[L'intervista] Il caso Italia, Edward Luttwak: “Ora vi dico perché Mattarella ha bocciato Paolo Savona”

"Per Mattarella restare nell’euro non è solo una scelta politica, non gli balena nemmeno l’idea che la moneta unica possa essere pensata come un semplice strumento monetario: per lui è una forma di religione che non ti permette di scegliere”

 “Il M5S e la Lega prima di originare tutto questo caos istituzionale avrebbero dovuto redigere un piano per restare e uno per uscire dall’euro”, ha detto a Tiscali Notizie l'esperto di politica internazionale Edward Luttwak, “e solo dopo aver valutato i pro e i contro avrebbero dovuto portare all’attenzione del Parlamento analisi e proposte”. Questo lavoro non è stato fatto, così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso di non nominare Paolo Savona ministro dell’Economia. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: il presidente del Consiglio incaricato, Giuseppe Conte ha dovuto rimettere il mandato e il governo è in fieri.

Il capo dello Stato ha spiegato le ragioni della sua condotta, questo però non ha placato il malcontento di Lega e M5s. Di Maio è arrivato a proporre la messa in stato d’accusa del Presidente. “Per Mattarella restare nell’euro non è una scelta politica, non gli balena neanche l’idea che la moneta unica possa essere pensata come un semplice strumento monetario: per lui è una religione che non ti permette di scegliere”. Il punto su cui si concentra lo scontro è se Mattarella abbia o meno la facoltà di porre il suo veto sul nome di un ministro. “Quando Lega e M5S hanno inserito nella lista dei ministri Paolo Savona, hanno scelto una delle poche persone capaci di fare uno studio di questa fondamentale importanza, cioè se rimanere o no razionalmente nell’euro”, ha spiegato Luttwak. Secondo il quale, “Savona non professa nessuna religione economica, per lui è una questione di numeri: pensa solo allo Stato”.  

I gialloverdi hanno rifiutato qualsiasi proposta alternativa . “Per il vostro capo dello Stato, Savona è un pericolo, così è visto dalla Banca d’Italia, dall’establishment e da Draghi”. Sarebbero queste le ‘eminenze grigie’ o i cosiddetti ‘poteri forti’ che hanno inciso sulle  decisioni di Mattarella, “perché Savona è capace di fare i conti e perché c’è tanta gente, in Europa, pronta a seguire il suo esempio”. Se fosse diventato ministro avrebbe fatto i calcoli e deciso. “Il capo dello Stato non se l’è sentita di rischiare, infischiandosene dell'esito elettorale. Per lui la democrazia non è la cosa più importante: l’importante è che l’Italia sia nello stesso club della Germania”. L’ingresso nel club, secondo l’economista americano, sarebbe stato ottenuto dal nostro Paese “con trucchi e inganni: hanno falsificato i numeri, imposto una tassa a mezzanotte, solo per poter guardare la Germania con la testa alta”. Accuse gravi.

L’Italia sta pagando il sogno di Romano Prodi. “L’euro è uno strumento monetario, ma per lui era l’unico modo per entrare a far parte del club”. Per il politologo già un’altra volta il nostro Paese si era trovato in una situazione simile: “Mussolini nel 1940 è entrato in guerra perché voleva guardare a testa alta Hitler. Se la Germania fa la guerra anche l’Italia può farla: per questa ha mandato a combattere un esercito di cartapesta”. Purtroppo, l’Italia non ha la forza della Germania. “E infatti quando il vostro Paese è entrato a far parte delle moneta unica ha cessato di crescere. Da qui è cominciato il colossale aumento del debito pubblico. Se da questo Parlamento non scaturirà una maggioranza e si va a nuove elezioni, M5s e Lega stravinceranno e allora Sergio Mattarella dovrà dimettersi, altrimenti lo manderanno via a calci nel sedere”. Sempre secondo Luttwak, “rimanere nell’euro per l’Italia vuol dire prolungare l’impossibilità di crescere e, soprattutto, di trovare tanti soldi, perché è in deficit”.

Dietro tutto questo c’è una delle poche leggi dell’economia che nessuno mai negato: “Nessun Paese può esportare di più di quanto importa troppo a lungo: quando esporti la valuta sale e le cose costano di più, quindi esporti di meno. Questo è il meccanismo automatico di equilibrio”, spiega l’economista. La Germania esporta l’8% in più di quello che importa: questo vuol dire che “esporta la disoccupazione", allora rimanere nell’euro "è una scelta irrazionale basata sulla speranza di fare cambiamenti strutturali che l’Italia non è mai riuscita a fare”. Cosa che invece è riuscita a Portogallo e Spagna. “Da voi costano troppo le strutture statali e i servizi. Inoltre non è stata fatta una vera riforma del mercato del lavoro: siete un Paese dove non si può né licenziare né assumere. Meccanismi che bloccano lo sviluppo. Ma alla gente come Draghi tutto questo non importa, a loro interessa stare nel club”, ha concluso  Luttwak.