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E’ il giallo dell’estate: lo strano caso delle sedute convocate e poi sparite

Più avvincente di una fiction o di una saga italiana con un commissario protagonista. Il fatto è che sta succedendo spesso. Ma si può vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
Camera (Foto Ansa)
Camera (Foto Ansa)

E’ il giallo dell’estate, più appassionante di una trasmissione sui delittoni che scaldano l’opinione pubblica, più avvincente di una fiction o di una saga italiana con un commissario protagonista. Se ci fosse un titolo per tutto questo, sarebbe “Il giallo delle sedute scomparse” e, così come nelle scorse settimane su Tiscalinews abbiamo raccontato le ferie supplementari conquistate dai senatori, stavolta passiamo a Montecitorio, dove invece le sedute vengono convocate a profusione.

La prossima seduta della Camera dei deputati sarà la numero 543, quella del Senato della Repubblica la 348.

Se infatti a Palazzo Madama generalmente le sedute si svolgono dal martedì pomeriggio al giovedì mattina, con un’appendice pomeridiana per il question time del giovedì pomeriggio, le interrogazioni a risposta immediata in diretta televisiva, alla Camera dei deputati ci sono settimane in cui le convocazioni vanno addirittura dal lunedì al venerdì, roba che nemmeno in ufficio o in fabbrica.

Poi, certo, le sedute del lunedì generalmente sono dedicate alle discussioni sulle linee generali dei progetti di leggi e quindi vedono in aula solo i relatori, i membri della commissione competente più direttamente interessati (di solito quelli del Comitato dei nove) e qualche appassionato che non si perde una seduta, e quelle del venerdì spesso sono convocate per la discussione di interpellanze e interrogazioni e poco altro.

Settimana corta

Insomma, la settimana corta è nei fatti, ma le sedute sono regolarmente convocate anche a inizio e fine settimana.

E questo è successo anche venerdì scorso, alle 11,49, quando sotto il classico titolino “Ordine del giorno della prossima seduta” il vicepresidente di turno Fabio Rampelli, esponente di Fratelli d’Italia, ha scandito “Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta: Lunedì 19 luglio 2021 - Ore 9,30: (ore 9,30, con votazioni non prima delle ore 14) 1. Discussione del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77, recante governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”.

Il problema è che della seduta di lunedì 19 non c’è traccia e ora l’appuntamento è al giorno successivo, con tutt’altro ordine del giorno: sei punti di una seduta pienissima, la maggior parte dei quali rinviati giovedì scorso quando erano all’ordine del giorno di quella seduta, ma poi l’assemblea votò per posticiparli, anche perché erano previste le prove di evacuazione dell’aula, un po’ come a scuola quando si testano le scale antincendio o c’è l’assemblea di istituto.

Insomma, sta di fatto che la seduta di lunedì, regolarmente annunciata in aula, è sparita dai radar e per assistere alla 543esima seduta pubblica della diciottesima legislatura della Camera dei deputati occorrerà attendere un altro giorno, anzi uno e mezzo perché si parte alle 15.

Diciamolo tranquillamente, può capitare.

Ma la cosa davvero singolare è che era capitato anche la scorsa settimana quando, alle 10,24 di giovedì 8 luglio, un altro vicepresidente della Camera, il renziano Ettore Rosato, che è il migliore del mazzo dei vice e che si porta in dote l’eredità di gestione dell’aula del suo compagno di gruppo Roberto Giachetti, uno che mangia pane e regolamenti parlamentari, aveva annunciato, sempre preceduto dal titolino: “Ordine del giorno della prossima seduta”: “Comunico l'ordine del giorno della prossima seduta: “Venerdì 9 luglio 2021 - Ore 9,30: Discussione sulle linee generali del disegno di legge: Conversione in legge del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante misure urgenti connesse all'emergenza da COVID-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali”.

E anche questa volta era tutto ufficiale, tutto certificato, tutto scritto nel resoconto stampato, con tanto di firma ufficiale del consigliere capo del servizio resoconti estensore del processo verbale “dottor Renzo Dickmann”, che è uno bravissimo e quasi perfetto nel suo lavoro ed è ovviamente del tutto incolpevole nel giallo delle sedute sparite.

Ma, anche questa volta, la seduta annunciata non si è svolta e i deputati sono tornati in aula solo il lunedì successivo.

Insomma, il giallo si infittisce.

E se una coincidenza è una coincidenza, due coincidenze sono un indizio, in attesa della terza che costituirebbe la prova del giallo delle sedute sparite, il più avvincente dell’estate parlamentare.

Ma già gli investigatori possono riflettere su due situazioni: per chi vede il bicchiere mezzo vuoto, la prima è che, in entrambi i casi, l’annuncio è avvenuto al termine di sedute molto “periferiche” durate pochissimo e in cui non si votava e quindi i deputati hanno di fatto allungato di un ulteriore giorno i loro giorni liberi settimanali, generalmente dedicati all’attività nei rispettivi collegi di elezione.

Per chi vede il bicchiere mezzo pieno, invece, la storia può essere positiva. Infatti, la spending review e il ciclo virtuoso di Roberto Fico e dei suoi deputati questori, che hanno presentato proprio questa settimana il bilancio di Montecitorio sventolando notevoli risparmi e fondi restituiti al bilancio dello Stato, come ha illustrato l’azzurro Gregorio Fontana, è fatta anche di logica.

E quindi, in questo caso, la sparizione delle sedute sarebbe una buona azione, anzi ottima, evitando di mettere in moto tutta la “macchina” di Montecitorio – commessi, resocontisti, deputati stessi, addetti ai servizi – e di risparmiare qualcosa sui costi. Ovviamente non su quelli fissi, ma su quelli variabili, legati a ogni seduta, che sono come le “alzate di sipario” per un teatro.

Insomma, il giallo continua.

Ma fra i sospettati potrebbe esserci anche un Robin Hood delle istituzioni, che restituisce ai cittadini soldi altrimenti sprecati.

Massimiliano Lussanadi Massimiliano Lussana   
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