[Il caso] Conte vede Renzi ma il premier va alla conta in aula. Voto in ottobre e cambio di premier non sono più tabù

La prossima settimana il Presidente del Consiglio incontrerà il leader di Iv e chiederà il voto in Parlamento sulla nuova agenda del programma. Terrà in considerazione le richieste di Italia Viva? Timide aperture a destra sul Sindaco d’Italia. Svaniti nel nulla i Responsabili che dovrebbero sostituire Iv in maggioranza

Matteo Renzi e Giuseppe Conte
Matteo Renzi e Giuseppe Conte

Eppur si parlano. Matteo Renzi e Giuseppe Conte. “Ieri ci siamo scambiati qualche messaggio – dice il leader di Italia viva - e poiché ogni telenovela ad un certo punto deve avere il suo momento di chiarezza, un finale, la prossima settimana andrò a trovare il Presidente, gli porteremo il nostro Piano shock da 120 miliardi di opere cantierabili e poi vediamo che succede”. La risposta del premier, che dopo l’intervista di Renzi a Porta a Porta aveva silenziosamente preso tempo, arriva appena atterra a Bruxelles per il Consiglio Europeo e ha i suoni della totale disponibilità. “Renzi mi ha chiesto un incontro – conferma il Presidente Conte - e ho già risposto che sono ben disponibile, la mia porta è sempre stata e sarà sempre aperta”. E siccome l’avvocato sta facendo lezioni di politica, ha imparato che nulla è quello che sembra, che alle parole non sempre corrispondono i fatti e che i toni flautati, un po’ come la pochette nel taschino della giacca, pagano sempre, subito dopo aggiunge: “Comunque farò presto un passaggio parlamentare con la nuova agenda di governo fino al 2023 per indicare le misure che servono al paese così come sono emerse dai Tavoli a palazzo Chigi”. Il premier cioè chiederà la conta in Parlamento per verificare a che punto sta la maggioranza. Dovrebbe accadere la prossima settimana. Ed è chiaro che dopo settimane di montagne russe sarà il momento della verità. Quello in cui si capirà se Conte resta premier, se la legislatura va avanti e, nel caso, per fare che cosa. La situazione è confusa, le opzioni numerose, gli scenari possibili anche. Ciascun giocatore sulla scena si sta in realtà tenendo tutte le porte aperte.

Conte e la sua lista al 10%

All’avvocato piace fare il premier. E se i primi sedici mesi sono stati scivolosi come una lastra di ghiaccio, nel proseguio ha mostrato doti di equilibrista e una certa flessibilità nel cambiare opinione. E alleati. Il governo giallo rosso gli piace. Anche perché del “giallo”, cioè del Movimento, è rimasto quello a lui più consono, la parte governista. Di Battista non è mai stato un amico. Di Maio sì, ma lo ha sacrificato sull’altare della stabilità e del mandato a palazzo Chigi. Il Professore infatti ha subito trovato un’ottima sintonia con Dario Franceschini e anche con il segretario dem Nicola Zingaretti. Un reciproco colpo di fulmine, si potrebbe dire. Tanto che dopo appena tre mesi di convivenza entrambi lo hanno indicato come “premier di una coalizione di centrosinistra”. Con dentro il Pd quotato tra il 20-25%; la parte sinistra del Movimento, quella che già adesso è al governo stimata intorno al 10%; con la lista Conte. Il Professore è stato convinto, stime alla mano, che “la sua lista può valere più di quella di Monti”. Il 10 per cento. Ecco perchè per Conte non è un problema andare a votare anche subito. Ha già tutto pronto e servito.

