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La vera storia dell’indagine sul sindaco di Bari. Tre settimane di imbeccate e suggestioni

Martedì sera il sindaco di Bari ha dato notizia che il Viminale vuole verificare le possibili infiltrazioni nell’amministrazione a margine dell’inchiesta della Dda di Bari. Il rischio commissariamento. Ma “questo è un atto di guerra a cui si deve rispondere con un atto di autodifesa legittimo”.

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
La vera storia dell’indagine sul sindaco di Bari. Tre settimane di imbeccate e suggestioni

Il “bello”, o meglio il tragico, di questa storia è che tutti, da destra e da sinistra, dicono  che “è chiara la volontà di fare uso politico della vicenda”. La destra accusa la sinistra, e il sindaco di Bari nonché presidente dell’Anci Antonio Decaro, di fare “uso politico di una legittima richiesta di accesso agli atti nel capoluogo pugliese da parte del ministro dell’Interno dopo l’inchiesta che ha portato in carcere 137 persone per sospette infiltrazioni mafiose nella municipalizzata dei trasporti controllata dal comune”. Quello di Piantedosi, dicono da destra, è un “atto dovuto”. Da sinistra lo definiscono, invece, “un atto di guerra” e puntano il dito su governo e maggioranza che vogliono  usare strumentalmente l’inchiesta a due mesi dal voto. Appuntamento elettorale (8-9 giugno) che vede Decaro capolista per il Pd nella circoscrizione sud per le Europee forte di un largo consenso, un frontman prezioso per il Pd e le ambizioni di Elly Schlein. Al suo posto, in Comune, corre Vito Leccese, avvocato penalista e candidato della Convenzione per Bari 2024, in perfetta continuità con Decaro. Insomma, uno schema che vede, per l’ennesima, il centrodestra all’inseguimento nella città di Bari e più in generale nella Puglia (nel 205 scade anche Emiliano).

L’inchiesta Codice Interno

Mettiamo in fila i fatti e poi giudicate voi. Il 26 febbraio la città di Bari si sveglia travolta da una maxinchiesta della Dda guidata dal procuratore Roberto Rossi: 137 arresti, una rete di imprenditori, politici e mafiosi (il clan Parisi, Montani, Strsciuglio) che avrebbero condizionato la vita della città con il voto di scambio e, soprattutto, l’attività dell’Amtab, la municipalizzata del trasporto pubblico, dove sono state assunte persone indicate dai clan. Tra gli indagati pure Maria Carmen Lorusso, consigliera comunale eletta col centrodestra e poi passata col centrosinistra, che è finita agli arresti domiciliari. Coinvolto nel blitz il marito, l’avvocato Giacomo Olivieri, ex consigliere regionale, per il quale è stato ordinato il carcere. Secondo le accuse Olivieri sarebbe il motore di accordi con i clan per far eleggere la moglie grazie alla compravendita di voti. Entrambi i coniugi non hanno risposto alle domande del gip dopo gli arresti, ma si sono detti pronti a “chiarire tutto” una volta lette le carte. In occasione della conferenza stampa per illustrare l’indagine, il procuratore di Bari, Roberto Rossi, ci tenne ad escludere il coinvolgimento del sindaco Antonio Decaro. “Quando si parla di condizionamento elettorale – disse – si rischia di pensare che tutto sia inquinato. C’è stata una parziale e circoscritta attività di inquinamento del voto all’interno delle comunali del 2019 su cui l’amministrazione ha saputo rispondere”, e “abbiamo accertato l’insussistenza del coinvolgimento del sindaco Decaro”. Fin qui i fatti più importanti. L’inchiesta conta 23 faldoni. E c’è un pentito che coinvolge il sindaco.

