Il senso di Giuseppe Conte per le nomine Rai: “Ci avete fatto fuori e noi boicottiamo”

Stamani il via libera del Cda alle nomine: Maggioni al Tg1, Sala al Tg3, Sangiuliano confermato al Due. Il leader 5 Stelle convoca un punto stampa in Senato. Renzi: "Clamoroso autogol"

Giuseppe Conte, leader dei 5 Stelle (Ansa)
Giuseppe Conte, leader dei 5 Stelle (Ansa)

A metà pomeriggio di un mercoledì fino a quel momento senza tanti brividi, arriva il messaggio che dà subito l’idea di smuovere la giornata. “Alle 17.30 al Senato in sala Postergali dichiarazioni alla stampa del presidente Giuseppe Conte, dei capigruppo Castellone e Crippa, del capodelegazione al governo Stefano Patuanelli, della capogruppo in Commissione Vigilanza Rai Sabrina Ricciardi, il vice presidente della stessa Vigilanza Primo Di Nicola”. Roba certamente grossa visto che è stata mobilitata tutta la dirigenza M5s. E roba che ha a che fare con le nomine Rai.

La "farcitura" di grillini di tre anni fa

Il tema nomine, non solo Rai, pare abbia occupato l’intera agenda dell’ex premier nelle ultime settimane. Vieppiù la Rai che a suo tempo, nel 2018, fu infarcita di grillini della prima e dell’ultima ora, un’infornata altamente a rischio così come, a ricasco, tutta una serie di nomine intermedie. E siccome Rocco Casalino, tuttora l’uomo che sussurra alle orecchie di Conte, ha ben chiara l’importanza strategica delle tv e di poter alzare il telefono se una scaletta può risultare troppo sbilanciata, si può dire che gli interventi, discreti e garbati, Conte style, sono stati l’impegno fisso di Conte in queste settimane. Al pranzo in campagna per festeggiare Bettini (a cui purtroppo scappò la gaffe e lo chiamò Luigi invece che Giuseppe) dicono i presenti che Conte non abbia mollato un attimo il nuovo ad Fuortes. E insomma, tanto attivismo che però alla fine ha prodotto ben poco se poi ieri è partito l’editto bulgaro: Divieto per tutti i rappresentati 5 Stelle di andare ospiti sui canali Rai. Via libera invece su Mediaset e La 7. Una notizia che, appunto, rende la giornata meno noiosa. E, anzi, la tinge di rosso e di giallo.

Le nomine

I nomi circolano da tempo. La decisione sarà definita stamani quando si riunirà il Cda Rai: Monica Maggioni sarà il nuovo direttore del Tg1; Gennaro Sangiuliano resta alla guida del Tg2 e al Tg di Rai 3 arriva Simona Sala. Completano il quadro la conferma di Alessandro Casarin alla Tgr, l'arrivo di Paolo Petrecca a RaiNews 24, mentre Andrea Vianello passa alla direzione del giornale radio, il trasferimento di Mario Orfeo agli Approfondimenti e l'indicazione di Alessandra De Stefano a RaiSport al posto di Auro Bulbarelli. Sono le proposte avanzate dall'amministratore delegato, Carlo Fuortes, al Cda della Rai. Una partita che si è sbloccata dopo giorni di riflessioni e trattative, che ha riservato anche momenti di tensione, con la scelta dei consiglieri di disertare la riunione di stamane, in protesta proprio con l'ad perché ascoltati sì ma poi estromessi dalle decisioni finali. E controllare i Tg è il “vizio” di cui tutti si ammalano. 5 Stelle compresi che sono andati su tutte le furie per l’estromissione, per altro annunciata da tempo, dell'attuale direttore del telegiornale della rete ammiraglia, Giuseppe Carboni. Sono, va ricordato, gli stessi metodi che usarono presidente e ad Rai nominati da Conte premier.

“Non faremo più sentire la nostra voce sui canali Rai”

Così il tema della convocazione in Sala Postergali a palazzo Madama è presto detto: “Non faremo più sentire la nostra voce nei canali del servizio pubblico, ma altrove” dice solenne Giuseppe Conte col volto tirato e circondato dal quartier generale del Movimento. “Fuortes ha scelto di sottrarsi a qualsiasi confronto nelle sedi istituzionali, ha rinviato dapprima l'incontro richiesto nei giorni scorsi dal Cda e poi ha anche rinviato la convocazione già programmata davanti alla commissione di Vigilanza. Quanto al merito delle scelte - spiega - aveva varie possibilità: ha deciso di continuare ad applicare la vecchia logica che prevede di tenere conto delle istanze delle varie forze politiche. Nell'applicare questo criterio, però, ha deciso di escludere, tra tutte le forze dell'arco parlamentare, compresa maggioranza e minoranza, esclusivamente il M5S, che è il partito di maggioranza relativa e rappresenta 11 milioni di elettori”. Non contento, si chiede anche “che ruolo ha giocato l'esecutivo in questa partita”. E, pur ribadendo che la “lottizzazione politica non ci piace” (infatti rilancia la proposta di riforma della governance incardinata in commissione a Palazzo Madama), lamenta comunque il fatto che “Fuortes sceglie deliberatamente e consapevolmente di esautorarne la parte più ampia”. Uno spettacolo. Da tirarsi i pizzicotti per capire se è vero: quelli che denunciano la lottizzazione al grido “fuori i partiti dalla Rai”, denunciano di essere stati esclusi dalla stessa lottizzazione che loro stessi hanno cercato. Di già: avevano diritto. Meraviglioso. Come quando Rocco Casalino cerca di confortare una collega della Rai: “Amore non ti preoccupare, per te faremo un’eccezione”.

