[Il caso] La crisi c’è. Ma non si vede. Conte si ribella allo strappo di Italia Viva: “No ai ricatti”. Renzi: “Alleati non sudditi”

La frattura in maggioranza è difficilmente ricomponibile. Iv non va al Consiglio dei ministri: nella riforma del processo penale è stata inserita la tanto contrastata modifica della prescrizione. Per i renziani “un atto di sfida”. La telefonata tra premier e Mattarella. Non si scioglie la legislatura prima del referendum

Renzi e il premier conte sullo sfondo
Renzi e il premier conte sullo sfondo (Ansa)

Mai così vicini alla crisi di governo. Quando è quasi mezzanotte, dopo dodici ore di montagne russe a suon di botta e risposta tra il premier Conte e Matteo Renzi, il governo approva il disegno di legge di riforma del processo penale (una legge delega che avrà almeno due anni di gestazione) al cui interno c’è anche quella modifica della prescrizione che Italia viva considera “un compromesso al ribasso peggiore dell’originale”. Le ministre Bonetti e Bellanova, entrambe di Italia Viva, non si sono presentate al tavolo. Come annunciato e promesso. Uno strappo che Conte giudica “una sconfitta per chi ha deciso di non partecipare”. Pd, 5 Stelle e Leu hanno deciso di andare avanti. Di accettare la sfida di Renzi: “Bonafede ha tempo 60 giorni. Da qui a Pasqua. O trova una soluzione o prima di Pasqua votiamo la sfiducia. O lui cambia posizione sulla prescrizione o non mangia la colomba”. La risposta del premier è stata chiara: “Non accettiamo ricatti. Noi andiamo avanti. Chi compie falli e sgambetti, fa perdere la partita”. La palla, che Renzi aveva gettato nel “campo” del premier, del Pd, 5 Stelle e Leu - “se Conte vuole la crisi, lo faccia, sa come si fa e se vuole un’altra maggioranza, lo dica che lo aiuto” - torna nel campo di Italia Viva. Il governo va avanti. “Figurarsi se io chiudo la porta in faccia a qualcuno” rassicura Conte. Ma alle proprie condizioni. Con o senza la quarta gamba di Italia viva. “Devono dare un chiarimento politico” è la condizione dettata dal premier. Può darsi che sia un bluff. Ma Conte parla con la sicurezza di chi sa di avere i numeri in tasca. Quei 20 voti di Responsabili che al Senato sono necessari per garantire un’altra maggioranza. E, nel caso, un Conte ter. “I Responsabili nelle file delle opposizioni dovrebbero a questo punto farsi vedere” auspicava un ministro dem.

Il Pd butta a mare Iv 

Quando termina la conferenza stampa notturna del premier e del Guardasigilli resta sui taccuini l’impotenza e il fastidio di una domanda: “E quindi? E ora che succede?”. La poca chiarezza che ha sempre caratterizzato questa legislatura fin dal suo primo giorno aumenta invece di diminuire. Una cosa è certa: il Pd ha scelto di stare dalla parte dei 5 Stelle, senza se e senza ma, e di buttare a mare Italia Viva. Convinti di prosciugare il Movimento e di portarlo lentamente dalla sua parte, Zingaretti e Franceschini hanno accettato il compromesso più clamoroso proprio sulla giustizia e sulla prescrizione in nome di meravigliose sorti future. E’ da vedere se anche progressive - in questo caso progressiste - o meno. Di fronte alla promessa di una riforma del processo penale che dovrebbe portare i processi a durare al massimo tra i 4 e i 5 anni (è una legge delega con tempi di gestazione parlamentare lunghi almeno due anni), Pd e Leu hanno accettato quanto preteso dai 5 Stelle: una prescrizione che al momento risulta nei fatti cancellata (sospesa dopo il primo grado), che sarà tale anche quando la modifica approvata ieri sera (recupero degli anni di prescrizione se si viene assolti in Appello). Ha vinto Bonafede, su tutta la linea visto che la sua riforma è già in vigore e la modifica proposta, migliore o peggiore dell’originale, avrà bisogno di almeno 6-7 mesi per l’approvazione.  Si verifica quello che non era previsto: la nuova prescrizione entra in vigore senza la riforma del processo. La forza dei numeri. Ammette candido un deputato Pd: “E secondo te a chi ha più potere: i 5 Stelle che hanno 220 deputati alla Camera e poi di cento al Senato o Italia viva?”. La chiave di lettura di tutto questo sono quindi i numeri e il loro potere di assicurare una maggioranza. Con tanti saluti al merito. “E’ il Pd che ha tradito - dice a tarda notte un deputato di Iv -  perché se fossero stati coerenti con la loro storia e i loro impegni, avrebbero presentato quel disegno di legge depositato il 27 dicembre che riportava la situazione alle regole delle riforma Orlando. Oppure avrebbero votato con noi l’emendamento di Lucia Annibali che chiedeva la proroga di un anno per far procedere la riforma del processo insieme con quella della prescrizione”.     

