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Il colpaccio di Giorgia e l’intesa etica con il Vaticano: le carte per mostrarsi moderata in Europa

Papa Francesco sarà in presenza al G7 nella giornata dedicata all’intelligenza artificiale. Il lungo laboro diplomatico tra Chigi e la Santa Sede. Mantovano alfiere della prima giornata a Pescara. Detta la linea: valori etici, cattolici e basta con le accuse. “Basta con il fascismo demonologico che appiccicava etichetta e il cui unico arbitro era il Pci”. Meloni deve stravincere alle Europee. Per poter fare la prossima legge di bilancio

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Giorgia Meloni e Papa Francesco (Ansa)
Giorgia Meloni e Papa Francesco (Ansa)

 

Dal 1975, la prima volta in cui si riunì il forum delle sette grandi potenze occidentali che sono anche le sette più grandi democrazie, non era mai successo che il Pontefice, alla guida di uno Stato sovrano quale la Città del Vaticano, partecipasse a un vertice. Il colpo grosso tocca a Giorgia Meloni che se lo è giustamente giocato in termini mediatici venerdì mattina anche per provare a tacitare le scomode e imbarazzanti polemiche sul 25 aprile ignorato e snobbato dalle destre e sull’ennesima occasione sprecata della premier. La presidenza italiana del G7 - ha detto nel videomessaggio “intende valorizzare il percorso promosso dalla Santa Sede sull'Intelligenza artificiale con la Rome Call for AI Ethics e portarlo all'attenzione degli altri leader in occasione del vertice in Puglia”. E infatti Francesco parteciperà “in presenza” ai lavori del G7 proprio nella sessione dedicata all'Intelligenza artificiale. “Sono convinta che la presenza di Sua Santità darà un contributo decisivo alla definizione di un quadro regolatorio, etico e culturale all'Intelligenza artificiale”.

Colpo grosso, si diceva, per Giorgia Meloni che tra oggi e domani avrà su di sè ancora una volta i riflettori puntati per l’annuncio della sua candidatura alle Europee. E’, da mesi, un segreto di Pulcinella perchè tutti sanno che la premier si candiderà per dare maggiore spinta alle liste dei Fratelli ma, così come Tajani e Schlein, non andrà mai a Bruxelles. L’ufficializzazione arriverà domani sera da quello che è stato chiamato il beach party di Pescara ma molto più seriamente è la tre giorni programmatica del partito che coincide anche con l’avvio ufficiale della campagna per le Europee.

Tre questioni

Ora mettendo in fila un po’ di cose - il Papa al G7, la candidatura e la conferenza programmatica dei Fratelli, alcune provvedimenti e dichiarazioni a sorpresa dell’ultimo periodo, dall’emendamento sull’aborto alla rinnovata campagna sui temi etici spacciati come misure per combattere le crisi demografica - vengono fuori in modo abbastanza netto tre questioni. La prima: la rinnovata questione etica che Meloni ha messo via via sul tavolo coincide con una nuova alleanza con la Santa Sede, il Pontefice e tutto il mondo cattolico sui temi etici. A qualcuno non era sfuggito che l’emendamento sui Pro-vita nei consultori era venuto fuori dopo le nette parole di papa Francesco. Il secondo: la difficoltà per la premier di rivestire un triplo ruolo nei prossimi 50 giorni: premier, candidata e presidente del G7. In tempi di guerra, quali sono i nostri, è una sfida assai impegnativa, al limite dell’eccesso. Il terzo, infine: questo tipo sforzo risulta necessario per stravincere alle Europee, fare di Fratelli d’Italia uno dei primi partiti europei e quindi dettare le condizioni della prossima governance europea. E’, quest’ultima, una condizione imprescindibile, perchè se il governo in carica non riuscirà a cambiare le regole appena approvate del Patto di Stabilità europeo, da luglio in poi l’agenda italiana sarà fatta di manovra correttiva, tagli e tasse. Lacrime e sangue, purtroppo.

Francesco e l’intelligenza artificiale

L'annuncio è arrivato dalla premier Giorgia Meloni ed è stato successivamente confermato dalla sala stampa vaticana: il Pontefice sarà a Borgo Egnazia in Puglia, a metà giugno, “in presenza” e interverrà nella sessione Outreach, aperta ai paesi non membri, e dedicata all'intelligenza artificiale. “Sono convinta - ha detto Meloni - che la presenza di Sua Santità darà un contributo decisivo alla definizione di un quadro regolatorio, etico e culturale per l’Intelligenza artificiale”. Si capisce così anche la “fretta” con cui la settimana scorsa il Consiglio dei ministri ha dato il via libera italiano all’IA Act europeo (introducendo una nuova fattispecie di reato per l’uso fraudolento e non autorizzato di prodotti di IA) . L'intelligenza artificiale è al centro delle attenzioni del Pontificato nella consapevolezza che si tratti di una grande opportunità, dalla sanità alla formazione, ma anche di un passaggio che va governato. In questo si dimostra la grande capacità di visione laica di questo Pontefice. Tra i 'pionieri' c'è mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che dal 2020 sta coinvolgendo leader religiosi, grandi aziende, atenei di tutto il mondo, nella sottoscrizione della “Rome Call”, una sorta di codice etico per l'applicazione delle nuove tecnologie. “Noi abbiamo portato avanti un movimento dal basso, ora il Papa al G7 parlerà ai governi” dice Paglia ricordando come Francesco sia “sceso in campo in prima persona” dedicando all'intelligenza artificiale due dei più importanti documenti di questi primi mesi dell’anno, il Messaggio per la Pace del primo gennaio e il Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni sociali.

