[il caso] Conte fa precipitare la crisi. “Mai più Iv in maggioranza”. M5s aprono a governo con Responsabili

Una giornata piena di colpi di scena e ribaltamenti di fronte. Tutto cambia intorno alle 12 con la velina di palazzo Chigi. Oggi le dimissioni della due ministre e del sottosegretario agli Esteri Scalfarotto. Il premier ha depositato il simbolo del suo partito: Insieme. Renzi: “Conte ha trovato i voti al Senato. Bene, noi andiamo all’opposizione”. Assicurato il voto su scostamento, ristori e misure anti Covid. Astensione sul testo del Recovery. Il Pd al lavoro per ricomporre. Nella notte l’ultimo Cdm del Conte 2

A duello: Matteo Renzi (leader di Iv) e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte
A duello: Matteo Renzi (leader di Iv) e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

In una giornata in cui la politica è stata fissa sulle montagne russe e non è ancora scesa, conviene partire dalla fine. Cioè dalla notte appena conclusa. Sempre che già stamani non sopraggiunga un ribaltamento di fronti e posizioni. L’ultimo consiglio dei ministri del Conte 2 chiude all’una di notte, dopo due ore e mezzo di riunione in un clima glaciale. E’ stato, salvo clamorosi colpi di scena, l’ultima riunione di gabinetto per le ministre di Italia Viva Teresa Bellanova e Elena Bonetti che oggi dovrebbero rassegnare le dimissioni. Ci poteva essere ancora una finestra da parte di Conte per evitare lo strappo: aprire alla richiesta di Italia viva di accedere “almeno ad una parte del Mes”, una decina di miliardi su 36. Per dimostrare che si può andare oltre le questioni ideologiche che stanno dietro il rifiuto totale del Movimento. E quello infastidito del premier. “C’è ancora spazio per mediare” aveva detto il ministro Spadafora prima di entrare a palazzo Chigi intorno alle 21. Può darsi che lo stiano ancora facendo in queste ore Pd e 5 Stelle lavorando molto sotto traccia. Ma anche ieri sera la riunione è stata segnata dai No e dai toni duri. E la fine del Conte 2 è decisa. Cosa succederà adesso - nascita del Conte 3 e con quali forze; sostituzione delle ministre e prosecuzione del Conte 2; uscita di scena di Conte e nascita di un governo di scopo; voto anticipato - è tutto da decidere. Perché se crisi sarà, è una crisi al buio. Proprio quello che il Quirinale non voleva.

Astensione

Torniamo a ieri sera, a palazzo Chigi. Le ministre hanno riconosciuto i passi avanti del nuovo Pnrr, le modifiche che rispondono alle richieste portate avanti dal 7 dicembre da Italia viva all’inizio in solitudine e nel fastidio quasi generale poi sempre più condivise. Il Piano è molto cambiato, nei saldi e nella struttura. Restano però “troppe criticità” in un testo giudicato in drammatico ritardo. La rinuncia al Mes è del tutto “incomprensibile” perché il suo utilizzo libererebbe risorse ulteriori nell'ambito del Recovery e perchè il piano pandemico del governo ipotizza risorse insufficienti per la sanità e prevede la scelta su quali cittadini curare. Non ancora all’altezza la parte su infrastrutture e turismo, così pure quella sul sistema agroalimentare “scandalosamente inferiore all’1% delle risorse complessive”. Non è neppure vero che ci sono più soldi per le donne e per le famiglie: rimane infatti non finanziata la parte sul sostegno alla maternità e il Family Act viene ridotto al solo assegno universale, scegliendo così di archiviare l'unica riforma organica approvata dal governo Conte 2.

Toni duri e glaciali

Sono state quasi tre ore di gelo. Tensione che si tagliava a fette perchèsono tanti a bluffare al tavolo della crisi di governo. Da un minuto all’altro la situazione si può ribaltare a favore di uno o dell’altro. Sul Mes i toni sono stati duri. Il ministro dell'Economia Gualtieri è intervenuto spiegando che lo strumento del Mes non ha nulla a che vedere con il programma Next Generation EU (è una linea di credito europea ma diversa dal Next Generation Eu). In ogni caso anche se si decidesse di attivarlo, al di fuori del Recovery, è stata la tesi del ministro “non ci sarebbero a disposizione risorse per investimenti aggiuntivi rispetto a quelli già programmati”. Il deficit, in altre parole, aumenterebbe troppo. I ministri Boccia e Amendola hanno chiarito che poiché il Mes “non può far parte di questo tavolo, le ragioni dell’astensione vengono meno”. Non una parola rispetto al fatto che il Pd ha sempre chiesto di attivare il Mes. Il ministro Speranza, che grazie alle battaglie di Iv si è ritrovato 19 miliardi invece che 9, ha insistito sul fatto che le risorse sono ancora “insufficienti”. Conte ha chiuso la discussione con toni polemici: il Mes non è ricompreso nel Next Generation (si tratta di una linea di credito europea ma dversa), parlarne qui e adesso “è sbagliato perchè fuori contesto”. E poi “basta speculare sul numero dei decessi per invocare l’attivazione del Mes. E’ un accostamento che offende la ragione e anche l’etica”.

