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Cibo sintetico e caccia-bombardieri per coprire la doppia bocciatura del Pnrr

Ieri un importante consiglio dei ministri ha approvato quattro misure importanti: decreto bollette, ddl sulla concorrenza, il nuovo codice degli appalti. Giallo sugli oneri di sistema. Gare di appalto in tilt. Dalla concorrenza spariscono catasto, balneari e taxi. Alla fine il governo ha snobbato la conferenza stampa

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Divieto a cibi sintetici, Meloni festeggia con Coldiretti
Divieto a cibi sintetici, Meloni festeggia con Coldiretti (Foto Ansa)

La guerra contro il cibo sintetico batte il rischio di perdere i soldi del Pnrr. Nel senso che, secondo il governo, è la notizia più importante della giornata. Insieme alla festa dell’Aeronautica che ha allestito caccia e bombardieri in piazza del Popolo per la gioia dei turisti e alla Coldiretti che ha portato un paio di pullman a largo Chigi e creato il set di una simpatica manifestazione di giubilo e consenso. Un po’ come le scolaresche inneggianti “Giorgia Meloni” in piazza del Popolo in mattinata. Insomma, tutto è più importante e degno che non “perdere tempo” a spiegare a giornali siti e tv - quelli che poi veicolano le informazioni - i contenuti di un Cdm che ha approvato norme molto importati. Ma, probabilmente, non così popolari. Sono almeno tre. Il primo: un nuovo codice degli appalti che dovrebbe semplificare con oltre duecento articoli l’esecuzione dei cantieri e delle opere anche se non si capisce bene come visto che sono già attivi al momento altri codici e altri testi di semplificazione tra loro confliggenti. Il secondo: un disegno di legge sulla concorrenza, quella che l’Italia quasi mai porta a termine perchè il potere di interdizione delle lobby alla fine vince su tutto (in realtà solo discusso ma non appprovato). La terza misura è il decreto bollette in sostituzione di quello che va a scadere il 31 marzo per non mettere in ginocchio imprese e famiglie. Infine la norma bandiera, quella che secondo il governo dovrebbe dare il titolo alla giornata: il disegno di legge contro i cibi sintetici. Bandiera gialle della Coldiretti raccolte in largo Chigi fin dalle 17 (il Cdm poi iniziato con un’ora di ritardo) e rimaste lì fino alle 21. Alle 20 è passato da lì il ministro dell’Agricoltura: flash, telecamere, speech. Poi c’era da sbrigare quella scocciatura assoluta che è la conferenza stampa post cdm: si sono presentati in due, Lollobrigida e Schillaci (Sanità). Hanno parlato e risposto solo sul disegno di legge sul cibo sintetico. Non hanno risposto su tutto il resto. “Non possiamo, non sarebbe corretto rispondervi su questo” è stata la spiegazione a chi chiedeva lumi su decreto bollette, concorrenza, appalti, Piano nazionale di ripresa e resilienza. Venti minuti, forse. Poi il ministro Lollobrigida è tornato lì sotto, a largo Chigi, per la gioia dei coltivatori diretti. Dove poco prima delle 21 è arrivata anche la premier Giorgia Meloni. Tutto è più importante anzichè spiegare cosa il governo ha approvato.

