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Caos primarie, divisioni interne, valori da riscrivere: bentornati fra le macerie del Pd

Un partito in cui non c'è accordo su nulla, con quattro candidati e molti più disaccordi su qualsiasi cosa. Letta in un congresso dem mai pensato peggio

Ettore Maria Colombodi Ettore Maria Colombo   
Serracchiani, Letta e Schlein (Foto Ansa)
Serracchiani, Letta e Schlein (Foto Ansa)

Mai si era visto un congresso del Pd così fatto male e pensato peggio. Mai si era visto un congresso del Pd che cambiava così tanto, e in modo incoerente e balbettante, le regole in corsa. Mai si era visto un congresso del Pd tenuto e organizzato nelle condizioni esterne peggiori. Sondaggi catastrofici (Pd sprofondato al 14%, a diverse lunghezze dai 5Stelle, ormai diventati, e stabilmente, il secondo partito italiano, pur se vale meno della metà di Fratelli d’Italia). Una sconfitta elettorale ancora fresca, quella del 25 settembre. Una opposizione parlamentare che non incide, stretta tra i 5Stelle a sinistra e il Terzo Polo a destra.

Viaggio tra i cocci di una sinistra mai così disunita

Candidati segretari che non bucano i media né tra la gente, dai militanti ai simpatizzanti. Rischio flop di partecipazione alle primarie già annunciato e, di fatto, conclamato. Alleanze elettorali a macchia di leopardo, incoerenti e contraddittorie: con il Terzo Polo e senza i 5Stelle in Lazio, con i 5Stelle e senza il Terzo Polo in Lombardia. In pratica, due sconfitte annunciate e, in più, collocate a ridosso proprio delle assise congressuali. Il rischio della scissione incombente ma anche, e per la prima volta, un serio rischio estinzione che, dalla nascita del Pd (2007), mai era stato così concreto e immediato. A complicare il tutto ci si è messa una contesa congressuale in cui regole, tempi e modi delle assise sono cambiate più volte in modo repentino, mettendo a dura prova, e di fatto distorcendo, un meccanismo, quello delle primarie, consolidato e che, finora, aveva sostanzialmente funzionato. In pratica, sono state allargate le maglie di chi può votare (non solo gli iscritti al Pd, ma anche di altri partiti, movimenti e associazioni, come Articolo 1) e di come si può votare (anche via on-line). Tanti di quei cambiamenti che, a questo punto, conviene metterli in fila per provare a raccontare uno stato dell’arte oggettivamente disastroso.

Non c'è accordo nemmeno sui valori di base

Falsa partenza. Il Manifesto dei Valori. Mai, finora, il Pd aveva messo in discussione la sua carta costitutiva, la Carta dei Valori che il primo segretario, Walter Veltroni, aveva fatto approvare il 16 febbraio 2008. Nessuno degli altri segretari o candidati alla segreteria lo aveva mai messo in discussione. Invece, a novembre scorso, il primo atto del Comitato costituente (87 membri: un terzo da esterni, per un terzo da rappresentanti dei territori e per un terzo da parlamentari, più una serie di invitati esterni, due garanti del percorso: il segretario, Enrico Letta, e il segretario di Art. 1, Roberto Speranza) punta a riscriverlo dalle basi. Il comitato – che subito vede due defezioni polemiche (Luigi Zanda e Maurizio De Giovanni) – definisce il vecchio Manifesto come una cosa “da buttare”. Nelle prime riunioni gli attacchi alla Carta fondativa del Pd si sprecano: la politologa Nadia Urbinati lo definisce “brutto, bolso, illeggibile, fatto di parole d’ordine, di burocratese. Avrei dovuto dire inservibile”. L’ex ministro Andrea Orlando lo bolla come “impregnato di neoliberismo e antipolitica”. Speranza attacca “la sua ideologia neoliberista”.

