Cosa farà il Centro? Le accuse di ‘intelligenza col nemico’ a Renzi e le partite Colle&politiche

“Heri dicebamus”… Letta e Renzi vanno di nuovo, tanto per cambiare, ‘ai materassi’ tra accuse reciproche di ‘intendenza’ col nemico. Centrosinistra in panne, Ulivo 4.0 già morto

Renzi (Ansa)
Renzi (Ansa)

“Presto vedremo Renzi nel centrodestra” dice in tv, anzi sentenzia Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, ex capo politico del M5s. “Si comportano peggio della Lega” sibilano i dem, lettiani e non.

Micciché: "Vogliamo il partito di Renzi nel centrodestra"

Vogliamo il partito di Renzi nel centrodestra. E’ un obiettivo già raggiunto per le Comunali di Palermo. Sceglieremo insieme il candidato per la successione a Leoluca Orlando, in primavera. Già deciso a cena” (a Firenze, nella esosa enoteca Pinchiorri, pare che abbia pagato Renzi…) dice Gianfranco Micciché, presidente dell’Ars e gran visir azzurro nell’isola, al Corriere della Sera.

Il quale Micciché aggiunge: “Poi vedremo per le Regionali”, ma con buone speranze di riuscita. Il leader di Italia Viva nel centrodestra con Salvini “non è un modo per sganciare la Lega in Sicilia. Il mio obiettivo è stare tutti insieme. Con gli uomini di Renzi e Salvini insieme. Perché Salvini non dovrebbe accettare un allargamento verso il centro?”, si chiede, come un ingenuo, la vecchia volpe di Micciché, creando un altro baillamme.

Clima infuocato 

Parole che, ovviamente, fanno infuocare il clima, già infuocato, dei rapporti tra il Pd e Italia Viva.

La scusa è il voto che ha affossato il ddl Zan, con i renziani finiti subito sul banco degli imputati, ma è, appunto, solo e soltanto una buona ‘scusa’.

Dietro, c’è, invece, la Grande Politica, quella vera. Innanzitutto, il Grande Gioco del Colle, che si avvicina a grandi passi (febbraio 2022): i centristi, più o meno assortiti, più o meno in arnese (uno schieramento che va da Iv ad Azione, da Coraggio Italia a Più Europa più altri spuri, magari persino un pezzo di Forza Italia liberal), potrebbero giocare un ruolo decisivo. C’è chi dice che sono “più di cento”, come si dicono loro da soli, al massimo sono 85, ma pesano e peseranno,, al punto da risultare decisivi, nel voto – che si tiene a scrutinio rigorosamente segreto – e, ovvio, a prescindere dai noti franchi tiratori.

Una formazione neocentrista

Ma anche alle future – quando ci saranno – elezioni politiche (marzo 2023, sempre non si vada a votare prima, nel 2022, si capisce), una formazione neocentrista, a prescindere da ‘chi’ (particolare, però, non indifferente, dovrebbe guidarla: Renzi? Calenda? Toti? Carfagna? Boh), potrebbe pesare, e non poco, nella competizione elettorale, e far pendere il piatto della bilancia dal lato del centrosinistra oppure del centrodestra.

Francamente, da quest’ultimo punto di vista, che la ‘coalizione larga’, il famoso ‘Ulivo 4.0’ immaginato da Enrico Letta, quello che dovrebbe andare “da Conte a Calenda” (che, poi, Letta, a Renzi, non lo cita mai, nel novero), cioè la stessa coalizione vittoriosa in tante città e nello stesso collegio che ha eletto, a Siena, il segretario dem, fosse ancora tutta da costruire in chiave nazionale e che mancassero, alla ‘casa’, tetti, bagni e cucine era cosa assai nota. Ma ad appena due settimane dalla vittoria elettorale, quanto accaduto sul ddl Zan al Senato evidenzia tutte le molte difficoltà del progetto ideato dal Pd.

La destra sovranista

La posizione di Iv e pure di FI ormai “è nota”, dice Letta, “stanno con la destra sovranista”

Tra i dem in Parlamento c'è chi dice che, se non altro, la sconfitta di mercoledì a palazzo Madama ha ‘svelato’ i posizionamenti in campo: di Italia Viva, innanzitutto, ma anche di Forza Italia. Il 'collante' del sogno-Colle per Silvio Berlusconi, tiene gli azzurri al momento saldamente ancorati a Lega e Fdi, è la lettura in uso ripetuto tra i dem.

