[il caso] La Caporetto della scuola, tra aperture a metà, cattedre vuote e le smentite del Tar

Impossibile, a quasi una settimana dalla riapertura avere dati certi su aperture reali, a metà e rinvii. Così come non c’è una mappa dei contagi in classe che pure spuntano fuori da nord a sud anche nelle materne. Il Tar dà ragione al governatore del Piemonte: la febbre si misura a scuola e non a casa. Manifestazione dei genitori alla scuola romana frequentata dal figlio di Conte: in classe una al massimo due volte alla settimana. Ma il premier: “Avanti così, grazie a tutti, non ci sarà un nuovo lock down”.

[il caso] La Caporetto della scuola, tra aperture a metà, cattedre vuote e le smentite del Tar

L'importante è che non venga in mente a nessuno, ma proprio a nessuno, di parlare di “successo” o di “sfida vinta”. Che nessuno insomma si faccia tentare dalla solita logica comunicativa, del tipo “abbiamo abolito la povertà". Da viale di Trastevere, sede del ministero dell'Istruzione, si veicolano invece giudizi “più che positivi per come stanno andando le cose”; “abbiamo riaperto il 14, partita vinta”; le criticità logistiche “via via che vengono segnalate, vengono anche risolte”. Alcuni allarmi “si sono rivelati fake news, come quella del bambino svenuto causa mascherina quando invece poi si è scoperto che neppure la indossava”. Così come sarebbe altrettanto opportuno evitare catastrofismi strumentali per questa o per l’altra parte politica. Aprire lo sfogatoio su WhatsApp, ad esempio, non è un'idea seria.  

Triplo fronte

La verità è che a quasi una settimana dall'inizio, il dossier scuola è pieno di criticità. anzi, fa acqua da molte parti. Sul triplo fronte che quest'anno intreccia pandemia, logistica (aule,banchi, distanziamenti) e quello del corpo insegnante i cui organici non sono mai completi e quest'anno, nonostante gli sforzi rivendicati dalla ministra Azzolina e dal mondo 5 Stelle (“2,7 miliardi, mai così tanti soldi per la scuola”), non fa eccezione.

Al momento possiamo dire non ne va bene una: mancano i banchi, mancano i supplenti delle cattedre vacanti e, al netto della fantasia di maestri e prof e dirigenti scolastici veri eroi di questa scommessa quotidiana - da chi ha immaginato Picasso e Caravaggio per fare la segnaletica interna anti Covid (il prof Bonomo a Tor Bella Monaca), chi ha fatto lavorare i ragazzi dividendo in due i vecchi banchi, chi ha fatto ridipingere le pareti a proprie spese (Vincenzo, collaboratore scolastico, 64 anni), chi lavora il doppio (la maestra Viviana) e tanti altri casi emozionanti -le scuole hanno riaperto ma “a macchia”: sei regioni che hanno rinviato da subito al 24 settembre, ma anche al 28, altri al primo ottobre.  

Aperta? Sì, no, forse

La riapertura è insomma un vero patchwork. La prossima settimana le scuole riapriranno il 22 in Sardegna, il 24 in Calabria, Puglia, Abruzzo, Basilicata e in Campania. Ma le difficoltà nel reperire spazi e organici o la necessità di procedere a sanificazioni profonde dopo il voto di domenica e lunedì, ha fatto scegliere a molti comuni di posticipare. Solo nel Lazio - è un dato dei sindacati della scuola - un terzo degli istituti non ha riaperto. Nei comuni di Andria, Trani, Adelfia e Bitonto, i sindaci hanno deciso in queste ore di rinviare l'apertura dal 25 al 28 settembre; a Torre del Greco (Napoli) la riapertura è stata posticipata addirittura al 1 ottobre; il 28 si tornerà in classe invece anche a Torre Annunziata (Napoli). Ieri si sono aggiunti alla lista, sempre più lunga, delle aperture rinviate anche Rieti, Viterbo, