Carfagna pronta ai gruppi autonomi a Camera e Senato. La rottura con Berlusconi è già consumata

La settimana in corso potrebbe essere quella decisiva. Tre i forni cui la Carfagna può attingere

Carfagna pronta ai gruppi autonomi a Camera e Senato. La rottura con Berlusconi è già consumata

La rottura tra Silvio Berlusconi e Mara Carfagna sembra essere arrivata a un punto di non ritorno, alla soluzione finale e, quindi, alla separazione, più o meno consensuale. Staccarsi da Berlusconi non è semplice neppure dal punto di vista umano e anche un’anti-sovranista come lei conosce e riconosce i meriti del Fondatore del partito azzurro e di una storia, quella di FI e dei governi Berlusconi lunga 25 anni. Ma lei, con i suoi, appare irremovibile: “Io non ho cambiato idea. Un conto è l’alleanza con Salvini e Meloni, un altro è la sudditanza, psicologica prima che politica. FI ha ceduto al sovranismo, si è appiattita sulla Lega, ha perso i suoi valori che la legavano al popolarismo europeo”.

La settimana in corso potrebbe essere quella decisiva

Il nuovo progetto politico che dovrebbe nascere in questi giorni vede, ovviamente, lei, la vicepresidente della Camera ed ex ministra di Berlusconi, alla guida e un manipolo di deputati e senatori pronti a seguirla. La settimana appena iniziata, da questo punto di vista, è decisiva. “Tradirà come hanno già fatto altri” è il ragionamento dei berluscones. La tesi – sostenuta da Ghedini e altri consiglieri del Cavaliere – è che la Carfagna stia per far nascere dei gruppi autonomi, a Camera e Senato, per sostenere il governo Conte, ma i suoi negano e dicono che, invece, se mai nasceranno, i gruppi resteranno nell’alveo del centrodestra.

Tre i forni cui la Carfagna può attingere

I ‘forni’ cui la Carfagna può attingere, in realtà, sono tre: quello di Italia Viva di Renzi, non per fondersi con essi, ma per stabilire una sorta di ‘patto di unità d’azione’ tra simili (è la suggestione, lanciata proprio dalla Carfagna, del “Forza Italia Viva”); un gruppo che nasce dai suoi fedelissimi più l’Udc di Cesa e la nuova Dc di Rotondi, in teoria non ‘filo-governativo’, ma pronto a sostenere Conte (o un nuovo governo) se serve, specie se venissero a mancare i voti dei ‘ribelli’ pentastellati, in costante crescita; un gruppo autonomo dentro il centrodestra, sempre sotto l’egida di Salvini, quindi, ma autonomo da FI e federato, invece, con i neonati gruppi di Giovanni Toti (“Cambiamo”). In tutto, si tratta di circa 15 deputati e di una decina di senatori, che però sono divisi al loro interno: tra i sostenitori della Carfagna, infatti, ci sono i fedelissimi della Campania (Casciello, Ferraioli, Fasano), della Calabria e della Sicilia (Micciché) che guardano a chi può offrire loro possibilità di rielezione; esponenti dotati di una loro forza e riconoscibilità autonoma (Polverini, Bergamini, Napoli, Rotondi), che guardano con più interesse verso Renzi e vogliono voltare decisamente pagina, rispetto agli attuali assetti del centrodestra; esponenti azzurri del Nord (Cattaneo di Pavia, la piemontese Ruffino, il milanese Paolo Romani) che vorrebbero restare nell’orbita del centrodestra, magari formando un tandem con Toti e i suoi.

I centristi che vogliono fare da ‘stabilizzatori’ di Conte

Poi ci sono i movimenti dei centristi ‘stabilizzatori’ che vogliono dare una mano a Conte e garantirne la sopravvivenza se un manipolo di parlamentari stellati, su temi incandescenti come il caso Ilva o la manovra economica, mandasse sotto il governo. Ci stanno lavorando, a un gruppo siffatto, ma in stretto collegamento con la Carfagna, il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa e il fondatore della Nuova Dc Gianfranco Rotondi: il gruppo degli ‘stabilizzatori’ della maggioranza potrebbe contare su una decina di senatori azzurri delusi dalla svolta sovranista di FI: il veneto Andrea Causin (ex Margherita), il friulano Franco Dal Mas, il toscano Massimo Mallegni, nomi che però circolano anche per il nascituro gruppo della Carfagna. Cesa e Rotondi metterebbero a disposizione anche il simbolo (il vecchio scudocrociato) presentato alle ultime politiche e in mano ai senatori dell’Udc De Poli e Saccone.