La telefonata

Non si capisce la drammaticità della situazione se non si spiega la telefonata avvenuta nel primo pomeriggio tra il premier Conte e il Presidente della Repubblica. I due si sentono spesso, quasi tutti i giorni, un filo diretto che non è di circostanza ma operativo. Ieri Conte ha contattato il Colle nel primo pomeriggio, prima di sferrare l’attacco diretto a Renzi, ma subito dopo che il leader di Italia viva aveva annunciato la loro assenza alla riunione del Consiglio dei ministri. Riservato ovviamente il contenuto della telefonata. Ma è chiaro che il premier ha informato il Capo dello Stato dello strappo che stava per consumare. Ed è ipotizzabile che dall’altra parte sia arrivato almeno un puntuale ripasso delle regole. Il Quirinale non ha alcuna intenzione di sciogliere le Camere prima del referendum. Sarebbe un’offesa intollerabile al Parlamento e agli italiani che lo hanno votato consentire nuove elezioni per 945 parlamentari quando il referendum ne prevede un taglio di oltre un terzo (da 945 a 600). Si andrà a votare domenica 29 marzo. E in queste cinque settimane la legislatura dovrà restare in piedi. In un modo o nell’altro. Lo sappiano gli azionisti di maggioranza. 

Tre scintille per l’incendio 

Complice il voto unanime su Salvini, era sembrata scoppiata la tregua nel recinto della maggioranza. Tre scintille hanno fatto di nuovo scoppiare l’incendio. Mercoledì pomeriggio le commissioni della Camera che stanno votando il Mille proroghe hanno respinto il lodo Annibali (Lucia, deputata di Iv) che chiedeva la proroga di un anno della Bonafede: il Pd poteva scegliere di votare con Iv (e con il centrodestra che ha supportato la richiesta di proroga), avrebbe risolto i problemi con Iv e li avrebbe aperti con le 5 Stelle. E’ stato scelto il male minore. La seconda scintilla è scoccata ieri a fine mattinata: un pareggio salva la maggioranza dall’andare sotto in commissione Giustizia al Senato dove nel decreto sulle intercettazioni Fi aveva infilato un emendamento per abrogare la Bonafede che è stato appoggiato anche da Iv.  La terza scintilla è più o meno negli stessi minuti quando circola voce che nella riunione del Consiglio dei ministri convocata alle 20 e 30 oltre alla riforma del processo penale sarebbe stata discussa anche la riforma della riforma Bonafede sulla prescrizione. L’ormai famoso Lodo Conte 2. Per quelli di Italia viva è una provocazione: “Siamo in maggioranza, abbiamo detto e spiegato che la modifica è peggiore dell’originale, e loro la portano in Cdm…”. A dir la verità, ieri i giornali riportavano alcuni titoli del tipo. “Renzi dà 60 giorni a Bonafede per cambiare. Altrimenti non mangia la Colomba”. La minaccia della mozione di sfiducia individuale non è mai stata tolta dal tavolo.

Il chiarimento politico

Le scintille sono diventate incendio. Prima la telefonata al Colle. Poi le dichiarazioni di Conte dopo giorni di silenzio. “Non accetto ricatti - ha detto il premier - Iv a questo punto deve dare un chiarimento politico, il suo è comportamento inaccettabile. Non si può ammettere che una forza di maggioranza un giorno voti con l’opposizione e quello dopo minacci di sfiduciare il ministro e il capo delegazione della principale forza di maggioranza”.   Quasi contemporaneamente il segretario dem Nicola Zingaretti, nel pieno di una conferenza stampa al Nazareno sui cinque pilastri programmatici per l’Agenda 2023, provvedeva a chiarire che “la fine del governo coincide con la fine della legislatura”. Gli esperti di finestre elettorali assicuravano che “se il Capo dello Stato scioglie subito dopo il Referendum, potremmo andare al voto tra giugno e luglio”. Ma quando mai, assicuravano altri, “prima di ottobre non è possibile. E a quel punto c’è la sessione di bilancio…”.

