[Il caso] Maggioranza e opposizioni a Conte: “Grazie ma ora basta fare da soli, serve il tavolo di unità nazionale”

Anche il Pd, una parte almeno, cambia schema: “Servono azioni strutturali con le opposizioni”. Il bisogno di condividere una crisi che sarà troppo dura e molto incerta. La vera storia degli esperimenti cinesi: gli scienziati negano sovrapposizioni ma la politica resta scettica e ha molte domande. Nel decreto, tra i motivi di spostamento, il governo inserisce “altre specifiche ragioni”

Il premier Giuseppe Conte durante la sua informativa alla Camera (Ansa)
Il premier Giuseppe Conte durante la sua informativa alla Camera (Ansa)

“Non ho evidenze scientifiche che ci sia un rapporto tra gli esperimenti fatti in Cina nel 2015 e questo virus, il Covid 19”. Alle otto e mezzo di sera Giuseppe Conte lascia l’aula di Montecitorio liquidando con sicurezza quello che è stato il caso del giorno: nel 2015 una trasmissione scientifica della Rai, “Leonardo”, spiegava come in un laboratorio cinese fossero in essere esperimenti sul virus della Sars utilizzando pipistrelli e topi provocando la nascita di un nuovo coronavirus che colpiva l’apparato respiratorio dei topi. E’ una notizia che rimbalza su tutti i social e su molti siti nel pomeriggio e che scatena interrogativi e polemiche. “Tutto falso, la comunità scientifica smentisce ogni collegamento con Covid 19, chi alimenta questa roba è uno sciacallo” dicono in coro le forze di maggioranza.

La risposta nella cartellina

La faccenda lambisce l’aula riunita per la prima volta da quando è scoppiata la crisi e l’Italia è rinchiusa in casa. Ma è probabile che, al di là delle smentite, torni in primo piano nelle prossime ore. Vedremo. Conte ha la risposta pronta, la tiene nella cartellina sotto braccio che indica quando allude alle “evidenze scientifiche diverse”. Ma mentre lascia l’emiciclo ha altro a cui pensare: la sua informativa alla Camera, che sarà replicata oggi in Senato, ha convinto a metà l’aula. Le opposizioni dicono di non voler fare polemica ma con toni sofferti, soprattutto il leghista Guido Guidesi per due settimane in autoisolamento a Codogno, il primo focolaio italiano, hanno detto al premier che cosi non va perchè “troppi sono stati gli errori in questi quasi due mesi di crisi” ed è chiaro che “non si può andare avanti così”. La maggioranza, a cominciare dallo stesso Pd, ringrazia il Presidente del consiglio e la squadra di governo per il lavoro fatto finora, ma d’ora in poi serve altro, “serve lavorare tutti insieme, maggioranza e opposizione”. Anche il Pd, o almeno quella parte del Pd che alla Camera si riconosce nel capogruppo Graziano Delrio, chiede l’unità nazionale che invece Conte rifugge come la fine del suo progetto di civil servant che scala le massime cariche dello stato.

Quaranta minuti

C’era quasi emozione ieri alla Camera. L’ultima volta i deputati s’erano visti due settimane fa. Un’altra Italia. In mezzo ci sono state le scene delle bare allineate in file così lunghe che solo i camion militari potevano smaltirle, quelle di medici e infermieri stremati nelle terapie intensive, di vite che finiscono senza neppure un funerale. Ecco, il Parlamento dovrebbe un giorno fare una staffetta per leggere tutti quei nomi in aula. Un funerale laico. Settemila e 503 decessi di oggi contro gli 827 dell’11 marzo. In mezzo c’è stato di tutto: da una parte un paese sempre più chiuso in casa, industrialmente fermo, psicologicamente distrutto perchè privo di una data di fine di questo incubo; dall’altra un governo che dal 21 febbraio ha prodotto 25 provvedimenti tra decreti, Dpcm, ordinanze. Quasi uno al giorno, spesso contraddittorio col precedente. Conte ha preso la parola e ha parlato per quaranta minuti davanti a un’aula ridotta di un terzo e pochi ministri intorno, Lamorgese, titolare dell’Interno, Roberto Speranza (Sanità), Azzolina, (Scuola), Di Maio e Bonafede (Esteri e Giustizia).

“Del senno di poi sono piene le fosse”

Dopo l’omaggio alle vittime e ai familiari, i ringraziamenti a medici e infermieri, e aver assicurato che “la stretta collaborazione tra governo e Parlamento è doverosa e necessaria”, il premier ha rivendicato quanto fatto finora e replicato a chi lo critica con un perentorio “ci sarà un tempo per tutto. Ma oggi è il tempo dell’azione e della responsabilità”. Alle critiche delle opposizioni ha riservato una citazione dai Promessi sposi “del senno di poi sono piene le fosse”. Poi è passato all’attacco: tra pochi giorni ci sarà un nuovo decreto “da almeno 25 miliardi”, la necessità che l'Ue agisca subito per realizzare quelle misure economiche - ad esempio gli eurobond - e sanitarie indispensabili, la promessa che “uniti, ne usciremo presto”. Senza dire quando. Ma non lo sa nessuno, neppure lui. Le parole di Conte però non hanno placato le tensioni, trattenute a fatica, di questa strana seduta.

