemismo) del Colle e al cui interno stanno le norme 'salva Roma' che, da giorni, la Lega minaccia di far saltare come ritorsione contro la sindaca Raggi per colpire il cuore, oltre lei, l'intero M5S. Insomma, siamo passati, nel giro di due settimane, dal 'se' si sarebbe aperta la crisi di governo al 'come' e al 'chi' la aprirà, ma che la crisi ci sarà non ne dubita più nessuno.

Naturalmente, una crisi di governo formalmente aperta 'prima' delle elezioni Europee è implausibile. “Gli italiani ci prenderebbero per matti”, ripete Salvini ai suoi, ma dal 26 maggio in poi ogni giorno è buono. Quali gli scenari che, a quel punto, si aprirebbero? Sono sostanzialmente tre: rimpasto e nuovo governo (ad oggi, il più improbabile), governo Conte rimandato alle Camere da Mattarella per costituzionalizzare la crisi con uno dei due soci dell'alleanza che toglie in modo manifesto la fiducia al governo, il quale governo cade o rinasce dalle sue ceneri, e infine nuove elezioni politiche, con data tutta da stabilirsi.

I colonnelli leghisti schiumano rabbia...

I colonnelli leghisti schiumano di rabbia anche in un giorno che dovrebbe essere di quiete, il Sabato di Pasqua, ma la tensione tra gli alleati di governo non rispetta le Festività.

Salvini, che con Di Maio neppure si parla più (e, in ogni matrimonio, anche quelli di convenienza, se non ci si parla più, non ci sono dubbi che il divorzio è alle porte) è ormai sempre più irrequieto e sboccato. “Questi mi hanno rotto il c.” e “ne ho davvero piene le p.” le frasi che escono dalla sua bocca. “Fuori di testa dalla rabbia” lo descrivono i suoi. Lui, ieri, si è limitato a rilanciare, con un tweet, i sondaggi che danno la Lega al36% dei voti. Un messaggio chiaro.

La settimana appena finita è iniziata con la rivolta, lasciata trapelare ad arte dai 5Stelle, dello Stato Maggiore della Difesa contro la circolare di Salvini che chiudeva i porti, è proseguita con la tensione sui poteri dei prefetti sui sindaci ed è terminata col calvario del caso Siri, senza dimenticare il caso Roma. Un crescendo parossistico di accuse e di odi. Con chiosa finale di Conte che annuncia che chiederà le dimissioni di Siri e che “il tempo per fare il premier, per Salvini, non è questa legislatura, ma la prossima”. Uno schiaffo cui i leghisti reagiscono così: “Benissimo, la 'prossima' legislatura sta per arrivare. E' molto 'prossima'!”.

La provocazione dell'M5S: legge sul conflitto d'interessi
L'ultima trovata uscita dal cilindro del Movimento è, stata, appunto, la proposta di legge sul conflitto d'interessi: i 5Stelle vogliono portarla al più presto, in Parlamento. L'obiettivo, ovviamente, è Siri, ma anche il potere leghista e, sotto, i rapporti che l'M5S pensa abbia ancora con FI. Il sottosegretario alle Infrastrutture, 'padre' della flat tax e ideologo della Lega, è indagato per corruzione, il ministro Toninelli gli ha già ritirato le deleghe e il premier Conte si appresta a dargli il benservito al rientro dalle ferie Salvini, ovviamente, non ne vuole sentir parlare e difende a spada tratta sia lui che gli Arata, padre e figlio (professore il padre e lobbista il figlio). Giorgetti ha affidato un incarico alla presidenza del Consiglio al figlio, Federico, l'uomo che ha portato Salvini da Trump e amico personale di Bannon. Il padre, Paolo, ex deputato di FI e a sua volta indagato, sempre per corruzione, insieme a Siri, è stimato da Salvini.

