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Chiudere in fretta il caso Giambruno. Le polemiche dopo le parole del compagno della Meloni

Il conduttore tv, compagno della premier, stavolta l’ha fatta grossa. E ha creato alibi a stupri e stupratori. L’ira delle opposizioni. L’imbarazzo della maggioranza. La “lezione” di Mentana

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
Andrea Giambruno (Ansa)
Andrea Giambruno (Ansa)

Ci piace pensare che Giorgia Meloni, una volta che se l’è trovato davanti a casa, nonostante l’ora tarda, l’abbia sollevato da terra e definito per quello che è: una persona pericolosa oppure inconsapevole e superficiale. Se poi fai il giornalista, lavori con le parole e conduci un talk di informazione cinque pomeriggi su sette su una delle reti con maggiore share, decidete voi cosa sia peggio. Il punto è che Andrea Giambruno, 42 anni, giornalista e da sette anni compagno di vita di Giorgia Meloni, nonché padre della piccola Ginevra, di gaffe ne sta facendo tante. Il caldo che c’è sempre stato - “e basta con questa noia del cambiamento climatico” - il ministro tedesco che "farebbe meglio a stare in vacanza a casa sua nella Foresta nera" sono state prodezze inopportune amplificate dal fatto di essere il compagno di. Cose che può dire forse un ospite assumendosi tutte le responsabilità. Ma non il conduttore della trasmissione. Il bel giovanotto con ciuffo all’insu e zigomo tirato ha già capito quanto sia scomodo fare il Ken della Barbie a palazzo Chigi. L’ultima però ha l’aggravante della violenza e dell’arretratezza culturale. Non c’entrano categorie come femminismo e machismo. È che Giambruno ha cancellato in un colpo solo gli “anni luce” coperti dalla sua compagna nel momento in cui è stata la prima donna a conquistare Palazzo Chigi.

Le frasi incriminate

I fatti. Lunedì pomeriggio Giambruno torna dalle meritate vacanze con famiglia e cognati tra Puglia e Albania e riprende a condurre “Il diario del giorno”, spazio tv che segue cronaca, politica e commenta i fatti con gli ospiti. Nel parterre lunedì c’è anche il direttore di Libero Pietro Senaldi. Tra i temi trattati: le violenze sessuali, lo stupro di gruppo, il branco, le ragazze vittime, lo strazio di Palermo e Caivano, 19 anni la prima vittima, 11 e 12 le seconde. Materiale esplosivo da trattare con umiltà. delicatezza, dolore, enorme tatto perché l’errore e la scivolata sono dietro l’angolo.  E invece, dopo aver definito “bestie "quelli del branco e “abominevoli” certi fatti, il conduttore Giambruno aggiunge un suo giudizio. “Se eviti di ubriacarti e di perdere i sensi, magari eviti anche di incorrere in determinate problematiche perché poi il lupo lo trovi”. E Senaldi, che aveva aperto la strada: “Per evitare i lupi bisogna non perdere conoscenza così da rimanere capaci di intendere e volere”.

Cioè della serie: occhio che se bevi, o fumi o prendi qualche sostanza, se ti stuprano è anche un po’ colpa tua. Non avevano certo bevuto le bimbe di 11 e 12 anni. Se anche avesse bevuto o fatto altro la ragazza di Palermo, no è sempre no. In qualunque istante e momento. E sette, otto, nove, quanti fossero chissà, è una roba che neppure gli animali. Ribaltamento dei fatti, colpevolizzazione della vittima, giustificazione del carnefice: in quell’affermazione c’è tutto il male del mondo che un uomo possa dire parlando di una donna. Figuriamoci di bimbe e ragazzine. C’è la negazione di anni di battaglie e di conquiste e sentenze nel diritto e nella definizione di violenza sessuale. E dire che nelle stesse ore Giorgia Meloni era in Consiglio dei ministri e in apertura di seduta, tra le altre cose, stava dicendo di voler accettare l’invito di don Patricello, parroco al Parco Verde di Caivano, a Napoli, ad andare a verificare (forse già domani) di persona il degrado e l’abbandono urbano e sociale che fanno da sfondo a tanta violenza e negazione della civiltà.