La rottura

“Nella giornata di ieri si è sancita una rottura, anche una rottura di fiducia, a tutto campo. Con Italia Viva ma complessivamente con la parte che ha votato in quel modo. Forza Italia dov'è? Forza Italia sta con Pillon e Orban? E' la Forza Italia che sta nel Ppe, dove la Von der Leyen è la più dura avversaria di Orban?”, è il ragionamento che il leader del Pd, Enrico Letta, ha tenuto ieri in un filo diretto a “Radio Immagina”, la web-radio del Pd, diretta da Tiziana Ragni, capo ufficio stampa del Pd, e dove numerosi sono stati i messaggi degli ascoltatori che caldeggiavano una rottura definitiva con Iv e con Matteo Renzi.

La tesi Dem

La tesi dei dem è che, ad affossare lo Zan, sia stato il centrodestra con ‘l'aiuto’ di Matteo Renzi che ha iniziato a far pesare la golden share del suo gruppo al Senato in vista della partita del Quirinale. Ribatte il leader di Iv: a far fallire lo Zan è stato il “muro contro muro” di Pd e M5S, “una scelta suicida”. Uno dei senatori dem che ha seguito passo passo il pallottoliere del voto a palazzo Madama racconta all'Adnkronos una versione diversa: “I numeri in partenza non erano buoni, poi ci sono state rassicurazioni. E' finita peggio delle previsioni di partenza, almeno 20 voti si sono spostati dall'altra parte. Qualcuno, dunque, è venuto meno alla parola data” (cioè Iv).

Su chi abbia ‘tradito’ il gioco è al tutti contro tutti, anche perché il voto è, appunto, ‘segreto’, quindi dai tabulati risultano solo presenti e assenti, e ci si può sbizzarrire, con la fantasia. Il Pd e M5S accusano Iv, i renziani accusano dem (alcuni dei riformisti, ex renziani) e 5 Stelle. Con alcuni distinguo: il dem Dario Stefano, scettico all'alleanza con i grillini, punta il dito sui senatori pentastellati. Di contro, Alessandra Maiorino, senatrice M5S, dice all'Adnkronos: “Il Vaticano borbotta e i cattodem obbediscono, no annessioni” fino al punto – è il ‘sospetto’ dei 5S che Letta abbia voluto perderla apposta, la ‘conta’, per ingraziarsi il Vaticano con cui aveva strappato (“E’ un baciapile”, dicono, perfidi i 5S).

Fassina dice la sua

E c'è anche Stefano Fassina di Leu a dire la sua: il ddl Zan è fallito per colpa dell'arroganza del Pd, per la mancata volontà di dialogo: “È chiaro che dopo le interessanti dinamiche di disarticolazione del centro-destra indotte dai risultati delle recenti elezioni amministrative, ora si sono ricompattati gli avversari e allontanati dei potenziali alleati”.

Difficoltà di un fronte ampio di centrosinistra 

Certo è che quanto accaduto sullo Zan non solo evidenzia le difficoltà nella costruzione di un fronte ampio del centrosinistra, ma si intreccia anche il voto a breve sulla presidenza della Repubblica. Lo dice in chiaro lo stesso Letta: “Ieri è stata una prova generale dei giochi politici per il Quirinale” ma “io ribadisco, di Quirinale si parla l'anno prossimo, quando saremo vicini alla scadenza. Adesso, con tutte le cose davanti che ci sono, ci si concentri sulle cose da fare per il Paese e si evitino questi giochi o giochini politici, messaggi incrociati e in codice”. Belle parole, per carità, ma assai inutili: giochi e giochini politici, quando c’è la corsa al Colle, son pane quotidiano, senza dire che il ‘rifiuto’ di Letta a ‘parlare’ di Quirinale, come pure, peraltro, di legge elettorale, ha indispettito molti dem, sia della sinistra interna che di Base riformista e liberal perché – dicono – “non è che possiamo nascondere, troppo a lungo, la testa sotto la sabbia e far finta che questi temi non siano all’ordine del giorno come pure sono”.