L’ironia di Renzi e Spadafora

Il primo a rimetterci è il ministro per i Rapporti col Parlamento Federico d’Incà: stamani doveva essere ospite di Agorà su Rai Tre e ha disdetto la sua presenza. In pochi minuti gli uffici di portavoce e uffici stampa sono in fermento: “Ma noi non sappiamo nulla, nessuno ci ha avvisato, neppure un colpo di telefono, una mail, un messaggio, nulla”. Tra le prime reazioni se ne fanno notare due per l’ironia e che diventa subito sarcasmo. Quella dell’ex ministro Vincenzo Spadafora che pubblica una storia su Instagram. “Le trasmissioni riprenderanno il prima possibile” scrive l’ex ministro che accompagna la frase con l’immagine dello schermo con il segnale interrotto. E quella dell’ex premier Matteo Renzi che da sempre ma ora soprattutto è nel mirino di Conte che non perde occasione, nelle varie trasmissioni dove è ospite, per attaccarlo su inchieste della magistratura e incarichi come conferenziere. Per eliminarlo dallo spazio di azione del Pd dove Conte si vuole apparecchiare con il suo gruppo e avere una certa agiblità. Impossibile se ci sono Renzi e Calenda.

“La posizione grillina sulla Rai dimostra che non c’è bisogno di piani segreti per distruggere i Cinquestelle, basta lasciar fare a Conte. Fa tutto da solo” si legge nel post del senatore fiorentino.

Non si fanno salti di gioia nemmeno dalle parti della minoranza. Ma “non faremo barricate” assicurano fonti di Fdi che saluta con favore il via libera alla nomina di Petrecca al canale all news della Rai. Brucia ancora la mancata nomina di un proprio rappresentante in Cda: "Noi avevamo zero, ma tutto quello che viene sicuramente è molto poco, essendo l'unica opposizione”.

Ora il prossimo passaggio sarà quello in Consiglio di amministrazione, poi ci vorranno i tempi tecnici per gli avvicendamenti alla guida delle varie testate. Dopodiché inizierà la seconda fase dell'era Fuortes in viale Mazzini.

Malumori tra i 5 Stelle

La presa di posizione di Conte riaccende il dibattito interno che è sempre acceso, attento, come brace viva sotto la cenere. C'è chi sposa la linea Conte come la vice presidente Paola Taverna e Di Nicola (“l’ex premier ha detto una cosa sacrosanta: le logiche che guidano il servizio pubblico non ci piacciono e non ci sono mai piaciute”). A parte questi e qualcuno dei vice da poco nominati, ad esempio il solerte Gubitosa, il divieto di Conte non non va giù a una parte consistente del gruppo. Le critiche sono state sollevate anche durante la riunione che ha preceduto l’annuncio. Il capogruppo alla Camera Davide Crippa (in scadenza dicembre e quella nomina sarà un termometro da monitorare per capire gli umori del Movimento e il gradimento di Conte) è tra i pochi che si è opposto pubblicamente a Conte che però non lo ha ascoltato.

Il sarcasmo delle chat interne

Nelle chat private c'è chi commenta, riferendosi al presidente del Movimento, con parole del tipo: “Ci ha messo il bavaglio”. Altri si interrogano se quella di andare dalla concorrenza (Mediaset e La7) non si trasformi in “un favore a Berlusconi”. Come del resto l’altra novità espressa da Conte nel ultime ore: la riforma costituzionale XL, un tavolo costituente di cui parla spesso anche Berlusconi. “Non è che stiamo a fare un favore a Berlusconi?” si chiede un grippo di parlamentari. Riflessione in effetti troppo attorcigliata.

Qualcuno ci vede una strategia che porta alle trattative per il Quirinale, mentre c'è pure chi teme che le nomine Rai siano l'occasione perfetta per tirare qualche spallata al governo Draghi. Altri il bavaglio definitivo, già stretto quando Conte ha deciso che in tv potevano andare solo i vice. “Il sistema è degenerato: dal M5S serviva un segnale forte e bene ha fatto il presidente Conte a darlo” dice il più contiano dei 5 vice, l’ex sottosegretario Mario Turco. Brilla per l’assenza Luigi di maio. “Ma lo sapeva? E’ stato avvisato?” si chiedono molti peones grillini sempre più persi e abbandonati. “Se dovesse scoppiare una crisi internazionale come accaduto ad agosto in Afghanistan, il ministro degli Esteri dovrà andarne a parlare su una televisione commerciale, anziché in quella di Stato pagata con il canone dagli italiani?”.

Autogol politico

Il fatto è che c’è poco da ridere e molto da piangere. Michele Anzaldi (Iv),segretario della Commissione di vigilanza Rai affida a twitter l’amara realtà: “Non si era mai visto un leader di partito protestare contro la lottizzazione dei tg Rai perché non sarebbe riuscito a lottizzare anche lui. Conte, che per tre anni ha usato il servizio pubblico come un suo megafono personale, entra nel guinness dei primati degli autogol politici”.