L’outing di Conte: “I nostri porti non sono mai stati chiusi”. Ecco come saranno riscritti i decreti Salvini. Immigrazione divisa da sicurezza

Giornata di Tavoli per il programma di governo. Cinque stelle all’attacco di Renzi impegnato in Pakistan tra conferenze e qualche sciata sulle nevi dell’Himalaya. Il leader di Iv:“Io non voglio elezioni. Se cade il Conte bis, ci sarà un nuovo governo, no le elezioni”. Attesa la prova dell’aula

Il premier Giuseppe Conte con l'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini
Il premier Giuseppe Conte con l'ex ministro dell'Interno, Matteo Salvini

Nella riunione a palazzo Chigi tutti d’amore e d’accordo. I decreti sicurezza dell’ex ministro Matteo Salvini saranno cancellati. Si tratterà di giocare con il lessico, “rivisti”, “superati”, “questa parte resta” e “quest’altra salta”. Il risultato è che i porti, che non sono mai stati chiusi, torneranno ad essere anche ufficialmente aperti. Che il vecchio permesso umanitario risorgerà con un nome diverso. Così come il circuito degli Sprar, quando i comuni riconoscevano la residenza anagrafica all’immigrato-umanitario e quindi anche tutta una serie di diritti. Più in generale, l’approccio securitario per cui tutto ciò che riguarda gli immigrati diventava una questione di sicurezza, adesso tornerà ad essere quanto meno diviso: ci sarà quindi un decreto sulla sicurezza e uno sugli immigrati. Non più uno sinonimo dell’altro ma divisi, separati. Come deve essere. Sono state tre ore importanti quelle del Tavolo Sicurezza e immigrazione per l’Agenda 2023 del governo Conte 2.

M5s su immigrazione: “No ritorni al passato”

Fuori da palazzo Chigi, dal fronte 5 Stelle, sono invece subito ricomparsi i distinguo. “Non è vero che abbiamo cancellato i decreti sicurezza tout court” ha precisato il presidente della Commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia. “Non abbiamo preso alcuna decisione. E comunque non ci devono essere ritorni al passato perchè tornare indietro vanificherebbe i positivi risultati ottenuti” ha precisato il capo politico Vito Crimi descritto come collaborativo, quasi silenzioso, al Tavolo del programma. Se il superamento dei decreti sicurezza è un “dato scontato” dopo la riunione di ieri, la strada per arrivarci è ancora lunga, piena di curve e incerta. Anche perchè la tregua ha continuato ad avere sullo sfondo i distinguo e i puntini sulle I di Matteo Renzi recapitati tramite la settimanale e-news ieri straordinariamente confezionata sulle nevi dell’Himalaya (versante pakistano) tra una sciata e una conferenza.

 L’agenda Lamorgese

La riunione è iniziata con l’outing inatteso del premier Conte. “Cari signori e signore - ha detto in partenza - vorrei precisare che in questo paese i porti non sono mai stati chiusi…”. Lo stupore ha sorpreso gli ospiti del tavolo, i sottosegretari Crimi e Di Stefano e la deputata Alessandra Riccardi per i 5 Stelle, Nicola Fratoianni e Loredana De Petris per Leu, Laura Garavini e Gennaro Migliore per Italia Viva, Mauro Mauri per il Pd. Con minor evidenza ma uguale intensità i ministri Luciana Lamorgese e Lorenzo Guerini seduti dall’altra parte del tavolo con il premier Conte. Sentire quella frase - “i porti in Italia non sono mai stati chiusi” - avrebbe potuto avere un peso speciale in certi momenti. Ma avrebbe probabilmente provocato una crisi di governo. Meglio tardi che mai, il premier Conte ha precisato questa verità all’inizio del confronto. Che è stato soprattutto di ascolto delle varie proposte. Dopo una breve relazione del ministro Lamorgese su come smontare i decreti Salvini. Si tratta di cinque punti: 1)per le Ong le multe torneranno tra i 10 e i 50 mila euro, l’arresto del comandante e la confisca dell’imbarcazione solo dopo reiterazione della condotta contestata; 2) non sarà reintrodotta la protezione umanitaria ma la “protezione speciale” potrà essere applicata a molti casi di disagio e vulnerabilità; 3)ripristinata l’iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo; 4)maggiore coinvolgimento dei Comuni per avviare un iter di integrazione, come avveniva ai tempi in cui c’era il sistema Sprar; 5)tempi più brevi per la cittadinanza, entro due anni dovranno essere ultimate le procedure altrimenti scatta il silenzio-assenso.

