[Il caso] Conte senza tregua: balla da solo tra scuola, giustizia ed Autostrade. E anche gli “assistenti civici”

Ogni giorno si aggiunge sulla scrivania del premier un dossier che scotta. Sui volontari della Protezione civile contro la movida neppure la mossa di informare il Viminale. L’Anm si ricompatta per stare al tavolo della riforma del Csm. E sul concorsone per la scuola non c’è ancora l’accordo. Che va trovato tassativamente entro oggi

[Il caso] Conte senza tregua: balla da solo tra scuola, giustizia ed Autostrade. E anche gli “assistenti civici”

Ci mancavano solo gli “assistenti civici” ad agitare la navigazione a vista di Giuseppe Conte. Il momento più buio è stato verso le sette di sera quando il Viminale ha fatto uscire una nota che parlava da sola: “Non siamo stati consultati, le prefetture sono già abbastanza cariche di lavoro”. Della serie: ci mancano solo 60 mila ragazzi e persone di mezza età che vanno in giro a controllare mascherine e distanze, non sono pubblici ufficiali ma dovrebbero far rispettare le regole e farsi rispettare. Nella previsione, più che probabile, che qualcuno di loro finisca a discutere anche con le mani con qualche avventore. E i prefetti, da cui dipende la catena di comando dell’ordine pubblico, non hanno alcuna intenzione di dover badare ad altre 60 mila persone. Il vertice serale ieri dovrebbe aver risolto anche questo progetto (joint venture Anci e ministro Boccia) che ha subito visto la maggioranza divisa e M5s e Italia viva contrari: i 60 mila saranno in giro nelle strade ma molto depotenziati. Da assistenti civili ad assistenza a parchi, chiese, piazze, spiagge e ovunque ciascun sindaco riterrà più utile coinvolgerli. Non avranno funzioni di pubblica sicurezza e saranno selezionati con un bando della Protezione civile tra tutti i maggiorenni e residenti nel comune dove vorranno prestare il “servizio”. Non saranno pagati ed è invitato a partecipare soprattutto chi percepisce ammortizzatori sociali, dalla cassa integrazione al reddito di cittadinanza. Una decisione che comunque ha fatto andare su tutte le furie il Viminale: “Nulla è stato concordato con noi”. Dunque, la speranza è che la formazione sia tale per cui nessuno dei volontari civici si cacci nei guai nell’esercizio della sua mansione. Il bando dovrebbe essere pubblicato in settimana. Occhio al sito della Protezione civile. I primi “angeli” in servizio sono previsti per metà giugno.

La scuola ancora in alto mare

L’emergenza Covid è di per sè una sequenza infinita di “prime volte”. A cui va aggiunto che siamo in campagna elettorale: a settembre si voterà in sei regioni e circa mille comuni, inevitabile che ciascuno, anche dentro la maggioranza marchi il proprio territorio. Ecco perchè il dossier scuola, dato per chiuso e risolto nel solito vertice notturno di domenica sera, non è in realtà chiuso per niente.

Stamani ci sarà una riunione di maggioranza al Senato e nel pomeriggio è prevista l'assemblea del gruppo del Pd alla quale dovrebbe partecipare anche il ministro e capo delegazione dem al governo Franceschini. Il problema sono sempre i concorsi per mettere a ruolo 80 mila insegnanti e la riformulazione della norma da parte del governo non soddisfa diversi senatori del Partito democratico e anche Leu e le Autonomie hanno manifestato “perplessità”. L’accordo va trovato prima del voto in Commissione previsto in serata sapendo che poi il decreto sarà blindato da doppia fiducia visto che scade il 7 giugno. Il rischio, al momento, è che la maggioranza vada sotto in Commissione. Cioè dove eravamo rimasti dopo il primo vertice di maggioranza venerdì sera. L'accordo raggiunto grazie alla mediazione di Conte prevede lo slittamento dei concorsi a novembre (non più ad agosto) con una prova scritta e non più attraverso un quiz. Sulla necessità di far prevalere il merito si sono trovati d’accordo la ministra, i 5 Stelle, Italia viva e un pezzo di Pd. Un pezzo di Pd, però, che si ritrova nell’emendamento Marcucci-Verducci, e Leu non è d’accordo e preferisce nei fatti una sanatoria viste le condizioni in cui si dovrà tenere il concorso. Si tratta di scegliere tra merito e sanatoria. I sindacati, neanche a dirlo, stanno dalla parte della sanatoria. Passa da qui una bella fetta di consenso. E il mondo della scuola è sempre stato l’indicatore migliore per capire la capacità di sopravvivenza di un governo.