“Comune cabina di regia”

Forza Italia la chiama “comune cabina di regia”. Salvini l’aveva definito “gabinetto di guerra”. Sempre con l’idea di richiamare in servizio come generale di corpo d’armata Mario Draghi. Giorgia Meloni invoca “una collaborazione vera, sul serio” perchè “anche se siamo opposizione vogliamo poter decidere per il nostro Paese”. Il tema del tavolo di unità nazionale che potrebbe anche diventare governo di unità nazionale continua a scorrere sotto traccia. Specie da quando, due giorni fa, Goffredo Bettini, il guru di tattiche e strategie della segretaria Pd, ha registrato una sterzata. “Il Governo finora è stato all'altezza, ma siamo ad un tornante decisivo - ha avvertito Bettini. “La pazienza dimostrata fin qui dal nostro popolo si può trasformare in rabbia e frustrazione, per cui ci vuole il massimo della concordia operativa”. Cioè un bel tavolo dove concordare i dossier più importanti di questa crisi. Soprattutto condividere anche gli strali degli italiani che adesso sopportano pazienti (fino a quando?) tra cacce all’untore e contabilità quotidiana di decessi (ieri altri 683 morti contro i 743 del giorno prima) e contagi (anche ieri sono diminuiti per il quarto giorno di fila, 5210 in più). Ma ad un certo punto cominceranno a mettere in fila i fatti di questi mesi. Era stato il vicesegretario del Pd Andrea Orlando il primo a suggerire di mettersi al riparo in qualche modo per il dopo. Bettini è arrivato a ruota. Conte ieri non deve aver gradito ritrovarsi in un’aula dove da destra e da sinistra chiedevano tutti la stessa cosa: una vera, reale, comune cabina di regia dove con umiltà tutte le forze di governo affrontano la crisi più grave dal secondo dopoguerra. Che poi è anche, soprattutto, l’auspicio del Presidente della Repubblica.

Da destra

Il tavolo comune dove assumersi collettivamente le responsabilità politiche di questo passaggio imprevisto e funesto della storia del Paese è quindi il filo rosso di tutti gli interventi. Che, seppure con toni non aggressivi (c’è la diretta tv e la gente a casa potrebbe non capire, in fondo Conte si sta assumendo importanti responsabilità), non fanno sconti al Presidente del Consiglio. “Non ho ancora sentito un appello alla collaborazione delle opposizioni” ha protestato il leghista Guido Guidesi, il primo a parlare in un’aula muta ad ascoltare le parole di una specie di sopravvissuto rimasto chiuso in quel primo paese diventato fantasma che fu Codogno. “La verità è che ci avete abbandonato. Dovevamo essere i primi, un po’ le cavie, invece sono diventati prassi il panico e la confusione nelle lunghe attese tra l’annuncio di un Dpcm, la realizzazione e l’interpretazione della norma”. Roberto Occhiuto (Forza Italia) ha accusato il governo di “non aver protetto il sud” perchè “per due volte una sciagurata comunicazione ha provocato l’esodo dal nord al sud”. C’è da dire che nonostante i due esodi, il sud per ora e per fortuna tiene. Nel senso che il virus cresce ma poco e sembra dare il tempo alle strutture di ricevere i malati. Anche Forza Italia vuole collaborare con il governo. “Se è vero che siamo in guerra noi non vogliamo disertare” ha detto Giorgia Meloni, “vogliamo lavorare, ogni giorno se serve, in questa aula, essere in prima linea con quei medici e quegli infermieri, con le cassiere del supermercato e gli agenti di pattuglia per strada, per rispetto anche a tutti quelli che sono morti soli e senza funerale”. La leader di Fratelli d’Italia chiede una collaborazione reale con il governo e la maggioranza, “cioè sedersi al tavolo e decidere insieme”.

Mascherine inviate per errore

Per non fare errori come quello commesso a metà febbraio quando il governo ha inviato a Wuhan, in Cina, milioni di mascherine. Ma dal 30 gennaio anche noi eravamo in emergenza. E ancora oggi ci sono ospedali - come il NOA di Massa-Carrara che è un po’ il simbolo e la frontiera che si oppone al virus tra il nord e il centro Italia - che vanno avanti grazie ai privati che donano mascherine. A giovanissimi infermieri appena usciti dalle scuole, buttati nella trincea dell’epidemia “un po’ come le reclute che sbarcarono in Normandia” racconta un medico, “eppure bravissimi, eroici”. Ai medici che ormai non hanno più i turni e usano per tre giorni dispositivi che dovrebbero durare sei ore. Il Noa di Massa è a tutti gli effetti un ospedale Covid: 130 ricoverati di cui almeno trenta intubati. Interi reparti sono stati svuotati, smontati e rimontati. Una flessibilità e un’operatività impressionanti.

