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Cgil e Uil: uno sciopero per dialogare. Lo “stupore” di Palazzo Chigi: “E’ stato fatto molto per il sociale” 

Orlando ha chiuso l’accordo sullo smart working nel privato. Landini e Bombardieri: “Il governo dialoga ma doveva mettere più soldi su fisco, pensioni e contro  le disuguaglianze”. In realtà vogliono occupare lo spazio politico di opposizione da sinistra

Claudia Fusanidi Claudia Fusani    
Draghi, Bombardieri e Landini (Foto Ansa)
Draghi, Bombardieri e Landini (Foto Ansa)

Più parlano e spiegano e sempre di più la pretesa di occupare uno spazio politico diventa il motivo reale dello sciopero. Più i segretari di Cgil e Uil, Landini e Bombardieri, elencano in conferenza stampa i motivi dello sciopero “generale”, sanità esclusa del 16 ottobre, e più si capisce che la faccenda è per entrambi soprattutto politica. “E’ vero che con Draghi c’è stato un dialogo costante ma è  vero anche che mai nessuno governo prima aveva avuto questa disponibilità economica e che le decisioni prese non investono le risorse  nella direzione di ridurre le disuguaglianze” dice Pierpaolo Bombardieri, leader della Uil.   “Il fatto è che dalla pandemia non si esce con le stesse ingiustizie ma con nuovo modello sociale e di lavoro. L’obiettivo è la costruzione di una nuova giustizia sociale ed economica” insiste Landini. Più parlano e spiegano e più è chiaro che il motivo reale dello sciopero nazionale è quello di conquistare uno spazio politico rimasto vuoto e che da sinistra si opponga al governo Draghi. Quello che fa da destra Fratelli d’Italia premiata da una lenta e costante crescita di consenso.

Uno sciopero che “spiazza” tutti

La Cisl si chiama fuori. “Il dialogo di questi mesi ha portato risultati - osserva Luigi Sbarra - E soprattutto, con l’inflazione che corre,  non è questo il momento di creare tensioni sociali. E’ un errore politico madornale”. Quello del 16 è uno sciopero che spiazza tutti. E che strappa su tre fronti: il governo, la maggioranza e l’unità sindacale. Era dai tempi del job’s act (1914, governo Renzi) che la triade non rompeva il fronte sindacale.

Palazzo Chigi non capisce. Dallo staff del Presidente del Consiglio trapelano “incredulità” e “sorpresa”. Sul lavoro, si spiega, “nessun governo ha fatto di più”. 

L’esecutivo Draghi rivendica il suo “profilo sociale”. La lista degli interventi è lunga. Ed incrocia il Pnrr e la legge di bilancio. Restando solo alla Manovra in discussione in questi giorni al Senato, ci sono quattro miliardi per l’occupazione e il mercato del lavoro, a cominciare dalla riforma degli ammortizzatori sociali, un’emergenza di cui nessun governo riusciva a venire a capo. Sempre nella Manovra ci sono 3,5 miliardi per la Sanità (al netto dei 9 nel Pnrr), tre miliardi per contrastare il caro-bollette (a cui si aggiungeranno altri 300 milioni), la riforma dell’assegno unico per le famiglie, la revisione del Reddito di cittadinanza. E poi il decreto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro con norme più severe per i datori di lavoro e più personale per gli ispettorati del lavoro. Infine la promessa di incardinare entro la fine dell’anno e proprio con i sindacati la discussione sulla riforma delle pensioni, l’eterna incompiuta - o compiuta male - di ogni governo degli ultimi vent’anni. E l’approvazione del decreto contro le delocalizzazioni. 

Il punto di frattura

Ma il fiore all’occhiello, dal punto di vista di palazzo Chigi, è il primo capitolo delle riforma fiscale, gli 8 miliardi che la legge di bilancio destina al taglio delle tasse. Sette miliardi per ridurre le aliquote Irpef che passano da cinque a quattro. Un miliardi per l’Irap dei lavoratori autonomi. Proprio su questo punto si è consumata giovedì della scorsa settimana la frattura con Landini e Bombardieri.  Secondo Cgil e Uil infatti il taglio delle aliquote Irpef per lavoratori dipendenti e pensionati “non difenda abbastanza i redditi più bassi”, anzi, li penalizza. Tabelle alla mano, il Mef ha dimostrato che non è così.  Quasi la metà dei 7 miliardi (3,3) va ai redditi fino a 28 mila euro; circa 2,7 alla fascia tra 28 e 50 mila euro; un miliardo per le due fasce restanti. Il punto è che la prima fascia, la più bassa, è anche quella più affollata con 32,7 milioni di contribuenti. Ecco perchè alla fine risulta più basso il beneficio annuo derivato dal taglio dell’Irpef (pari a 150 euro). Nell’ultima riunione Draghi ha allora proposto “un contribuito di solidarietà”: congelare il taglio dell’Irpef ai redditi superiori  ai 75 mila euro per redistribuire alla fasce più basse. Ma la proposta del premier è finita in minoranza: contrari Fi, Lega, Iv, un pezzo di 5 Stelle e anche un pezzetto di Pd perchè sarebbe stata una forma di “patrimoniale”; favorevoli Leu, la maggioranza Pd e quel che resta del Movimento. A quel punto Draghi ha ritirato il “contributo di solidarietà” ed è intervenuto ugualmente a favore dei redditi più bassi fino a 35 mila euro con un nuovo taglio di contributi pari a un miliardo e mezzo (per il 2022) e altri 300 milioni contro il caro bollette. Alla fine, insomma, il Presidente del consiglio ha trovato nelle pieghe del pieghe del bilancio quello che serviva per bilanciare versoi il basso i benefici del taglio delle tasse. “E’ grave - ha detto ieri Landini - che sul contributo di solidarietà il Presidente del consiglio sia stato messo in minoranza dalla sua stessa maggioranza”.