Insomma, posizioni variegate e ancora indefinite sia dentro che fuori i nuovi gruppi ‘carfagnei’, senza dire che i nomi che girano sono, di fatto, sempre gli stessi, cioè non tanti.

La rottura tra Berlusconi e Carfagna è ormai definitiva

Una cosa è sicura. La rottura tra Berlusconi e la Carfagna è ormai conclamata. Il Cavaliere emette note al vetriolo contro di lei in pratica ogni giorno, pur senza mai citarla. “Senza timore di smentite, posso affermare di essere l'unico tra i leader politici italiani ad avere difeso e a difendere ogni giorno i principi liberali” dice la nota pubblicata oggi di Silvio Berlusconi che non vuole passare per il leader di una forza politica “appiattita o subordinata ad una generica destra sovranista”. E dopo il faccia a faccia di Arcore di venerdì sera - andato bene sul piano umano, male su quello politico - e i falliti tentativi di chiarimento sul ruolo di Forza Italia all'interno dell'alleanza di centro-destra, il leader di Forza Italia tuona contro chi prova a sostenere che ci sia “bisogno di un nuovo e diverso contenitore per i liberali e i moderati”: “Significa essere in malafede o ignorare la realtà”, attacca Berlusconi (e anche qui ce l’ha con Mara). “E’ un radicale stravolgimento della realtà, irrispettoso della mia e della nostra storia, delle mie e delle nostre idee, di 25 anni di battaglie politiche coerenti” provare a dare un'immagine di Forza Italia come succube della Lega. Per questo, aggiunge, “sento il dovere di chiedere a tutti più rispetto della realtà, della verità storica, delle nostre battaglie di libertà, del nostro impegno costante e convinto per il futuro liberale dell'Italia”. Una dura ‘reprimenda’ che segnala la tensione ormai alle stelle dentro il partito azzurro. “Sono l'unico ad aver lottato e a lottare coerentemente contro l'oppressione fiscale, l'oppressione burocratica, l'oppressione giudiziaria” ed anche per “lo stato di Israele e le ragioni dell'ebraismo” rivendica il Cav riferendosi, indirettamente, agli argomenti della cena avuta con la vicepresidente azzurra della Camera che, tra le altre cose, aveva stigmatizzato duramente l'errore di FI nell'astenersi sul voto per la Commissione Segre.

Gli azzurri sballottati dalle “beghe di partito”

Berlusconi parla di “insultanti insinuazioni persino su questo argomento” (l'antiebraismo). Ma proprio la lunga nota diramata dal Cavaliere fa storcere il naso ad alcuni parlamentari azzurri stupiti che l’intera questione venga ridimensionata al rango di “beghe di partito”. Difende Carfagna Gianfranco Rotondi, vicepresidente del gruppo di FI alla Camera in rappresentanza delle due formazioni democristiane federate a FI, la Dc e l'Udc: “Spingere Mara fuori da Forza Italia è un errore micidiale”, dice Rotondi che sta lavorando al nuovo rassemblement proprio con lei. Duro invece il vicepresidente di Fi Antonio Tajani che esclude totalmente la ‘suggestione’ di Carfagna un possibile avvicinamento con Matteo Renzi nel caso in cui non sostenesse più il governo di sinistra: “Fare un accordo con Renzi secondo me è un accordo scellerato. Uno scenario che non esiste”. Ma Carfagna e i suoi non sono così stupidi: i nuovi gruppi autonomi non appoggerebbero – almeno non subito – la maggioranza e la manovra economica, ma potrebbero votare singoli provvedimenti. Di certo non entrerebbero in maggioranza, ma un decreto che reintroduce lo scudo penale per l’Ilva lo voterebbero di sicuro così come l’eliminazione di alcune micro-tasse: guarda caso, si tratta di tutti temi che sta impostando e proponendo Italia Viva di Renzi. I due gruppi (Renzi e Iv – Carfagna e i suoi) prenderebbero volentieri ben più che un caffè insieme, anche nel rispetto della divisione dei ruoli. E la collocazione dei gruppi ‘carfagnei’ al centro della scena politica e parlamentare potrebbe evitare, anche solo come sponda possibile, di dover cedere, da parte del Pd come di Conte, ai continui ricatti dei parlamentari M5S, sull’orlo a loro volta di una scissione drammatica e pesante.

