[Il caso] Lotti lascia il Pd: “Moralisti senza morale”. Dal piano anti-Ielo alla decisione dei capi delle principali procure, tutte le accuse del Pg

L’ex ministro scrive a Zingaretti e definisce “ipocrita questa storia”. Riparte la guerra al Nazareno. Intanto lascia anche il togato Corrado Cartoni. Gli atti di incolpazione del procuratore Fuzio

Luca Lotti (37 anni) si è autosospeso dal Pd (Foto Ansa).
Luca Lotti (37 anni) si è autosospeso dal Pd (Foto Ansa).

La politica ottiene la testa che voleva e il nuovo Pd può regolare i conti in casa con i renziani. La magistratura continua lo strazio delle ricostruzioni via trojan e conta altre clamorose uscite di scena. In quel campo di battaglia che è l’inchiesta sui membri del Csm che decidevano a tavolino insieme ad alcuni parlamentari i vertici delle procure con il doppio criterio del cencelli delle correnti e dell’opportunità personale, è stata un’altra giornata di morti e feriti. Ogni riga di intercettazione in più che esce fa sanguinare la democrazia e mette sempre più alla berlina le istituzioni. Certo poi il fattore umano, il tono di voce, la confidenza e la consuetudine tra i protagonisti di questa storia – tutti elementi che sfuggono nei brogliacci - potrebbero anche scrivere una storia diversa. Con più chiacchiere che fatti reali. Ma per questo ci vorrà, eventualmente, molto tempo.

 

La scelta di Lotti

Dopo un pressing crescente di due settimane e le ultime 36 ore decisive con gli interventi di Paolo Gentiloni e Luigi Zanda, Luca Lotti, l’ex ministro e sottosegretario, uomo forte della presidenza Renzi, ha deciso di levare il disturbo dalla casa del Pd. Ieri nel primo pomeriggio ha scritto una lettera a Zingaretti poi pubblicata su Facebook. “Caro segretario – ha chiarito Lotti - mi autosospendo fino a quando questa vicenda non sarà chiarita. E lo faccio non perchè qualche moralista senza morale oggi ha chiesto un mio passo indietro. No. Lo faccio per il rispetto e l'affetto che provo verso gli iscritti del Pd e perchè voglio dimostrare di non avere niente da nascondere e nessuna paura di attendere la verità”. Zingaretti ha ringraziato Lotti per la scelta “non scontata” e “la grande sensibilità dimostrata”. Ma è chiaro che questa faccenda mette sul piede di guerra i renziani finora collaborativi con la segreteria Zingaretti. Matteo Renzi non ha battuto ciglio. Un silenzio che non durerà molto. Il segretario dem ha ringraziato “per la sensibilità non scontata dimostrata, non è stata una decisione facile e proprio per questo ancora più apprezzabile”. Ma la stoccata a Zanda (“fa sorridere che tale richiesta arrivi da un senatore di lungo corso già coinvolto - a cominciare da una celebre seduta spiritica – in pagine buie della storia  istituzionale”) e la polemica con Zingaretti (“non ho fatto pressioni, non ho influito nel mio processo, non ho realizzato dossier contro i magistrati, non ho il potere di nominare alcun magistrato. Chi dice il contrario mente”) sono il segnale inequivocabile che la convivenza dei cosiddetti renziani con il resto del Pd non è più sostenibile. Con massima gioia di chi nel Pd e a sinistra del Pd vorrebbe chiudere per sempre con quella stagione.

Nicola Zingaretti (53 anni) è presidente della Regione Lazio e segretario del Pd dal 17 marzo 2019 (Foto Ansa).

La lettera di Lotti è molto dura. E amara. “Quanti miei colleghi – ha scritto - durante l'azione del nostro governo e dopo, si sono occupati delle carriere dei magistrati? Davvero si vuol far credere che la nomina dei capiufficio dipenda da un parlamentare semplice e non da un complicato quanto discutibile gioco di correnti della magistratura? Davvero si vuol far credere che la soluzione a migliaia di nomine sia presa nel dopo cena di una serata di maggio? Davvero si vuol prendere a schiaffi la realtà in nome dell'ideologia, dell'invidia, dell'ipocrisia?”. Lotti leva il disturbo augurando al Pd di fare una discussione “vera e onesta”. Si proclama “innocente” e si augura che lo sia anche “chi mi accusa di tutto e non sa niente”. Un regolamento di conti in piena regola. Vedremo, poi, cosa viene prima, se i fatti o il regolamento di conti. Vedremo, soprattutto, se la ricca informativa del Gico (almeno 700 pagine) e i relativi allegati chiudono qui la loro mattanza tra toghe e politici.Si lascia intendere che ci sia “molto altro” e di “altrettanto importante” rispetto a quanto sin qui uscito. Il contagio del trojan (una microspia) inoculato nel cellulare del pm Luca Palamara, leader di Mi e persona di mille relazioni, potrebbe essere stato devastante e aver ascoltato decine di incontri con chiunque.

