[Il retroscena] Il discorso del Premier. Così oggi Conte “sfiducerà” Salvini e la sua “sleale collaborazione”

L’unica cosa certa di giornata sono le comunicazioni del premier. Parlerà per circa mezz’ora. Massimo riserbo sull’intervento. Poi si aprono tre opzioni. Il cerimoniale del Quirinale pronto alle consultazioni a partire da mercoledì. In serata sembra in stallo il governo di legislatura. Riprende quota un esecutivo del Presidente per fare la manovra e andare a votare a marzo

[Il retroscena] Il discorso del Premier. Così oggi Conte “sfiducerà” Salvini e la sua “sleale collaborazione”

Ci sono state le ore della notte e ci sono ancora quelle della mattina. Gli uomini (e le donne) -trattativa sono in azione fino all’ultimo secondo utile. Che sarà oggi, intorno alle 15 e 30, quando il premier Conte terminerà le sue “comunicazioni” all’aula del Senato e la crisi più incredibile e sconclusionata nella storia delle moderne democrazie non sarà più virtuale ma diventerà qualcosa di reale: una crisi di governo o, ipotesi remota, un rimpastone per tirare avanti.

E’ uno dei più abusati modi di dire: “Tutto è ancora possibile”. Eppure così è dopo che tra il 7 e l’8 agosto Matteo Salvini decise con un blitz che era l’ora di chiudere l’avventura politica con i 5 Stelle. Troppo diversi per andare avanti in un progetto comune. La crisi è stata virtuale per tredici giorni. Nelle ultime 48 ore, dopo che la Lega aveva riaperto il dialogo e i 5 Stelle lo hanno chiuso (definitivamente?),  tutti stanno facendo i conti con la prospettiva di dover andare a casa, lasciare il Parlamento per tornarci forse, chissà. Anche Salvini, che da vincitore assoluto dopo aver sbagliato tutto lo sbagliabile si ritrova ridimensionato e con davanti a sè la prospettiva peggiore: dover lasciare il ministero dell’Interno e la cabina di regia della propaganda anti migranti che in quattordici mesi gli ha raddoppiato i consensi. Così tutti, oggi,  vorrebbero tornare indietro, riannodare il nastro dei tredici giorni e non dover fare i conti con la crisi e le sue conseguenze.

Prendere tempo

Pur di non parlare di sè e di quello che ciascuno ha combinato in questo pasticcio, ieri sera tardi chiunque rispondeva più o meno così: “La situazione è ancora fluida, tutto è possibile, dobbiamo ascoltare con attenzione le parole di Conte. E seguire le sagge decisioni del Presidente Mattarella…”. Che poi è vero fino ad un certo punto visto visto che Conte metterà in fila ciò che è accaduto in questi mesi e perchè giudica quella del vicepremier Salvini “una sleale collaborazione” (almeno sul dossier migranti).  E dunque non sarà una comunicazione nè soft nè ammiccante con l’ex alleato di governo. “Non c’è alcuna possibilità di pace. Con Salvini ho rotto definitivamente” ha confidato il premier ai suoi più stretti collaboratori in queste lunghe giornate di attesa e vigilia.

Poco vero, anche, che i leader dei vari partiti seguiranno il volere del Capo dello Stato: in realtà è vero il contrario visto che il Presidente sarà arbitro come non mai della partita e nelle consultazioni ascolterà ciò che hanno da dire i segretari e i capigruppo. Dopo le consuete valutazioni, il Presidente deciderà se, chi e come gli garantisce la maggioranza parlamentare più sicura con il programma politico più affidabile. E solo in quel caso procederà con un incarico.

Dunque rinviare le decisioni alle parole di Conte e alle consultazioni allo Studio della Vetrata al Quirinale è, oggi, solo un modo per prendere tempo. Per non dover decidere. O per non saperlo fare, che è peggio.

Mezz’ora di tempo

Il premier professore ha rispettato in questa lunga vigilia un rigoroso silenzio. E’ stato nel suo ufficio a palazzo Chigi dove ha limato fino all’ultima virgola l’intervento che dovrebbe coprire circa mezz’ora. Ma poco o nulla è trapelato su ciò che dirà. “Sarà la crisi più trasparente nelle storia della Repubblica” ha promesso la sera dell’8 agosto quando fece riaprire la sala stampa di palazzo Chigi per spiegare cosa stava succedendo. Possiamo dire con certezza che non farà sconti all’ex alleato già quella sera accusato di “aver tolto la fiducia alla squadra di governo non per un questione di merito ma per capitalizzare il consenso raggiunto in questi mesi”. Frase poi smentita dallo staff di  Salvini ma solo dieci giorni dopo. Conte metterà in fila riunioni mancate (ben sei quelle dei ministri dell’Interno europei), vertici disertati, appuntamenti internazionali saltati (l’ultimo il 22 luglio a Parigi proprio sull’immigrazione, circa l’85% di quelli euripei), consigli dei ministri snobbati (l’ultimo proprio il 6 agosto quando Di Maio doveva approvare provvedimenti importanti che sono infatti slittati). Gli chiederà conto, come ha già fatto nella lettera di Ferragosto sul caso Open Arms, di vari casi di “sleale collaborazione”  come il doppio tavolo parallelo con i sindacati e le associazioni di categoria convocate al Viminale e del mancato rispetto delle norme internazionali per quello che riguarda il soccorso in mare. Tutto questo, ha detto e più o meno ripeterà Conte, “non potrà mai essere giustificato dal fatto che sei un leader politico legittimamente proteso a incrementare costantemente i tuoi consensi”. E poi l’ eccessiva «foga politica e ansia di comunicare» sul tema dell’immigrazione. Per non parlare della scarsa cura “per i valori della dignità del ruolo che ricopriamo e la sensibilità per le istituzioni che rappresentiamo”. Rivendicherà, Conte, il fatto che il suo governo “ha lavorato e tanto e mai dalla spiaggia” rigettando così la narrazione del governo dei No ed elencando cose fatte, cose in cantiere tra cui la bozza della manovra 2020 su cui ha lavorato con i ministri Tria e Di Maio.