“In ritardo sullo scostamento”

Chiuse tutte le porte su Mes e approvato il Recovery con l’astensione di Italia viva, la riunione è passata all’altro punto all’ordine del giorno, lo scostamento di bilancio per 24 miliardi. Le minestre di Iv sono andate all’attacco anche su questo dossier. I ristori per le attività commerciali rimaste chiuse durante il periodo di Natale e Capodanno, ha contestato Bellanova “dovevano essere predisposti subito, come era stato promesso nel Consiglio dei ministri del 23 dicembre”. Detto ciò, le ministre a nome anche dei gruppi parlamentari, hanno assicurato che daranno il loro sostegno e i loro voti per approvare ora e in futuro tutte le norme e i provvedimenti utili a sostenere le categorie colpite da chiusure e limitazioni. Renzi ha chiamato il ministro Speranza per assicurare che Iv sosterrà anche il Dpcm con le nuove misure anti Covid. Italia viva, insomma, esce dal governo ma non fermerà i provvedimenti che servono al Paese.

Le mosse di Conte

Resta da capire come prenderà forma oggi una crisi di governo che è già nella sostanza. Le dimissioni devono essere un atto formale e protocollato e finchè non accade, nulla è accaduto. Il Conte 2, che ha iniziato a morire a settembre dopo le regionali e via via che l’azione di governo si è impantanata tra zone a colori, divieti e curve, è quindi ancora tecnicamente in piedi. I rumors di ieri, decisamente tanti, troppi, davano le dimissioni oggi in mattinata. Poi però anche una conferenza stampa di Renzi nel pomeriggio, mai confermata dal diretto interessato i. Confermata invece l’assemblea dei gruppi stasera alle 22.

Ora però conviene tornare all’inizio della giornata. Perchè è stato Giuseppe Conte, alla fine, a togliere la pallina che stava ancora nella buca di una difficile trattativa e metterla sul piano inclinato della crisi. Nelle ultime 36 ore il premier ha fatto tre mosse molto studiate. In linea con i suggerimenti del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio e con le prassi del portavoce Rocco Casalino. Due mosse sono dichiarazioni ufficiali. La prima è uscita lunedì mattina sui giornali, veicolata dal suo portavoce con cui si spiegava che andando in aula “possiamo asfaltare Matteo Renzi e Italia viva”. La seconda è di ieri, fine mattinata, quasi ora di pranzo: “Se Renzi si sfila, per il presidente Conte non sarà più possibile una maggioranza con Italia viva”. Tutto è pianificato in queste ore. L’aut-aut di Conte rimbalza sulle agenzie di stampa e poi sui media, e deputati e senatori 5 Stelle sono pronti in coro: “Mai più al governo con Italia viva”.

La terza mossa riguarda il futuro prossimo di Giuseppe Conte: l’avvocato del popolo avrebbe infatti depositato il simbolo di un proprio partito che si chiamerebbe “Insieme/Conte Presidente”. Palazzo Chigi ha smentito. Ma non poteva essere diversamente trattandosi di un premier in carica che ha sempre detto e spergiurato di non pensare ad un proprio futuro politico nè alla guida di un proprio patito nè per altri incarichi. Cose che si dicono, come insegna la cronaca parlamentare. Anche Conte quindi ha ceduto alla sirene dei sondaggi che quotano il suo partito intorno al 10%.

E intanto il Pd chiamava i senatori

La velina di Palazzo Chigi (“mai più con Italia viva”) esce intorno alle 12. Fino a quel momento - ricordiamolo - la trattativa in corso prevedeva un Conte ter con la stessa maggioranza, corposo rimpasto di governo e dimissioni e reincarico lampo a Conte. La dichiarazione di Conte, così tassativa, cambia completamente al gioco. Lo ribalta. Non solo per Iv in qualche modo a questo punto costretta a lasciare. Anche al Pd che stava lavorando per il grande rimpasto. Diventa allora importante sapere che ieri mattina, intorno alle 11, prima della velina di Conte, emissari del Pd hanno contattato alcuni senatori centristi per spiegare che il Conte 2 era finito, che era in fattura il Conte 3 e sondare una loro disponibilità “ad allargare la maggioranza” per rendere così plastica la discontinuità tra Conte 2 e 3. “Non saremmo dovuti entrare in sostituzione ma in aggiunta ad Italia viva” spiega in serata uno dei senatori contattati. “Certo questo aut aut di Conte a Italia viva cambia tutto…”.