La conferenza stampa

L’inchiesta resta confinata nelle cronache locali. Questo non piace ai deputati di centrodestra. In quei giorni alla Camera alcuni di loro avvicinano i giornalisti e con grande zelo li invitano ad occuparsi dell’inchiesta con la promessa che “Decaro sarà coinvolto”. Uno, due, tre giorni. Stampa nazionale e tv sono concentrate su altro, elezioni regionali alleanze, Pnrr. “Guardate che domani facciamo una conferenza stampa qui alla Camera, partecipate numerosi” è l’invito che sempre i solerti deputati di centrodestra fanno pervenire. Il 29 mattina l’aula adibita ospita la conferenza stampa. Sono le 11 del mattino. Non c’è molto pubblico, qualche agenzia e un paio di deputati 5 Stelle. Strano, ma neppure troppo. Ci sono invece undici deputati pugliesi: Mauro d’Attis (Fi) che è vicepresidente della Commissione antimafia; Filippo Melchiorre (Fdi), Davide Bellomo (Lega), Roberto Monti (Lega), Rossano Sasso (Lega), Rita dalla Chiesa, Vito de Palma, Andrea Caroppo, Giandiego Gatta, tutti di Forza Italia. Presente anche un viceministro, Francesco Paolo Sisto (Fi) alla Giustizia, e un sottosegretario, Marcello Gemmato (Salute) di Fratelli d’Italia. A risentirle oggi, fanno impressione le parole di Sisto: “L’inchiesta Codice Interno della Dda di Bari non può essere ridotta ad un astratto dibattito politico. Il ministro dell’Interno, da noi ieri sollecitato in proposito, ha detto che vista l’entità dei fatti e lo spessore delle vicende, sarà necessario approfondire”. Cioè, per dirla chiara: il 28 febbraio, a due giorni dagli arresti, un pezzo di governo chiede al governo di fare chiarezza sui fatti di Bari. “La città di Bari deve sapere, va tutelata la sua immagine” dice Sisto.

Anche allora però la notizia non buca. Resta sullo sfondo. Nei giorni seguenti gli stessi parlamentari chiedono, s’informano, avvisano:  “Guardate che c’è di mezzo Decaro, un pentito dice che prendeva il caffè con uno dei clan….”. Decaro, il sindaco più amato, sotto scorta da dieci anni per aver combattuto i clan e difeso la legalità. Mah, diciamo che è meglio far fare alla magistratura il suo lavoro. E poi alla fine si tireranno le conclusioni. Intanto però si attiva la Commissione Antimafia che “valuterà come muoversi”, filtrano pezzi di verbali. Qualche deputato scrive post sui social, “andiamo a riprenderci la città di Bari”.  Che è più o meno quello che dice Savastano in Gomorra. L’analogia viene in mente a Decaro ma “la città è dei baresi” precisa 

Il comunicato del Viminale

Le previsione di Sisto si è avverata. Magari un po’ in ritardo rispetto alle attese. Fatto sta che martedì sera, una giornata in cui la politica era distratta dalle comunicazioni della premier al Parlamento in vista del Consiglio europeo (oggi e domani), guerre, armi, alleanze, i problemi in maggioranza, quando sono ormai passate le venti è lo stesso Decaro a dare la notizia di un “provvedimento di accesso ispettivo nei confronti del Comune”. Preso in contropiede il Viminale, alle dieci di sera, si sente in dovere di spiegare. E lo fa in questo modo con imbarazzo, quasi giustificandosi.  “Il provvedimento di accesso ispettivo si è reso necessario in esito ad un primo monitoraggio disposto dal Viminale circa i fatti emersi a seguito dell’indagine giudiziaria che ha portato a più di cento arresti e alla nomina da parte del Tribunale, ai sensi dell’articolo34 del codice antimafia, di un amministratore giudiziario per l’Azienda mobilità e trasporti Bari spa   (Amtb spa) interamente partecipata dallo stesso comune. Il Viminale precisa anche che l’accesso ispettivo, disposto ai sensi di specifiche previsioni di legge, non è pregiudizialmente finalizzato allo scioglimento del Comune bensì ad una approfondita verifica dell’attività amministrativa, anche a tutela degli stessi amministratori locali che potranno offrire, in quella sede ogni utile elemento di valutazione”. Tradotto dal burocratese: l’accesso ispettivo non è richiesta di scioglimento;  è una valutazione fatta in autonomia dal ministro che prescinde dal resto; intanto Decaro sta a mollo per due-tre mesi, giusto il tempo della campagna elettorale; poi si vedrà se e cosa è successo. Ovviamente non contano le parole del procuratore Rossi, l’unico che conosce bene i 23 faldoni dell’inchiesta, che hanno voluto precisare come il sindaco, già oggetto di verifiche specifiche, è risultati estraneo ai fatti contestati. Pensare male è peccato anche se a volte si fa bene. Gli elementi utili da sommare per farsi un’idea sono già in questo articolo. 