Separare la Sicurezza dall’Immigrazione

Il Tavolo Sicurezza- Immigrazione è stato il terzo della giornata, preceduto da quello sulla Scuola e il secondo sulla Sanità. E quello più delicato visto che i 5 Stelle anche sabato in piazza hanno ribadito il loro no secco al ritorno al passato. Alla riunione infatti il Movimento ha presentato tutte le sue anime: quella più dura, rappresentata da Vito Crimi e Manlio Di Stefano e quella più dialogante con il Pd, impersonata da Giuseppe Brescia. “Nessuna tensione” hanno assicurato i presenti, “clima positivo”. Ma l’accordo è emerso su pochissimi punti: i decreti Salvini non saranno cancellati tout court (“non avrebbe senso, ci sono norme sulla polizia che vanno mantenute” ha spiegato all’uscita Brescia) e sul rafforzamento, rispetto a quanto previsto dai decreti Salvini, del sistema dello Sprar. Più lontane lo posizioni su come definire la protezione umanitaria per i migranti che i 5 Stelle vorrebbero limitata solo a casi specifici. La novità del Tavolo, come ha spiegato il sottosegretario Mauri (Pd), è che “d’ora in poi saranno tenuti separati i provvedimenti sulla Sicurezza da quelli sull’Immigrazione”, due capitoli che il populismo ha fatto coincidere e che sei mesi di gestione Lamorgese sono riusciti a dividere e tenere separati.

Con chi gioca Di Maio?

E’ la domanda che hanno posto la senatrice Garavini e il deputato Migliore di Italia viva chiedendo “un approccio più in linea con l’Europa”. Il riferimento è al ministro degli Esteri Luigi di Maio che ieri, poco prima del Tavolo, ha parlato da Bruxelles dove era impegnato al Consiglio Affari Esteri. Annunciando un piano diverso da quello poi rappresentato dall’Alto Commissario per gli Affari Esteri Josep Borrell. In pratica Di Maio ha annunciato “la fine della missione Sophia” (già sospesa da otto mesi; si tratta di navi europee nel Mediterraneo per il contrasto ai trafficanti di esseri umani da otto mesi), la nascita di una “nuova missione” che avrà come obiettivo lo stop del traffico d’armi in Libia, uno dei punti chiave per mettere a tacere il conflitto libico. La nuova missione, ha detto Di Maio, “non avrà il salvataggio dei migranti-naufraghi tra gli obiettivi chiave” anche se non potrà essere negato di fronte a situazioni di crisi, e avrà comunque “nuove regole”. In pratica, se una nave olandese impegnata nella missione contro il traffico d’armi dovesse salvare alcuni migranti, questi saranno sbarcati in un porto olandese. E cosi per la Francia, la Spagna, la Germania e chiunque altro sarà coinvolto nella missione. In ogni caso, se la nuova missione dovesse essere un pull factor, cioè far partire più migranti, sarà nuovamente bloccata”. Di queste nuove “regole” l’Alto commissario per gli Affari Esteri Josep Borrell non ha parlato. Ha spiegato invece che “l’area delle operazioni sarà diversa”, più verso la costa est, “ed è chiaro che i migranti in pericolo saranno salvati come previsto dalle leggi del mare”. La fine di Sophia era stata una medaglia di Salvini e Di Maio quando governavano insieme. L’hanno “interrotta” perchè attirava migranti. Ora torna. Con un nuovo nome e una missione in più, ma torna. Come e più di prima.

