La Commissione Segre spacca Forza Italia. E c’è chi festeggia la Marcia su Roma e chi alimenta l’odio sui social

Berlusconi, "offeso" da chi mette in dubbio i valori di Fi, spiega che la mozione istitutiva della Commissione era "scritta male", favorisce il “reato di opinione”. Meloni chiede di cambiare il testo. "Dobbiamo - ha detto alla senatrice Segre - proteggere le famiglie tradizionali"

La Commissione Segre  spacca Forza Italia. E c’è chi festeggia la Marcia su Roma e chi alimenta l’odio sui social

La Commissione Segre, per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza ha già una lista importante di cose da fare. Un paio, molto gravi, sono accadute proprio nelle ultime ore, a cavallo della sua nascita: tra Ascoli Piceno e la provincia di Arezzo (Castel del Piano, ai piedi del monte Aniata) e probabilmente anche altrove, si sono messi ad organizzare cene per celebrare la Marcia su Roma cui la Storia attribuisce l’inizio del Ventennio e delle sue sciagure con tanto di vessilli, memorabilia varie e ospiti istituzionali con sindaci e assessori in carica di Lega e Fratelli d’Italia; sui social si è scatenato il furore degli haters contro l’Ospedale Israelitico, proprietario delle mura dello storico Caffè Greco in via e ora sotto sfratto. Due fatti diversi: nel secondo c’è sicuramente odio perchè via social arrivano i peggiori insulti che sono pubblici e alimentano violenza a catena contro persone in carne ed ossa; nel primo, è già probabilmente contenuto il reato di apologia di fascismo.

Il compito della Commissione

La Commissione Segre avrà anche questo come compito: favorire quel dibattito non solo tra storici ma tra cittadini necessario per affrontare, superare e quindi risolvere con consapevolezza e maturità tutto il non detto che ancora esiste sul fascismo e sul ventennio. Di sicuro nasce, la Commissione, perché serve anche un monitoraggio sulla quantità di odio che è stata riversata negli ultimi anni prima nel dibattito pubblico e, di conseguenza, nell’agire quotidiano. Per aiutarci, finalmente, a fare i conti con la nostra Storia, con franchezza, senza infingimenti, come collettività. In Germania è successo, i ragazzi nelle scuole e nelle università sono stati costretti a ragionare sul “secondo breve”, errori, tragedie, massacri. Su quello che è stato. Poi, certo, questo non mette al riparo da nostalgie e tentativi di ritorno al passato. Ha detto la senatrice Liliana Segre, una delle ultime testimoni sopravvissute all’Olocausto: "Il mio era un appello etico che parlava alle coscienze, senza distinzione tra destra e sinistra. Davo per scontato che il Senato della Repubblica l'avrebbe accolto come si accoglie un principio fondamentale di civiltà. Quando ho visto quelle 98 astensioni ho provato un profondo senso di stupefazione. Come difficilmente ci si può sorprendere alla mia veneranda età".

Duecento minacce al giorno

Il razzismo, ha aggiunto, “non è una cosa su cui si può discutere, avendolo provato sulla mia pelle. Pensavo che sulle discriminazioni razziali non ci fossero margini per i distinguo. Ma evidentemente i tempi sono cambiati. Oggi sono morti i carnefici e pure le vittime. Da oggi la storia si può riscrivere”. Segre ha promosso e ottenuto la Commissione perchè da quando il presidente Mattarella l’ha nominata senatrice a vita, si ritrova circa duecento insulti al giorno sui social. Cose pesantissime contro il fatto di essere ebrea. La Digos e la procura di Milano indagano, il pool antiterrorismo ha aperto un fascicolo. Ma la senatrice è voluta andare oltre, offrire un’opportunità al dibattito pubblico e collettivo, chiedere una Commissione. E così in aula, sul tabellone elettronico, è apparso plasticamente che “la Storia può essere riscritta”. E che sulle "discriminazioni razziali esistono margini per i distinguo".

Forza Italia a un passo dalla scissione?