Il 'caso Siri' e la famiglia Arata. La Lega li difende
Un coacervo di interessi, quello nato intorno al caso Siri, che i 5Stelle, Di Maio in testa, vogliono spezzare. Già pronti a portare in Procura le carte che testimonierebbero le pressioni di Siri per far entrare nella legge di Stabilità un emendamento sull'eolico (miccia che ha fatto accendere l'inchiesta per corruzione), emendamento poi saltato, ora rilanciano sul conflitto di interessi. “Vediamo se il Pd e la Lega voteranno la nostra pdl” è il loro guanto di sfida.

Giorgetti – e Salvini – muovono accuse pesanti a partire da quella di 'dossieraggio' dei 5Stelle contro i loro uomini. Poi c'è la 'stagione dei sospetti': Di Maio accusa Salvini di voler tornare con Berlusconi, i leghisti parlano di contatti tra 5Stelle e Pd. Ma è il 'come' uscire dall'alleanza di governo il busillis. Per tornare al voto ci vuole un'incidente, dentro il cdm o parlamentare, che non appaia come un autogol, poi ci vuole una coalizione per andare al voto o per continuare a governare. Un gioco a incastro per nulla facile, ad oggi.

Il gioco del cerino e il ruolo di Mattarella
Se i 5Stelle facessero a Salvini 'il regalo' di aprire loro la crisi, sarebbe tutto più facile, ma i 5Stelle hanno iniziato a provocarlo affinché sia lui a rompere. E' il gioco del cerino.

Fino al 26 maggio, dunque, si andrà avanti così, a colpi di recriminazioni e dispetti. Nella Lega sono però convinti che “Mattarella non ha intenzione di mettersi di traverso, ci concederebbe le elezioni anticipate". Il capo dello Stato, in realtà, si tiene appositamente lontano da questi 'retroscena'. Se si aprirà la crisi di governo se ne occuperà. Potrebbe chiedere a Conte, però, di costituzionalizzare la crisi, cioè di presentarsi davanti alle Camere per verificare se il governo gode ancora della loro fiducia. Il che sarebbe anche un warning rivolto a chi dei due alleati aprirà la crisi. Un modo, cioè, per dire: 'chi sfiducia il governo, se ne assume la responsabilità formalmente davanti agli italiani”.

Ma i leghisti, Giorgetti in testa, sono certi che il Quirinale, di fronte a una maggioranza parlamentare (e alle minoranze) che chiedono tutte lo scioglimento delle Camere, prenderebbe atto della situazione con consultazioni lampo e senza fare altri tentativi di incarichi esplorativi.

Le due stelle polari del Colle e le date del voto
Mattarella, però, ha due stelle polari: “il prestigio dell'Italia” e “la tenuta dei conti pubblici davanti alla Ue”.

Tradotto, vuol dire che, a ottobre o a novembre, in piena sessione di bilancio, per il Colle sarebbe da “irresponsabili” pensare di andare a votare. E così, calendario alla mano, per votare i primi di luglio (prima cioè del 'tutti a mare') bisognerebbe sciogliere le Camere ai primi di maggio, dunque il 26 maggio è tardi per aprire la crisi di governo. Per votare a inizi ottobre bisogna sciogliere a inizio agosto.

Il Pd chiede le elezioni, Berlusconi no
E forse non è un caso che proprio oggi la parola “elezioni” è stata invocata anche dal segretario del Pd, Zingaretti, che annuncia anche una mozione di sfiducia al governo Conte. Mossa, quest'ultima, che Berlusconi ritiene “un errore”, pur ribadendo di “non vedere l'ora” che il governo Conte cada. Il Cavaliere continua a sperare in una maggioranza di centrodestra (Lega-FdI-FI) che trovi i voti in Parlamento grazie a una massa di ex transfughi grillini che, a giorni alterni, qualcuno dei suoi gli promette di avere in tasca. Ma questa è anche la sola scelta che Salvini non compirà mai: “io il governo del 'ribaltone' non lo faccio. Se il governo cade, voglio votare, e vinco da solo” è la sua previsione.