Cosa metterci dentro

L’ala riformista alza gli scudi e si ribella. “E’ un gravissimo errore mettere in discussione l’impianto di un documento che prefigurava un partito plurale e riformista, scritto da figure autorevoli e indiscutibili (tra cui Reichlin, etc.)”, “uno dei momenti più alti della sinistra italiana”, “chi lo critica ha una visione minoritaria del Pd” ribattono vari esponenti riformisti (Bazoli, Marcucci, Verini e Ceccanti che minaccia di dimettersi dal Comitato stesso se va avanti così). In pratica, la ‘generazione del Lingotto’ e pure gli ex PPI si ribellano contro lo stravolgimento della Carta dei Valori del Pd. E fanno notare l’assurdità di una discussione che mira a riscrivere il Manifesto che dovrebbe essere approvato dalla ‘vecchia’ Assemblea nazionale del Pd (quella eletta nel 2019…) ‘prima’ che venga eletto il nuovo segretario. Il quale, chiunque sia, si troverebbe ‘costretto’ nella camicia di forza di un documento riscritto senza aver potuto dire nulla. Morale. La discussione viene, di fatto, azzerata, silenziata, le modifiche (si dice) saranno minime e sarà la nuova Assemblea nazionale eletta insieme al nuovo segretario a occuparsene, come è giusto e ‘normale’ che sia. Intanto, però, la polemica lascia aperte ferite, incomprensioni, liti.

Chi può iscriversi e può votare al congresso

Per 15 anni si è andati de plano sulla platea congressuale. Le primarie si sono sempre svolte in due tempi. Prima fase: votano solo gli iscritti, selezionando le diverse candidature (prima, fino al 2019, alla seconda fase arrivavano in tre, ora solo in due). Seconda fase: votano tutti (iscritti, di nuovo, sempre che lo vogliano, più simpatizzanti e semplici elettori, sottoscrivendo una Carta degli intenti e versando un piccolo obolo, di due euro). Questa volta, ecco la novità introdotta nella platea congressuale, che ha allargato a dismisura la base congressuale del primo giro, quello tra gli iscritti. Le modifiche allo Statuto del Pd, introdotte a novembre 2022 prima in Direzione e poi ratificate in Assemblea nazionale (art 55, comma 1.1), ampliano la partecipazione a tre categorie che, nel primo giro, quello degli iscritti, diventano eguali: a) gli iscritti al Pd; b) gli iscritti ai partiti e movimenti politici, alle associazioni e ai movimenti civici che con deliberazione dei propri organismi dirigenti aderiscano al processo costituente; c) i cittadini che affermano la volontà di partecipare al processo costituente, sottoscrivendo l’appello alla partecipazione con una adesione certificata, anche in modalità on-line, che può prevedere la raccolta di un contributo volontario a partire da un euro in su.

La gara a chi alza gli steccati

Cosa significa, in soldoni? Che gli iscritti al movimento di Articolo 1 di Speranza e Bersani, per fare solo l'esempio più noto, avendo deliberato di aderire al percorso costituente del Pd, anche i suoi iscritti possono automaticamente parteciparvi. Inoltre, al comma 1.5 dell’art. 55, si legge in maniera chiarissima che anche i simpatizzanti (sia singoli che in associazione) “acquisiscono lo status di iscritti al Pd nel momento in cui partecipano alle operazioni di voto nella prima fase congressuale”. Quindi, si sottolinea con un certo allarme tra i dem, nulla vieterebbe alle altre forze del centrosinistra di entrare in campo già dalla prima fase del processo, votando insieme agli iscritti e potenzialmente ribaltando i rapporti di forza che attualmente vedono Bonaccini in vantaggio. Non solo, si teme anche la possibile incursione di altri soggetti politici che possono avere interesse a condizionare l'esito della competizione nel Pd.

