[Il retroscena] Conte a Bruxelles, buona la prima. “Assicurata la distribuzione effettiva e automatica dei migranti”

Stamani incontro tra Conte e il ministro dell’Interno. Ieri i breefing con i presidenti di Commissione e Consiglio europei entranti ed uscenti. In valigia i punti del programma, tutti ottimi motivi per ottenere flessibilità e risultare credibili

[Il retroscena] Conte a Bruxelles, buona la prima. “Assicurata la distribuzione effettiva e automatica dei migranti”

Il Viminale aspetta il via libera da Bruxelles. “Il Presidente Conte – suggeriscono fonti del ministero dell’Interno – deve tornare con una misura effettiva in tasca, qualcosa che consenta di eseguire subito le redistribuzioni dei migranti che sbarcano in Italia. Questione di ore e la nave Viking chiederà il pos (place of security, ndr) in Italia e dobbiamo essere in grado di dare una risposta che non può essere porti aperti né porti chiusi. Un passo falso adesso sarebbe disastroso per il governo. E benzina sul fuoco della propaganda di Salvini”.

Parola chiave: effettività

Gli uffici del ministro dell’Interno sono in attesa che le parole e le promesse che ieri per tutto il giorno sono rimbalzate da Bruxelles (“un patto con la nuova Europa sui migranti e penalità per i paesi che non accolgono”) dove Conte ha voluto simbolicamente iniziare il suo nuovo mandato, diventino fatti. E azioni conseguenti. Contengano cioè “un vincolo di effettività”. Che si trovi, in sostanza, il modo di superare e andare subito oltre il trattato di Dublino senza aspettare l’iter legislativo dell’ attesa modifica perchè “sarebbe troppo lungo” mentre il governo Conte ha una fretta dannata su questo dossier. Fallire su questo vorrebbe dire segnare fin dalla nascita l’esecutivo che tutta l’Europa antisovranista e antipopulista ha in qualche modo contribuito a far nascere.

L’incontro con il ministro Lamorgese 

Conte è tornato ieri sera a palazzo Chigi e stamani ha in agenda l’incontro con il ministro Lamorgese per aggiornare la titolare del Viminale sullo stato di avanzamento del dossier sbarchi. Lo stratagemma per “superare Dublino (obbligo di identificazione e accoglienza per i paesi di primo sbarco, ndr) senza violare quelle regole” è stato individuato quando Salvini era ancora al Viminale e partecipò a Helsinki alla riunione dei 28 ministri dell’Interno. Il trattato di Dublino consente, nelle pieghe del regolamento, che i paesi europei cui fanno riferimento le navi che hanno prestato soccorso nel Mediterraneo e hanno salvato i migranti possano chiedere il “place of security “in appoggio” e “di passaggio” per un periodo massimo di un mese e in attesa che le persone soccorse raggiungano la destinazione finale, cioè i paesi cui fanno riferimento le navi. L’uovo di Colombo, se ci si pensa bene. In fondo, è quello che l’Italia, prima ancora di Salvini lo aveva già fatto Minniti,  chiede da anni: se le navi che salvano battono bandiera tedesca o francese o spagnola o olandese, siano quelli i paesi a farsi carico dei migranti e non i primi porti che trovano lungo la rotta,  in genere Italia o Malta.

La temporary predictive riallocation

Dublino contiene insomma un meccanismo automatico di redistribuzione. Un “Temporary predictive riallocation program” che dal 28 luglio è stato messo in chiaro dagli uffici dell’immigrazione di Malta e Italia, definito e che ora deve essere accettato agli altri paesi europei in attesa che il Trattato venga definitivamente riscritto e superato. Francia e Germania avrebbero già dato il loro assenso a farsi carico, ciascuno, di una quota pari al 25% del totale degli arrivi. Una percentuale ritenuta troppo bassa a Roma e a La Valletta. Salvini chiedeva il 100 per cento. Conte e Lamorgese lavorano per arrivare “almeno al 50 per cento” a patto che “ci sia l’effettività della redistribuzione”.

La promessa: “A fianco dell’Italia”

Conte spiegherà anche al ministro dell’Interno che negli incontri avuti a Bruxelles con i presidenti di Commissione e Consiglio europeo entranti ed uscenti - Ursula von der Leyen e Jean Claude Juncker, Michel e Tusk -  ha incassato parole di stima e amicizia e la disponibilità ad “affrontare insieme le grandi sfide che l'Italia ha di fronte”.  Archiviato l’isolamento - bisogna ricordare che il primo passo indietro sui ricollocamenti che da obbligatori divennero facoltativi avvenne proprio in occasione del primo vertice europeo del primo governo Conte a giugno 2018 -, tornati se non centrali almeno presenti in Europa,  la questione migranti dovrebbe essere ben incardinata. Non si dovrebbe più assistere alle scene di questi quindici mesi con persone lasciate in mare intere settimane “perchè in Italia si arriva solo per vie legali”.