Renzi, le partite e i tavoli

E dire che Conte sta facendo il 2 perché fu Renzi, nell’agosto scorso a rompere il tira e molla sulla discontinuità con il suo primo governo, e a convincere Zingaretti, Franceschini s’era già convinto da solo, che si poteva fare senza vergognarsi troppo. Poi però Renzi ha fatto lo strappo, è nata Italia viva in funzione anche “antigrillina” e per conservare nell’azione di governo quell’impronta riformista che è nel dna del renzismo. Le cose, da allora, non sono andate come dovevano. Secondo il senatore di Firenze, il Pd si è “schiacciato a sinistra” e fermato nella palude del grillismo. Il reddito di cittadinanza invece della crescita, l’immobilismo al posto del progressismo. Da quel momento è stata battaglia su molti dossier: contro gli aumenti di tasse su plastica e zucchero, contro il ritiro delle concessioni a Autostrade, contro la prescrizione Bonafede. Conte è entrato nel mirino dell’ex premier. Se a questo si aggiunge che Italia viva non ha avuto la crescita immaginata, colpa anche delle inchieste giudiziarie; che la segreteria di Zingaretti ha deciso l’azzeramento dell’ex segretario; che Conte non ha avuto per Renzi la “giusta” considerazione , ad esempio al gran banchetto delle nomine; messo tutto questo in fila si arriva allo show down di questi giorni. E di quelli che verranno. Renzi non vuole andare a votare, ha bisogno di tempo per crescere consolidarsi. Vuole un governo “che fa” ma vuole sostituire l’inquilino di palazzo Chigi forte di un consenso superiore al 30 per cento. In questi tre obiettivi, si gioca il risiko di queste ore.

Il Piano Shock per aprire i cantieri

“Vorrei invitare tutti a leggere quello che Italia viva sta facendo in queste ore come tappe di un unico percorso” ha detto ieri mattina Renzi presentando al Senato il Piano Shock, un decreto legge in sei articoli per aprire cantieri che restano chiusi, velocizzare la realizzazione delle opere strategiche e utilizzare finalmente quei 120 miliardi già stanziati bloccati come le opere da una burocrazia ossessiva. E’ prevista la nomina di commissari straordinari, semplificazioni delle procedure, termini perentori per i ricorsi. Il senatore Riccardo Nencini, che è stato sottosegretario alle Infrastrutture, ha fornito l’elenco delle opere che potrebbero essere cantierate subito se il Consiglio dei ministri lo facesse proprio. Si tratta della Fano-Grosseto, della Ionica, dell’Adriatica Bari-Mola, l’aeroporto di Firenze, la Tirrenica, il passante di Bologna, la Gronda di Genova, la Torino-Lione, la pedemontana lombarda, il terzo valico di Giovi. La deputata Raffaella Paita ha spiegato come “il modello Expo” e il modello Ponte Morandi, un commissario responsabile di tutto l’iter, dalla progettazione all’esecuzione, siano l’unica soluzione.

Contro l’immobilismo e la recessione

Il decreto cantieri va “letto” insieme alla battaglia contro la prescrizione di Bonafede per una giustizia giusta; alla richiesta di abolire il reddito di cittadinanza e impiegare quei soldi per tagliare le tasse; alla proposta dell’elezione diretta del premier, “il sindaco d’Italia”, la riforma necessaria per riportare nei cittadini la fiducia in una politica che decide e si assume le proprie responsabilità. Queste sono le linee generale del progetto di Italia viva. L’indirizzo di governo che dovrebbe guidare anche l’azione di Conte che invece risulta immobile e senza iniziativa. “Non sono ultimatum, sono proposte” ripete Renzi “per sbloccare un paese fermo e in recessione”. Ieri Italia viva ha votato per dieci volte con le opposizioni ordini del giorno respinti dal governo contro sugar e plastic tax, a favore della proroga dell’entrata in vigore della Bonafede. Ma ha votato due volte la fiducia (decreto intercettazioni, decreto Mille proroghe) al netto di Renzi che non ha fatto in tempo ad arrivare. E’ la prescrizione la cartina di tornasole del Conte 2. “Su questo non possiamo retrocedere di un millimetro” conferma il leader di Iv che tiene sul tavolo la pistola carica della mozione individuale al ministro Bonafede. “Entro Pasqua e magari anche prima”. Prima ci sarà il voto sul disegno di legge Costa (Fi) che chiede l’abrogazione della Bonafede. Italia viva lo potrebbe votare. Contro la sua maggioranza.