Doppia bocciatura

La riunione del Consiglio dei ministri è iniziata con un’ora di ritardo (alle 1(), è terminata intorno alle 19.30 ed ha avuto la coda di una cabina di regia sul Pnrr. In realtà il Piano è stato il convitato di pietra ingombrante ed esigente di tutta giornata, ieri e di quelle che verranno. Le cose non vanno come dovrebbero. In poche ora è arrivata una doppia bocciatura. La Commissione europea ci ha messo nel mirino, alcuni dei 55 target del secondo semestre 2022 sono stati bocciati dai controllori europei, la rata da 19 miliardi del secondo semestre 2022 è stata congelata e la Corte dei Conti giusto ieri ha presentato alla Camera la relazione semestrale con cui certifica che finora sono state spese il 10% delle risorse messe a disposizione, più o meno venti miliardi di euro. E’ stato un Consiglio dei ministri che oltre alla parte di merito ha dovuto prendere per le corna il più grosso problema della maggioranza: l’assenza di unicità nelle scelte e nella visione politica. “Abbiamo vari problemi su singoli dossier – dice un ministro di Fratelli d’Italia che chiede di restare anonimo – quelli di tipo tecnico stiamo cercando di risolverli anche se la Commissione non ci sta aiutando. Quelli politici sono però solo e soltanto affare nostro”. E se il cambio di governance in Forza Italia con la fine dell’era Ronzulli lascia presupporre che da quella parte l’opposizione interna sia stata messa a tacere, il problema resta grosso come una casa “con la Lega ma soprattutto all’interno di Fratelli d’Italia”. Il partito della premier è in fermento perché non piace a tutti la lenta ma costante trasformazione di Giorgia Meloni da leader di un partito nazionalista e sovranista a leader di un partito conservatore. Che si trova a dover dire ai suoi e agli alleati: “Abbassate i toni con Bruxelles”. A cominciare dall’immigrazione, messaggio per Piantedosi e Salvini.

“Il clima è cambiato”

C’era tutto questo – singoli dossier e anche tanta politica - ieri pomeriggio intorno al grande tavolo rotondo che ha ospitato la riunione dei ministri nella Sala al primo piano di palazzo Chigi. Come sempre, è stato più facile affrontare i dossier che la tenuta politica. E sul convitato di pietra Pnrr che è il filo rosso che lega i provvedimenti di ieri ma anche tutta l’azione di governo dei prossimi mesi, il ministro Fitto ha detto in sostanza tre cose: “Il clima con Bruxelles è cambiato, dobbiamo saperlo, non ci fanno più sconti”; per come sono messe le cose “non riusciremo a concludere e realizzare le opere previste dal Piano entro il 2026. Bisogna saperlo, dircelo con chiarezza tutti quanti e lavorare per trovare una soluzione”. Lui, Fitto, ce l’ha pronta: “Entro un mese presenteremo una bonifica del vecchio Piano, quello che possiamo e non possiamo realisticamente fare”. Lo strumento necessario è la flessibilità, l’obiettivo è portare il traguardo dal 2026 (quello attuale) al 2029 sfruttando anche i Fondi di coesione. Le parole del ministro Fitto, molto pragmatiche e senza fare sconti, disegnano uno schema da tenere a mente perché sovrintenderà tutte le scelte interne e l’interlocuzione con Bruxelles nei prossimi mesi.

Il filo rosso del Pnrr

La misura più svincolata dal contesto Pnrr è forse il decreto bollette. Necessario perchè il 31 marzo decadono le misure dell’ultimo decreto, conferma aiuti (sotto forma del credito di imposta) alle aziende energivore per l‘acquisto di energia elettrica e gas fino al 30 giugno. C’è un giallo però sugli oneri di sistema che potrebbero tornare nel conto delle utenze elettriche ma non in quelle del gas. Il Codacons denuncia che qualora gli oneri di sistema sull’elettricità dovessero essere ripristinati interamente, questi peserebbero per circa il 22% sulle bollette degli italiani, portando ad un rialzo della spesa che vanificherebbe del tutto la riduzione delle tariffe dell’ultimo periodo”. Misteri che si annidano nelle pieghe dei decreti scritti in modo da non essere compresi alla prima. E neppure alla seconda. Basta aspettare la prossima bolletta. Nel decreto bollette il governo ha inserito nome in aiuto alla sanità pubblica: ci sono norme penali (ogni violenza contro i medici diventa lesioni gravi, punibile fino a 10 anni) e norme per incentivare il lavoro dei medici nei reparti più in crisi (ad esempio nei Pronto soccorso) come aumenti di paga, liberalizzazioni degli attestati di idoneità conseguiti all’estero e anche per i medici che lavorano nel privato. Norme “attese” per l’Ordine dei medici e che certo però non bastano per risolvere la crisi nella sanità pubblica. Nel decreto bollette, diventato una sorta di decreto emergenza per mettere toppe dove serve e dare contentini al corpaccione della propria base elettorale, c’è anche un’ulteriore tregua fiscale, un altro condono, con un rinvio di tre mesi delle cartelle (dal 30 giugno al 30 settembre).

