Sfratto della sede di CasaPound, il prefetto: "Si potrebbe destinare ad una più proficua utilizzazione"

Almeno per ora la sede politica di Cpi resta lì dov’è. Il prefetto Carpino ha infatti spiegato che le decisioni su tempi e modalità degli sgomberi di immobili occupati abusivamente non è di sua competenza

L'ingresso della sede di CasaPound a Roma. Nel Pantheon dei neofascisti, Mussolini, Yeats, Enea, Nietzsce
L'ingresso della sede di CasaPound a Roma. Nel Pantheon dei neofascisti, Mussolini, Yeats, Enea, Nietzsce

Lo sfratto (degli immigrati) è nel loro Dna. Ora però potrebbero essere loro gli sfrattati. Nel dicembre del 2017 l'Agenzia del Demanio chiese al Prefetto di rientrare in possesso dell'immobile occupato da CasaPound (Cpi) a Roma. Richiesta reiterata prima ancora ben 4 volte dal Ministero della Ricerca a cui fu affidato l'immobile di via Napoleone III. Così in una nota l'Agenzia del Demanio spiega e ricostruisce la storia del palazzo occupato dallo schieramento politico nel quartiere Esquilino a Roma. Nel 2017 l'Agenzia "ha ribadito al Prefetto di Roma l'esigenza di recuperare la disponibilità dell'immobile" di proprietà dello Stato "per poterlo destinare ad una più proficua utilizzazione".

In una nota il neodirettore dell'Agenzia, il prefetto Carpino, ribadisce che "il 15 novembre scorso, proprio in considerazione delle recenti direttive del Ministero dell'Interno, ho inviato una circolare alle 17 direzioni territoriali del Demanio sulle occupazioni per sollecitare la vigilanza sugli immobili inutilizzati e segnalare ai Prefetti le occupazione esistenti". L'Agenzia del Demanio ripercorre anche le vicende dell'immobile di via Napoleone III che dal 1963 è "in consegna per uso governativo al Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca e dal 2003 è occupato abusivamente" da Casapound. Già nel 2003 il Ministero "segnalò alla Prefettura, e all'Agenzia del Demanio, l'urgenza di un immediato recupero dell'immobile, segnalazione nuovamente sollecitata nel 2004, nel 2005 e nel 2008".

Ma con una delibera "del 2007 il Comune di Roma ha stabilito il programma e i criteri di assegnazione di oltre 10.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica prevedendo di destinarne alcuni ai nuclei familiari in emergenza abitativa collocati in immobili occupati, nel cui elenco figura anche il compendio di via Napoleone III" e nel "nel 2014 la Regione Lazio ha approvato il Piano per l'emergenza abitativa che riguarda anche occupazioni di edifici individuandoli con apposito elenco in cui è incluso l'immobile in questione". Inoltre "nel 2016 il Commissario Straordinario del Comune di Roma ha disposto di dare attuazione a tale programma regionale per l'emergenza abitativa" e ha stilato un elenco di 74 immobili "da sottoporre a procedure di sgombero dove figura l'immobile di via Napoleone III che però non è stato classificato fra i 16 immobili per i quali è stato delineato in via prioritaria un primo piano di interventi di sgombero". Questo è quanto recitano le agenzie.

L’organizzazione politica però non si considera “abusiva”. In un documento apparso il 23 ottobre scorso nelle pagine del suo sito, il presidente di CasaPound Italia Gianluca Iannone, in un pezzo titolato “CasaPound: sgomberi e minacce sono fantasie, controllo rinviato e nessun danno erariale”, ha sostenuto che "nessuno sgombero in vista per Cpi, nessun danno erariale, nessuna minaccia alla finanza. Lasciano di stucco le ricostruzioni fantasiose di quanto accaduto, o meglio non accaduto, ieri in via Napoleone III" … "D'altra parte – ha aggiunto Iannone - CasaPound non ha nulla da nascondere. Anzi, è nel nostro interesse che questo controllo avvenga, perché è il modo per dimostrare che il movimento, avendo solo sede legale nel palazzo ed esplicando l'attività politica in senso stretto nelle sezioni sul territorio, non ha recato danni alle casse dello Stato, mentre i locali di via Napoleone III sono utilizzati in via esclusiva per l'emergenza abitativa. Naturalmente, però, non accetteremo mai che questo nostro pur legittimo interesse entri in conflitto con la dignità e i diritti degli italiani che, proprio grazie all'azione di Cpi, hanno trovato casa in uno stabile che era abbandonato da decenni e che prima del nostro ingresso giaceva inutilizzato e nel degrado più assoluto".

Comunque, almeno per ora la sede politica di Cpi resta lì dov’è. Il prefetto Carpino ha infatti spiegato che le decisioni su tempi e modalità degli sgomberi di immobili occupati abusivamente non è di sua competenza, “e questo vale anche nel caso della sede romana di Cpi, in via Napoleone III, in un immobile di proprietà dello Stato. Immobile che è sì nell'elenco dei 74 immobili a Roma da sottoporre a procedure di sgombero, ma "non è stato classificato fra i 16 per i quali è stato delineato in via prioritaria un primo piano di interventi di sgombero". Cpi è molto nota le sue battaglie “contro l'immigrazione, contro l'installazione di centri di accoglienza nei quartieri, per la preferenza nazionale nelle graduatorie per asili e case popolari. Battaglie per la proprietà della casa ("Mutuo Sociale"), per l'accesso al lavoro delle donne in stato di maternità ("Tempo di Essere Madri"), contro gli abusi delle agenzie di riscossione dello Stato che vessano i cittadini con richieste inique”.