Il centrodestra si trova a un bivio: metodo Salvini o metodo Meloni?

Nelle amministrative d’autunno nei grandi Comuni e in Calabria, Lega e Fdi sono divisi ovunque. Rixi attacca Meloni: "Facile stare fuori a guardare e a lamentarsi"

Salvini e Meloni (foto Ansa)
Salvini e Meloni (foto Ansa)

In qualche modo, l’avevamo anticipato proprio su Tiscali.it: nel momento in cui il centrodestra è praticamente certo – secondo tutte le ultime simulazioni – di vincere le prossime elezioni e il centrosinistra si ricompatta con la linea di Enrico Letta che pare identica a quella di Zingaretti e Bettini (alleanza organica con Conte senza se e senza ma, in una specie di riedizione 4.0 dell’Ulivo prodiano), è proprio il centrodestra a rischiare di dividersi su tutto in una linea di cupio dissolvi che, storicamente, è sempre stata una specialità del centrosinistra.

La chiave di tutto sono le amministrative d’autunno nei grandi Comuni e in Calabria, su cui Salvini e Meloni sono divisi ovunque, ma soprattutto le dosi di proporzionale presenti nelle possibili leggi elettorali che amplificano le differenze fra i partiti all’interno delle vecchie coalizioni, ma soprattutto la collocazione di uno dei partiti del centrodestra classico all’opposizione di Draghi (Fratelli d’Italia) mentre gli altri quattro (Lega Nord, Forza Italia, Cambiamo! e Noi con l’Italia, più altri piccolini federati con questi) stanno in maggioranza e al governo. Anzi, paradossalmente, sono i due più piccoli a muoversi con più tranquillità: Noi con l’Italia di Maurizio Lupi ha piazzato al governo al ministero della Salute un sottosegretario, Andrea Costa, leader di Liguria Popolare, che si sta muovendo molto bene e conquistando giorno dopo giorno visibilità e patenti di serietà.

E i seguaci di Giovanni Toti in Cambiamo! sono arrivati ad essere in dieci alla Camera, seconda componente numericamente più importante del Misto, e con l’ultimo arrivo a Palazzo Madama hanno raggiunto lo stesso obiettivo a Palazzo Madama, dove ora sono in sei: nell’ultima seduta è arrivato Raffaele Fantetti, ex azzurro eletto all’estero nella circoscrizione Europa, che aveva promosso Italia 23-MAIE con gli italiani all’estero e poi aveva costituito il gruppo degli Europeisti a sostegno di Conte. Ed è il secondo arrivo fra i totiani da questa compagnia, dopo Maria Rosaria Rossi, l’ex segretaria di Silvio Berlusconi.

In una serie a parte gioca Forza Italia, stretta fra moderati e filosovranisti e quindi costretta a barcamenarsi ogni giorno fra le due posizioni. E poi ci sono i protagonisti di questa storia: Lega e Fratelli d’Italia, che si inseguono nei sondaggi. Ogni settimana il Carroccio perde qualche decimale e ogni settimana Fratelli d’Italia lo recupera, anche grazie alla comoda posizione all’opposizione.

E i parlamentari di Giorgia Meloni, sia ai telegiornali che in aula, infieriscono, continuando a fare opposizione dura su ogni provvedimento e sfidando pubblicamente i colleghi, ultimo della serie Giovanni Donzelli: “Noi di Fratelli d’Italia presenteremo una mozione contro il coprifuoco (per le riaperture, per i sostegni, ecc. ecc.) vedremo in aula chi parla e chi vota conformemente alle proprie dichiarazioni”.

Ma è proprio in aula che è partita la controffensiva leghista, affidata ad Edoardo Rixi, segretario della Lega Nord Liguria, ex viceministro ai Trasporti e alle Infrastrutture nel primo governo di Giuseppe Conte, ma soprattutto uomo vicinissimo a Matteo Salvini che, fra gli applausi dei suoi compagni di gruppo ha scandito l’altro giorno a Montecitorio, in occasione proprio di una mozione della squadra di Giorgia Meloni: “Signor Presidente, gentili colleghi, premetto che a noi dispiace che Fratelli d'Italia non abbia avuto il coraggio di rispondere all'appello del Presidente della Repubblica per dare vita ad un vero Governo di unità nazionale, per aiutare tutti gli italiani, tutte le imprese e per far vedere che si possono mettere da parte gli interessi delle singole forze politiche per contribuire fattivamente agli interessi di una grande Nazione. Io credo che questa mozione ci dimostri come alcuni contenuti, che sono sicuramente condivisibili, sarebbero stati importanti all'interno di questo Governo, perché avrebbero dato forza a quei Ministri che oggi affrontano l'emergenza delle imprese, l'emergenza dei lavoratori, l'emergenza delle famiglie. Bene, a volte, cari amici, ci vuole anche il coraggio di scegliere l'interesse generale, invece di quello particolare”.

