[il caso] Il premier frena su un nuovo lockdown. Mano tesa del Cav al Conte ter. Il Pd chiama le opposizioni

Aria e voglia, e necessità, di unità nazionale. Sulle misure saranno decisivi i report sanitari di domani e del 6 novembre. Il Dpcm non può essere modificato ora ma “tra dieci giorni ci sarà una nuova valutazione”. Conte offre a Pd e Italia viva il “tavolo politico” prima degli Stati generali dei 5 Stelle. Il premier ha capito che il clima è cambiato anche nella sua maggioranza. Il ministro dell’Interno: “Pace sociale è a rischio”. Lungo colloquio di Conte con il responsabile economico di Forza Italia Renato Brunetta e Renata Polverini

Il premier Giuseppe Conte
Il premier Giuseppe Conte

Lo scenario di un nuovo lockdown è tornato ad essere  tra gli eventi possibili. Anzi probabili. Se n’è iniziato a parlare nella riunione dei capigruppo ieri mattina alla Camera. L’onorevole Foti, di Fratelli d’Italia, ha posto la questione senza mezzi termini davanti al ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico d’Incà. Il quale negava ma le opposizioni, sempre nella stessa riunione, non si fidavano. Finchè D’incà è stato costretto a fare una telefonata in viva voce con il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia che a sua volta ha negato l’eventualità. “Non c’è un nuovo lockdown nelle previsioni del governo”.

Le smentite in diretta

Questo è successo la mattina ma si sa come vanno certe cose: sono più forti di tutte le smentite. Poi c’è stato il passa parola, sia alla Camera che al Senato, sempre più fitto. Poi sono arrivati i numeri del contagio, il bollettino delle 17 con il nuovo record, 25 mila nuovi contagiati e 205 decessi. A sera è arrivato il presidente Macron che ha comunicato ai francesi il nuovo confinement di un mese che attenzione però, non sarà totale (come del resto non lo è mai stato in Francia). Anche Angela Merkel ha annunciato una stretta, a partire dl 2 novembre. “Un nuovo lockdown generale? Non è questione di opinioni. Sta nei numeri” ammettono i deputati a sera quando lasciano Montecitorio. Il testo scientifico più compulsato è elaborato dall’Istituto superiore della Sanità e dal ministero della Salute, porta la data del 13 ottobre ed esamina “l’evoluzione della strategia e pianificazione anti Covid 19 nella fase di transizione per il periodo autunno-invernale”. Tiene conto anche dell’influenza “normale” e siamo già tra lo scenario 3 (RT sotto 1,5) e lo scenario 4 (Rt=sopra 1,5) che è il peggiore e mette il lockdown tra le ipotesi necessarie.

Dieci giorni per decidere

Giuseppe Conte resiste, insiste nel dire che “le misure e i sacrifici dell’ultimo Dpcm sono stati imposti proprio per tenere a bada la curva dei contagi e scongiurare il lockdown”. Girano molte battute, l’humour nero va a nozze in questi periodi, c’è chi mette in giro la voce del “nuovo Dpcm il 2 novembre”, confermando la sequenza di un provvedimento a settimana. Sui social sono virali i meme con “Capedown”. Altro che Natale sereno. Il premier non ha gradito la fuga in avanti di Walter Ricciardi, il consulente del ministro della Sanità che ha chiesto il “lockdown per Milano e Napoli”. I sindaci ringraziano per l’attenzione ma hanno detto no. Conte s’è preso 10 giorni circa per fare ulteriori valutazioni. Saranno decisivi i report dell’Istituto superiore di sanità diffusi il venerdì, domani e il 6 novembre. Quei report elaborano l’andamento delle curva sotto il profilo dei contagi, dei ricoveri e dei decessi. Se l’andamento dovesse stabilizzarsi intorno ai 40 mila contagi, il sistema sanitario può ancora reggere. Il che non toglie che sotto Natale, con il tradizionale piccolo dell’influenza, le cose possano nuovamente peggiorare.