Un contentino a Bruxelles

Nell’ottica diamo un contentino alla Ue per vedere se si addolcisce un po’, va letto il disegno di legge sulla concorrenza, un altro di quei testi omnibus che nascono in un modo e spesso alla fine diventano ben altro. Infatti alla fine iri sera è stato solo discusso ma non approvato. Il messaggio a Bruxelles, quello che conta ora, è che non è vero che l’Italia evita le condizioni per una buona e sana concorrenza tanto che approva la legge annuale come prevede il Pnrr e perché raggiuge così un altro target tra quelli previsti sul potenziamento e lo sviluppo della rete elettrica nazionale. Tra le misure approvate infatti ci sono quelle per l’attuazione del Piano di sviluppo delle rete elettrica di trasmissione nazionale e dei piani per la rete di trasporto del gas naturale. E poi campagne informative per la promozione e l’uso dei contatori intelligenti di energia elettrica, gare per la concessione degli spazi pubblici agli ambulanti, misure per agevolare la diffusione del teleriscaldamento, introduzione di norme regolatorie del cold ironing, ossia l'elettrificazione delle banchine dei porti per consentire alle navi ormeggiate di spegnere i motori prelevando la corrente elettrica da terra, con vantaggi per la qualità dell'aria. Per gli ambulanti il ddl prevede l’assegnazione tramite gare, ispirate a principi di par condicio e trasparenza, delle concessioni degli spazi pubblici per la durata di dieci anni “salvaguardando in ogni caso gli interessi degli attuali concessionari e dei lavoratori impiegati”. Potrebbe saltare - e forse è stato il motivo del rinvio - la norma sulla deregulation dei saldi: il ministro Adolfo Urso ha preso tempo e avrebbe tolto dalla bozza la norma sui saldi. “Il solito regali ai commercianti e un danno ai piccoli” il commento di Codacons. Ovviamente non c’è nulla di ciò che più interessa Bruxelles sul fronte della concorrenza: la riforma del catasto è finita in soffitta; non pervenuti balneari, taxi e trasporto locale.

Il gran ballo delle semplificazioni

Approvato e subito esecutivo il nuovo codice appalti, 229 articoli e 36 allegati attuativi, ispirato, si dice, “ad una chiara filosofia antiburocratica”. Il Codice è un milestone (obiettivo) del Pnrr con scadenza 31 marzo. L’entrata in vigore è prevista a partire dal primo luglio. Il problema qui è uno ma totalizzante e lo ha denunciato il Terzo Polo. Oggi come oggi il titolare di un’azienda che deve partecipare ad una gara d’appalto deve fare i conti con il vecchio Codice, quello nuovo, vari decreti semplificazioni e un nuovo decreto in discussione al Senato tagliato apposta per far fronte alle esigenze del Pnrr. “Questa riforma complica anziché semplificare, va nella direzione opposta al decreto in discussione al Senato e questo rischia di far saltare il Pnrr” ha denunciato Raffaella Paita, capogruppo del Terzo Polo al Senato. “Il governo – è il consiglio - dovrebbe utilizzare lo schema di semplificazione previsto nel decreto Pnrr per tutte le opere, non ha nessun senso quello che stanno facendo”. Difficile dire dove stia la verità. Troppo complicata la materia. Di sicuro le associazioni di categoria non sono soddisfatte. Soprattutto non riescono a fare le gare che spesso vanno deserte. E così tanti cantieri legati al Pnrr.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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