La ‘difesa’ di Iv: “non andremo con la destra”, ma in Sicilia proprio quella sembra la strada...

“Non abbiamo bisogno di questi mezzucci per dire quello che pensiamo”, replica Ettore Rosato parlando con l'Adnkronos. E se la fiducia si è rotta – aggiunge - è successo “quando l'apertura di Letta si è mostrata una finzione”. E a chi gli chiede se Iv sia ancora nel centrosinistra, Rosato risponde chiedendo di guardare con chi sono state fatte le alleanze alle amministrative. Teresa Bellanova poi è esplicita rispondendo a Giorgia Meloni: “Non c'è e non ci sarà mai nessun asse Italia Viva-Centrodestra. Non è un'eventualità ‘abbastanza avveniristica’, come la definisce la Meloni. È un'eventualità che non esiste”. Parole che echeggiano, identiche, ma dette ‘col cuore’, da Gennaro Migliore nel cortile di Montecitorio, sede della Camera dei Deputati. A un collega l’ex esponente di Rifondazione e poi di Sel dice: “Io sono antifascista e lo resto. Con la destra mai. E anche questi abboccamenti con Micciché, francamente, non li capisco e non li riconosco”. Il guaio è che gli ‘abboccamenti’ con Micciché ci sono e restano né Renzi li ha mai, pubblicamente, disconosciuti, anzi: sembra farsene quasi vanto…

Candidato comune

Infatti, guarda caso, Iv a Palermo va - nel senso che sceglieranno un candidato comune, alle prossime elezioni comunali che si terranno nel giugno 2022 e, probabilmente, lo farà anche in vista delle elezioni siciliane per l’Ars (ottobre 2022) con Gianfranco Miccichè e Forza Italia. Il che provoca subito la critica di Carlo Calenda che, ormai, le ‘canta’ e le ‘suona’ più a Renzi che al centrodestra e con Letta cerca ‘abboccamenti’. “Noi - replica Rosato - non abbiamo paura di dialogare con chi vuole costruire un'alternativa al disastro della giunta Orlando, da cui siamo usciti da mesi. E vogliamo vedere dove si posizionerà Calenda nel confronto su Palermo”. Come a dire: prima o poi, ‘arriverà’ anche lui…

Non che, nel Pd, si respiri un’aria migliore… Al Senato volano sospetti e accuse, tra i dem.

Tornando in chiave interna al Pd, l'affondo di Letta nei confronti di Italia Viva crea qualche tensione in Base Riformista, l'area Guerini-Lotti. “Ci vedremo nei prossimi giorni per fare una valutazione”, dice sempre all'Adnkronos un big della componente dem che raccoglie il grosso dei parlamentari del Pd, soprattutto al Senato. La prossima settimana ci sarà anche una riunione del gruppo Pd a palazzo Madama: si annuncia tesa. “Non ci saranno processi per la gestione del ddl Zan”, si spiega, però, da Base Riformista, area a cui appartiene proprio la capogruppo Malpezzi, prima a finire sul banco degli imputati.

La critica

Ma già dal giorno del voto sulla ‘tagliola’, alcuni esponenti dem, da Andrea Marcucci a Valeria Fedeli (femminista doc, in lacrime il giorno del voto, accusata di aver votato con il centrodestra, accusa che ha, sdegnosamente, rigettato, dicendo che “Io ho sempre il coraggio delle mie azioni”), hanno criticato la gestione del provvedimento. Il dito è puntato sui vertici del gruppo, da Malpezzi al segretario d'aula, Vincenzo D'Arienzo, fino al capogruppo in commissione Giustizia, Franco Mirabelli. “Finirà 148 a 141 per noi. Abbiamo previsto tutto fino a tarda notte”, si riferisce così, fossero state queste le assicurazioni ai senatori dem e anche degli altri gruppi a favore dello Zan. Tanto che, dopo il voto, c'è chi avrebbe sentito Emma Bonino chiedersi in che mani sia finito il Pd, “dove li hanno presi questi geni della matematica?”. Che, poi, è la stessa, identica, accusa di Renzi: “Bastava sapere di matematica, non serviva sapere di politica”. Il che è pure vero.