Tv e diretta Facebook

La risposta di Renzi arriva tra social e tv. Per parlare a tutti. E chiarire. “Se Conte vuole aprire la crisi, sa come fare. Noi vogliamo aprire i cantieri. Se poi vuole cambiare maggioranza (Renzi ne è convinto da gionri, ndr), lo dica che lo aiuto volentieri”. Ma il problema vero “è quale indirizzo politico vuole dare Conte a questo governo? Lo chiedo perchè ancora non s’è capito e il Paese ha bisogno di decisioni, appalti, lavoro, idee”. Quelle di Conte sono state parole “sguaiate” che “non meritano neppure un fallo di reazione”.  Sulla prescrizione “non abbiamo fatto uno sgambetto o un dispetto” bensì abbiamo marcato una “distanza politica evidente rispetto alla quale non possiamo rinunciare e neppure ce lo potete chiedere”. Quello che Renzi non dice, ma è sottinteso, è che il Pd ha cambiato posizione rispetto alle sue posizioni di un tempo. La verità è che la mattinata aveva cominciato con un lungo post dove aveva spiegato l’agenda di Italia viva nelle prossime settimane: Piano industria, Piano famiglia, il Piano shock per i cantieri, la tappe per la presentazione del nuovo libro. Per uscire anche dalla palude della prescrizione. Poi l’attacco a freddo di Conte. Previa comunicazione al Colle. Quando pubblica l’ultimo post il Consiglio dei ministri è ancora in corso. Elenca le prossime battaglie “reddito di cittadinanza e crescita” perché “sui temi di merito non molliamo” visto che “siamo alleati e non sudditi”. “Buonanotte” scrive il fondatore di Italia Viva.

Renzi davanti a un bivio

E dire che la legge di riforma del processo penale avrebbe meritato ben altro orario e un’attenzione più specifica. E’ passata invece come un effetto collaterale della situazione politica generale. Il Guardasigilli perde molto poco tempo per spiegarla: più risorse (600 magistrati e 9000 amministrativi in tre anni), 500 giudici ausiliari in Corte d’appello da gennaio 2021 e via di questo passo. “Nessuno stravolgimento della regole però avremo processi certi e sentenze definitive in massimo cinque anni”. Ci si permetta di essere un po’ scettici. Di sicuro il tema della serata è stato Matteo Renzi chiamato davanti ad un bivio non più prorogabile, se proseguire o meno nella maggioranza. “Italia Viva ci dica cosa vuole fare, lo deve chiarire non solo a me ma anche al Paese” ha insistito Conte. Preoccupato soprattutto di dare le regole d’ingaggio per i prossimi giorni. “Se ci sarà una mozione di sfiducia al ministro Bonafede il sottoscritto per assicurare credibilità alla politica ne trarrà tutte le conseguenze” ha spiegato. Salirà cioè al Colle.

Doccia scozzese

In tutta la giornata Conte ha cercato di colpire più Renzi che i ministri e i parlamentari di Italia viva. “Figurarsi se io ho mai chiuso la porta in faccia a qualcuno, però devono fare un’operazione di chiarezza” ha detto invitandoli al confronto. Nei confronti dell’ex premier, che aveva ricordato “la capacità di Conte di cambiare maggioranza”,  è quasi provocatorio. Lo definisce giocatore “falloso”: “Se un giocatore si ferma, se inizia a pensare a sé, o addirittura a fare dei falli noi la partita non la possiamo vincere”.  Politico di scarsa memoria: “Chi può capire meglio di un ex premier, sempre sensibile alla stabilità, che ha lamentato in passato il fuoco amico e la dittatura della minoranza, chi più di lui deve dimostrare oggi questa sensibilità alle sfide che ci attendono?”. Viene il sospetto che si tratti di concetti suggeriti visto che all’epoca Conte faceva l’avvocato e il professore. Lo attacca anche sul “peso” di Italia viva collocando più volte al 3% quando invece è il 4 “eppure per me ha sempre avuto pari dignità con altre forze”. Una frattura difficilmente ricomponibile.