Si torna sempre lì: Elly Schlein

Inoltre, mentre di solito il tesseramento si chiudeva a far data il 31 dicembre dell’anno precedente al voto delle primarie, questa volta lo si tiene aperto fino all’ultimo (3 febbraio 2023). Morale, non solo la Elly Schlein, che non era iscritta al Pd, ha potuto prendere la tessera per votare (e, soprattutto, essere votata) il segretario, ma soggetti esterni (singoli, partiti, associazioni) potranno farlo e incidere già nella prima fase del voto che non sarà più riservata solo agli iscritti ‘normali’ ma anche ad altre forze estranee al Pd, influenzando il voto già nella prima fase. Un salto logico pesante, dalle forti implicazioni politiche. Forze e movimenti esterni possono influenzare il primo voto, quello degli iscritti, che ‘screma’ le candidature e, insieme, indica chi tra i candidati è in testa e perciò ha più chanche di vittoria finale (nella storia delle primarie il secondo voto, le primarie aperte, ha sempre confermato il primo, le primarie chiuse e riservate ai soli iscritti).

La ricerca del compromesso

Come si può votare al congresso del Pd. Anche qui, per 15 anni, si è andati avanti sempre allo stesso modo: nel primo giro, riservato agli iscritti, si votava dentro i circoli, nel secondo, quello aperto a simpatizzanti ed elettori, nei circoli stessi e nei gazebo esterno. Sempre e comunque, però, ‘di persona’, cioè senza alcuna possibilità di usare il voto on-line, da remoto. Anche qui, si cambia, anche se solo parzialmente, introducendo il voto on-line. Il braccio di ferro è andato avanti giorni, anzi per settimane. Bonaccini voleva mantenere le vecchie regole (e la De Micheli pure), la Schlein voleva permettere il voto on-line per tutti. Alla fine si è trovato un (faticoso) compromesso.

Come garantire chi vota

Il voto ‘ordinario’ rimane in presenza, ai gazebo, ma sono previste deroghe nei casi in cui risulti difficile raggiungere le urne. E quindi: residenti all'estero, persone malate, anziani che hanno difficoltà a spostarsi, residenti in zone di montagna o, comunque, in quelle aree geografiche da cui è difficile o impossibile raggiungere l'urna. Il tutto, previa richiesta con apposito modulo (da scaricare dal sito del Pd) e dotazione di una piattaforma a prova di hacker e con Spid che garantisca l'identità del votante. In particolare, la possibilità di votare online è prevista in alcuni casi specifici: "E' ammessa la possibilità che le operazioni di voto si svolgano attraverso la piattaforma on line per le seguenti categorie di elettrici/elettori: persone residenti e/o domiciliate all'estero; persone impossibilitate a recarsi ai seggi per condizioni di disabilità, malattia o altri impedimenti definiti dalla Commissione nazionale per il congresso, che autocertifichino tali condizioni; persone residenti in località la cui distanza dai seggi renda particolarmente difficoltoso l'esercizio del voto, sulla base di criteri determinati dalla Commissione nazionale per il congresso".

Chi decide coloro che sono svantaggiati, e quali no

Inoltre, coloro che possono e vogliono usufruire del voto online "sono tenuti a per-registrarsi entro il 12 febbraio 2023 sull'apposita piattaforma, compilando il modulo con i dati richiesti e fornendo un documento di riconoscimento, ovvero attraverso lo Spid". Un compromesso, appunto, che Letta giudica più che soddisfacente, ma che lascia adito a vari dubbi interpretativi. Chi decide quali sono le persone realmente ‘svantaggiate’ o ‘anziane’ o ‘disabili’ e quelli che vivono in aree lontane dalla presenza di seggi fisici e, al loro interno, perché solo le aree montuose e non pure quelle ‘a valle’ delle prime? Se ne occuperà una commissione congressuale (l’ennesima…), improntata all'equilibrio fra le varie anime del Pd con nomi che vanno da Stefano Ceccanti all'esponente di Articolo Uno, Nico Stumpo, passando per Marco Miccoli, rappresentante della sinistra dem, alla cuperliana Barbara Pollastrini e all'esponente franceschianiana Marina Sereni. Sarà in quella sede che si definiranno nel dettaglio le modalità di partecipazione, compresi i requisiti per accedere al voto online. Prevedibili nuove liti.

