[L'analisi] Conte si mette in scia di Mattarella e Papa. La ‘social card’ di berlusconiana memoria diventa realtà.

Con la conferenza stampa – l’ennesima arrivata, alle 19.20 de la tarde, come un fulmine a ciel sereno il premier Conte ha voluto riprendersi la scena.

[L'analisi] Conte si mette in scia di Mattarella e Papa. La ‘social card’ di berlusconiana memoria diventa realtà.

Poteva tacere chi si sente il novello De Gasperi? No. Con la conferenza stampa – l’ennesima arrivata, alle 19.20 de la tarde, come un fulmine a ciel sereno mentre gli italiani si apprestavano a sedersi a tavola per la cena – di ieri sera, il premier Conte ha voluto riprendersi la scena. Del resto, poteva mai tacere, il nostro premier, che si sente investito del ruolo storico di porsi come un ‘novello’ De Gasperi che aiuta il Paese a uscire dalle macerie del Covid19 come lo statista dc fece dopo quelle della guerra?

Mattarella e il Papa hanno commosso gli italiani

No, non poteva, anche perché ieri era appena il day after di un venerdì ‘di paura’ in cui gli italiani avevano assistito, in rapida successione, a due straordinari e ‘robusti’ interventi delle due massime autorità morali e istituzionali del Paese: il Capo dello Stato e, non appaia irrituale, il Papa, che sarà anche capo della Chiesa universale, ma è pur sempre vescovo di Roma e primus inter pares dei vescovi italiani. Entrambi hanno usato parole e modalità di approccio che hanno aiutato molto gli italiani a risollevare un po’ il loro morale prostrato da settimane di forzata autoreclusione: Mattarella facendoli sorridere con l’ormai famoso e ilare “Giovanni guarda che manco io vado dal barbiere”, ma anche attaccando a fondo una Ue che non fa il suo dovere in termini di solidarietà e di vicinanza a popoli sofferenti e in crisi come il nostro (ma non solo il nostro), il Papa con una benedizione urbi et orbi e parole escatologiche ma che esprimevano eguale concetto (“Non ci si salva da soli”).  

La preoccupazione avvertita da sismografi del Viminale

Ecco, dunque, che – dopo le parole così forti e significative pronunciate da due autorità così alte e amate dagli italiani - Conte non poteva proprio restare zitto. Inoltre, particolare non di poco conto, al Viminale – da parte dei prefetti e dei questori – come ai sindaci, governatori, capi delle comunità arrivano, in questi giorni, segnali preoccupanti e pericolosi. Non solo la ‘gente’, nelle città come nei comuni più piccoli, inizia a essere sempre più refrattaria a seguire le misure di ‘contenimento sociale’ imposte dal governo ormai da mesi, ma e paradossalmente di più nelle regioni del Centro-Sud - quelle meno colpite e ferite dall’epidemia del coronavirus, ma anche le più fragile, sotto il profilo del tessuto sociale – inizia a dimostrare forte insofferenza e agitazione sociale.

Il disagio sociale e i rischi di ‘rivolte’ già serpeggiano

Le lunghe file davanti ai supermercati sono sempre meno accettate, ci sono stati casi di persone che hanno fatto vere irruzioni nei negozi prendendo la ‘roba’ senza poi pagare, molti vogliono tornare alla loro vita normale, ai loro lavori, a uscire, e praticamente tutti, ovviamente, soffrono sempre di più la condizione di ‘reclusione’ e ‘isolamento’ in casa. Senza dire del fatto che la preoccupazione per il lavoro che manca – e mancherà – e per la brutta recessione in arrivo turba i sonni di molti italiani, meno abbienti e non solo. Urgeva, dunque, dare una immediata risposta a questi primi segnali di forte disagio sociale che potrebbero esondare.  

La prima risposta del governo: l’emergenza alimentare

La risposta del governo, dunque, è una risposta – stavolta netta, chiara, immediata – di nuove risorse per “chi non ce la fa ad arrivare alla fine del mese”, come direbbe Salvini.

Il governo, oltre all'emergenza sanitaria, in momentaneo calo e rallentamento, per fortuna, e oltre quella economica,  ha capito che doveva affrontare anche quella alimentare. Sulla spinta dei comuni e delle forze politiche della maggioranza (Pd e M5S su tutti), il premier ha dunque firmato, e presentato ieri sera in diretta tv, un altro Dpcm che sarà immediatamente operativo già a partire da oggi.

I soldi trasferiti ai Comuni (4,3 miliardi) più 400 milioni

 i tratta - secondo quanto si legge in una bozza circolata nel primo pomeriggio - di “misure straordinarie e urgenti per fronteggiare l'emergenza alimentare”. Il governo dispone il trasferimento di 4,3 miliardi di euro agli 8mila Comuni italiani – in stretta collaborazione con l’Anci guidato dal sndaco di Bari, Antonio De Caro, ieri sera a sua volta collegato nella conferenza stampa straordinaria - anticipando il Fondo di solidarietà ai comuni. Si tratta, in realtà, di soldi che lo Stato ‘deve’ ai Comuni ogni anno e che sarebbero dovuti arrivare a maggio, ma qui anticipati.