E da sinistra. Pensando a Draghi

Ma torniamo alla politica, meno flessibile e anche meno operativa. Un tavolo permanente con le opposizioni è evocato, con nettezza, anche dal Pd. Graziano Delrio lo ha detto in aula: “Servono tavoli costanti e permanenti con le opposizioni su alcuni temi per un’azione strutturale”. Con il passare delle ore, il pressing su Palazzo Chigi potrebbe crescere. Conte ne è stato consapevole ieri forse per la prima volta. In ambienti parlamentari si ragiona ormai senza che il tavolo di crisi si trasformi nell'ombra del governissimo. Il nome di Mario Draghi, ormai da giorni circola non solo sui media ma anche nei palazzi. “Dobbiamo avere un’unica stella polare” ha suggerito Delrio, “usare qualunque mezzo” riecheggiando quel “whaterver it takes” che è ormai il secondo nome dell’ex governatore della Bce. Non è sfuggito che ieri Draghi è tornato a parlare. In un lungo editoriale sul Financial Times ha parlato di “scenario di guerra” dove l’unica arma è “fare più debito pubblico che diventerà una caratteristica delle nostre economie”.

L’ultimo via libera, atteso, è arrivato da Italia Viva. “La responsabilità pesa meno se condivisa. Noi ci siamo e credo che ci siano anche le opposizioni per evitare altri errori” ha sottolineato Maria Elena Boschi. Per la cronaca, ieri Giorgetti (Lega) e Rosato (Iv) hanno condiviso, a distanza di un metro e mezzo, una lunga e complice conversazione in Transatlantico.

Gli esprimenti nei laboratori cinesi

E’ stato per tutto il pomeriggio il tema bisbigliato e analizzato. Non è arrivato in aula ma ci ha girato intorno. A scriverne per primo in Italia fu il sito Business Insider giovedi 13 febbraio, ma allora l'attenzione nazionale era ancora dedicata agli scarsi equilibri nella maggioranza. Il titolo dell'articolo firmato da Mauro Bottarelli diceva già tutto: “Spunta una inquietante ricerca del 2015: la creazione in laboratorio di un virus-chimera dal coronavirus di pipistrello”. Reazioni zero nonostante dal 31 gennaio fosse stata dichiarata l'emergenza nazionale sanitaria dopo il ricovero allo Spallanzani della coppia di anziani cinesi turisti a Roma affetti da Covid-19. Solo una settimana più tardi vennero individuati i focolai di Codogno e Vò Euganeo. BI raccontava della ricerca conclusa nel 2015 da un gruppo internazionale di scienziati tra i quali il varesino Antonio Lanzavecchia, immunologo laureato a Pavia, docente prima a Genova e Siena e poi in Svizzera, con una sfilza di titoli e premi lunga così. Un'autorità mondiale. Lo studio, molto accurato, resocontava di un esperimento, tenuto in Cina, di combinazione di un coronavirus del pipistrello con il muso a ferro di cavallo, tipico dell'estremo oriente, con il coronavirus che provoca la Sars nelle cavie: il risultato era un nuovo coronavirus, scrivevano gli scienziati, in grado di infettare le cellule umane in caso di minima mutazione della proteina spike, provocando una gravissima sindrome a livello di apparato respiratorio. Il paper, pubblicato dalla prestigiosa rivista Nature e depositato presso la biblioteca nazionale medica americana (NLM), generò un dibattito serrato tra virologi, immunologi e pneumologi, divisi tra quanti paventavano effetti disastrosi sull’uomo e quanti si dicevano certi che il contagio umano era ipotesi remotissima.

Tra smentite e qualche dubbio

Della polemica s'era occupata anche la rubrica di RaiTre Leonardo, con un servizio mandato in onda il 16 novembre 2015. Il relativo videoarticolo, firmato da Maurizio Menicucci, ha girato ieri in rete creando un panico senza precedenti, anche perché la fonte è autorevole e il contenuto senza alcuna finalità allarmistica contingente, essendo vecchio di quasi cinque anni. Molte le smentite, tra cui quelle di Roberto Burioni, Fabrizio Pregliasco ed Enrico Bucci, tutti d'accordo nel sostenere che il virus creato nei laboratori cinesi nel 2015 non aveva capacità epidemica. La stessa rivista Nature ha aggiunto di recente allo studio pubblicato online questa dicitura: “Siamo stati avvertiti che l'articolo è usato come base per teorie non verificate secondo le quali il nuovo coronavirus che causa la Covid-19 è frutto di manipolazione in laboratorio. Non esiste alcuna prova che ciò sia vero; gli scienziati sono convinti che un animale sia molto probabilmente la fonte del coronavirus”. E se uno di quei pipistrelli-cavia infettati nel 2015 fosse uscito per errore dal laboratorio cinese? Il dibattito non si chiuderà facilmente.