Prove di accordi sui temi. Ma la strada dell’esploratore Fico è in salita soprattutto sui nomi. “Conte ter al 60%”

Il presidente della Camera farà un secondo giro di consultazioni. Entro martedì il suo verdetto al Presidente Mattarella. Renzi: “Disposti a fare tutto per gli opportuni accordi”. Tensione sul concetto di “lealtà”

Roberto Fico
Il Presidente della Camera dei deputati Roberto Fico (foto ansa)

E’ un po’ come pretendere di mettere nello stesso letto una coppia dopo tradimenti, offese, insulti, persino minacce. Impossibile. Come minimo serve tempo. E la consapevolezza che non ci sono alternative. Qui si tratta di quattro partiti, il “letto” è la coalizione di maggioranza ma il risultato non cambia. “Decantare” è la prova d’ordine che scivola fuori dai commenti striminziti degli staff che accompagnano al secondo piano della Camera dei deputati le delegazioni nello studio dell’ “esploratore” Roberto Fico. Dopodiché la delegazione 5 Stelle la senti discutere con una qualche animosità perchè il presidente Fico gli ha detto chiaro e tondo che devono smussare e mediare su molti dossier. Le posizioni ideologiche sono un lusso per l’Italia in questi tempi. Il segretario dem Nicola Zingaretti entra invece pimpante annunciando che “a breve tirerà fuori una chitarra” visto che è stato accusato di essere troppo silente e di scarsa iniziativa in questa che in fondo è la crisi più pazza del mondo. Accanto a lui Andrea Orlando ha gli occhi di brace, affatto pacificati e meno male che indossa la mascherina. I capigruppo Delrio e Marcucci, più distanti hanno un linguaggio del corpo un po’ più sereno. Comunque provato. Persino Matteo Renzi e la delegazione di Iv ieri erano preoccupati: ma solo di calcolare di non abusare del tempo e della situazione per fare il “comizio” di cui Iv è stata accusata l’altro giorno al Quirinale. Per fortuna che hanno accettato alcune domande (anche Leu, ultima delegazione di giornata) perchè invece M5s e Pd hanno le evitato.

Poche parole e già scritte

Traccia del discorso scritta per scansare le insidie della diretta, di dire o non dire qualcosa di troppo. E sbagliato. Nel bene e nel male. Segno che sono loro ad avere più problemi in questo momento: di sintesi al loro interno e di linea in generale. E infatti. Il povero Crimi si ritrova a dover spengere un incendio in casa dove rischia una mini scissione di un pezzo di Movimento che non ne vuole sapere “di sedersi di nuovo al tavolo con Renzi con i rischio di trovarsi Boschi ministro”. E’ un problema. E non solo per Crimi: con i numeri ballerini al Senato, anche 5-6 senatori che dovessero uscire dalla maggioranza potrebbero creare seri problemi al governo che verrà. Dal Pd, tanto per dare un’idea, ecco un esempio di preoccupazione: “Renzi ci vuole morti, è questo il suo vero obiettivo, tanto vale allora il voto e ben venga il caro Conte…”. Italia viva ha il 2 per cento ed è legittimo pensare che l’omicidio politico possa avvenire ma a ruoli invertiti. Mentre invece il “caro Conte” ha dimostrato di avere pochi scrupoli, di sapere e volere lavorare per sè, e una sua lista potrebbe seriamente togliere voti al Pd.