Magistratura nel mirino

Le centinaia di pagine con migliaia di trascrizioni che la magistratura di Perugia (titolare delle inchieste sui magistrati romani e orfana di procuratore da un anno) e la guardia di finanza hanno depositato nell’ambito dell’inchiesta Palamara-Csm, sono un’arma perfetta per una campagna elettorale che le opposizioni si preparano a fare a livello locale ma anche nella speranza di far cadere governo, legislatura e andare a votare. I magistrati Palamara e Auriemma che discutono - il primo contrario, il secondo a favore - della decisione dell’ex ministro dell’Interno di chiudere i porti sono un’arma perfetta per la campagna elettorale di Salvini. Non sarebbe secondario rilevare alcuni punti: le frasi “rubate” dal trojan (una spia elettronica lanciata nel cellulare e introdotta con la riforma Bonafede) non hanno alcun rilievo penale; non si capisce perchè siano state trascritte nonostante la legge dica il contrario; appartengono al legittimo ambito delle opinioni personali che anche un magistrato può e deve avere nell’ambito associazionistico, a maggior ragione in una chiacchierata privata. Le destre tentano, di nuovo, il colpaccio che non gli è mai riuscito negli ultimi trent’anni, un evergreen dei governi Berlusconi: separazione delle carriere tra giudici e pm, magistrati ridotti ad esecutori di sentenze. Lega e Salvini hanno trovato, grazie alle frasi “rubate” dai trojan della Guardia di finanza, il palcoscenico perfetto per la nuova campagna elettorale visto che tra oggi e i prossimi mesi Salvini sarà processato “in Senato” per andare o meno a processo su altre due navi cariche di naufraghi e trattenute fuori dai porti (stamani vota la Giunta del Senato per la nave Open Arms e potrebbero prevalere i No, mandando quindi sotto la maggioranza).

L’Anm “non muore”

Sabato, in una drammatica riunione di giunta dell’Associazione nazionale magistrati, si erano dimessi il presidente Luca Poniz (Area) e il segretario di Unicost. Il trojan ha messo in piazza vendette interne e favoritismi che poi si traducono in incarichi di prestigio presso le sedi distaccate nei vari ministeri affidati ad un collega o all’altra a seconda del peso della corrente. Oltre a rapporti molto stretti tra alcuni giornalisti e alcune toghe. Decisamente non bello. Sicuramente già visto. Sufficiente per i progressisti di Area e i centristi di Unicost per rinfacciarsi di non aver reagito come doveva alla nuova ondata di chat e intercettazioni depositate dai pm di Perugia.

La riunione era stata aggiornata a ieri sera e c’erano tutte le premesse per fine anticipata del mandato. L'accordo politico non è stato trovato. Ma la giunta dell'Associazione nazionale magistrati resta in piedi. Dunque il “governo” dei magistrati guidato da Luca Poniz resterà in carica, come prevede lo statuto, per l'ordinaria amministrazione e sino alle prossime elezioni (ottobre o forse già settembre). E’ un governo a tra punte (Area, Unicost, Autonomia e indipendenza) mentre Mi resta sempre all’opposizione. In questo periodo di interregno eserciterà i suoi poteri con il conforto del Comitato direttivo centrale, dove sono rappresentate tutte le correnti. Non è quel vero rilancio politico auspicato da quelle toghe che hanno subito capito il contesto politico e la voglia di normalizzazione da parte della politica. L’Anm resta però come soggetto politico. “Il potere politico si appresta a riforme esiziali per la magistratura e senza una giunta politica l'Anm è un interlocutore debole” aveva avvertito il segretario del gruppo Michele Consiglio. Ma almeno si è evitato lo “scioglimento” dell'Anm. Un’ipotesi da non prendere nemmeno in considerazione per Poniz (“l'Anm non e' mai stata e non e' a rischio di scioglimento”), il presidente che vede nella pubblicazione sui giornali delle chat estratte dal cellulare di Palamara un “disegno per colpire l'intera magistratura” e la sua associazione. “Tutti noi siamo qui per tutelare i magistrati e a questo compito non verremo mai meno” ha assicurato Poniz per cui “la magistratura non è quella che emerge dai giornali”.