A questa somma si aggiungono altri 400 milioni destinati ad aiutare quei cittadini che in questi giorni di emergenza “non hanno soldi per fare la spesa”, spiega il premier, ma cui bisogna dimostrare che “lo Stato c’è ed è loro vicino” e che arriveranno con una circolare della Protezione civile. “Non sono sufficienti” è il commento delle opposizioni: commento scontato, ma i soldi, in effetti, sono assai pochi: i 4,3 mld sono soldi ‘nominali’, quelli reali sono 400 milioni, il resto è una ‘partita di giro’ che ogni anno vede il governo e i comuni giocare a braccio di ferro su chi deve dare cosa.

Tanto per cambiare, oggi arriva l’ennesimo Dpcm…

Il Dpcm verrà firmato oggi, trasmesso alla Corte dei conti e poi pubblicato in Gazzetta ufficiale. Il ministero dell'Interno - si legge nel testo in bozza - tramite il fondo di solidarietà nazionale “procederà all'erogazione immediata dell'anticipo del 66% ai Comuni, pari a 4,3 mld in anticipo rispetto alla scadenza ultima prevista per maggio”. Con una ordinanza della Protezione civile “tale somma sarà incrementata con una anticipazione, a valere sulle risorse del secondo acconto del FSC”, pari a 400 milioni, “da destinare a misure urgenti di solidarietà alimentare per consentire alle persone in stato di bisogno di soddisfare i bisogni più urgenti ed essenziali, reintegrando il Fondo in sede di nuovo decreto legge”.

 “Nessuno resterà indietro” è la promessa del premier

Si tratta, appunto, di un provvedimento che vuol ‘stoppare’ sul nascere una eventuale emergenza sociale legata alla difficoltà di una larga fascia della popolazione (indigenti, poveri, bisogni, percettori di Rei o reddito di cittadinanza) particolarmente colpita dalle misure restrittive anti-Covid19. “Non lasciamo - ha spiegato il presidente del Consiglio - nessuno solo e abbandonato a sé stesso. Siamo vicini alle persone bisognose, dobbiamo aiutare chi è maggiormente in difficoltà. Già la prossima settimana i sindaci - spiega - possano erogare i buoni spesa o consegnare direttamente le derrate alimentari”. “Sono giorni difficili e nessuno deve essere lasciato da solo, rendiamo immediatamente disponibili risorse per comuni per sostenere, aiutare le persone in difficoltà a reperire generi alimentari, prodotti di prima necessità”, ribadisce il titolare del Mef, Roberto Gualtieri, seduto accanto a Conte.

Come sarà ripartito il nuovo fondo ai comuni italiani

“La quota del fondo assegnato a ciascun comune sarà gestita ed erogata dal singolo comune, privilegiando i criteri di prossimita' e sussidiarietà”, si legge nella bozza circolata e “Il riparto di tali risorse aggiuntive sarà basato su criteri nuovi, calibrati per l'esigenza eccezionale: i principi del minor reddito pro capite (50-66%) e del numero di abitanti (33-50%), criteri concordati con l'ANCI”. Da valutare l'introduzione tra i criteri di riparto dell'indice di vulnerabilità sociale e materiale (IVSM) calcolato dall'ISTAT (ma l’ultimo dato disponibile è aggiornato al censimento del 2011…). Inoltre, viene stabilito che “le risorse ricevute da ciascun comune per la solidarietà alimentare saranno destinate, con un vaglio preventivo molto semplificato e flessibile, evitando requisiti rigidi, da parte dei servizi sociali comunali, a tutti coloro che versano in situazione di necessità alimentare. Tali risorse dedicate potranno essere rafforzate da ciascun comune o dall'ANCI con donazioni defiscalizzate di generi alimentari o di buoni d'acquisto o buoni sconto da parte di privati, di produttori, dei distributori”. Insomma, si chiede al mondo del no-profit e del Terzo settore, del volontariato, di ‘dare una mano’.

Ecco, dunque, in pillole, le nuove misure: il 66% del FSC viene erogato sulla base delle regole del DPCM in corso di pubblicazione; 400 mln con criteri nuovi in ordinanza (un mix tra reddito pro capite, popolazione e indicatori ISTAT); poi c’è il reintegro dei 400 mln sul FSC con il DL (tra 10-15 giorni); il 33% del FSC viene erogato successivamente sulla base delle regole del DPCM in corso di pubblicazione. Presto verrà dato al dpcm una cornice istituzionale nazionale con la firma di un Protocollo tra governo e ANCI. “Con i fondi – è il commento del presidente dell'Anci, Decaro, che aveva di recente sollevato il problema delle scarse, e troppo esigue, risorse dei comuni italiani - risponderemo velocemente alle necessità delle famiglie”.

