[Il punto] Conte furioso, scrive una lettera alla stampa e affonda: "A rischio gli interessi nazionali in Europa"

Il premier "tradito" da Salvini che non ha votato per Von Der Leyen. Il leghista tira dritto mentre Di Maio assicura: nessuna trattativa con il Pd. Nota di Palazzo Chigi sulla lettera a Repubblica

[Il punto] Conte furioso, scrive una lettera alla stampa e affonda: 'A rischio gli interessi nazionali in Europa'

Il premier Conte segna il passo di una difficile convivenza sempre più palpabile con una lettera indirizzata al quotidiano La Repubblica. Piccata ma con stile, come nelle abitudini dell'"avvocato del popolo", la missiva del presidente del Consiglio è una denuncia ma anche un richiamo alla responsabilità delle forze che compongono il governo. Sembra esserci però un destinatario particolare, il leader della Lega, Matteo Salvini, che tradendo le richieste del premier sulla "fiducia" alla presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen (voto comunque "legittimo", aveva detto ieri il premier) ha messo l'Italia in una posizione potenzialmente difficile nella fase delicata di formazione della Commissione europea. Durante le trattattive il premier si era infatti allungato fino a preconizzare per l'Italia un "commissario economico di peso", e ipotizzare la Concorrenza, che darebbe all'Italia una posizione di assoluto prestigio all'interno dell'Esecutivo e la gestione di un portafoglio pesante. 

La nomina di Von Der Leyen e il peso del no leghista

Prima della nomima della presidente della Commissione Ue "ho invitato i parlamentari europei delle forze politiche che sostengono la maggioranza interna ad appoggiare questa candidatura", scrive il premier. Ma così non è andata e l'azionista verde ha preferito fare di testa sua e votare contro la ministra tedesca laciando il Cinquestelle da soli a determinare la nomina. "Non sono in condizione di prefigurare se questa contrarietà avrà ripercussioni sulle trattative che si svolgeranno per definire la composizione della squadra di neo-Commissari", dice. "Di certo non si tratta di rivendicare una 'poltrona' a beneficio di una singola forza politica. Si tratta di difendere gli interessi nazionali e di rivendicare per l'Italia il posto di prestigio che merita", dice Conte.

Verso la crisi?

Lo scenario che si apre a questo punto ha il sapore acre dell'inizio della fine. La misura è data dalla distanza siderale tra Conte e Salvini che non si parlano da giorni. E "se questa esperienza di governo dovesse interrompersi in via anticipata - chiarisce Conte - non mi presterò a operazioni opache o ambigue". E assicura che il percorso si realizzerà "in modo lineare e trasparente, nelle sedi appropriate, per rispetto del Parlamento e dei cittadini". Insomma, Conte scrive al principale giornale italiano e, in nome della "trasparenza" a cui si è votato, si mette nelle mani dei due alleati. "Fatevi due conti e decidete velocemente", sembra dire. 

Nella missiva il premier ribadisce che la manovra si farà anche con l'apertura alle parti sociali, come chiesto da Di Maio dopo la fuga in avanti di Salvini che in un tavolo monocolore apparecchiato al Viminale ha invitato 43 sigle prendendosi la scena e sforando dalle sue competenze di ministro dell'Interno. La provocazione poi è arrivata con l'esibizione al fianco dell'ex sottosegretario Siri (ideologo della Flat Tax in salsa leghista) travolto da un'inchiesta per corruzione. Conte ribadisce nella lettera che ogni iniziativa di questo tipo, compiuta da una singola forza politica, "è pienamente legittima, ma non può sostituirsi al pieno contraddittorio tra tutte le parti politiche e sociali, alla presenza dell'intero Governo".

"Se dicono altri tre no cambia tutto"

Salvini tira dritto. Appare quasi sarcastico nel commentare le parole di Conte e assicura che andrà in Parlamento a riferire sul caso Lega-Russia, di essere tranquillo "sulla corruzione e quelle fantasie lì", di fidarsi di chi gli è vicino e che "non gli interessa" se il presidente della Camera Fico stia lavorando o meno per un governo Pd-M5. Ma, immancabilmente, lancia un avvertimento agli alleati di governo: "Se dicono altri tre no, cambia tutto". Nonostante l'inghippo europeo che mette con ogni evidenza Conte in difficoltà, Salvini non arretra. "Mi auguro che il loro voto a Merkel e Macron non significhi una manovra alla Monti", sostiene.

Di Maio: la crisi non c'è

Di Maio prova ad allontanare la cortina fumogena che si è annidata sopra il futuro del governo gialloverde. "La crisi non c'è e non ci sarà, quello che c'è è l'unico governo possibile", dice in un'intervista al Corriere della sera, giurando e spergurando di non essere interessato a una nuova maggioranza con il Pd. "Non faremo mai alleanze con il partito di Bibbiano", assicura. E punge l'alleato: "Il rischio che corre la Lega è isolare l'Italia e che quando avremo bisogno di aiuto saremo isolati come la Grecia e avremo problemi sui conti correnti degli italiani". 

Sulle "condizioni" per andare avanti Di Maio dice: "Non ci sono tre no". Sulla manovra, sull'autonomia ("avanti con i tempi del buonsenso", dice il pentastellato) e sulla riforma della giustizia avanti con la Lega, assicura il vicepremier pentastellato. 

Ma su Salvini pesa anche il caso Russia. E qui la distanza con Conte diventa davvero siderale. Il premier è intenzionato ad assecondare le opposizioni che chiedono al vicepremier leghista di rispondere in Parlamento. Lui taglia corto definendo la questione "aria fritta" e cedendo sul dover rendere conto al Parlaemento. Cosa che, per dovere istituzionale, farà invece Conte che risponderà "in piena trasparenza, su tutte le circostanze e le notizie che sono a conoscenza mia e di tutti i Componenti del Governo che presiedo". Se poi Di Maio insiste sul credere alla buona fede di Salvini, l'interessato affonda: "Che ne sa il premier dei presunti finanziamenti alla Lega?". E completa il ragionamento: Conte "ribadisce ogni giorno che è il presidente del Consiglio. Chi l'ha mai messo in dubbio? Io non mi alzo la mattina dicendo 'Matteo sei il ministro dell'Interno, accidenti!'". E sulla vicenda europea non mostra cedimento: il commissario italiano "è dovuto per legge". Ma in proposito, visto come stanno messe le cose, il paventato colore verde padano appare sempre più sfumato. 

La nota di Palazzo Chigi a Repubblica

La lettera di Conte pubblicata su Repubblica deve aver creato qualche malumore di troppo perché una nota di Palazzo Chigi, successiva all'uscita in edicola, precisa che "il titolo pubblicato in prima pagina ("Conte: tradito dalla Lega in Europa") e il titolo interno ("Possibili danni all'Italia dopo il tradimento della Lega alla Ue") sono stati liberamente elaborati dalla Redazione e riportano parole e concetti che il Presidente del Consiglio non ha espresso e che non corrispondono al suo pensiero, chiaramente riassunto nella lettera". Il giornale di piazza Indipendenza si scusa e parla di titolo "improprio".