[Il caso] Nulla cambia: il caos a 5 Stelle paralizza Conte e il governo. Pressing Pd ma il premier chiede “pazienza”

Archiviato il voto, messi in fila vincenti, perdenti e pareggi, i grillini hanno preso la palla e non fanno giocare. Grandi manovre in attesa degli Stati generali che ora non potranno più essere rinviati. Il premier conta “almeno 40 voti incerti tra Camera e Senato”. A palazzo Madama potrebbe scapparci l’incidente. O la trappola. Nel centrodestra è iniziato il processo al voto. A Forza Italia e a Salvini. Che sarà “affiancato” da una segreteria politica

Di Maio (ministro degli Esteri, M5S) e il premier Conte
Di Maio (ministro degli Esteri, M5S) e il premier Conte

Cortile di Montecitorio, assemblea dei deputati al gran completo, si vota l’adozione della Convenzione europea sulla cultura (Fago) ma tiene banco il post voto. Molti parlano al telefono. Deputato di prima fila del Movimento, vicino alla rampa: “Io se domani devo andare a prendere degli sputi, non ci vado proprio…”. Il riferimento è all’assemblea che i capigruppo M5s di Camera e Senato hanno convocato per domani. All’ordine del giorno: risultati elettorali e Stati generali. Finalmente, sono attesi da marzo scorso.

Qualche metro più in là, deputata grillina a capo di una specifica corrente del Movimento al telefono in piedi sotto l gazebo: “Ora basta, bisogna subito fare qualcosa, ogni giorno che passa senza fare nulla è perso per sempre. Otto milioni di voti persi in due anni, ma come è possibile”. Scatta così la convocazione di una “riunione urgente”.

“Esami” post-voto

Certo, tutti i gruppi parlamentari animano capannelli sul dopo voto. Chi ha vinto, chi ha perso, chi ha pareggiato. La certezza che la legislatura andrà avanti fino al 2023. Forza Italia ha i suoi guai, la somma dei voti raccolti è di poco superiore al 6%, mai così in basso, la metà di Fratelli d’Italia e un quarto di quelli raccolti dalla Lega, difficile capire cosa fare, a cosa e a chi guardare. L’unico vantaggio è che “tanto non si vota prima del 2023”. Anche in Lega è necessario un serio tagliando: un governo buttato all’aria, un anno di spallate fallite, adesso la traversata diventa lunga, sotto traccia c’è un tema di leadership e può finalmente iniziare il processo a Salvini.

“Processo” a Salvini

Giovanni Toti (Cambiamo, ex di Fi)i, appena confermato in Liguria, chiede e Salvini di fare un salto di responsabilità. Se vuol essere il leader della coalizione, il Capitano deve smettere di fare il Capitano e assumere un ruolo di coordinatore, federatore e di sintesi di tute le anime. Toti e Salvini sono amici e l’intervista-vito diventa una richiesta di commissariamento. “Macchè, è il consiglio non richiesto ad un amico…”. Fatto sta che durante la riunione-briefing con i parlamentari nel pomeriggio qui a Montecitorio l’analisi del voto non è solo quella di una buona tenuta della Lega (“trenta consiglieri regionali in più e conto sulla Valle d’Aosta”) ma anche l’avvio di un “processo” a alle scelte dell’ultimo anno. Salvini sarà affiancato d’ora in poi da una segreteria politica, per delegare un po’ di più. La stella di Zaia brilla tanto. Giorgetti finalmente lo si vede sorridere. “La segreteria non è un commissariamento” si mettono le mani avanti. Il Capitano però cessa nei fatti di essere un uomo solo al comando.

Il Pd che vince ma anche no

I più sorridenti, per una volta, sono i capannelli dei deputati Pd. Anche se la vittoria è stata soprattutto del segretario Zingaretti visto che col 3 a 3 avrà anche perso una regione ma s’è tolto dal fuoco di fila di chi gli voleva dare il benservito. Infatti, ascoltando i vari pareri viene fuori che “in Campania avremo anche vinto come dicono ma abbiano perso ben sette consiglieri regionali. E anche in Puglia dove la retorica del Nazareno dice che abbiano vinto, abbiamo perso tre consiglieri. E’ l’effetto delle 15 liste di De Luca e di quella decina per Emiliano, hanno cannibalizzato il Pd. Come si fa a dire che abbiano vinto? La nostra gente non sta capendo”. L’analisi dei flussi dice che è il partito più votato in cinque regioni, “lievemente in crescita” e però in Veneto registra un “consistente passaggio di voti, tra il 18 e il 20% verso Zaia”. In Liguria, nonostante fosse il laboratorio dell’alleanza strutturale Pd-M5s, entrambi i partiti perdono voti in favore di Toti. La Toscana è l’unica regione dove il Pd “ruba” voti agli altri, soprattutto ai 5 Stelle. In Puglia e in Campania, le regioni dei cacicchi, si osserva lo stesso fenomeno: “Il bacino degli elettori Pd si è riversato quasi interamente su Emiliano e De Luca”. Ma soprattutto nei conciliaboli Pd, che riuniscono anche i referenti di correnti diverse, è il Movimento 5 Stelle, Conte, e l’azione di governo, la famosa e attesa svolta o cambio di passo che Zingaretti ha di nuovo messo sul tavolo parlando con Conte. “Serve un colpo d’ala…”

“Dammi ancora un po’ di tempo Nicola…”

Il problema è che il colpo d’ala atteso e necessario per la ripartenza del Paese e per dire che l’azione di governo è stata spostata a sinistra in riconoscimento di una diversa goldenshare, tarderà ad arrivare. Almeno su alcuni punti chiave come il Mes. Conte, parlando con Zingaretti, gli avrebbe spiegato che "non è ancora il caso di sfidare la pancia del Movimento”. Il rischio di scissione è alto e quello di far inciampare la maggioranza in qualche votazione, anche. Ci sono almeno quaranta voti che ballano tra Camera e Senato. E a palazzo Madama potrebbe mancare la maggioranza. Lo stesso Pd ammette: “Il Movimento sui territori non c’è più, non ci sono interlocutori e qui dentro devi palare con almeno sette persone diverse. Se bastano. Così è difficile”. Siamo quindi al doppio paradosso: chi ha perso, il Movimento, ha preso la palla e non fa più giocare gli altri; chi non ha giocato, Conte, è l’unico che ha veramente vinto perchè la sua poltrona è sempre più salda.