I due virus

E’ chiaro che la netta maggioranza degli italiani questa volta non è disposta a sopportare un nuovo lockdown. “Non ce le possiamo permettere” ripete Conte. Sul piano economico. E su quello delle tenuta sociale. Ma la realtà è che governo è sotto un doppio assedio, quello del Covid19 e quello del virus dalla rabbia sociale. Il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese - che ha anche il difficilissimo compito di tradurre sul campo i Dpcm del governo perchè non tutti gli agenti sul campo possono capire il limite giuridico di una “forte raccomandazione” - ieri ha tenuto un’informativa al Senato su quello che si sta muovendo nelle piazze. “Accanto alle civili proteste dei cittadini - ha spiegato - abbiamo assistito a inqualificabili episodi di violenza e guerriglia urbana. Si tratta di episodi che hanno trovato soltanto occasionale pretesto nel malcontento. Tutti gli episodi hanno visto all'opera soggetti che nulla hanno a che fare con le categorie interessate dalle misure del governo”. Detto questo il malcontento è molto forte e per quanto si faccia di tutto per tenere separate le due realtà, il disagio vero e il ribellismo degli sfasciatutto, “la tenuta sociale è a rischio”. Ogni sera arrivano dalle città i bollettini degli incidenti. iA Palermo alcuni appartenenti ai centri sociali hanno lanciato, fumogeni, petardi e bottiglie di vetro contro le forze dell'ordine in tenuta antisommossa, che hanno reagito con una carica. A Bari, bombe carta e petardi sono stati lanciati in via Sparano, la principale strada dello shopping di Bari, senza causare danni. Si tratta del gesto di singoli, perchè migliaia di persone, partecipanti a tre diverse manifestazioni, hanno invece espresso pacificamente il loro dissenso. Disordini a Genova in piazza De Ferrari dove si sono visti insieme persino gli ultras di Sampadoria e Genova. Momenti di tensione anche a Pescara, a Reggio Emilia dove la Digos ha sventato il piano dei manifestanti di occupare la sede del comune. “non vogliamo sussidi, vogliamo lavorare” è il coro unanime di ristoratori, gestori di palestre e bar. In piazza anche tassisti e ncc, da mesi ormai a ranghi ridotti a causa del crollo del turismo. A Napoli - dive tutto è iniziato sabato scorso - Firenze, Trieste e Bari la Fipe (Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi) ha organizzato flashmob degli iscritti che sono scesi in piazza “armati” di piatti e tovaglie, apparecchiando metaforicamente le strade e le piazze d’Italia. Sarà difficile spiegare a questa Italia la necessità di un nuovo lockdown.

Conte “prigioniero”

Prima il vertice di maggioranza che Conte aveva convocato nella tarda sera di martedì e proseguito fino all’una di notte. Poi il question time di ieri pomeriggio alla Camera. Magari il bunker è diventato un castello fortificato, anche dal Quirinale, sebbene sotto assedio di opposizioni, categorie commerciali, nuovi poveri, il virus vero e quello della protesta che circola nelle piazze di tuta Italia. In ogni caso la posizione del premier resta scomoda e in bilico. I conti nel recinto della maggioranza sono state regolati nella notte, “nello spogliatoio della squadra” sottolinea uno dei capigruppo criticando Italia viva “non per i problemi che ha sollevato ma per il modo in cui li ha posti”. Va detto che senza le enews di Renzi, la resistenza di Bellanova e il pressing di Rosato (“diteci su quali basi avete deciso queste chiusure e perché non sono state fatte altre enne cose, dalla sanità al trasporto pubblico”) Conte non avrebbe convocato il vertice per fare il punto con gli alleati in Parlamento. Si è reso conto che esiste anche uno scollamento tra i gruppi parlamentari e i capi delegazione al governo. Se il premier ha convocato la riunione (tutti collegati) convinto di dare le carte e per rompere l’assedio interno di Italia viva, dopo poco si è accorto che avrebbe dovuto soprattutto ascoltare. “Intanto verbalizziamo, così non si potrà dire che i presenti non hanno fatto richieste specifiche come si è cercato di raccontare in relazione alle riunioni dello scorso fine settimana” ha iniziato Maria Elena Boschi ancora avvelenata per l’accusa reiterata di Conte e Zingaretti a Italia viva che avrebbe taciuto la sera e organizzato il dissenso la mattina dopo.

No modifiche al Dpcm per i prossimi dieci giorni

La sintesi finale ha soddisfatto tutti. “Sono due punti - ha spiegati Faraone, capogruppo di Iv - la proposta di Conte di verificare tra quindici giorni gli effetti del Dpcm; si anticipa il tavolo politico che era stato rinviato a dopo gli Stati generali dei 5 Stelle in modo che finalmente sia chiara e condivisa la strategia di questo Governo, sul Mes e su tutte le altre questioni che riguardano i punti critici del governo”. Il fatto è che dopo Boschi, Conte si è trovato a che fare con i rilievi critici del capogruppo Pd Graziano Delrio (“non ci puoi dire che è stato fatto tutto bene”) e anche dei 5 Stelle che hanno messo in fila domande sul fallimento del trasporto pubblico locale e del sistema sanitario arrivato ancora una volta impreparato all’appuntamento con la seconda annunciatissima ondata. E’ un po’ lo stesso schema che si è ripetuto ieri nell’aula della Camera durante il question time. Paita (Iv presidente Commissione Trasporti) ha chiesto conto del perché non ci sono stati interventi sul Trasporto pubblico locale e perché nel decreto Ristori non si parla affatto di questo problema che “è e resta il problema”. Il Pd ha auspicato “misure condivise” e “massima attenzione a tutte le filiere , a partire da quelle più fragili” perchè il rischio forte è che “si rompa il senso di comunità”. E al di là delle rivendicazioni di Lega e Fratelli d’Italia (“dateci i numeri e allegati i verbali in base ai quali assumete le decisioni, soprattutto la smetta di venire a spiegarle giorni dopo quando è già stato tutto deciso”), fanno male la parole di Forza Italia. “Questo governo ha esaurito la sua residua credibilità – ha accusato Valentino Valentini - Le persone, le categorie produttive non si fidano più. Cosa è stato fatto per la scuola, per i trasporti, per i tamponi e il tracciamento? Nulla”.Molti si sono chiesti che senso ha il decreto Ristori, cinque miliardi a fondo perduto alle aziende e alla categorie, se il 25 novembre o forse anche prima saremo costretti a chiudere tutto? Ecco il nuovo nemico del premier: il sentimento di sfiducia che sta crescendo nei suoi confronti. Non c’è un progetto a medio lungo periodo. Solo una navigazione a vista, in emergenza. Otto mesi fa il paese, terrorizzato e spaventato, si affidò a Conte. Questa volta non più.