 

Roma e Firenze, le procure

La verità è che Luca Lotti è nel mirino da due settimane. Ed era inevitabile che finisse così, con la sua testa servita sul piatto. Il quadro che esce dagli atti di incolpazione del procuratore generale Riccardo Fuzio - che ha potuto leggere per intero gli atti di Perugia e ha avviato la procedura disciplinare su tutti i magistrati coinvolti, i 5 del plenum e i due pm romani, Fava e Palamara – è in effetti agghiacciante. Non sotto il profilo penale ma in nome dell’etica e della opportunità politica. I dialoghi “sotto osservazione” sono quelli relativi alla ormai famosa sera del 9 maggio quando Palamara (indagato per corruzione a Perugia), i togati del Csm Spina , Morgini, Lepre, Corrado Cantoni (tutti ormai ex e tutti sotto procedura disciplinare), Criscuoli, ancora autosospeso, i deputati Ferri e Lotti (entrambi del Pd) si trovano nella hall di un hotel della Capitale. Il motivo dell’incontro è decidere chi diventerà il procuratore di Roma, Firenze, Torino e Reggio Calabria. Fin qui si tratta di una prassi, inopportuna ma antica. La differenza la fa il fatto che Lotti è imputato a Roma (favoreggiamento) per il caso Consip. L’ex ministro mostra di occuparsi del procuratore di Roma.

 

Gli atti di incolpazione  

“Io strategicamente vi darei il suggerimento di chiudere tra il 27, 28 e 29… Si vira su Viola (pg a Firenze, ndr), si' ragazzi” dice Lotti. “Solo libere opinioni, mai fatto pressioni su nessuno meno che mai realizzato dossier” si è difeso Lotti. Il pg Fuzio è colpito dalla “inequivoca e indubbia familiarità tra i presenti”. Ugualmente Lotti mostra di essere interessato al destino dell’attuale procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo che qualche mese fa firmò la richiesta di arresto dei genitori di Renzi. “Creazzo ci va a Reggio? Gli va messa paura. Liberi Firenze” affermava nello stesso incontro aggiungendo che “la situazione fiorentina sinceramente e ve lo dico con franchezza è imbarazzante”. Nell’atto di incolpazione Fuzio parla di “azione collettiva di cui è partecipe lo stesso Lotti, che si include appunto tra i promotori/autori della decisione stessa”. Nella stessa riunione i presenti parlano anche del vicepresidente del Csm David Ermini. Corrado Cartoni, togato membro della sezione disciplinare del Consiglio, parla di “problemi con Ermini anche al disciplinare”. Palamara chiede di capire (“fammi capì”) e Lotti aggiunge: “Eh ragazzi, queste cose vanno affrontate”. Lo stesso Fuzio deve ammettere che il tono è scherzoso. Il punto è che Ermini fa come vuole,“lo mette sempre in minoranza (Cartoni, ndr), fa innervosire e uscire dai gangheri”. A quel punto Lotti osserva che “questo non va bene” e suggerisce di “dare a Ermini un messaggio forte”.

 

L’addio di Cartoni

Poco prima di Lotti ieri a fine mattina anche il quarto membro togato ha lasciato il plenum del Csm. Corrado Cartoni, togato di Mi, ha scritto a Ermini della “sofferenza di questi giorni”, di “non aver mai fatto pressioni per una nomina” e che tutto sommato quella sera “era lì per caso”. Le dimissioni sono quindi “un atto di rispetto verso l’istituzione del Csm” e in alcun modo legate a comportamenti scorretti. Fatto sta che a questo punto solo Criscuoli, tra i 5 togati presenti alla sera del 9 maggio (il giorno prima Pignatone era andato in pensione lasciando libero l’incarico di procuratore), resta in carica. Garantendo così al Consiglio il numero legale (11 togati su 16) per poter lavorare. Il timore è che la storia non finisca qua. E che siano coinvolti anche altre personalità. Tutti quelli che Palamara ha incontrato nei 10 giorni in cui il trojan è stato acceso.