Torna in auge, di fatto, la social card di Berlusconi…

 “Si prevede altresì - si legge ancora nella bozza - la possibilità da parte dei comuni di acquistare buoni spesa, buoni pasto o generi di prima necessità senza procedura di gara”. Conte, in conferenza stampa, parla di ‘buoni spesa’ “per chi non ha i soldi per fare la spesa e che verranno dati grazie all’azione dei comuni e delle associazioni del Terzo settore, del no-profit e del volontariato, ma spero e confido anche che arriveranno donazioni da privati e imprese in una grande catena di solidarietà umana, asse del nostro Paese”. Di fatto, si tratta, né più né meno, che della ‘social card’ di berlusconiana memoria che il Cavaliere impose all’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel 2001-2006, anche se le opposizioni di allora dicevano fosse un ‘trucco’ (in effetti, a pensionati e poveri non arrivò mai o ben poco).

Per ora, però, il reddito di cittadinanza non verrà esteso

Non se ne parla, invece, almeno per ora, di ‘estendere’ il reddito di cittadinanza, come chiedevano ieri i 5Stelle. Conte lascia aperta una porta, anzi più di uno spiraglio, ma il ministro Gualtieri – come rimarcano subito dal Nazareno – ‘frena’ e dice che “è meglio concentrarsi sugli strumenti che abbiamo messo in campo, su quello che c’è, non altro”.

Le reazioni delle opposizioni : per la Lega sono spiccioli

La risposta delle forze politiche segna, però, subito una spaccatura. Per i sindaci della Lega, infatti, è una risposta “che crea false illusioni e scarica i problemi sui Comuni”. Forza Italia ritiene i 400 milioni insufficienti e Giorgia Meloni si domanda: “A che serve l'umiliazione dei buoni e delle derrate alimentari, per scaricare la responsabilità sui Comuni?”. Nella maggioranza, invece, si dicono tutti soddisfatti: dal Movimento 5 Stelle al Pd fino a Leu. Anche Italia viva applaude: “Questo è ciò che da tempo ho chiesto al presidente Conte, il Dpcm è un primo passo necessario”, commenta infatti il ministro renziano Teresa Bellanova.

L’obiettivo del governo: dare subito liquidità al sistema

L'obiettivo del governo è quello di dare liquidità (immediata, per quanto possibile) a famiglie e imprese, mentre si lavora al nuovo decreto economico di aprile, cioè il decreto che seguirà a ruota il dl ‘Cura Italia uno’, oggi all’esame del Senato mentre la Camera sarà impegnata con l’approvazione finale del dl in scadenza sul cuneo fiscale.

Al momento non ci sono cifre sicure, ma una soglia oltre la quale non si scenderà c’è: quella di altri 25 miliardi. Dalle forze di maggioranza e opposizione arrivano decine di proposte, ma al Mef si lavora soprattutto sul rafforzamento delle misure straordinarie, in particolare quella dei 600 euro per i lavoratori autonomi. Nel frattempo prosegue la corsa contro il tempo per il pagamento della cassa integrazione ordinaria e della cig straordinaria entro il 15 aprile “e se possibile anche prima”, spiega il presidente del Consiglio, consapevole dei “limiti” della macchina burocratica italica, ma che, nel contempo, elogia la messa al passo dell’Inps.

Scuole chiuse fino a maggio, attività produttive si vedrà

Invece, non ci sono previsioni per la ripresa delle attività produttive: all'inizio della prossima settimana il governo lavorerà al fianco del comitato tecnico-scientifico che monitora i dati costantemente, ma non è detto che ci sarà una scadenza. Per ora sembra scontato, ahinoi, un surplus di 15 giorni al lockdown in corso e che scadrà il 3 aprile. L'unica (quasi) certezza riguarda la scuola, perché la sospensione delle attività didattiche proseguirà fino alla fine dell’anno didattico, il quale non riaprirà fino a maggio. Checché ne dica Renzi che vuol riaprire scuole e fabbriche, una ipotesi subito finita nel ludibrio pubblico e generale, da parte di scienziati, tecnici e esponenti politici che si sono, banalmente, chiesti se il leader di Iv non fosse ‘ammattito’. La verità è che Renzi, come Salvini, le sta sbagliando tutte, mentre Conte, finora, le sta azzeccando tutte. Per l’arrivo del nuovo ‘salvatore della Patria’, quel ‘super Mario Draghi’ che proprio Renzi e Salvini vorrebbero che scendesse in campo per toglierli di mezzo Conte, c’è ancora tempo da passare e acqua da veder scorrere sotto i ponti dell’emergenza sanitaria, economica e ora pure sociale.