Reddito, un miliardo stanziato per i centri per l'impiego: che sono strategici, ma ancora pochi e inefficienti

Sono 552 sparsi in tutta Italia ma non sono sufficienti per assistere i 6 milioni di potenziali beneficiari. Come verranno spesi i soldi

Reddito, un miliardo stanziato per i centri per l'impiego: che sono strategici, ma ancora pochi e inefficienti

Forse il reddito di cittadinanza, come ha detto qualcuno, "ce lo invidieranno anche all'estero". Fatto sta che perché tutto funzioni è necessario che i centri dell'impiego, gli uffici dello Stato che devono favorire l'incontro tra la domanda e l'offerta di lavoro, funzionino e siano all'avanguardia. Attualmente gli uffici aperti sono 552 - a cui si aggiungono le 288 sedi distaccate - sparsi in tutto il territorio italiano. Gli addetti che lavorano all'interno o in staff all'esterno delle strutture sono invece 8.189. L'immagine emblematica è quella di Palermo, 700 mila abitanti, alto tasso di disoccupazione e un unico centro per l'impiego gestito da 5 dipendenti. All'esterno code di ore in attesa di un colloquio. Il punto di partenza è un disservizio generalizzato.  

Il reddito e i Cpi

Il reddito di cittadinanza a marchio 5Stelle si basa sul presupposto che chi non ha lavoro percepisce un "assegno" mensile (o meglio una carta acquisti), si riqualifica con la formazione, presta la sua opera socialmente utile per almeno 8 ore a settimana e, con l'aiuto dei centri per l'impiego, cerca un lavoro adatto al proprio profilo professionale e se lo trova non può rifiutarlo per più di tre volte. Cosa significa questo? E' semplice: i centri per l'impiego sono strategici e quindi devono essere innovativi ed efficienti sul territorio. Il governo nella Nota di accompagnamento al Def (Nadef) ha stanziato 9 miliardi di euro per il sussidio. E un milardo per i centri per l'impiego. 

Se la cifra sia sufficiente a rilanciare l'operatività di questi uffici non è chiaro. Nel sito dell'Agenzia nazionale Politiche attive del lavoro (Anpal), dal quale dipendono i centri per l'impiego, è scritto che degli 8.889 dipendenti, buona parte è assunta a tempo indeterminato. Di questi 2.432 sono impiegati tra Nord-Est e Nord-Ovest, 1.607 al Centro e 3.895 al Sud e Isole, mentre il costo complessivo del personale è quantificato in circa 344 milioni di euro annui. In ogni ufficio passano circa 2 mila disoccupati al mese, mentre solo il 3,4 per cento di questi dichiara di aver trovato un lavoro grazie ai centri per l'impiego. Le aziende snobbano le strutture, sembra evidente.  

L'investimento deciso dal governo dovrebbe essere finalizzato proprio a potenziare questi uffici, informatizzarli e assumere nuovo personale qualificato. Come risulta dai dati Anpal infatti, "l'adeguatezza della dotazione informatica a uso del personale del Cpi" è "sufficiente" solo per il 50 per cento dei Centri per l'impiego. Ma entrando nel merito dei territori si trova un'Italia come sempre spaccata in due: a Nord punte del 65%, a Sud e nelle Isole, dove c'è peraltro più necessità, un ben più modesto 30 per cento. Il lavoro da fare è davvero tanto.  

Lunghe code davanti ai centri

Andando in giro per l'Italia poi si scopre che la situazione può essere anche peggiore di quanto i freddi numeri statistici possano testimoniare. Un servizio del Tgcom24 racconta lo stato dell'arte a Palermo, citata prima. Città del profondo Sud di 700 mila abitanti con un tasso di disoccupazione elevato e un unico Cpi aperto. La notizia della nuova misura scolpita nel Nadef ha fatto svegliare molti disoccupati, pronti a rinverdire l'iscrizione nelle liste di collocamento o a farlo per la prima volta. Ma lo spaccato è desolante: solo cinque addetti all'interno dell'ufficio per smaltire una coda di centinaia di persone senza lavoro, molte laureate, giunte qui anche nel cuore della notte per "prendere il posto". Gli uffici rimangono aperti dalle 9 all'una e non è possibile prenotarsi prima perché il servizio on line non funziona: ogni giorno ci si dovrà mettere in coda e armarsi di santa pazienza. 

Stessa scena disarmante a Torino dove i Cpi sono presi d'assalto esattamente come a Palermo. I disoccupati e i poveri non esistono solo al Sud. Nei due uffici della città, in via Bologna e in via Castelgomberto, le code in questi giorni si fanno lunghissime. Si registrano momenti di tensione, scrive Cronacaqui, e arriva anche il 112: ma è solo una donna che si è sentita male dopo essere stata in piedi per ore ad aspèettare il suo turno.