Dai Cinque Stelle alla Lega, da Toti a Musumeci: è partita la grande corsa al centro

L'obiettivo delle varie forze politiche è quello di riempire il buco nero che si è creato alla destra di Salvini e alla sinistra di Zingaretti.

Dai Cinque Stelle alla Lega, da Toti a Musumeci: è partita la grande corsa al centro

Gli ultimi sondaggi raccontano di una Lega saldamente primo partito, con risultati superiori al 30 per cento, ma nelle ultime settimane la crescita inarrestabile del partito di Matteo Salvini ha segnato un punto d’arresto, dovuto anche e soprattutto al dialogo con le forze estreme europee e in particolare con i tedeschi dell’AFD. Tanto che Di Maio ha affondato sul negazionismo e Salvini ha risposto piccato: “Io penso a lavorare, non a cercare nazisti e venusiani”. Il riposizionamento “moderato” della Lega con i passaggi sulla Flat Tax ed una maggiore visibilità – ideale, prima ancora che mediatica – di Giancarlo Giorgetti.

Il caso Mussolini

E anche la scelta di Giorgia Meloni di candidare Caio Giulio Cesare Mussolini, al di là del valore della persona, che quelli che lo conoscono bene raccontano essere notevole, non è proprio il modo migliore per andare a cercare voti moderati per Fratelli d’Italia. Soprattutto con quegli slogan, con l’evidenza del cognome MUSSOLINI scritto enorme sui 3x6 che campeggiano nelle strade e con i font grafici che ricordano vagamente (e anche non troppo vagamente) la grafica razionalista del Ventennio. E così sono partite le contromisure. Da sempre, in Italia, le elezioni si vincono al centro, alleato alternativamente con la destra o con la sinistra.

E così la Lega, al di là degli scomodi alleati europei, si configura sempre più come il partito di governo più vicino alle istanze degli storici amici dell’Italia: dal viaggio di Giancarlo Giorgetti negli Stati Uniti, all’asse con gli Usa per "sterilizzare" per quanto possibile la Via della Seta, alla non belligeranza con Giovanni Tria, che invece è il bersaglio quotidiano degli alleati pentastellati.

Idem per il congresso di Verona

Salvini ci è andato, ma (anche) per dire che la legge 194 non si tocca, abbandonando i toni barricaderi di gran parte di quella platea. E non è un caso che Luca Zaia, il governatore più amato d’Italia e la vera bandiera nel Carroccio della difesa della propria storia e della propria identità, abbia fortemente difeso i valori laici e i diritti civili nel nostro Paese. Come sempre, ovviamente, in modo felpato e senza eccessi dialettici, secondo la sua tradizionale cifra stilistica. Ma, evidentemente, Zaia e Salvini si sono riletti i risultati dei referendum su aborto e divorzio e sono andati a studiarsi per bene la storia politica di Amintore Fanfani, che sull’altare del referendum del 1974 lasciò una parte della carriera e, con ogni probabilità, anche il Quirinale.

Insomma, la Lega si è accorta di aver spinto un po’ troppo il pedale della frizione politica sulla destra e ora sta sterzando al centro. Convinta di fare il pieno di voti, su un versante e pure sull’altro. Lasciando la destra-destra a Giorgia Meloni, stretta fra Mussolini e Gandolfini. Ancor più netto il cambio di linea del MoVimento Cinque Stelle nelle ultime settimane.

Il PD pare rigenerato dalla segreteria di Nicola Zingaretti che punta a riportare a casa molti voti che erano andati verso i Cinque Stelle e lo fa accentuando le sue parole d’ordine di sinistra e identitarie, necessarie e sufficienti a recuperare i delusi pentastellati che in precedenza erano stati delusi renziani. E quindi diritti civili, e quindi attacchi alle alleanze europee e quindi dichiarazioni continue sull’assurdità per il MoVimento e la sua anima storica di sinistra di stare con la Lega.