La riforma del Csm

L’Anm ha già chiesto tutti gli atti a Perugia per valutare parola dopo parola i singoli comportamenti ed assumere le decisioni del caso. Ma ora deve soprattutto fare quadrato contro una riforma del Csm “troppo punitiva” per l’associazionismo (una faticosa conquista degli anni settanta della magistratura) ma che tenga a bada il correntismo. Se l'Anm non è nel pieno della sua forza, il Csm è comunque azzoppato dopo i fatti dello scorso anno, anche il ministro Bonafede non è nel pieno delle sua titolarità per portare a fondo la riforma elettorale del Csm. Oggi c’è un primo vertice di maggioranza sulla giustizia. La riforma potrebbe arrivare in Cdm già in settimana. Non solo un nuovo sistema elettorale “sottratto alle degenerazioni del correntismo” ma anche dell'introduzione di meccanismi per rendere le nomine ai vertici degli uffici giudiziari ispirate “soltanto al merito”. E poi della “netta separazione tra politica e magistratura con il blocco delle cosiddette 'porte girevoli”. Le opposizioni puntano alla separazione delle carriere. Ecco perchè l’Anm dovrebbe essere più in forza che mai.

E poi c’è anche Autostrade

Resta alta la tensione sul destino di Autostrade per l'Italia. In attesa che il Governo risponda ufficialmente all'ultima mossa della controllante Atlantia, che ha congelato il piano di investimenti da 14,5 miliardi della concessionaria e minacciato azioni legali in mancanza dell'ok alle garanzie statali per un prestito da 1,25 miliardi. Sino passati due anni dal crollo del Ponte di Genova. Due anni e ancora non è stata presa una decisone sul destino del concessionario, a parola “fuori” da due anni, in pratica in servizio al cento per cento. Un’incertezza che ha fatto perdere al titolo Atlantia numerose posizioni in borsa. La ministra De Micheli ha presentato il piano a gennaio. L’emergenza sanitaria ha congelato tutto. Conte continua a non decidere perchè sa che questo dossier, così come il Mes, spacca il Movimento.

La proposta prevede l’apertura del capitale di Aspi (proposta dalla stessa Atlantia, pronta a scendere fino al 49,9%) e una revisione della concessione che verte sostanzialmente sul nodo delle tariffe. Tra le ipotesi ci sarebbe quella di ridurre il tasso di rendimento dall'attuale 10% al 7%, abbassando del 5% l'anno le tariffe fino alla fine della concessione, nel 2038. I 5 Stelle non ci sentono: l’idea è sempre “la revoca della concessione attraverso il commissariamento della società”. Nel Pd prevale il pragmatismo. “La concessione è una cosa seria e non ci devono essere preconcetti. A questo punto però occorre fare presto” ha detto il segretario dem Zingaretti. Anche Italia viva è in pressing, non da oggi. “La vicenda Aspi va affrontata con serietà, rigore, competenza, discontinuità, certezza del diritto. Decina di miliardi rischiano di andare in fumo all’altare della burocrazia. Bisogna fare subito” ha detto ieri Matteo Renzi. Nel frattempo, con il crollo del traffico, Autostrade ha bisogno di cash e dei soldi garantiti dallo stato per manutenere le strade.