“Fauda…”

“Fauda” diceva ieri un deputato leghista, citando una famosa serie tv israeliana. “Fauda” significa “caos, casino totale” ed è la fotografia di quello che sta accadendo nel Movimento. Oggi ci sarà l’assemblea dei gruppi. All’ordine del giorno il post voto ma soprattutto i tanto invocati Stati generali, rinviati da marzo e il momento di svolta che dovrebbe riportare ordine, cioè idee, agenda, organizzazione, nodo alleanze e leadership ad un Movimento con mille teste.

Ma anche oggi potrebbe finire tutto in un buco nell’acqua. Il capo politico Vito Crimi potrebbe disertare la riunione del suo movimento: se da lui dipende la convocazione degli Stati generali, chi, come, dove e quando (“dovrebbe essere nella prima metà di ottobre qui a Roma”), è anche vero che non sa bene cosa dire visto che alla fine chi dà le carte, cioè i capi corrente, non si sta parlando e non sarà alla riunione, Di Maio in giro per l’Italia, Di Battista è fuori dal Parlamento, Casaleggio chissà, Grillo…

Lo show di Grillo e lo stop di Virginia

Beh, Grillo ci ha messo del suo ieri per complicare la situazione: ospite ad un panel a Bruxelles sulle “Nuove idee per il domani” organizzato dal presidente del Consiglio europeo David Sassoli, il fondatore ha spiegato bene perchè “i parlamenti non servono più perchè sostituiti dalla democrazia diretta” inventata peraltro da lui medesimo; perchè “il pil è inutile ed è sbagliato pensare il Recovery fund, fare ancora debito per fare pil”. Meno male che Grillo ha elogiato la presidente von der Leyen “per i programmi green”. Possiamo immaginare le facce dei presenti immaginando che quello davanti a loro è il fondatore del partito di maggioranza relativa che dovrà gestire i 209 miliardi del RF.

Il presidente Fico, che pure ha parlato di “sconfitta senza se e senza ma”, mette da parte il ruolo istituzionale e si sta dando molto da fare in cerca di una mediazione. Chiede unità, “non è questo il momento di una guerra per bande” e “c’è il tempo per rifarsi”. Mentre ieri Fico cercava di tessere una tela, si scatenava il fuoco amico. Virginia Raggi ha escluso in modo assoluto ogni alleanza con il Pd: “Impossibile, se Roma è ridotta così la colpa è anche loro che hanno governato prima”. E chissenefrega del piano alleanze portato avanti da Di Maio. Carla Ruocco, presidente della Commissione banche, corrente Fico e in origine anche Grillo, ha sperato a zero su Di Battista che “scrive post, pubblica video, va nelle piazze ma non si è mai veramente messo in gioco”. Soprattutto Ruocco ha pronunciato la parole proibita: “Una scissione in queste condizioni è possibile”.

La scissione non è più un tabù

Il partito di Crimi è attraversato da una frattura profonda che vede, da una parte, quanti vogliono che il governo vada avanti costi quel che costi e, dall'altra, l'ala dei duri e puri alla Alessandro Di Battista. I primi sono appoggiati da Beppe Grillo. I secondi, da Davide Casaleggio. A dividere i due è anche il diverso approccio sul Partito Democratico. Casaleggio non vede di buon occhio un accordo strutturale con i dem, mentre Grillo, Di Maio e i governisti “guardano con favore a qualsiasi cosa possa fare andare avanti il governo”. Nelle ultime ora ci sarebbe un riavvicinamento tra i due. “Casaleggio si è reso conto che se resta schiacciato su Di Battista rimane fuori dai giochi", sintetizza un senatore M5s. “Ma se perde la sponda di Casaleggio” aggiunge “è Di Battista ad essere tagliato fuori”. Il termometro di questa faida è la piattaforma Rousseau che è la segreteria, la sede, il regolamento del Movimento. I parlamentari non vogliono più pagare l’obolo mensile di 300 euro, molti morosi che un tempo sarebbero stati subito cacciati ora sono ancora in attesa di giudizio. Ma se fino a ieri si palava di “rottura” tra Casaleggio e il Movimento, nelle ultime ore prende corpo l’idea che la Casaleggio ed associati diventi “un fornitore esterno del Movimento”. Che sarà quindi regolamento pagato.

Scenari, posizionamenti: al momento, l'unica cosa sicura è che la parola “scissione” non è più un tabù per i Cinque Stelle. Anche perchè, è l’avviso amichevole di un paio di senatori vicini a Di Maio e ai governisti: “Siamo sicuri che poi questi del Pd con cui dovremmo fare le cose in modo strutturale non ci mangiano?”. C’è anche questo: i grillini vogliono morire piddini. In un modo o nell’altro, la palla se la tengono i grillini e impediscono a tutti di giocare. Conte deve prendere l’iniziativa. Subito. Non solo perchè lo chiede Zingaretti ma perchè abbiamo già perso fin troppo tempo.