Le conseguenze di quel voto sono anche altre. Più tecnicamente politiche. Come l’assorbimento totale, anche negli ideali, di Forza Italia da parte delle destre a traino Salvini e Meloni, i cui partiti, appunto, aderiscono alle cene in ricordo della marcia su Roma. Forza Italia è ad un passo dalla scissione. Mara Carfagna e Renata Polverini sono state le prima a denunciare che “la vera Forza Italia, quella ancora ispirata a valori e ideali liberali, non avrebbe mai avuto dubbi su cosa fare”. Nessuno di loro e molti altri con loro "non si vogliono piegare al sovranismo" e non sono disposti a morire salviniani o “come gregari della destra di Giorgia Meloni".
Silvio Berlusconi cerca di chiudere l’affaire da una parte ribadendo che Forza Italia è “sempre stata dalla parte dei valori liberal democratici, di Israele e del popolo ebraico” e dall’altra cercando di spiegare che quella mozione era stata scritta male, un’arma a doppio taglio perchè nei fatti è come se avesse introdotto il reato di opinione. Il Cavaliere si è molto arrabbiato per quello che è successo, pare anche adirato con i suoi più stretti collaboratori per un errore del genere, e per due giorni di fila ha cercato di ricollocare il suo partito. Il Cavaliere si è anche “molto offeso” per i dubbi espressi sulla coerenza di Forza Italia. "Stupisce e mi addolora profondamente che possa dubitarne proprio qualche persona che fa parte della nostra comunità umana e politica” ha scritto ieri in una lettera pubblicata su Il Giornale. Netto e chiaro il riferimento a Mara Carfagna.

Le "giustificazioni"

La vicepresidente della Camera è ormai ad un passo dall'addio al partito e con lei ma non sono in pochi, sia in Senato sia alla Camera, i parlamentari di Fi che hanno espresso perplessità sull'astensione, a partire da Renata Polverini e Deborah Bergamini. Berlusconi è tornato a spiegare le ragioni dell’astensione: "Eravamo e siamo favorevoli alla creazione della Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza" la mozione Pd-M5s-Iv-Leu in Senato, "conteneva errori tecnico-giuridici dalle conseguenze preoccupanti, prefigurando l'introduzione di nuovi reati d'opinione. Inaccettabile per noi liberali".
Anche Giorgia Meloni ieri ha provato a mettere una pezza. "Votiamo tutti un documento condiviso di condanna e lotta all'antisemitismo in ogni sua forma: da quello politico a quello connesso al fondamentalismo islamico, fino a chi vorrebbe negare allo Stato di Israele il diritto di esistere" ha provato a correggere la leader di Fratelli d’Italia. Una cosa più specifica, insomma, "lasciando per una volta da parte ogni altro tema divisivo riguardo le 'parole d'odio' da proibire".

Restare nel centrodestra

Ed ecco il punto che fa diventare la pezza peggiore del buco: le parole d’odio da proibire. Meloni è stata ancora più chiara in una telefonata con Liliana Segre. "Sa - ha detto alla senatrice - ci siamo astenuti perché vogliamo essere liberi, ad esempio, di difendere la famiglia tradizionale". Sottinteso: mettere al bando, rendere la vita impossibile e quindi emarginare le famiglie arcolabaleno. "Sono stata sposata con lo stesso uomo per 60 anni, non dica a me come si difende la famiglia tradizionale…". Tutte pezze a colori che mostrano un buco ancora più grande: in Parlamento, tra le forze politiche. non c’è condivisione nei metodi per combattere i fenomeni di odio razziale sessuale e di religione.  Il problema ora è se il dibattito sia ancora gestibile all'interno del partito. O se invece Forza Italia è ad un passo di un’altra scissione dopo quella di Toti. Il governatore ligure, che giovedì ha incontrato Mara Carfagna, è scettico circa l’uscita della Carfagna. Nel. caso, però, "starebbe nella metà campo del centrodestra" e non con Italia Viva. I paradossi della politica dicono addirittura che Toti, nato per avere il collegamento Lega-Forza Italia, potrebbe confluire nel gruppo di Carfagna in chiave però anti Salvini.

Una cinquantina di parlamentari

Ciò detto la lista dei parlamentari non disposti a “piegare la testa al sovranismo” s’allunga. Se la partecipazione alla manifestazione della Lega in piazza San Giovanni il 19 ottobre ha spaccato il partito tra i favorevoli schierati con Berlusconi (Gelmini, Bernini, Marin, Mulè, Zangrillo) e i contrari (Carfagna, Brunetta, Cangini, Polverini), alcuni passaggi parlamentari recenti hanno fatto emergere ulteriori malumori su altri dossier. Elio Vito ha votato a favore del decreto sulla cybersicurezza in nome di una opposizione di tipo repubblicano, mentre Cangini ha fatto altrettanto in Senato sulla Convenzione di Faro sull'eredità culturale, entrambi in dissenso dal gruppo. E dopo l'uscita di Trump che ha auspicato l'Italexit, Osvaldo Napoli ha sottolineato la necessità per Fi di confermare l'europeismo come condizione per stringere alleanze con Lega e Fdi. Sarebbero una cinquantina in tutto i deputati e senatori che non vogliono finire sotto l’ala delle destre di Salvini e Meloni.