Multe salate

I paesi europei che sottoscriveranno il “Temporary predictive riallocation program” dovrebbero farsi carico dell’accoglienza almeno in pari modo. “Solo chiacchiere, sono anni che l’Europa ci prende in giro …” ha avvisato Salvini. In effetti il primo accordo di Ricollocamento - era il 2015 e Juncker presidente della Commissione - prevedeva che in due anni sarebbero stati riallocate 160 mila persone. Ne sono state distribuite il 20 per cento. Circa. Un fallimento. E Italia e Malta e Grecia sempre in prima linea a salvare e farsi carico dell’accoglienza con i costi e disagi sociali che conosciamo. L’ottimismo questa volta nasce dal fatto che le forze sovraniste e nazionaliste hanno “spaventato” la vecchia Europa tanto da convincere i capi dei governi ad affrontare la questione in modo collettivo. Sono in agenda una serie di incontri che vanno in questa direzione: il 18 settembre il presidente Macron sarà a Roma anche per definire il dossier  della ricollocazione effettiva. Il 23 settembre ci sarà un mini vertice a Malta tra Italia, Malta, Francia, Germania e Finlandia. Entro i primi di ottobre è in agenda il vertice dei ministri dell’Interno europei a Lussemburgo. In questo arco di tempo dovrebbe essere tutto nero su bianco. E, soprattutto, “effettivo” visto che anche nell’anno di Salvini sono poche decine gli stranieri ricollocati nonostante le promesse al momento dello sbarco.

La Viking, il primo test

Palazzo Chigi dovrà però affrontare molto presto l’emergenza della Ocean Viking, nave delle ong francesi Sos Mediterranee e di Msf battente bandiera norvegese. Prima domanda: la Norvegia non è in Europa, chi si farà quindi carico dei migranti che chiederà di sbarcare in un porto italiano o maltese in quanto primo pos disponibile? Il Viminale monitora i movimenti della nave. “Per ora - si spiega - è ferma  al limite delle acque sar libiche, ha già fatto due interventi - prima 84 e poi 35 migranti - e la sensazione è che resti lì per raccoglierne altri (la nave può tenere fino a 200 persone, ndr). A quel punto chiederà il pos a noi o a La Valletta. E dovremo decidere cosa fare”. Il decreto sicurezza bis prevede la facoltà, non l’obbligo, di firmare il divieto di ingresso nelle acque nazionali e lo sbarco. Ed è difficile immaginare che i ministri Lamorgese (Interno), De Micheli (Mit) e Guerini (Difesa) lo possano firmare.

Ieri Conte ha spiegato di aver avuto la “massima disponibilità” a trovare subito un accordo seppure temporaneo. “Lo modificheremo, lo stabilizzeremo, ma dobbiamo uscire dai casi emergenziali affidati alla sola Italia” ha promesso il premier. “Sicuramente l’Italia vuole che ci sia sostanziale condivisione anche in questo meccanismo temporaneo.  Ci saranno sempre paesi riluttanti (i Visegrad, ndr). Ma chi non parteciperà - ha avvisato - subirà delle penalità sui finanziamenti. Tutti in Europa devono partecipare a meccanismi di redistribuzione in nome del principio di solidarietà. In caso contrario questi paesi pagheranno un caro prezzo”.

La proposta che la Ue non può ignorare

Oltre all’immigrazione e ai conti pubblici, Conte ha portato a Bruxelles anche la proposta di un “Patto con l’Europa” per rendere l'Italia un Paese digitalizzato, verde e votato all'economia circolare, per una crescita sostenibile che “crea occupazione” e “riduca il debito”. Una stagione “riformatrice”, che non si può esaurire in pochi mesi (quindi stabile nel tempo) per “rendere l'Italia digitalizzata, orientare il sistema industriale verso una green economy, e incrementare l’occupazione” con “grande attenzione al  mezzogiorno”. Conte si è presentato a Bruxelles con biglietto da visita che racconta un piano di intervento “nel segno della straordinarietà”.  Un piano che deve piacere e deve essere aiutato perchè è l’unico vaccino contro i sovranismi.