I social

Hanno provveduto i social tra lunedì e martedì a diffondere la notizia. E a condannarla. Le opposizioni hanno fatto il resto. “Proprio non ci riescono a non colpevolizzare le donne” ha spiegato la senatrice del Pd Cecilia D'Elia, vicepresidente della commissione d'inchiesta sul femminicidio, per la quale siamo di fronte a “una concezione sbagliata del rispetto della libertà delle persone”. Per la senatrice di Italia Viva Raffaela Paita il giornalista ha riproposto la “disgustosa storia del 'se l'è cercata” che con la sua “superficialità contribuisce a trasformare la vittima in colpevole”. Luana Zanella di Avs, invece, ha invitato il conduttore “a studiare prima di parlare”. Per Vittoria Baldino quello in cui “sguazza” Giambruno è “il terreno fertile in cui si coltiva la cultura retrograda di comportamenti violenti”. Alessandro Zan (Pd)  ha suggerito alla premier “di affrontare la questione in casa propria” prima di andare a Caivano.

La pezza peggiore del buco

Il conduttore non ci sta. “State come sempre strumentalizzando” ha detto ieri nella nuova puntata de “Il fatto del giorno” dove ha fatto una precisazione che merita di essere riportata quasi integralmente. “Nelle ultime ore sta impazzando una polemica del tutto surreale per cui mi è doveroso precisare che nessuno in questo luogo ha giustificato l’atto, anzi sono stati utilizzati termini molto precisi come abominevole e bestie riferito agli autori. Tutti coloro hanno utilizzato” quanto detto dopo “in maniera strumentale e fuorviante, distorcendo la realtà, sono persone in malafede o con seri problemi di comprendonio”. Problemi che, a quanto pare, hanno avuto anche in Mediaset visto che Giambruno, non contento, ci ha messo su il carico da 90. “A tutti coloro che vanno a ruota consiglio di seguire la puntata e di interpretare in maniera corretta quanto detto”. E’ chiaro che poi “questa precisazione non è stata fatta solo a titolo mio personale ma anche a tutela di un'azienda, di un direttore e di un gruppo di lavoro che mi supporta”.

Neppure l’ombra delle scuse

Il consiglio finale: “Stop alle polemiche, stiamo rasentando il ridicolo, la politica ha cose ben più interessanti da fare che non occuparsi di uno spazio giornalistico”. Infatti si è occupata delle parole dette e ripetute in assenza di contraddittorio, parole pericolosissime perché giustificano e forniscono alibi allo stupro. Dire che la pezza di Giambruno del giorno dopo sia peggiore del buco del giorno prima è il minimo che si possa fare. Al resto provvederanno, nel caso, Ordine dei giornalisti e azienda. Solo che di fronte a simile “pezza”, uno dei migliori e più acuti giornalisti tv come Erico Mentana decide di rompere il velo di timore, cautela, vigliaccheria che si è creato in poche ore - al netto delle voci di qualche parlamentare donna - rispetto a quanto detto da Giambruno e dal suo ospite Senaldi.  “Ok, la linea è questa - commenta Mentana sui social - se esci di casa non puoi poi lamentarti che son venuti i ladri. Se vai allo stadio a fare il tifo non puoi sorprenderti perché dei violenti ti menano. Se esci col portafogli per fare la spesa e te lo rubano, beh te la sei cercata. Se sei donna e vai in giro la sera in minigonna o senza reggiseno, se sei ancora fuori dopo mezzanotte, o se ti bevi un bicchiere di troppo, poi non stupirti se ti violentano. Ma se segui questa logica, e fai il giornalista in tv, che tu sia single o maritato, quando dici una fesseria col botto, e mezzo mondo ti salta addosso, sai bene a chi dare la colpa”.

Mentana, colpito e affondato

Colpito e affondato, caro Giambruno. Doveva solo dire, “scusate, mi è scappata la frizione, ha detto parole gravi e sbagliate”. Non dovrebbe ma può capitare. Invece no, ha dato la colpa a chi “mistifica e strumentalizza” o, peggio ancora, è proprio scemo.  Non solo: “Consiglia” di interpretare in maniera corretta e, forza, suggerisce di occuparsi di cose più serie. La moda degli stupri di gruppo sono una faccenda maledettamente seria, caro Giambruno. E sono fatti che coinvolgono drammaticamente la politica che si distrae troppo spesso alla ricerca del consenso. Lei poi non sa, non ha ancora realizzato, il potere che ha ogni volta che si accende la luce nello studio e inizia la trasmissione. Non ha avuto forse modo di riflettere sul potere delle parole. Che diventano pietre e proiettili. Se ci pensasse, le tremerebbero i polsi. Dovrebbe accadere ogni giorno. Come è giusto che sia. Per evitare errori che tutti comunque possono fare. Tutto questo non c’entra ovviamente con la sua compagna.  Riguarda solo lei. Poi ci sarebbe da chiedersi perché le due sorelle Meloni, così brave ed efficienti secondo le opinioni più diffuse, abbiano scelto due compagni che creano così tanti imbarazzi. Ma questa è un’altra storia.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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