[il caso] Ciaone Arcuri, benvenuto generale. Il team Draghi è un work in progress:cambiano piani e obiettivi

Il nuovo commissario anti Covid è capo della Logistica dell’Esercito. E’ il terzo tassello dopo Gabrielli e Curcio. Modifiche in vista al Cts. Obiettivo 500 mila dosi al giorno. I nuovi poteri dei ministeri chiave per il Recovery plan italiano

Mario Draghi (Ansa)
Mario Draghi (Ansa)

Fuori il grand commis, avanti il generale.  Fuori il diplomatico, avanti il prefetto. Via il professore, avanti l’uomo dei conti quotidiani. L’elenco sarebbe lungo. Condivide un minimo comune denominatore che si chiama “competenze specifiche”, “esperienza sul campo” e affinità ai criteri richiesti da Mario Draghi. Perchè la faccenda, cioè la situazione, è seria e non è concesso perder altro tempo.

Ieri hanno giurato a palazzo Chigi i 39 viceministri e sottosegretari divisi e scaglionati in tre gruppi - sottosegretari alla Presidenza, viceministri e sottosegretari -  per evitare assembramenti. Cerimonia veloce, nè festeggiamenti nè emozioni, tutti poi al proprio ministero per conoscere ufficio e colleghi. Manca solo una casella, il sottosegretario allo Sport visto che gli ultimi tre anni sono riusciti a mandare in tilt anche l’amministrazione e la politica dello sport. 

Cambia il piano pandemico, cambiano gli uomini 

Il governo Draghi ha preso forma. Non è tecnico nè politico, nè “in continuità” nè “in discontinuità” che sembra essere diventato lo sport di opinionisti, talkshow e giornali. E’ il governo Draghi. Punto. Lavorato nei minimi dettagli ad immagine e somiglianza degli obiettivi di governo.

Al primo posto ci sono la lotta alla pandemia e la vaccinazione degli italiani. Non sono obiettivi facili. Di sicuro le decisioni messe finora in campo dal Conte 2 non sono più sufficienti.. Così ieri intorno alle 14 e 30 il commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri  è stato chiamato a palazzo Chigi e “licenziato” dopo un cortese ma inappellabile colloquio con il Presidente del consiglio. Pieno di ringraziamenti per quanto fatto finora “in un momento così difficile” ma anche molto esplicito. Draghi style. Una cosa del tipo: Caro Mimmo, stiamo ribaltando l’approccio alla lotta alla pandemia, non si serve più fare acquisti, adesso diventa una questione di pianificazione e logistica, dobbiamo arrivare a 300-500 mila dosi inoculate al giorno. Non si possono più vedere un milione e 600 mila dosi ferme nei frigoriferi… insomma caro Mimmo, serve un piano e il tuo non è più sufficiente

Lultimo pezzo di contismo a Chigi

Per carità, non sono le nomine che fanno la differenza. A volte non è sufficiente una buona squadra per vincere le partite. E non basterà il licenziamento, a sconfiggere la pandemia. La sostituzione del Commissario speciale Arcuri con il generale di Corpo darmata a capo della logistica dellEsercito Francesco Paolo Figliuolo è solo lultimo pezzo di un work in progress - il ritorno di Curcio alla Protezione Civile, la nomina di Franco Gabrielli sottosegretario alla Presidenza con delega ai servizi segreti e alla sicurezza  che segna un netto il cambio di tattica, strategia e di obiettivi. La conclusione del mandato ad Arcuri è anche la rimozione di quel che resta del contismo a palazzo Chigi e dintorni. In venti giorni è cambiato molto di più di quello che appare.  Persino i 5 Stelle non si sono opposti alla rimozione di colui che per un anno è stato il mr Wolf italiano. Solo che ha risolto poco. Quasi nulla. Italia viva segna unaltra tacchetta nella lista delle richieste esaudite. Giubilo di Lega, Forza Italia. Giorgia Meloni, che è allopposizione, addirittura entusiasta. 

Il comunicato e i ringraziamenti

Laddio ad Arcuri è stato nello stesso stile con cui è stato ringraziato e sostituto Angelo Borrelli, fino a tre giorni fa il capo dipartimento della Protezione civile che il governo Conte mise nei fatti fuori dalla gestione dellemergenza per lasciar lavorare Arcuri. Alle 15 e 35 lufficio del portavoce ha diffuso un comunicato: Il Presidente Mario Draghi ha nominato il generale di Corpo dArmata Francesco Paolo Figliuolo nuovo commissario per lemergenza Covid-19. A Domenico Arcuri i ringraziamenti del governo per limpegno e lo spirito di dedizione con cui ha svolto il compito a lui affidato in un momento di particolare emergenza per il Paese. Semplicemente non esistono i mr Wolf. E non si può essere adatti a tutte le stagioni e a tutte le emergenze. Lobiettivo del piano vaccini Draghi (i vaccini sono la prima emergenza economica del paese) è arrivare prima a 300, poi a 500  mila dosi al giorno. Oggi, a due mesi dal vai day europeo del 27 dicembre scorso celebrato co il giorno della rinascita, siamo a mala pena a centomila (ieri 95 mila). Nel frattempo però le varianti del virus hanno fatto aumentare i contagi (+30 mila) in una settimana. E sono già 500 le micro zone rosse blindate che sindaci e governatori hanno istituito nel paese per isolare linfezione. Non cè tempo da perdere.  