E c’è anche il bicchiere mezzo pieno

Ma questo è il bicchiere mezzo vuoto della giornata, il lato negativo. Poi c’è il bicchiere mezzo pieno. “Il Conte ter stasera sta al 60 %” è il bilancio di giornata di una fonte “tecnica” che ha potuto seguire da vicino i lavori del primo giorno di consultazioni. Quando ieri stava al 50%. Ma c’è ancora molta strada da fare per capire se sarà quella la soluzione della crisi. Adesso l’esploratore Fico sta lavorando ai temi, al recinto politico all’interno del quale è possibile costruire quell’accordo di programma valido tutta la legislatura atteso da novembre ma che invece Conte non è stato capace, o non ha voluto, scrivere con i partiti che sono - anche questo un concetto difficile, almeno finora, da digerire per il premier dimissionario - i suoi azionisti di maggioranza. Nell’ipotesi che Fico riesca a trovare la quadra sui temi e sul metodo per arrivare a metterli in fila in un cronoprogramma “dove ciascuno sa cosa deve fare, chi e quando” ha precisato Renzi, il problema poi arriverà quando si tratterà di fare la squadra. E di decidere i ministri. E non solo. Magari anche qualche organismo laterale ma centralissimo. Ad esempio il commissario per il Covid e la comunicazione di palazzo Chigi. Anche ieri Iv ha accusato attacchi e minacce via social da utenti e pagine Fb riconducibili alla sfera grillina.

Il cronoprogramma

E’ la cosa su cui sono tutti d’accordo. Un programma e un progetto esecutivo per il governo che verrà. Sul piano del merito è uno strumento che risolve tanti problemi. Ancora meglio del contratto che era alla base del Conte 1 e che comunque non fu sufficiente per evitare che tutto andasse all’aria. Quindi prima un documento scritto, un programma di alto profilo e poi la trattativa sulla composizione del governo, sulla lista dei ministri. Che si profila assai in salita visto che Renzi chiederebbe discontinuità (cioè il cambio dl ministro) su temi come economia, scuola, giustizia, sulla gestione dei vaccini “perchè è chiaro che non servono le Primule (i tendoni nella piazze dove fare la vaccinazioni, ndr) così come non servivano i banchi a rotelle per le scuole”. Non ci sono veti sui nomi perchè, come hanno detto tutte le delegazioni, “non sono stati fati nomi”. Ma è chiaro che quando si arriverà a quel punto ci saranno le battaglie più feroci. E il Conte ter potrebbe dissolversi di nuovo. Le condizioni di Renzi sono le più note e sul tavolo da tempo. Ieri sono stat ribadite. Con alcune importanti precisazioni. Due soprattutto. Nessun veto e nessuna imposizione, cioè aut aut: “Alcuni temi sono molto divisivi, è vero - ha spiegato il leader di IV - e nessuno pretende di imporre le proprie idee agli altri, però almeno parliamone e cerchiano una sintesi vera. Iv è disposta a fare quello che serve per gli opportuni accordi”. Il secondo: “Il Mes è divisivo ma invece di dire No e basta cerchiano di capire e ascoltare le ragioni di tutti”. Certo, se poi alla fine sul cronoprogramma, a forza di mediare, dovesse restarci poco o nulla, non è chiaro cosa converrebbe fare a Iv. Il commento più diffuso tra gli osservatori è: “Possibile che Renzi abbia fatto tutto questo rischiando l’osso del collo, s’è ripreso la scena con il 3 per cento, e poi si accontenta di tornare alla casella del Via con Conte a palazzo Chigi?”. Non pochi sono convinti che, partendo dai temi - per l’appunto - e andando avanti restando sui temi, sarà evidente che non potrà essere Conte il premier, seppure ridotto a notaio dell’esecuzione del cronoprogramma.
notaio

