[La polemica] Cari Cinque Stelle avete offeso la storia e commesso un grave errore. Ecco quale

C’è, in queste ore, il rischio per il movimento cinque stelle di indulgere in un atteggiamento camaleontico ed estemporaneo, quello per cui a seconda dei giorni, e delle alleanze che si profilano, cambiano il loro Pantheon di riferimento. E vero che Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio hanno entrambi raccontato che, con solidarietà affettiva e distacco generazionale, la storia dei loro padri missini. Ma l’origine familiare non è un destino

[La polemica] Cari Cinque Stelle avete offeso la storia e commesso un grave errore. Ecco quale

Cari dirigenti e deputati del M5s, a meno che non ci sia sfuggito qualcosa di clamoroso, e salvo l’atto dovuto di coloro che erano tenuti a farlo per il loro vincolo istituzionale, la notizia è che nessuno di voi ha scelto di ricordare pubblicamente il 25 aprile. A dire il vero anche la Lega di Matteo Salvini si è astenuta da questa celebrazione, e anche questo dovrebbe in qualche modo stupirci, perché ho ancora negli occhi (da testimone diretto) le contestazioni che Umberto Bossi si prese a Milano, perché voleva essere in piazza tutti costi nell’anniversario della Liberazione.

Ma la domanda che mi faccio riguardo a voi: per quale motivo i Cinque stelle dovrebbero sentirsi distanti, se non addirittura estranei, dalla memoria della Resistenza? Non era, solo un anno fa, ai tempi del referendum Renzi proprio la resistenza, e la costituzione che aveva regalato all’Italia, uno dei primi motivi per cui il movimento invitava a votare no? E dove sono finiti i Grillini dell’Emilia-Romagna, che - giustamente, dico io - erano sempre in prima fila al fianco degli ex partigiani, nell’anniversario del 25 aprile?

Cinquestelle camaleontico

C’è, in queste ore, il rischio per il movimento cinque stelle di indulgere in un atteggiamento camaleontico ed estemporaneo, quello per cui a seconda dei giorni, e delle alleanze che si profilano, cambiano il loro Pantheon di riferimento. E vero che Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio hanno entrambi raccontato che, con solidarietà affettiva e distacco generazionale, la storia dei loro padri missini. Ma l’origine familiare non è un destino.

È davvero curioso che i leader del movimento siano giunti ad invocare addirittura (come se fosse un primato nei confronti del PD), la loro scelta di continuità ideale con la storia di Enrico Berlinguer, e che poi invece si dimentichino della data che, nel bene o nel male, celebra la vittoria contro il nazifascismo. Se tutto questo fosse iscritto in un ragionamento, in un’interpretazione post-ideologica argomentato a mente fredda, si potrebbe anche capire; ma dato che nulla è stato spiegato, nulla è stato detto, e visto che la presa di distanze si declina solo per assenza, mi sembra che qui sarebbe opportuno un gesto di coraggio intellettuale.

Intendiamoci: il Movimento cinque stelle può scrivere e riscrivere i suoi programmi quante volte vuole, può anche modificare alcune sue posizioni, può anche fare delle aperture contrattuali a questo o quel partito, ma, dopo aver difeso strenuamente la costituzione del 1946, oggi ha il dovere di dire: faccio parte di questa famiglia, oppure no. Non può a Roma cantare bella ciao in consiglio comunale con i partigiani, e magari prendersi dei presunti quarti di nobiltà sfrattando la sede di Fratelli D’italia da Colle Oppio (durante il ballottaggio per le elezioni di Ostia), e poi a livello nazionale dimenticarsi e di prendere una posizione. Si può scegliere di essere quello che si vuole, rispetto alla storia: purché si scelga di esserlo con una intensità superiore a quella che occorre per scrivere un tweet.