I dossier sospesi

Conte ha dovuto accantonare e rinviare ad un nuovo incontro questi e altri dossier legati più alla politica estera. Italia viva infatti ha chiesto di correggere il Memorandum Italia-Libia (l’accordo stipulato da Minniti ministro che regola la collaborazione tra i due paesi e che non tiene conto dal quadro di guerra che c’è ora nella regione) e di aderire al Global Migration compact delle Nazioni Unite che l’Italia non ha voluto sottoscrivere nel dicembre 2018, ai tempi del governo gialloverde. A quel punto il gelo è calato sul tavolo.

Renzi: “Io non voglio andare ad elezioni ma…”

Dopo un fine settimana di fuoco, il premier ha voluto dimostrare di “non lavorare a nuove maggioranze” e di “lavorare all’agenda del suo governo fino al 2023”. Da qui i tre Tavoli di ieri a cui hanno partecipato tutte le forze di maggioranza. Compresi alcuni senatori renziani che da giorni fonti di palazzo Chigi, organi di informazione legati al Movimento con la complicità di alcune parti del Pd insistono nel dare in partenza da Italia viva. Ma è chiaro che la tregua di queste ore è destinata a fare i conti con i primi voti in aula. Nelle prossime ore ci saranno ben due voti di fiducia, alla Camera sul decreto Mille proroghe e al Senato sul decreto intercettazioni. Sarà un modo per contarsi dopo gli scossoni degli ultimi giorni, maggioranza, opposizioni, eventuali Responsabili già in azione, qualche assente di troppo. “Sulla prescrizione non cediamo di un millimetro” ha ricordato la ministra Teresa Bellanova confermando che Italia Viva rinvia alla proposta di legge Costa (Fi), che cancella la Bonafede, la possibilità di ripresentare la proroga della Bonafede che il Pd ha bocciato nel Mille proroghe. La Costa sarà in aula il 24 febbraio, la prossima settimana. Prima di allora governo e maggioranza devono sedersi al Tavolo Giustizia per l’Agenda 2023. Il Tavolo è stato più volte rinviato. Gli italiani, che stando ai sondaggi non hanno alcuna voglia di tornare a votare, non capirebbero certo una crisi di governo su un tema centrale ma di scarso appeal come la giustizia. Ecco che Renzi, nella sua news settimanale, dice chiaramente “Alt, io non voglio andare a elezioni. Erano altri quelli che avevano già fatto l’accordo con Salvini (nell’agosto scorso, ndr). Dopo il referendum le elezioni non ci possono essere per mesi per motivi tecnici. Ecco perchè se cade il Conte bis, ci sarà un nuovo governo. E non elezioni”.

Responsabili in letargo

La ricerca da parte di Conte di una nuova maggioranza fatta di renziani pentiti e qualcuno di Forza Italia è un’operazione che, dopo le necessarie smentite, sembra aver perso vigore. Renzi denuncia come “diversi senatori di Italia Viva siano stati avvicinati con la richiesta di sganciarsi da Iv con risultati fallimentari”. Hanno fatto male i conti. “Per un Conte ter non hanno i numeri e se ne stanno accorgendo in queste ore” puntualizza il senatore di Firenze. Più che sufficiente per riaccendere le braci di uno scontro che resta latente. Così i 5 Stelle hanno pensato bene stavolta di attaccare Renzi per la trasferta in Pakistan, un giorno di conferenze con altri leader internazionali e due giorni di sci. “C'è chi come noi lavora per gli italiani e chi preferisce farsi una sciata con l'alta finanza in Pakistan” ha detto il sottosegretario Stefano Buffagni. “Posso fare due giorni sugli sci o devo chiedere il permesso al Tribunale dell’antirenzismo?” ha replicato il leader di Iv. La verità scappa detta ad un parlamentare contiano doc: “Quasi meglio Salvini di Renzi”. E s’è detto abbastanza.