Il rapporto con Italia viva di Renzi: distinti ma simili

“Oggi io e Renzi siamo in due metà campo diverse” metteva in chiaro l'esponente azzurra giorni fa, ma rinnovando la sua preoccupazione per la sorte dei riformisti azzurri: “Non so cosa accadrà nei prossimi giorni, ma molti dopo 25 anni non si sentono a proprio agio in Fi”. Un appello rinnovato durante la cena con Silvio Berlusconi. Matteo Renzi intanto gongolava: “Porte aperte a chi vorrà venire non come ospite ma come dirigente, vale per Mara Carfagna e altri, ma non tiriamo la giacchetta. Italia Viva è l'approdo naturale per tutti, è questione di tempo”.

Nel campo renziano non escludono che i destini della vicepresidente della Camera e di Italia viva non possano incrociarsi anche in tempi stretti: “Potrebbe in un futuro anche essere una ottima candidata premier” spiega una fonte parlamentare. Italia viva nel frattempo è pronta ad annunciare nuovi approdi. Si tratta di cinque o sei deputati alla Camera (si fanno i nomi di Bendinelli, di Silli e di altri) e di tre o quattro senatori. “Potrebbero arrivare anche altri, alcuni insospettabili” dice un'altra fonte renziana. “Ci sono parlamentari di Forza Italia molto seri che stanno riflettendo su cosa fare e mi auguro che già dai prossimi giorni possano valutare l'adesione ai gruppi di Italia Viva” ricorda Renzi. In realtà qualora andasse in porto il progetto di una sorta di 'Forza Italia 2', ovvero un movimento politico che riporti, nei piani di chi sta lavorando al dossier, il partito alle origini, gli eventuali fuoriusciti di FI in IV potrebbero essere molti di meno. I moderati di FI non pensano comunque ad una operazione di palazzo ma ad una iniziativa politica (sono stati avviati sondaggi per il nome del nuovo movimento) che eviti - spiega un deputato - la fuga generale di azzurri e raccolga il dissenso interno verso un contenitore nuovo. “L'esodo è già cominciato - racconta un malpancista di FI-. C'è chi punta a Lega o Fratelli d'Italia e chi a Renzi ma se si parte con un nuovo progetto anche chi si è arroccato su posizioni d'attesa potrebbe venire da noi”. La Carfagna non si espone, si limita a dire che “quella attuale è una fase di passaggio che non riguarda i miei destini personali ma una comunità di persone. Di Forza Italia mi fa rabbia la sudditanza psicologica nei confronti del sovranismo” ribadisce ormai ogni giorno nelle sue note.

La Carfagna non sarà la candidata del centrodestra in Campania

In realtà, per cercare, a loro modo, di trattenerla nel centrodestra Giorgia Meloni e Matteo Salvini sostengono che possa essere proprio lei la candidata del centrodestra in Campania, ma è una prospettiva che la vicepresidente della Camera non prende neppure in considerazione. Lei vuole giocare una partita nazionale, da leader di un movimento politico, non restare confinata nella sua pur amata regione. E se è vero che di abbandoni, da Fini ad Alfano, Berlusconi ne ha visti tanti, è la prima volta che viene ‘abbandonato’ – politicamente parlando – da una donna che nutre ambizioni ma che deve decidere presto del suo destino perché, in politica, il tempo è adesso, altrimenti ne verrà travolta.