L’obiettivo di Rixi era il numero uno dei deputati di Giorgia, Francesco Lollobrigida, con tanto di rivendicazione della partecipazione al Conte uno: “Lo dico, perché alcune citazioni dell'amico e collega capogruppo di Fratelli d'Italia vanno contestualizzate. I “decreti Sicurezza” non sono venuti fuori da un Governo dove c'era dentro Fratelli d'Italia, la ricostruzione del ponte di Genova non era di un Governo dove c'era dentro Fratelli d'Italia. Se noi fossimo stati sempre all'opposizione, non avremmo fatto i “decreti Sicurezza”, non avremmo ricostruito il ponte di Genova. Allora, ci sono momenti - e questo è uno di questi - in cui la Lega sceglie di stare al Governo, perché il momento storico impone una presa di coscienza, un atto di maturità per uscire dalle secche provocate dalla pandemia sanitaria. In mezzo alla tempesta - e lo dico da genovese -, bisogna remare tutti dalla stessa parte, ognuno con le proprie sensibilità e i propri valori, non rinunciando a questi, ma sapendo che dalla tempesta si esce tutti assieme; e quando poi si esce dalla tempesta, se l'equipaggio è unito, può contribuire al benessere e contribuire a andare avanti oltre la tempesta. Dividersi in una tempesta, ammutinarsi in una tempesta non è mai segno di lealtà”.

“Ammutinamento”, “non segno di lealtà”. Sono pesantissime le parole di Rixi e sono pietre verso Giorgia e i suoi: “Io lo dico, perché mi sarebbe piaciuto che questo Governo fosse stato un Governo di centrodestra, che ci fosse un altro Parlamento, che ci fossero stati altri risultati alle elezioni. I numeri erano questi e le condizioni attuali erano quelle di far andare avanti un Governo di centrosinistra o di cercare, in un momento di difficoltà, di portare ciascuno il proprio contributo, ciascuno con i propri valori, ciascuno con le proprie ideeNoi abbiamo intrapreso questo percorso più difficile, con un metodo che è basato sulla concretezza: noi lo chiamiamo “il metodo Salvini”. E' vero, ci ha portato anche di fronte a processi su scelte che abbiamo preso e, se non fossimo stati al Governo, non saremmo finiti sotto processoSono state approvate in Commissione al Senato le proposte della Lega sui soldi per i genitori separati in difficoltà, sul riconoscimento ufficiale (dopo dieci anni di attesa) della lingua italiana dei segni, sull'abolizione del canone RAI per bar, ristoranti e alberghi per tutto il 2021, sui fondi per le associazioni sportive; e, a metà da maggio, se i dati sanitari continueranno, dopo una nostra fortissima battaglia, finalmente potremo portare avanti le riaperture in maniera forte e concreta, dando spazio a quelle categorie che soffronoQuesto è il metodo Salvini: leali in maggioranza, critici all'interno, portando avanti quei valori all'interno di una leale collaborazione di maggioranza”.

Rixi rivendica orgogliosamente il “metodo Salvini” quasi facendo silente autocritica rispetto ad alcune scelte del passato, con una Lega più volta ai sondaggi e ai social che ai risultati, la stessa strada di Fratelli d’Italia oggi: “Noi preferiamo i fatti alle mozioni e agli ordini del giorno, ai like e ai sondaggi. Oltretutto, mozioni destinate, in partenza, a non passare perché i numeri di questo Parlamento non lo consentono, e non condivise prima con gli altri alleati anche della coalizione di centrodestra; quindi, giuste nei contenuti, ma, come posso dire, abbastanza provocatorie nella forma”.

L’obiettivo, diretto è proprio la Meloni, senza giri di parole: “Facile stare fuori a guardare e a lamentarsi: ma io lo dico, perché – lo ripeto - avrei preferito avere qualche ministro, magari di Fratelli d'Italia, all'interno del Governo e magari qualche ministro in meno della sinistra estrema. Però, questo non è stato possibile, caro Presidente. Facile star fuori a guardare e a lamentarsi. La lega concretamente, in poche ore, ha raccolto più di 110 mila firme. Siamo stati anche accusati all'interno del Governo di tenere due pesi e due misure: Lega di lotta e Lega di Governo. No, cari amici, noi non siamo Lega di lotta e di Governo, noi siamo la Lega che parla con la gente, che porta qui le istanze della gente, perché noi facciamo politica per la gente, per il popolo italiano e per la nostra Nazione. Siamo disposti a perdere voti, ma non a perdere gli ideali. Quindi, su questo noi facciamo battaglie e chiediamo a tutti gli alleati del centrodestra di portare avanti con noi le battaglie, di dar forza ai nostri Ministri all'interno del Governo, di non dividersi ogni volta, di condividere se ci sono delle proposte e delle mozioni, di aiutare la formazione dei decreti, di non fare ostruzionismo parlamentare, perché la Nazione ha bisogno di correre, di viaggiare, di dare risposte”.
Ecco, se fosse servito fotografare le differenze fra Lega e Fratelli d’Italia oggi, questo discorso di Rixi è chiarissimo e di una forza devastante. Non è un talk, è il Parlamento della Repubblica italiana. E così il centrodestra si trova a un bivio: metodo Salvini o metodo Meloni?