Un groviglio di opzioni

Le parole di Conte saranno misurate sillaba dopo sillaba perchè solo dall’intensità e dalla profondità del suo attacco a Salvini, e dalla controreplica del vicepremier leghista, sarà possibile capire cosa succederà dopo le comunicazioni. “Non sappiamo nulla, è ancora tutto possibile, vediamo domattina (stamani, ndr)” dicevano ieri gli uomini e le donne trattativa di Pd, Leu, M5s, Forza Italia e della stessa Lega. All'ordine del giorno ci sono solo le comunicazioni del premier. Non c’è, ad esempio, la mozione di sfiducia leghista presentata dal capogruppo Romeo ma poi rimasta congelata. “Sentiamo cosa avrà da dire Conte” ripete meccanico Salvini.

Tre scenari

Salvo sorprese, gli scenari sembrano dunque essere tre. Conte potrebbe salire al Quirinale e rassegnare le dimissioni in seguito all'approvazione di una risoluzione di “sfiducia”.  Potrebbe farlo senza attendere la votazione, in modo da essere dimissionario ma non sfiduciato (pronto, ad esempio, per un secondo incarico). C’è anche la terza ipotesi, del terzo tipo per non dire impossibile: i 5 Stelle, che siederanno -unici- accanto al premier sui banchi del governo, potrebbero mettere ai voti una mozione di fiducia e cercare su questa la nuova maggioranza politica dei responsabili. In modo da salire poi al Colle con una nuova maggioranza già pronta. Qualche indicazione più precisa potrebbe arrivare stamani quando alle 12 Salvini riunirà il gruppo della Lega e alle 14 e 30 quando ci sarà la capigruppo del Senato per decidere appunto l’ordine dei lavori.

Partiti nel caos… per non andare a casa

Si racconta che Casaleggio abbia visto i sondaggi che inchiodano il Movimento al 7-8% e allora si sia convinto di fare asse col Pd. Ieri Di Maio, un capo politico che ha ripreso vigore solo per l’autogol di Salvini, ha ribadito ai gruppi parlamentari, “piena fiducia” a Conte, “uomo di una rettitudine che non ho mai visto in nessuno” che “non merita di essere trattato come in questi giorni e neanche di essere accusato di trame segrete” (sarebbe Conte all’origine di tutto essendo stato il regista dell’elezione della von der Leyen con i voti dei 5 Stelle europei).  E’ l’unica carta che hanno. Per il resto, c’è chi sta ancora trattando con la Lega e chi con il Pd.  Al Nazareno, diviso tra favorevoli e contrari al governo con i grillini nonostante il via libera di Prodi alla “coalizione Ursula”,  il segretario Nicola Zingaretti continua a frenare e a tenere i piedi in terra: “O nel corso delle consultazioni si verificano le condizioni per un governo forte e di rinnovamento anche nei contenuti o è meglio il voto”. Per tacere della sfilza di smentite e veleni: smentite le liste dei ministri Pd; smentita la colazione Renzi-Carfagna per allargare a Forza Italia il fronte del governo di legislatura fino al 2023; smentita l’ipotesi Renzi commissario in Europa. E se invece Salvini stesse lavorando proprio ad un centrodestra più largo? Matteo Renzi oggi parlerà in aula. E spiegherà ancora una volta: “Serve un governo per evitare l’aumento dell’Iva e mettere in sicurezza gli italiani”.

Consultazioni dal 21

Intanto il Quirinale si prepara al rito delle consultazioni. Se sarà crisi si aprono anche qui almeno tre opzioni: il governo elettorale che anche senza fiducia porterà il paese alle urne a novembre (il 3?) con una nuova squadra; il governo di legislatura su cui convergono lo stato maggiore del Pd e dei 5 Stelle ma che dovrà fornire un programma molto preciso per avere il via libera. Ieri sera, in quella consultazione perenne che sono le indiscrezioni che filtrano da telefonate, messaggi e whatsapp, aveva ripreso quota l’ipotesi del governo del Presidente per mettere in sicurezza i conti e andare a votare a primavera. In effetti meglio evitare altri esperimenti politici.