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[Il retroscena] Così Salvini vuol conquistare Cassa depositi e prestiti. E cacciare il Pd dalle banche locali

Col rinnovo delle Province, la Lega il prossimo 31 ottobre può conquistare la guida di tutte quelle lombarde (ad eccezione di Milano) e strappare al centrosinistra la maggioranza nella ricchissima Fondazione Cariplo. L’istituto è capofila delle fondazioni bancarie dentro il forziere di Stato, la Cassa depositi e prestiti, della quale detengono il 16 per cento. Prossimo step Monte dei Paschi di Siena: ecco perché Salvini vuole un suo candidato alla Regione Toscana.

[Il retroscena] Così Salvini vuol conquistare Cassa depositi e prestiti. E cacciare il Pd dalle banche locali

Sarebbe interessante sapere quanti di noi conoscono il nome del Presidente della Provincia in cui vivono. Il pasticcio della Legge Delrio del 2014, scritta quando sembrava pacifico che il popolo, tra le altre cose, confermasse con il referendum l’abolizione delle Province, ha di fatto lasciato sul terreno immagine, credibilità, rilievo politico di un ente che, bene o male, figura ancora nell’elenco delle autonomie locali del terzo titolo della Costituzione e che continua a vivere, sia pure di vita stentata, con i suoi apparati e le sue sedi. 

Anche “il governo del Cambiamento” ha preferito non metterci mano, ma, nella maggioranza attuale, c’è chi sembra avere capito benissimo che contare su Province “amiche” può tornare piuttosto utile. 

Così nel Decreto Milleproroghe, pubblicato nella sua versione finale lo scorso 21 settembre, il governo ha preferito confermare la struttura attuale dell’ente intermedio, limitandosi a fissare le date per il rinnovo di Consigli e presidenze. Tra ottobre e gennaio, una pletora di sindaci e consiglieri comunali andrà a votare per il rinnovo di 47 Presidenti e 70 Consigli. Si inizia il prossimo 31 ottobre, ma, a causa dei meccanismi bizantini della legge, soltanto in 13 casi saranno rinnovati tanto i vertici quanto le assemblee. E a votare sarà solo il 38% degli amministratori: quelli il cui mandato scadrà almeno dopo 12 mesi. 

Allora, ci si può chiedere, perché sfidare qualsiasi criterio di opportunità pur di andare al voto in tempi così ravvicinati? La spiegazione, come suggeriscono in casa Cinquestelle,  si trova nell’elenco delle realtà in cui si andrà al voto il 31 ottobre, che comprende (con l’esclusione della Città metropolitana di Milano) tutte le altre province della Lombardia e nella scadenza imminente della Commissione di Beneficenza della Fondazione Cariplo. 

Proprio qui, in quello che in fondo rimane il core business della Lega, Salvini ha fretta di certificare con le elezioni dei presidenti delle Province i nuovi equilibri politici usciti dagli ultimi turni elettorali e governare la transizione proprio all’interno della Fondazione. Spetta infatti proprio ai Presidenti delle Province il potere di nominare circa la metà dei membri dell’organismo che ha il potere di scegliere il Presidente. La città ambrosiana ha diritto a tre seggi, la Regione (governata da un leghista) due, le province di Como, Bergamo, Brescia, Monza e Brianza, Lecco, Pavia, Cremona hanno diritto ad un seggio. 

Considerato che, fino ad ora, la maggior parte delle Province era in mano al centrosinistra, il vice-premier ha fretta di nominare presidenti targati Lega (o almeno di centrodestra) e fare terra bruciata di un organigramma fatto di donne e uomini estranei al nuovo corso. 

In fondo, a Salvini il destino di enti che, nel complesso, concorrono alla spesa pubblica per l’uno per cento (contro il 6,3% dei Dipartimenti francesi, il 4,5% dei Kresi tedeschi e il 3,2% delle Provincie spagnole) non dovrebbe interessare più di tanto. 

Ma la nomina del Presidente di Fondazione Cariplo è un’altra cosa. Qui c’è un tesoretto che ammonta alla bellezza di più di 7 miliardi e mezzo di euro, un’istituzione in grado di erogare fino a 200 milioni l’anno di contributi che rappresentano spesso un volano decisivo per gli investimenti di Comuni spesso con bilanci colabrodo e di sostenere i programmi di centinaia di associazioni e di enti che costituiscono una parte importante della “società civile”. Un serbatoio importante di fondi e relazioni, specie per un partito che esprime moltissimi sindaci e amministratori locali. 

Ma c’è di più. L’obiettivo principale sarebbe quello di imprimere un nuovo corso a Cassa Depositi e Prestiti, in cui le Fondazioni bancarie detengono oltre il 16% e di cui, da sempre, Fondazione Cariplo rappresenta l’elemento trainante. Lo dimostra, tra l’altro, che a presiedere l’Acri, l’associazione che raggruppa le Casse di risparmio e le Fondazioni bancarie, dal 2000 ad oggi è stato ininterrottamente proprio il presidente di Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti. 

Proprio l’ex senatore Guzzetti, democristiano della “Sinistra di Base”, già presidente di Regione Lombardia, uomo di collegamento tra autonomie locali, Chiesa lombarda e realtà associative, sarebbe oggi nel mirino di Salvini. Presidente di Fondazione Cariplo dal 1997, Guzzetti, già al momento della formazione del nuovo governo, aveva avuto parole chiare, e certamente poco allineate con gli orientamenti della nuova maggioranza: “Noi siamo sempre stati collaborativi, non siamo all’opposizione. Ma se si vuole garantire un ulteriore sviluppo della Cdp, questo deve essere coerente con la tutela del risparmio degli italiani”. 

Come è noto, la Cassa gestisce circa 250 miliardi di raccolta postale, che reinveste nell’economia e per questo motivo deve scegliere oculatamente la qualità degli investimenti. “Se si supera questo limite le fondazioni si opporranno con tutte le loro capacità”. Il riferimento era alle intenzioni, mai nascoste, di fare di Cdp il braccio operativo della nuova strategia interventista annunciata dal governo. Così, lui che era riuscito a insediarsi al vertice di Fondazione Cariplo proprio nel periodo del boom elettorale della Lega in Lombardia e che aveva saputo mantenere ottimi rapporti specie con Roberto Maroni, adesso è invece diventato uno dei bersagli-simbolo dei gialloverdi.  Al suo posto i leghisti preferirebbero Giovanni Gorno Tempini, presidente della Fondazione Fiera di Milano. 

Per il partito che fu di Umberto Bossi sarebbe un balzo in avanti. Finora, infatti, la Lega aveva tentato la sfortunata esperienza di Credieuronord e quella operazione gli aveva anche causato problemi per i rapporti con l’ex banchiere Gianpiero Fiorani. 

Oggi è tutta un’altra cosa. Il Carroccio non ha mai nascosto di avere mire anche su un altro istituto storico, che considera alla sua portata. Dopo la clamorosa conquista del Comune di Siena, il ministro dell’Interno ha preteso con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni di avere il prossimo candidato governatore della Toscana. Con le percentuali delle ultime Politiche, è possibile un clamoroso ribaltone anche grazie alla legge elettorale che prevede il doppio turno.  Strappata pure quella posizione al centrosinistra, il Carroccio conquisterebbe sul campo il controllo di Monte dei Paschi di Siena, l’ex “banca rossa”, la cui dirigenza viene indicata dagli enti locali.

Paolo Emilio Russodi Paolo Emilio Russo, giornalista parlamentare   

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