Il piano di Zingaretti e Bettini

Il governo si muove o resta fermo? Fa quello che propone Italia viva o quello che pretendono i 5 Stelle? Il Pd cerca di mediare. E di sicuro non vuole Renzi al suo fianco in questa mediazione. Troppo ingombrante. Troppo pericoloso. Il segretario Zingaretti e il suo consigliere Bettini, membro della Direzione, stanno facendo di tutto per evitare che l’ex segretario possa tornare in gioco. E magari azzeccare qualche mossa conquistando fette di elettorato moderato e spingendo il Pd a sinistra. Bersani & c sono già tornati a casa. La Ditta sta riprendendo forma. Da qui i continui cambi di campo di Renzi: prima la minaccia della sfiducia a Bonafede; poi la richiesta di cancellare il reddito di cittadinanza; le offerte del Piano Shock e del “sindaco d’Italia”. Proposte per lo più irricevibili per i 5 Stelle che non sanno più bene chi sono ma hanno la maggioranza relativa in Parlamento. Pesano poco fuori ma molto dentro. Così se è chiaro che Renzi ha in testa di sostituire Conte, Zingaretti lo blinda. Fino a non escludere più la fine della legislatura e il voto anticipato in autunno. Non è un caso se ieri è stata definita la segreteria nazionale del partito dove hanno trovato posto tutte le anime e le correnti. Soprattutto Base riformista, gli ex renziani garanzia di un Pd riformista non corbyniano che potrebbero tentare la conquista della segreteria. Le quote di una segreteria possono essere una garanzia per eventuali posti nelle liste elettorali.

Il sindaco d’Italia e il centrodestra

Nell’ipotesi di un voto, per molti costituzionalisti impossibile, già in autunno, vanno lette le chiusure anche un po’ sprezzanti di Conte e di ex renziani rimasti nel Pd come Marcucci e Parrini al progetto del “sindaco d’Italia”. “Non entro nel merito di iniziative estemporanee” ha tagliato corto il premier. Anche perché per fare una riforma costituzionale di questa portata servirebbe un governo di unità nazionale, che blinda la legislatura almeno fino al 2023 e intanto magari governa e fa delle cose. Un governo del genere non potrebbe mai avere Conte come premier. Ecco perché la proposta è stata giudicata “irricevibile” a sinistra: il “sindaco d’Italia” sarebbe un modo per blindare anche Renzi fino al 2023, ipotesi quasi “insopportabile” per il Nazareno. Che però non è stata respinta del tutto a destra. Primo perché è un vecchio cavallo di battaglia di Silvio Berlusconi (smentito in tutti i modi il colloquio che avrebbe avuto ieri con Renzi) e poi perchè Forza Italia potrebbe anche trarre vantaggio da un governo istituzionale tutti-dentro che congela per qualche anno le mire egemoniche di Salvini e della Lega e l’inesorabile prosciugamento di consenso. Una riflessione in questo senso viene fatta in queste ore. Così come la Lega non la esclude in via teorica “a due condizioni: fuori Conte e comunque a votare il prima possibile”. Difficile, ma qualcuno ci sta pensando. E’chiaro che senza Pd e senza 5 Stelle questo tipo di “tavolo istituzionale” è impossibile. L’unico collante comune a tutti al momento è la garanzia di portare a termine la legislatura fino al 2023, l’ultima con 945 parlamentari, l’ultima in assoluto per la maggior parte degli attuali eletti. Una blindatura utile anche a chi accarezza il sogno di diventare Presidente (più volte è stato fatto il nome di Franceschini). Utile a Di Maio che avrebbe più tempo per ridefinire il Movimento e la sua natura: a sinistra o terza forza? E utile a Base riformista, corrente del Pd, per avere il tempo di conquistare la segreteria del Pd. Alla fine, col passare delle ore, “il sindaco d’Italia” può diventare un’occasione per molti.

La conta & i Responsabili

Il primo passaggio per capire come evolve il quadro politico-parlamentare è quindi il colloquio Conte-Renzi e il voto che il premier chiederà sulla “sua” nuova agenda di programma. Dipenderà da cosa sarà scritto nella mozione che poi Pd-Leu-M5s metteranno ai voti per il loro premier: inclusiva od esclusiva per Italia Viva e i suoi punti programmatici? Per fare un esempio: sarà confermato il Reddito di cittadinanza così com’è o sarà cambiato così tanto da non essere più lui? Come sarà affrontato il nodo prescrizione? Sarà accolto il decreto Italia Shock? Si tratta di aspettare una settimana. Al massimo dieci giorni. Conte-Zingaretti hanno avanti tre strade: andare avanti con Renzi; sostituirlo con i Responsabili, operazione sempre più difficile nonostante gli sforzi di Polverini e Romani; andare al voto in autunno.