Non è più tempo per i mr Wolf

Io non faccio troppe cose, ne faccio una sola, combatto la pandemia ha detto pochi giorni fa Arcuri. In effetti, oltre al dossier Ilva e allagenda di Invitalia, Arcuri in questi mesi ha fatto di tutto, dalle mascherine all'app Immuni, dai banchi a rotelle all'approvvigionamento di siringhe, fino alla sfida più impegnativa, il più grande piano vaccinale nella storia italiana che aveva immaginato in oltre mille tendoni in altrettante piazze italiane con il logo delle Primule in segno di rinascita. Il Commissario è finito sulla graticola per ciascuna di queste voci, al netto di inchieste giudiziarie (sullacquisto delle mascherine) che lo vedono coinvolto come parte offesa e su cui presto sarà chiamato dai magistrati per spiegare cosa è successo. E cosa non ha funzionato. Aver speso un miliardo e 200 milioni per 800 milioni di mascherine acquistate tramite intermediari (tutti indagati) dalla Cina (allepoca lItalia era sprovvista di Dpi), non gli ha però giovato. 

Gabrielli, Curcio, Figliuolo, il team contro il virus

Adesso cambia tutto. Nella speranza e con la volontà  che funzioni meglio. La squadra che dovrà gestire la pandemia è un work in progress che vede Draghi aiutato e confortato nelle scelte da un tecnico come il prefetto Franco Gabrielli che ha lasciato il Viminale e la guida della Polizia di stato per assumere la delega allintelligence, uno dei civil servant che meglio conosce la macchina dellemergenza in Italia, quella del terrorismo interno ed esterno; quella della Protezione civile che ha guidato per anni fin da quando fu nominato commissario per la ricostruzione de LAquila; quella della macchina della sicurezza, immigrazione compresa.  Il primo tassello è stato nominare Francesco Curcio alla guida del Dipartimento della Protezione civile che torna ad essere, dopo la parentesi Arcuri, il braccio armato della lotta alla pandemia. Curcio è già al lavoro e ha chiari gli obiettivi: coordinare i 21 piani regionali (ciascuno ha il suo) per le vaccinazioni; più che raddoppiare  le dosi inoculate giornalmente (da 100 a 200 mila con lobiettivo di arrivare a 300 mila); gestire il piano nazionale e coordinare i 300 mila volontari medici e infermieri più lEsercito che attendono il via per essere operativi nei vari centri vaccinali che dovranno essere allestiti ovunque.

A questo punto entra in gioco il secondo tassello, il generale Figliuolo. Dal 7 novembre 2018 è Comandante Logistico dell'Esercito, in generale il braccio operativo nelle emergenze con la Protezione civile ma in questo anno molto poco coinvolti. Cera Arcuri. Quante volte Conte ha detto: Lasciamo lavorare Arcuri.  La fama di Figliuolo è di essere uno in grado di allestire tende e recuperare e rendere agibili  strutture in poche ore per garantire gli spazi vaccinali anche nei tanti comuni piccoli e isolati così come  nelle grandi città secondo quei ritmi inglesi che Draghi ha indicato come esempio per combattere la pandemia. L'obiettivo di Curcio e del commissario è rendere omogenea a livello nazionale la tempestività delle vaccinazioni (dunque rivedere le fasce e le convocazioni)e l'attuazione dei piani di prevenzione. Resta un terzo tassello ancora da sistemare: il Comitato tecnico scientifico. Il premier metterà mano, a breve, anche al Cts. 

Consigliere per la pandemia

E vero che al momento le dosi scarseggiano. Ma a partire da aprile, entro la fine dellanno, arriveranno in Italia 27 milioni di dosi. Un tesoro che non può essere sprecato.  Intanto vanno usate tutte quelle che ci sono, mai più rimanenze nei frigoriferi, prevedere una sola dose senza il richiamo (con Astrazeneca ma il Cts nicchia) per dare una protezione anche se non totale al numero più alto di persone. In una esauriente intervista sul Corriere della Sera, ieri lo scienziato Giuseppe Remuzzi, è stato chiaro: Servono 500 mila dosi al giorno, tutti i vaccini approvati evitano la malattia grave e la morte. Intanto andiamo a tappeto con la dose unica, poi si farà il richiamo che va bene anche dopo tre mesi. Remuzzi dovrebbe essere presto nominato consigliere personale di Draghi per la pandemia. 