AI dunque per aiutare i più fragili e non per manipolare le coscienze o per distruggere. La prossima tappa della Rome Call sarà a luglio in Giappone, ad Hiroshima, dove verrà fatta propria anche dai leader delle religioni orientali, dopo essere stata firmata dai capi delle religioni abramitiche (cristiani, ebrei, musulmani). Per padre Paolo Benanti, consigliere del Papa sull’AI ma anche presidente della commissione di Palazzo Chigi (quella che era stata affidata in un primo tempo a Giuliano Amato) il documento del Vaticano che chiede l'applicazione dei principi dell'etica all'intelligenza artificiale, “mostra la sapienza delle religioni sul tema, affinché si possa assicurare un domani all’umanità di pace e prosperità. In questo contesto la partecipazione del Papa al G7 in Puglia è di grande rilevanza”.

Il ruolo di Mantovano

Non c’è dubbio che dietro questo “colpo grosso” in Vaticano ci sia la mano sapiente del sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, non un fedelissimo ma uno consiglieri migliori e più esperti ammessi all’inner circle di palazzo Chigi (non senza qualche gelosia da parte degli altri fedelissimi). E allora è proprio Mantovano che occorre ascoltare per capire che nulla è capitato per caso nell’ultimo mese. Il sottosegretario ha parlato, è stato uno dei primi interventi, dall’enorme palco della kermesse sulla spiaggia di Pescara. Ed è stato sorprendentemente esplicito.

Basta con le accuse. Di non avere tagliato davvero i ponti con il fascismo. Dall’aborto alla censura, passando per le “etichette” che puntano ad “escludere” una parte politica, Mantovano - nell’insolita veste di tribuno - ha tracciato le linee identitarie del partito che punta a triplicare le presenze all’Europarlamento.

Nell'attesa dell’annuncio della premier, che è anche presidente di Fdi e dei conservatori europei di Ecr, sul palco si sono alternati Gennaro Sangiuliano e Guido Crosetto e l’altro ministro, Luca Ciriani. Tutti hanno respinto le polemiche sul 25 aprile, le “lezioni” degli altri e le accuse di censura. Il partito “ha fatto i conti con il passato mille volte”. Poi è arrivato Mantovano, erede della stagione di Fini e quindi anche dell’abiura di Fiuggi, che ha alzato decisamente i toni. “Il fascismo demonologico era un'arma di esclusione di massa, si traduceva nella moltiplicazione di etichette attaccate a una persona o a un gruppo culturale, e l’arbitro esclusivo era il Pci. Nelle scorse ore abbiamo assistito a un remake dell'operazione etichettatura” nelle sue varie declinazioni: “sovranista, populista o giocando con la categoria stato di diritto”. L’unico vero Stato di diritto “è quello che vede l'Europa al servizio dei popoli e non gli Stati che rappresentano quei popoli al servizio dei burocrati e dei giudici”. Da qui è partito l’attacco al Parlamento europeo che qualche settimana fa ha chiesto che il diritto l’aborto sia aggiunto alla Carta dei diritti fondamentali della Ue. “I Trattati fondativi della Ue prevedono che l'unione si occupi solo delle materie che le vengono affidate dagli Stati proprio attraverso i trattati” ha detto Mantovano augurandosi che “il nuovo Parlamento che andremo a eleggere non scriva più pagine simili non solo per il contenuto ma perché completamente fuori dal perimetro”.

Ecco così spiegati tanti interventi legislativi e anche solo oratori dell’ultimo periodo, a cominciare dai Pro vita per finire ai “cattivi maestri” (cit. Meloni) che negli ultimi decenni hanno rappresentato la maternità in modo sbagliato, poco accattivante. Sono principi alti, importanti e anche assai poco liberali, affatto laici, rispetto ai quali però occorre che i rappresentanti politici conducano vite coerenti. L’ipocrisia non è ammessa e sarebbe deleteria.

Stile Vox

La sensazione è che la campagna elettorale si aprirà un po’ con i toni ormai classificati come “da comizio di Vox”, sono Giorgia, sono una donna, sono una mamma, sono cristiana” versione aggiornata di “Dio, Patria e famiglia”.

Ma, a parte il grande palco, nelle tre grandi sale allestite sempre sul lungomare, a tenere banco sono le liste molto più dei programmi. Chi andrà dove e in quale posizione. Anche tra ministri e sottosegretari.Meloni ha bisogno di genere fidata a Bruxelles, una sua prolunga sul campo. A Pescara sono previsti 135 relatori, 2200 delegati e più di 150 volontari. Il tutto in attesa di Giorgia. E della sua scelta.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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