Occhi gonfi

Così ieri il sindaco di Bari ha convocato a sua volta una conferenza stampa. Oltre ai giornalisti c’era anche un pezzo della sua città. Lo hanno applaudito. Lui ha risposto. Prima duro: “Quello del ministero dell’Interno è un atto di guerra che richiede una legittima difesa della città che da tempo combatte la mafia a testa alta. Questa sia una mossa del centrodestra per inquinare la campagna elettorale e fare annullare la partita. A Bari perdono da 20 anni - dice- e alcuni di loro, come Savastano in Gomorra, dicono 'andiamo a riprenderci la città”. Poi si è emozionato tra i tanti cittadini e commercianti “accompagnati” negli anni  dal sindaco nel percorso di “denuncia di estorsioni e usura” che lo hanno applaudito. “Se c’è anche un solo sospetto di infiltrazione della criminalità nel Comune io rinuncio alla scorta”. Decaro  vive da nove anni sotto scorta dopo le minacce di morte ricevute per le sue battaglie per la legalità che hanno portato a diversi arresti, tra cui alcuni esponenti di clan mafiosi. “Io ho paura per me e per la mia famiglia - ha evidenziato - ma la mafia la guardo in faccia e la combatto”. Una lotta che il sindaco ha messo nero su bianco in un plico con “migliaia di pagine consegnato due giorni fa in prefettura e di cui aveva fatto cenno in un incontro con il ministro Piantedosi: nemmeno dopo 24 ore, però, mi è arrivata la telefonata del ministro che mi avvisava dell’arrivo della commissione. Non credo le abbiano neppure lette”.

In pieno G7

Decaro ha offerto “piena collaborazione” ai commissari la cui relazione, che potrebbe anche contenere l'ipotesi di scioglimento del comune, dovrebbe arrivare dieci giorni dopo il primo turno delle elezioni che si terranno l'8 e il 9 giugno, e quindi nel pieno della campagna elettorale per un eventuale ballottaggio. Nel pieno, anche, del G7 che riunirà in Puglia i grandi del mondo con relativo staff e delegazioni. Il media center  sarà a Bari e sarebbe sgradevole vedere i giornalisti stranieri che si occupano della città sospettata e magari per quella data sciolta per mafia che ha ospitato i grandi della terra. Pessima pubblicità. Per l’Italia e la sua premier. Diciamo che questa coincidenza di date non deve essere stata valutata con attenzione da chi ha promosso, o anche solo fatto il tifo,  per il pre-commissariamento di Bari   a due mesi e venti giorni dal voto. 

Il Pd non ci sta

I sindaci neppure. E la solidarietà a Decaro arriva da tutto il centrosinistra: Italia viva, Azione, Sinistra e Verdi, + Europa. Silenti i 5 Stelle. Un po’ come Conte che al quinto giorno non ha ancora commentato in alcuno modo le elezioni in Russia e la quinta elezione di Putin. Il Pd in aula chiede che la premier venga in aula, “non ci fidiamo più di Piantedosi”. L’intervento è affidato a Marco Lacarra. Parla di “tentativo di condizionamento e distorsione del processo democratico”, di “atto politico e privatistico”, di “uso strumentale dei poteri del ministro per colpire un avversario politico”. Pesantissimo: “Contraddicendo palesemente le risultanze istruttorie, un potere dello Stato si arroga il diritto di sindacare le conclusioni di un altro potere dello Stato, quella magistratura che unica può sindacare le condotte dei cittadini sotto il profilo penale, civile e amministrativo”.  

Forza Italia e i Fratelli si ribellano. L’azzurro Pittalis prova a leggere in aula le dichiarazioni del pentito che chiama in causa De Caro. “Ci auguriamo che il sindaco possa dimostrare…”. Il presidente di turno, il grillino Costa, lascia fare. I 5 Stelle osservano muti la scena. Giachetti (Iv) denuncia la “strumentalità di tutto questo visto che tra due mesi di vota” ma soprattutto “è gravissimo che in Parlamento si dica che un sindaco deve smentire le accuse di un pentito”. Fratelli Azzurri e fratelli d’Italia colpiti dal morbo grillino: il giustizialismo. Le opposizioni (tranne M5s) chiedono che vengano in aula il ministro e anche la premier perchè “non ci fidiamo più di Piantedosi”.

Il processo politico è iniziato. Quello della magistratura non riguarda il sindaco e la sua giunta. Coinvolge, per l’appunto, due consiglieri comunali che erano stati eletti  nella lista di centrodestra (Di Rella sindaco) e poi sono passati in quella di centrosinistra. La domanda, quindi: chi sta strumentalizzando cosa e perchè. Alla fine la mossa “vincente” del centrodestra potrebbe trasformarsi  in un clamoroso boomerang.

 

 

 

 

Claudia Fusanidi Claudia Fusani   
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