Serve ancora tempo

La parola fine sulla crisi non arriverà prima di martedì. E probabilmente non basterà. E’ possibile un secondo giro di consultazioni anche al Quirinale prima di riuscire a dare un incarico pieno. “Noi vogliamo un governo politico ma non può essere a tutti i costi” ha detto Renzi tenendo sempre sullo sfondo il Piano B, quel governo dei migliori e di salute pubblica su cui hanno Forza Italia e i gruppi centristi sono d’accordo. E la Lega forse. Ma restiamo ad oggi. A fine mattinata si chiude il primo giro dell’esploratore. Che, appunto, ha tracciato il perimetro delle operazioni. Nei prossimi giorni ci potranno essere dei tavoli per chiarimenti più specifici, sempre sui temi. Il Movimento 5 stelle - su questo Vito Crimi è stato molto chiaro - sui temi identitari come reddito di cittadinanza, riforma della prescrizione, no al Mes e altri “non intendiamo fare passi indietro”. Zingaretti fa la lista delle sei priorità per il cronoprogramma: “Immediata esecutività al Next generation Eu; la riforma fiscale con due obiettivi: semplificazione e progressività delle tasse; riforme istituzionali a cominciare da una legge elettorale di tipo proporzionale; politiche attive, finalmente, sul lavoro; infrastrutture sociali (scuola e sanità) e nel settore delle grandi opere; poi commercio, turismo, terziario. Quelle di IV sono note e già sintetizzate in vari documenti. “Serve uno strumento di chiarezza, perchè verba volant, scripta manent” ha osservato Renzi ribadendo più volte il concetto del cronoprogramma. Iv è “pronta” a fare la sua parte. Si discuterà del Recovery plan perchè “oggi è fondamentale sapere come dobbiamo spendere questi soldi: nei posti di lavoro, ad esempio, non in sussidi; in scuola e ricerca e non in cashback” ha puntualizzato l’ex premier. Si discuterà, appunto, dei sei punti indicati dal Pd e delle priorita' secondo il Movimento 5 stelle. Ora però, i titoli sono importanti. Lo sforzo è trovare una sintesi. Ed è l’esecutività che, come sempre, preoccupa.

La lealtà

Parola assai gettonata ieri. Tra i vari appelli di giornata c’è quello di Zingaretti alla “lealtà". Il segretario la ribadisce nei confronti del premier dimissionario. E poi la auspica rispetto a tutti gli alleati. “Tutti - ha detto Zingaretti - dobbiamo essere leali e responsabili perchè a questo punto non si può davvero sbagliare”. Anche Crimi, pur insistendo sul nome di Conte, “guida indiscutibile” ha chiesto di mettere da parte “i temi divisivi", perchè “la lealtà vuol dire trovarsi anche a fare un passo indietro quando è necessario”. Un pizzino per quei parlamentari della fronda Di Battista che non ne vogliono sapere di stare ancora con Italia viva. “Non abbiamo posto veti ma chiediamo che anche le altre forze politiche si comportino di conseguenza” ha detto il capogruppo alla Camera di Leu Federico Fornaro. A Matteo Renzi non è parso il vero di rispondere a una domanda sulla lealtà: “Per me essere leali vuol dire dire in pubblico quello che si dice in privato”. Ed è meglio chiuderla qua che sennò la giornata, tenuta in qualche modo sotto controllo, s’incendia di nuovo.

E Conte aspetta

Il tavolo sul programma può portare ad un rilancio della vecchia maggioranza ma anche essere utilizzato per far saltare il banco. Più si allungano i tempi e più si logora Conte. Se Pd, M5s e Leu lo blindano, la delegazione di IV non fa, appunto, nomi. Nell’ambito del governo politico, però, non c’è solo il nome dell’avvocato del popolo. Ha smesso di girare il nome di Di Maio che ha lasciato il posto a quello di Patuanelli e Fico. Un'ala del Movimento 5 stelle non esclude - sempre se alla fine Conte non dovesse avere possibilità di spuntarla - di virare su altre ipotesi. “Occorre prepararsi ad un piano B e in quel caso meglio un ministro M5s che un governo istituzionale” dicono sempre più fonti parlamentari 5 Stelle.
“Decantare” è la parola chiave del professore dem Stefano Ceccanti. “La strada scelta dal Presidente Mattarella per far decantare i conflitti con un’esplorazione centrata sui programmi ha contribuito a ridurre il tasso di polemica delle scorse settimane”.

La foto di Cartabia

Per il governo istituzionale/politico ieri erano tornate alte le quotazioni del presidente emerito Marta Cartaccia. La cui foto salta subito agli occhi nella Sala delle donne, galleria di foto con le prime le più alte cariche istituzionali, dalle madri costituenti alle prime sindache, che introduce alla Sala della Regina. Ci sono due cornici ancora vuote: la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Consiglio.