L’irritazione del Pd

La velina di palazzo Chigi cambia tutto: i piani, la giornata, fa saltare la trattativa. E i primi ad essere spiazzati, oltre Italia viva (“Conte ha deciso di non far nascere il Conte ter” twitta subito Nobili), sono proprio i dirigenti del Pd. Nel tardo pomeriggio Renzi è al Senato e irrompe alla buvette. Segno che ha cose da dire. E umori da sondare. “Io non volevo far fuori Conte, ma me stesso da questo governo - ha spiegato - Ormai ci siamo. Non ci metto la faccia sullo spreco di denaro pubblico”. Il fatto è che Conte ha alzato molto l’asticella. Delle due l’una: o è un bluff o ha chiuso con successo la raccolta dei Responsabili. Renzi è convinto della seconda. “Evidentemente hanno i numeri per andare avanti, prenderanno anche qualcuno dei miei… pazienza, me ne andrò all’opposizione”.

Sui Responsabili al Senato, quella ventina di senatori pronti a sostituire in maggioranza i 18 di Italia viva, sono state scritte paginate su paginate in questi giorni di vacanza. Gli azionisti di maggioranza sono due, la senatrice Lonardo e il senatore Fantetti, entrambi ex di Forza Italia e ora nel Misto. Da settimane, immaginando che prima o poi sarebbe arrivato lo show down, tengono in caldo un progetto che si chiama “Italia 23”, un nuovo gruppo o componente (il simbolo sarebbe quello del Maie) che ha la missione di portare la legislatura al 2023. Anche ieri sono fioccate sonore smentite su ogni ipotesi di progetto Responsabili. La voce più veicolata racconta di “un gruppo di senatori di Forza Italia che si staccherebbero con il via libera di Berlusconi per dare l’appoggio, magari anche esterno, al Conte ter”. Ipotesi smentita seccamente e con fastidio dal quartier generale di Forza Italia: “Voci che mettono in giro per spaventare Renzi. Non è vero”. In serata è intervenuto anche Berlusconi per stoppare la girandola di indiscrezioni e false piste messe apposta in giro per far saltare i nervi.

Da registrare che nella chat dei 5 Stelle, solerti nel dire in coro con Conte “mai più con Italia viva” c’è invece una voglia matta di responsabilità. Parlamentari come Vaccaro, Dessì, Puglia e tanti altri non hanno dubbi nel dire “abbiamo governato con Salvini perché non possiamo farlo con i Responsabili?”.

Un filo di trattativa

Il Pd non si arrende alla fine dell'esperienza giallo-rossa. E’ almeno da settembre che i gruppi parlamentari dem lavorano al rimpasto di governo. Il timing è quello previsto, “tra la Befana e metà gennaio”. Il pressing di Italia viva in queste settimane è servito a molti. Solo che Renzi ha puntato fin da subito ad un nuovo premier con la stessa maggioranza. Il Pd al Conter ter convinto che solo Conte può tenere unito il Movimento che è maggioranza in Parlamento ma totalmente fuori controllo. Un premier forte grazie alle debolezze degli altri. E’ questo lo schema che Iv ha provato ad interrompere per provare a far ripartire il Paese.

La parola a Mattarella

Questa divergenza tra Pd e Iv non ha mai provato a coincidere e la situazione è scappata di mano. Cosa succede adesso è ancora un rebus. Ieri pomeriggio i vertici dem, Zingaretti, Franceschini, Orlando, Delrio e Marcucci, si sono riuniti per ribadire la “contrarietà all’apertura di una crisi perchè sarebbe da irresponsabili”. Per Zingaretti è ancora possibile “approvare la bozza del Recovery Plan modificata con il contributo delle forze politiche, avviare il percorso parlamentare e impegnarsi per attivare in fretta le misure per il rilancio, l'economia, il lavoro”. E poi, “subito, tra oggi e domani, su proposta del Presidente Conte si discuta e si approvi il patto di legislatura per affrontare i problemi aperti e per rilanciare l'azione di governo”. Un appello che sembra però arrivare fuori tempo massimo. Il Pd resta su Conte sebbene ci siano ipotesi di tentare un altro premier politico per dare alla maggioranza ancora più forza. Si fanno i nomi di Guerini, Franceschini, lo stesso Di Maio. Conte ha già deciso “mai più Iv nel governo”. Renzi immagina la conta in aula. “Penso che il premier sostituirà le ministre di Italia viva e poi andrà alle Camere per chiedere la fiducia. Non so se prima si recherà al Quirinale”. Difficile che Conte si dimetta. Tutto adesso passa nelle mani del Presidente Mattarella.