Pressing regioni e comuni

Come se non bastasse, anche il fronte di sindaci e governatori sta logorando il governo Conte. Da una parte l'insofferenza dei sindaci, dall'altra i governatori che masticano amaro per i paletti troppo rigidi messi alle attività economiche dall'ultimo Dpcm. Tutti, sindaci e governatori, manifestano con atti non solo simbolici l'insoddisfazione per le misure prese da Palazzo Chigi e mettono le mani avanti rispetto a ulteriori, più drastici provvedimenti. Il ministro Boccia avverte che saranno impugnati tutti i provvedimenti non in linea con il Dpcm, a cominciare da quelli di Trento e della Sicilia. I sindaci della Lega hanno tenuto aperti i teatri facendo continuare le produzioni che poi possono essere acquistate per lo streaming. E questo è un modo intelligente di convivere con il virus che il governo non ha intrapreso. Un carteggio aspro tra i sindaci di Milano e Napoli e il ministero della Salute ha avvertito il ministro Speranza e il suo consulente Ricciardi (per cui avremo già dovuto chiudere) che è meglio che riflettano più e più volte sulle loro intenzioni. Toni pesanti.

La mano tesa di Berlusconi

Il punto è che la gente non si fida più. Il Conte 2 sembra aver quasi esaurito il patrimonio di affidabilità e credibilità cresciuto proprio durante il lockdown. E il governo avrebbe tutto l’interesse a questo punto a condividere con le opposizioni il peso di scelte dolorose e difficili per tutti. E’ l’ipotesi della cabina di regia per l’emergenza Covid - che si può chiamare Tavolo di unità nazionale, Commissione Covid - che Casini ha lanciato dieci giorni fa in un importante intervento al Senato, e poi Veltroni e poi altri ancora. C’è aria e voglia - e necessità - di unità nazionale. Ieri mattina il segretario del Pd ha scritto una lettera perchè le opposizioni siano coinvolte. Silvio Berlusconi in un’intervista a Il Giornale ha offerto al premier di “unire gli sforzi nell’interesse nazionale”. Forza Italia è “disponibile a collaborare con il governo nell'interesse del Paese, assicurando tutti i voti necessari per fare cose utili al Paese”. Perchè esiste “un interesse nazionale preminente che deve portare ad unire gli sforzi”. Tutto il centrodestra, ha osservato il Cavaliere, “sta dimostrando senso di responsabilità. Altrettanto si può dire per il governo e la sua maggioranza? Nei confronti del Parlamento, delle opposizioni, delle forze economiche e sociali? E degli altri livelli istituzionali?”. Dopo il metodo, il merito. Berlusconi fa proposte e indica una via. Chiede di “riscrivere insieme la nuova legge di bilancio”, di votare “un nuovo scostamento per novembre/dicembre 2020 (almeno 20 miliardi per i risarcimenti alle imprese colpite), e definiamo, almeno raddoppiandolo, quello per il 2021. Basta sottovalutazioni o minimalismi, come a marzo di quest'anno. Mettiamo subito tutto il fieno necessario in cascina. E poi non facciamoci trovare impreparati all'utilizzo dei 209 miliardi del Next Generation Ue”.

I colloqui di Brunetta e Polverini

Non poteva così sfuggire che dopo l’aula il premier si è a lungo intrattenuto nella sala del governo prima con Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia. Poi con Renata Polverini, referente in qualche modo di quell’area moderata che si sta organizzando a lato di Forza Italia. Si dice che Conte avrebbe “molto apprezzato l’intervista di Berlusconi”. Che in fondo è stata anche il via libera al Conte ter. Che resta giallorosso con alcune modifiche nella squadra. E magari accanto lavoro con una Commissione parlamentare Covid, la cabina di regia della crisi, presieduta da Brunetta.