Navi e aerei italo-francesi a pattugliare le coste tunisine. Rivoluzione nella lotta all’immigrazione 

L’annuncio è stato dato ieri al Viminale. Tutto dipende dal via libera del governo tunisino che però ha già dato la sua disponibilità. Ma non si tratta del “muro navale” di cui parla spesso Meloni. La decisione dopo gli attentati di Nizza, Parigi e Avignone. E anche Vienna. Dopo sei anni di richieste d’aiuto, forse qualcosa si muove  

Navi e aerei italo-francesi a pattugliare le coste tunisine. Rivoluzione nella lotta all’immigrazione 

L’ultima volta dovrà essere l’ultima. E Lampedusa diventa ufficialmente un problema europeo nel momento in cui uno come Brahim Aoussaoui arriva dalla Tunisia all’Italia, viene identificato a Lampedusa, trasferito a Bari, sparisce e riappare a Nizza una mattina in una chiesa per sgozzare tre persone. Perchè Brahim è, appunto, solo l’ultimo di una fila di “lupi solitari” che usano l’Italia come punto di arrivo e retrovia logistica per organizzare i loro raid. 

Navi e aerei a controllare le coste

Ora basta, appunto. E ieri la ministra dell’Intero Luciana Lamorgese ha annunciato una svolta importante nelle politiche dell’immigrazione. Dopo un bilaterale con il ministro dell’Interno francese  Gerald Darmanin, l’intenzione comune di Italia e Francia è quella di chiedere al governo tunisino, ora che si è insediato, di fornire supporto tecnico e impegnare mezzi “navali o aerei” per intercettare le imbarcazioni alla partenza dalle coste tunisine. E non quando sono già in Italia. O nelle acque nazionali e internazionali dove è troppo tardi per rimandarli indietro. Non si tratta di un “muro navale” come si è subito affrettata a sottolineare la destra e nello specifico Giorgia Meloni da sempre alfiere del “muro navale” lungo tutto la costa africana per impedire non gli arrivi ma, appunto, le partenze. La proposta Lamorgese è realizzabile grazie ad una somma di circostanze: il governo tunisino, ora finalmente insediato dopo quasi un anno di vacanza, resta il dominus dell’operazione visto che i mezzi navali e aerei dovranno insistere sul territorio di competenza della Tunisia; con la Tunisia ci sono rapporti di reciprocità per cui  valgono i rimpatri (che hanno però costi altissimi e scarsa efficacia); i tunisini sono migranti economici e non hanno alcuna “copertura” umanitaria per arrivare e restare in Italia senza permessi legali.  

E’ stato chiamato “servizio di allerta”. In realtà è molto di più. E per come è stato annunciato ieri, significa che la Tunisia ha già dato il via libero al piano italo-francese. Due paesi europei con la Commissione europea alle spalle. Anche questo rappresenta una differenza enorme rispetto all’azione individuale di un solo paese.

Ma andiamo con ordine. 

Brahim, Anis e gli altri

Il 20 settembre a Lampedusa arrivano una ventina di barconi, con a bordo centinaia di migranti tunisini. Fra loro, c’è Brahim. Siccome il centro dell’isola è sovraffollato e c’è l’emergenza Covid–19, i nuovi arrivati vengono caricati sulla nave quarantena Rhapsody. Fra l’8 e il 9 ottobre vengono sbarcati a Bari. Intanto, ad Agrigento, per Brahim viene aperto (come per centinaia di altri connazionali) un fascicolo per immigrazione clandestina. A Bari, lo sbarco dei migranti dalla Rhapsody dura due giorni. Brahim viene registrato e fotosegnalato. E le verifiche sulla sua identità, sui data base delle forze dell’ordine italiane, non fanno emergere altri tentativi di ingresso in Italia, precedenti penali o segnalazioni dell’intelligence. Nè le autorità tunisine lo segnalano, almeno pare, come un elemento radicale. Altrimenti sarebbe stato rapidamente espulso, come avviene per altri soggetti.

Brahim non viene dunque trasferito in un Centro per il rimpatrio. Riceve però un decreto di respingimento, firmato dal prefetto di Bari e accompagnato da un ordine del questore ad abbandonare l’Italia entro 7 giorni. Quello che succede tra il 9 e il 28 ottobre quando fa la mattanza nella cattedrale di Nizza, è ancora oggetto delle indagini degli investigatori e dei nostri 007. Certo è che un mese è poco per diventare un jihadista. Per l’Onu, dalla Tunisia sarebbero partiti negli ultimi anni circa 6mila jihadisti, con alcuni approdati in Europa. A febbraio 2011, governo Berlusconi e il leghista Maroni ministro, a Lampedusa sbarcò  il minorenne Anis Amri che cinque anni dopo, a Natale, lo ritroviamo al mercato di Berlino alla guida di un camion che uccise 12 persone. Un’altra strage di innocenti. Solo per citare i fatti più recenti.  