Il controllo diretto dei dossier chiave

Un altro pezzo di un silenzioso e rivoluzionario work in progress del governo Draghi. Prende forma con chiarezza il fatto che le riforme chiave dellesecutivo, dal Recovery fund alla Giustizia passando  per la lotta alla pandemia, saranno esclusiva competenza dellex presidente della Bce e dei tecnici da lui selezionati.  Nel bene e nel male, non ci saranno alibi. Cambiano gli uomini, le donne, le deleghe e la sostanza stesa dei ministeri. Venerdì mattina il Consiglio dei ministri ha approvato le nuove competenze di alcuni ministeri chiave. In pratica sono “nati” tre nuovi dicasteri. Il Mite, il “nuovo” ministero della Transizione ecologica” ha assunto su di sè molte deleghe chiave finora sparse soprattutto tra il dicastero dell’Ambiente (cancellato) e il ministero per lo Sviluppo economico. E’ nato il ministero del Turismo, staccandolo dai Beni culturali e dotandolo di uno specifico  portafoglio, a riprova dell’importanza strategica che Draghi dà a questo settore per la ripartenza del Paese. E’ cambiata mission del Ministero dei trasporti diventato ministro dei Trasporti e della mobilità sostenibile. Una rivoluzione, appunto, con assegnazione di deleghe e poteri da una parte e svuotamenti dall’altra.

I primi quattro articoli del decreto sono dedicati al Mite, una lista quasi illeggibile di commi soppressi e sostituiti che raccontano un passaggio organizzativo che in tempi di governi politici avrebbe richiesto anni, forse decenni e infiniti litigi. E’ stato fatto in silenzio e in appena dieci giorni di lavoro. 

La rivoluzione nei ministeri 

Il fisico Roberto Cingolati è il superministro del Mite che ha il suo quartier generale nel palazzo anni settanta sulla Cristoforo Colombo dove fino a due settimane fa e per decenni ha abitato il ministero dell’Ambiente. Cingolani, oltre che responsabile delle “funzioni e dei compiti spettanti allo Stato relativi allo sviluppo sostenibile e alla tutela e alla valorizzazione dell’ambiente, del territorio e dell’ecosistema”, diventa titolare di alcune deleghe chiave: rinnovabili; decarbonizzazione; efficienza energetica; ricerca e nuove tecnologie energetiche clean; piano idrogeno e strategie di settore; decomissioning del nucleare, cioè lo smantellamento delle centrali; transizione sostenibile delle attività di ricerca e produzione di idrocarburi. Al Mise, cioè a Giorgetti ai sottosegretari Pichetto Fratin, Todde e Ascani, restano le competenze su “concorrenza e mercato” e “sicurezza fisica delle forniture di energia” e la vigilanza su Gme e Acquirente unico. Al Mite transita la vigilanza su Enea, Gse e Sogin.

L’articolo 5 del decreto è dedicato “all’istituzione e attribuzione del ministero del Turismo” (finora è sempre stata una delega che magari passava da un ministero all’altro). Qui la Lega con il ministro Massimo Garavaglia compensa quello che perde al Mise anche se Giorgetti resta il vero “premier politico” dell’esecutivo Draghi avendo “piazzato” uomini e donne di fiducia in tutti i ministeri che contano. L’articolo 7 spiega le disposizioni e le funzioni del nuovo ministero per l’Innovazione tecnologica (questo c’era già) che il manager-ministro Colao dovrà sostanziare con la “transizione ecologica”. Anche il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, affidato a Enrico Giovannini, aumenta deleghe e poteri. E cambia, di conseguenza, nome: diventa il dicastero dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile.

Ora, sappiamo che green, digitale e infrastrutture, e soprattutto la mobilità sostenibile, rappresentano l’80 per cento dei 209 miliardi del Piano di ripartenza e resilienza, il Recovery plan italiano.  Questo 80% è gestito da tre Draghi boys come Cingolani, Colao e Giovannini. A cui dobbiamo aggiungere Carlo Cottarelli che sarà, con il ministro Brunetta e il direttore generale Panucci, “mr PA”,  l’uomo della riforma della Pubblica amministrazione.  

La cabina di regia del Recovery plan

Se questi, sono gli operativi del Piano, al Mef c’è la famosa cabina di regia. E qui danno le carte il ministro Daniele Franco, ex capo della Ragioneria dello Stato, uno che conosce a menadito il bilancio dello Stato (e Draghi). Al suo fianco il premier ha nominato Carmine Di Nuzzo, successore di Franco alla Ragioneria: è lui mr Recovery, il direttore cioè dell’unità di missione che farà “coordinamento e raccordo” del piano tra la Commissione europea e i singoli ministeri. Per completare la squadra, sono in arrivo i superconsiglieri del premier: Francesco Giavazzi all’economia; Mario d’Alberti agli Affari giuridici, che è come dire Sabino Cassese (ore contate per i Dpcm?); Giuseppe Remuzzi il consigliere per la pandemia, l’Antony Fauci italiano.

Se non sono i migliori, sono le eccellenze. E il work in Progress è ancora in corso.