Una serie di posizioni a cui Di Maio ha risposto con una serie di mosse tese a spostare il baricentro pentastellato verso il centro dell’orizzonte politico: difesa forte dei diritti civili, attacco agli “sfigati” di Verona, attacco a chi va “a braccetto coi negazionisti”, differenziazione dalla Lega su mille vicende, dallo ius soli alla svolta decisiva sul caso di Stefano Cucchi, per il quale invece il Carroccio si era speso molto nella difesa dei carabinieri. E poi, soprattutto - dopo il vagabondaggio alla ricerca di una famiglia europea, che nella legislatura che sta per finire ha toccato varie realtà, da una timida ipotesi di alleanza con i Verdi all’accordo durato una notte con gli ultrà europeisti di ALDE, fino all’eurogruppo con l’UKIP di Neil Farage – il tentativo di dialogo con il Partito Popolare Europeo.

Dal PPE ci hanno subito tenuto a far sapere che non ci pensano nemmeno per scherzo, soprattutto dopo i precedenti tentativi di accordo pentastellati con partiti assolutamente irrilevanti nei rispettivi Paesi e non solo a livello europeo. E, in particolare, dopo il tentativo di alleanza con i Gilet Gialli.

L’incontro di Parigi

E' stato probabilmente il punto più problematico della fase “estremista” dei post-grillini. E persino Di Battista, indicato come il regista dell’operazione, oggi si chiama fuori: “Non l’ho organizzato io e ho partecipato semplicemente perché in quei giorni ero a Parigi”. Comunque sia, quell’incontro ha affossato sia i pentastellati, sia i Gilet Gialli che, in preda a una spirale estremistica senza ritorno, sono stati poi egemonizzati dalla loro componente più violenta – dall’estrema destra e dall’estrema sinistra - ed hanno avuto l’effetto di rilanciare Macron in Francia e fuori, rendendolo quasi simpatico, operazione oggettivamente quasi improba. Comunque sia, sta di fatto che tutte le mosse del MoVimento nelle ultime settimane sono mirate allo sganciamento da un’immagine troppo di destra e appiattita sulla Lega e sull’accreditamento di un profilo più moderato e, a tratti, con spruzzatine di sinistra.

Il Centro torna decisivo

Perché, anche fra i Cinque Stelle, la consapevolezza è che le elezioni si vincono sempre e solo al centro. Ad esempio, un altro particolare importante è che tutte le voci No Euro di entrambe le anime della maggioranza gialloverde sono praticamente sparite o sono state fatte sparire. Anche in questo caso perché i sondaggi, i mercati e la ragionevolezza hanno certificato che non portavano da nessuna parte. Insomma, da qualsiasi parte la si guardi, è ufficialmente partita la corsa al centro.

Dopo le Europee, scatterà la “fase 2”

Si andrà verso con la creazione del nuovo partito che avrà come leader Giovanni Toti e si può identificare come un partito federale con fortissime rappresentanze sul territorio: Toti in Liguria, per l’appunto, e poi Nello Musumeci in Sicilia, e il nuovo partito valdostano della presidente del Consiglio regionale Emily Rini, votatissima, e Alberto Cirio in Piemonte e il dialogo con il leghismo moderato, e anche governatori e forze di sinistra che vedono con grande interesse questo progetto, che si configura quasi come una Dc 4.0, o meglio un pentapartito 4.0, con spazio per varie culture e istanze.

E, in questo quadro, possono rientrare figure come Christian Solinas, nuovo governatore della Sardegna, che è segretario del Partito sardo d’azione e ha riacceso il nome del suo movimento anche in Senato, dove il gruppo del Carroccio – partito con cui ha sottoscritto un’alleanza elettorale per le politiche – porta anche il glorioso nome del Pdsaz, come a unire in matrimonio due marchi storici: il partito “recente” che è presente da più tempo in Parlamento, la Lega, e il partito più “storico” rimasto in Parlamento: per l’appunto, il Partito sardo d’azione di Emilio Lussu e di tanta storia della Repubblica italiana, radici solidissime di un albero stratificatissimo, quello dei Quattro Mori. Solinas è estremamente leale all’alleanza con Salvini, ma questo non toglie una virgola alla sua moderazione, che è quasi antropologica prima ancora che istituzionale, con un’eleganza, un’educazione e un tratto che ne fanno quasi una definizione da dizionario dei sinonimi di “moderato”.

Insomma, è tutta una galassia quella che si sta muovendo. E la destinazione è inevitabilmente quella di riempire il buco nero che si è creato alla destra di Salvini e alla sinistra di Zingaretti. Parlando di galassie - anche dopo lo scoppio degli asteroidi di Renzi e di Forza Italia, lo spazio a disposizione è astronomico.