“In piazza per ottenere risposte”

Landini e Bombardieri sanno di avere “contro” una bella fetta anche di società civile. Non sembra, al momento, uno sciopero che scalda quello del 16: la crescita del pil italiano arriverà a fine anno al 6,5%;  l’agenzia di racing Fitch ha tolto un segno - dal rating italiano che è passato da BBB- a BBB; i leader europei elogiano il modello italiano, nella prevenzione del Covid e per la crescita economica che si può dire non è più solo un rimbalzo. Un governo, quello Draghi, che ha incontrato i sindacati con una frequenza quasi mensile e forse anche di più. Che proprio ieri, tra una conferenza stampa e l’altra in cui si cercava di spiegare lo sciopero, ha chiuso con il ministro del Lavoro Andrea Orlando l’accordo sulle line guida dello smart working.  Landini e Bombardieri parlano di sciopero “per chiedere e ottenere risposte”. Il segretario della Uil dice:  “Abbiamo apprezzato il lavoro costante fatto dal presidente Draghi nel metodo del confronto delle parti sociali e in molti contenuti che noi siamo riusciti a ottenere ma riteniamo che il governo sui temi più importanti che abbiamo sollevato non abbia dato tutte le risposte che ci aspettavamo. È per questo che abbiamo indetto 8 ore di sciopero, è un diritto riconosciuto dalla Costituzione”. Landini indica in fisco, pensioni, lavoro precario, disuguaglianze e disagio sociale i capitoli del loro scontento. E detta condizioni: “Avanti con lo sciopero generale ma aperti al confronto, a patto che cambi il metodo e ci sia un confronto vero, non tavoli a cui sedersi quando le decisioni sono già prese”. Cgil e Uil rilanciano quindi una disponibilità al dialogo anche prima dello sciopero generale sui temi aperti, dalle pensioni alla riforma del fisco. Quasi a voler essere pronti ad una mossa che si dice il governo abbia in mente: convocare, come previsto, il tavolo per la riforma delle pensioni prima dello sciopero e a prescindere dalla sua proclamazione. Per mettere a nudo tutta la strumentalità della scelta di Cgil e Uil: un modo soprattutto per trovare una propria soggettività politica.  Una sfida e una ricerca di ruolo politico che in questo momento, tra virus, inflazione e costo energia, rischia di frenare la ripresa italiana. E di sicuro fa fibrillare una maggioranza già terremotata alle prese con l’approvazione della legge di bilancio e l’elezione del Capo dello Stato.

Il governo non riapre

Molto difficile infatti che il governo possa riaprire di nuovo l'intesa trovata a fatica nella maggioranza sul taglio delle tasse che peraltro aiuta in gran parte redditi bassi e pensionati, rispondendo alle istanze dei sindacati. Secondo i calcoli che circolano tra i parlamentari a chi è in pensione andrà circa il 33% dei fondi (2,3 miliardi) con un taglio che vale il 10% del prelievo per chi arriva a 20mila euro l'anno. Senza dimenticare, si osserva nella maggioranza, che dal 2022 ci sarà anche la rivalutazione piena degli assegni. Per i dipendenti con lo stesso reddito ci sarebbe invece un taglio del 24% dell'imposta.

L'accordo sull’Irpef dunque non si tocca perchè equo e importate. l'esecutivo starebbe piuttosto cercando di aumentare ancora la dote contro il caro-bollette. Si punterebbe a raddoppiare i fondi aggiuntivi che al momento sono circa 800 milioni, che portano le risorse per il primo trimestre a 2,8 miliardi.

Tutta la maggioranza contro lo sciopero

Tutta la maggioranza, anche se con toni differenti, si schiera con Draghi. Anche per il Pd non ci sono ragioni per questo sciopero. Il ministro Orlando, capa delegazione del Pd, è “molto sorpreso  visto che nella legge di bilancio, dopo aver adottato in più occasioni il metodo del dialogo sociale siamo riusciti a introdurre la riforma degli ammortizzatori sociali (molto sentita dai sindacati) che estende le tutele a tutti i lavoratori, anche ai discontinui, visto che abbiamo aumentato le risorse per la non autosufficienza e tutto quello che abbiano fatto per il sociale”. E proprio ieri Orlando ha firmato al ministero l’accordo con tutti i sindacati per le linee guida dello smart working nel settore privato. Insomma, è un governo che ha sempre interloquito con le parti sociali e ha accolto mote richieste. E allora, perchè lo sciopero?  Il partito del Nazareno lavora comunque per evitare che si apra una nuova stagione di conflitti sociali. “L’ultima cosa che il Paese può permettersi” taglia corto Antonio Misiani, responsabile economico del Pd.  La via dello sciopero resta “immotivata”, “irresponsabile”, “incompresibile” (Salvini, Lega,  e Bernini Forza Italia) vista dal centrodestra ma anche da Italia Viva.

Poi a sera c’è quel lungo interminabile applauso (ben sei minuti) che il pubblico della Scala, dalla platea alla piccionaia, tributa al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella accompagnandolo con il coro “bis-bis”. E qui si misura tutta la distanza tra un paese che vuole andare avanti. E quello che vive di polemiche e piccoli spazi politici.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani    

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