[Il commento] Il fumo onirico di Grillo, la concretezza nervosa di Salvini. I contromessaggi su Facebook

Il guru pentastellato e il rifondatore leghista si affidano a Facebook Live, il più social dei social. Un minuto e mezzo il primo, 19 minuti il secondo. Che dice: "Faccio mie le riflessioni del Capo dello Stato con il lavoro che ho già fatto in questi mesi". Ma la replica a Mattarella del M5S sarà quella che oggi tenterà di mettere assieme la ritrovata coppia Di Maio-Di Battista

Sergio Mattarella dedica le prime battute, preoccupate, del suo messaggio di fine anno al ruolo dei social network nella comunicazione e, dunque, nella società. I contromessaggi del fondatore dei Cinquestelle e del rifondatore della Lega sono affidati proprio al più social dei social, Facebook, ma non hanno altro in comune, nemmeno la durata.

Contesto inquietante per Grillo

Nel minuto e 53 secondi dello streaming video che comincia mentre dal Quirinale si trasmette, come si diceva un tempo, “a reti unificate”, il re degli affabulatori comici e blockbuster teatrale parla di sé come avrebbe fatto negli anni cinquanta, ne avesse avuto i mezzi tecnologici, il controverso Ron Hubbard, che creò Scientology, religione più attenta ai bilanci che alle anime. Il contesto è inquietante quanto un raduno d’antan degli adepti del santone e scrittore di fantascienza americano: la testa declamante di Beppe Grillo sul corpo giovane e muscoloso di un culturista. Nessun accenno al governo, alla Legge di Bilancio imposta al Parlamento, al suo movimento politico ora alla guida del paese, al presidente della Repubblica. Piuttosto, immagini visionarie e autocoscienze confusionarie: “ormai ragiono per secoli”, “i sogni sono la battaglia che dovremo fare nel prossimo secolo”, “sono dentro questa singolarità, sono dentro i ricorsi attuativi”, “ho frammenti di umanità che non voglio perdere”. Termina con un saluto antico, il sursum corda romano: in alto i cuori, “se li avete ancora”. I fedelissimi applaudono virtualmente.

Il linguaggio elementare di Salvini 

Nei diciannove minuti autogestiti con lo smartphone via Facebook Live alle 21.30 dal quarto piano dell’hotel di Bormio dove trascorre l’ultimo dell’anno con la figlia Mirta, Matteo Salvini fa l’operazione opposta: usa un linguaggio elementare e mette i piedi nel piatto di tutti i temi all’attenzione dell’opinione pubblica. Avendo seguito poco prima il messaggio di Mattarella, ripete più volte di condividerne spirito e contenuti. A suo modo, però: se il presidente ha fatto gli auguri ai “cinque milioni di immigrati” di cui apprezza la volontà di integrazione e il lavoro dei volontari che li aiutano, il ministro degli interni rivendica e conferma ogni passaggio della sua politica dei porti chiusi e del contrasto all’accoglienza, pur specificando in due diverse occasioni che i suoi nemici sono “quelli che rubano, stuprano, scippano, spacciano”; se Mattarella ribadisce che la sicurezza è un valore costituente della democrazia, il vicepresidente del Consiglio annuncia che il suo primo obiettivo del 2019 è concludere l’iter legislativo della legittima difesa “perché pace e bene agli uomini di buona volontà, basta che non entrino in casa mia, considerato che la proprietà privata è sacra” e dunque sparare a vista sarà legale; se la prima carica dello Stato si rivolge a tutti gli italiani indiscriminatamente, Salvini sceglie accuratamente i suoi interlocutori sul social: “i negozianti, i liberi professionisti, i piccoli imprenditori” ai quali dice di aver garantito la flat tax nel 2019, “i pensionati che prenderanno più soldi grazie alla nostra manovra”; “i commercianti ambulanti e i lavoratori balneari” che la norma Bolkestein intendeva riportare nell’ambito della concorrenza normata e che il governo gialloverde difende a spada tratta (vedremo cosa deciderà al proposito l’Unione Europea); le vittime “di Equitalia” salvate “dalla pace fiscale”, come va di moda definire i condoni firmati da Lega e M5S. 

L'impegno per le Europee

Il leader politico attualmente in testa al gradimento degli italiani (lo rivendica esplicitamente citando un sondaggio del Corriere della Sera) dedica più d’un irridente passaggio agli sconfitti del 4 marzo, “Renzi, Gentiloni, Boldrini, Grasso” che “volevano un’Italia piccola piccola”. Da qui, prende spunto per lanciare la propria battaglia finale, quella per le elezioni europee del 26 maggio: “Si può portare la rivoluzione del cambiamento, del sorriso, dei cittadini in Francia, in Germania, in Olanda”. Per questo obiettivo, avverte, nei prossimi mesi continuerà a girare l’Italia in lungo e in largo, dirigendo il Viminale da remoto.

L'importanza dei social 

Gli ultimi sei minuti se ne vanno nell’elenco dei tanti beneficiati dalla manovra mai discussa in Parlamento - come ha sottolineato Mattarella con matita rossa - e nell’elogio del ruolo dei social, che consentirebbero ai politici di parlare direttamente ai cittadini senza la mediazione dei “giornaloni e telegiornaloni”, che stanno sulle scatole a lui quanto ai Cinquestelle. 

Di Maio e Di Battista rinviano il contromessaggio 

Proprio il timore di venire mediaticamente ridotti su giornaloni e telegiornaloni a spalle di primattori come Grillo e Salvini ha consigliato alla ritrovata coppia Di Maio-Di Battista di rinviare di ventiquattr’ore l’annunciato contromessaggio comune alla nazione. Forse anche per non lasciare che il popolo pentastellato confronti le fumosità del comico con le concretezze salviniane: l’impressione è che d’ora in poi proveranno in due a fermare la ruspa milanese che sta smantellando pezzo per pezzo la base elettorale del Movimento. Nell’attesa che venga l’ora di Dibba da solo al comando.