ll capitolo più spinoso: il congresso

Il nuovo timing congressuale. Anche sui tempi e sulle date in cui tenere il congresso, per mesi, c’è stato scontro. Bonaccini lo voleva tenere il prima possibile (gennaio), la sinistra il più tardi possibile (2023 inoltrato), dopo una congrua fase costituente, Letta aveva proposto metà marzo, per poi anticiparlo al 19 febbraio. Alla fine, ecco il nuovo – piccolo – slittamento. Causa le elezioni regionali in Lazio e Lombardia, i regionali dem delle due regioni hanno fatto sapere di non riuscire a organizzare in tempo e per bene campagna elettorale e campagna congressuale. Alla fine si è deciso di far slittare, pur se di poco, tutti i tempi, con primarie aperte il 26 febbraio.

I "round"

Una nota del Pd spiega la nuova tempistica. Nei circoli del Pd, la discussione e il voto degli iscritti sulle candidature a segretario si terranno dal 3 al 12 febbraio (primarie ‘chiuse’), con l'eccezione delle regioni Lazio e Lombardia, nelle quali tale termine è prorogato al 19 febbraio 2023 (per la concomitanza delle elezioni regionali). Il secondo round di consultazione popolare slitta al 26 febbraio 2023 (con voto previsto dalle 8 alle 20): si tratta delle primarie vere e proprie che saranno aperte anche ai non iscritti al Pd che "dichiarino di riconoscersi nella proposta politica del Partito, di sostenerlo alle elezioni, e accettino di essere registrate nell'Albo pubblico delle elettrici e degli elettori". Le candidature alla segreteria nazionale dovranno essere presentate entro il 27 gennaio: devono essere sottoscritte da almeno il 20% dei componenti dell'assemblea nazionale o da un numero di iscritti compreso tra 2.000 e 3.000, distribuiti in almeno 12 regioni e con minimo 60 sottoscrittori per ciascuna regione.

Infine, specifica il nuovo regolamento approvato in Direzione, "Gli iscritti al Pd, in regola con il tesseramento, non sono tenuti al versamento del contributo di due euro, e sono automaticamente iscritti all'Albo delle elettrici e degli elettori" e "l'elettrice/elettore esprime il suo voto con una preferenza tra i candidati sulla piattaforma online ovvero tracciando un unico segno sulla lista di candidati all'Assemblea nazionale".

I quattro candidati attualmente in gara

Se siete arrivati fino alla fine e non vi è venuto un gran mal di testa, resta solo da dire che i candidati in campo sono quattro: Stefano Bonaccini, sostenuto da molti sindaci e diversi governatori (Giani in Toscana, Emiliano in Puglia, De Luca in Campania), da Base riformista di Guerini, i Giovani turchi di Orfini, i liberal di Libertà eguale (Morando-Tonini-Ceccanti), molti ex PPI (Delrio-Castagnetti), diversi ulivisti e veltroniani. Elly Schlein, sostenuta dalla sinistra del partito (Orlando-Zingaretti-Provenzano) ma anche dall’area di Dario Franceschini (che ha, però, perso diversi pezzi, da Fassino in giù, che si sono schierati con Bonaccini) e da soggetti esterni al Pd (Articolo 1, le Sardine, movimenti vari). Paola De Micheli che corre, praticamente, da sola. Gianni Cuperlo, in nome della sinistra ortodossa, che raccoglie consensi tra intellettuali e dirigenti. Solo in due arriveranno alle primarie aperte del 26 febbraio e si contenderanno la segreteria. Ma il Pd, oltre che di una carenza di iniziativa politica, rischia di ‘morire’ per le troppe, e arzigogolate, e contraddittorie, nuove regole che si è dato e che, di fatto, ne stravolgono storia, natura e funzione.

Ettore Maria Colombodi Ettore Maria Colombo   

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