Necessaria una svolta

Dunque, è arrivato il momento di dire basta. Anche perchè l’emergenza sanitaria ha da una parte complicato molto la parte dei controlli e dei rimpatri e dal lato tunisino ha messo in ginocchio l’economia del Paese.

Per questo il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese e l'omologo francese Gèrald Darmanin si sono incontrati ieri al Viminale. Il ministro francese è poi volato in Tunisia proprio per affrontare questo dossier. L'idea è di proporre, in stretta collaborazione con le autorità tunisine, “un posizionamento di assetti navali o aerei che possano avvertire le autorità tunisine di eventuali partenze dai loro territori, in modo da poterli aiutare nella loro autonomia che non vogliamo nè possiamo infrangere” ha precisato la ministra Lamorgese. “Sarebbe una sorta di alert - ha aggiunto - che noi daremmo alle autorità tunisine per rendere più agevole il rintraccio di imbarcazioni che partono da quel territorio per venire sulle coste italiane. E' ovvio che questo presuppone la collaborazione delle autorità tunisine”.

Il problema non riguarda più solo ed esclusivamente la gestione dei flussi di chi sbarca in Italia e e poi arriva nel resto d'Europa. Non è più solo un tema di immigrazione. 

Revisione di Schengen

La questione terrorismo impone una riflessione ulteriore. Era già successo altre volte, con la crescita di Daesh e Islamic state, che fatti di terrorismo mettessero sul tavolo la necessità di ripensare la regole dell’immigrazione e delle frontiere. Senza un grande successo a dir la verità. Proposte rimaste senza seguito. Questa volta sembra diverso. La Francia, molto impegnata per l’emergenza sanitaria, ha visto in pochi giorni il caso del professore Paty, decapitato fuori dalla Sorbona, da un diciottenne ceceno con lo status di rifugiato che ha voluto punirlo per aver mostrato in classe, a fini didattici, le vignette contro Maometto. Qualche giorno ci sono stati gli attentati di Nizza e di Avignone (quest’ultimo senza vittime).  Spesso gli attentatori sono seconde generazioni nate e cresciute sul posto. Ma arrivano anche da fuori. E quasi sempre dall’Italia perchè, come ripete sempre Lamorgese e lo ha fatto anche ieri con il collega francese, “Lampedusa è la porta d’Europa”. Passano quasi tutti da qui perchè è il posto più vicino all’Africa e perchè, come è noto, gli altri paesi europei non si fanno carico dei salvataggi. L’Italia si fa carico di identificarli, isolarli di caso di positività al Covid, avviare i rimpatrio nei rari vasi in cui è possibile (quando c’è la reciprocità). Con la Tunisia lo è ma una volta finita la quarantena (sulla navi) questi ragazzi non sono costretti ad aspettare il rimpatrio chiusi nei Centri per il rimpatrio. E quindi vanno in giro. Per l’Italia. I più ardimentosi, per l’Europa. In realtà pochi vogliono restare in Italia. 

European act 

Durante il vertice il ministro francese ha sottolineato di non aver “mai pensato in nessun momento che ci potesse essere qualcosa di difettoso nel sistema italiano di accoglienza e rimpatrio”. E comunque, la serie di attentati di Parigi-Nizza e Avignone e proprio mentre la Francia sta processando la rete degli attentatori di Charlie Hebdo  e del Bataclan, "costringono e mettere a punto una posizione comune per la lotta all'immigrazione clandestina a livello europeo”. Il ministro francese ha fatto riferimento ad una “riforma di  Schengen. Nato in una determinata epoca politica, è un patto che va rivisto. Non si tratta di chiudere la libertà di circolazione, perchè sarebbe sbagliato, ma bisogna riflettere sulla questione delle frontiere esterne”. Così come per la lotta al terrorismo, più che ad un Patriot Act il ministro francese pensa ad un European Act che dovrebbe tenere dentro anche la revisione del trattato di Dublino come annunciato dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen. 

Brigate miste al confine italo-francese

Italia e Francia intanto attivano subito l'utilizzo delle brigate miste ai confini, “il prima possibile” ha precisato Lamorgese. Ci sarà anche un nuovo ufficio di polizia di frontiere a Bardonecchia. Ma quello che più serve, in fretta, è il sistema di pattugliamento e sorveglianza sulle rive tunisine. Al 6 novembre sono sbarcati in Italia 29.952 persone contro le 9.944 del 2019. Più della metà di questi flussi arrivano dalla Tunisia a bordo di barchini che con poco più di una notte di navigazione toccano terra a Lampedusa e dintorni. Arrivano in Europa, e non solo in Italia, come dimostrano i percorsi di molti di loro. E quindi se da un lato è con la Tunisia che occorre agire, i fatti dimostrano che l’intero il dossier riguarda l’Europa. Gli attentati di Parigi, Avignone, Nizza e poi anche Vienna, parlano di un’Europa ancora sotto attacco dell’estremismo islamico. Bersaglio ancora più “facile” perché fiaccata dal Covid.