 

Le 4 accuse a Palamara

Al di là della corruzione, il pm romano, ex membro del Csm è anche oggetto del procedimento disciplinare del procuratore generale. “Ha violato i doveri di correttezza ed equilibrio, tenendo un comportamento gravemente scorretto” scrive il pg Fuzio “nei confronti di quei colleghi che avevano presentato domanda per il posto di capo della procura di Roma”. In quella riunione “sono state delineate ed approfondite le eventuali ragioni ostative alla nomina di alcuni dei candidati”. Viola (destinato a Roma nelle intenzioni del gruppo) perché ha un processo in corso a Caltanissetta. Nei confronti di Creazzo (procuratore a Firenze e anche lui candidato a Roma) “era prefigurata una strategia di danneggiamento (l’indagine della procura di Genova, ndr)”. Ma Fuzio sembra colpito soprattutto dalla “strategia con cui sarebbe stato colpito Paolo Ielo”, l’aggiunto di Roma che con Pignatone ha firmato in questi anni le inchieste più delicate su corruzione e reati contro la pubblica amministrazione. Da Consip alle sentenze comprate al Consiglio di Stato da cui poi è nato tutto quello di cui stiamo parlando. Palamara, quindi, in quella stessa riunione del 9 maggio, ragiona anche delle “possibili strategie di discredito”del collega Ielo. Proprio parlando con Lotti accenna al fatto che “Fava (il pm ora indagato) sta preparando quella roba (un esposto) dei fratelli” (sia Pignatone che Ielo hanno i fratelli avvocati)”. Il dialogo è molto spezzettato, a tratti quasi incomprensibile. Si capisce solo che nella trattativa su Consip “io – dice Palamara - li ho protetto il culo su tutto... alla fine, che cos’ è stato? eh no ma adesso... mi fai... mi tieni sotto ricatto... me lo devi di'". Ielo sembra una fissa per Palamara. Del resto fu lui ad inviare a Perugia gli atti su Palamara per l’ipotesi di corruzione. Spina sta dalla parte di Palamara e gli anticipa l’esistenza dell’esposto inviato da Fava al Csm (“in prima Commissione c’è una bomba vera, pensavo fosse su Pignatone ma invece è su Ielo”). C’è anche la ricerca di un nome da mandare a fare il procuratore capo a Perugia (procura vacante da pochi giorni) per poi indurlo ad aprire un fascicolo su Ielo. Lo scambio di favori con Centofanti. Le informazioni farlocche fornite da un ex perito del tribunale.

 

La difesa

Palamara ieri si è fatto sentire con un comunicato in cui nega ogni accusa. Assicura che può spiegare tutto sul fronte della corruzione. E poi anche sul quello delle Correnti. Intanto si preoccupa di precisare di non aver mai coinvolto il Presidente della Repubblica: “Nel corso del mio interrogatorio non ho mai coinvolto il Quirinale come si evince dalla completa registrazione di questo atto”. Si tratta dell’interrogatorio a Perugia in cui Palamara ha spiegato di aver saputo di avere un trojan nel cellulare tramite Cosimo Ferri che a sua volta lo avrebbe saputo dal consigliere giuridico del Qurinale Erbani. La cosa che più conta “è il massimo rispetto per le istituzioni dello Stato e per il Presidente della Repubblica che costituisce il presidio della autonomia e della indipendenza della magistratura, la cui credibilità oggi deve prevalere su qualsiasi interesse personale”. Il cosiddetto piano anti Ielo, sarebbe un gigantesco fraintendimento, il “frutto avvelenato di incomprensioni maturate in ufficio a piazzale Clodio”.

 

I nuovi equilibri nel plenum

Ad ogni caso, questa storia non dovrebbe riuscire a trascinare il plenum in fondo alla palude. Il Presidente Mattarella ha fretta e vuol fare vedere che l’organo di autogoverno può risorgere più forte da questa brutta storia. Sono quattro, al momento, i posti da sostituire. In ottobre ci saranno le elezioni per sostituire i due pm coinvolti. I giudici potranno entrare subito grazie al meccanismo dei primi dei non eletti. In tutto ciò il plenum cambierà completamento assetto e pesi: Mi, che aveva trionfato con 7 seggi, andrà a 4; Unicost passerà da 5 a 3; Area passerà da 4 a 5, la corrente di Davigo raddoppierà i seggi (da 2 a 4). Decisamente più bilanciato. E anche questo è un obiettivo della storia.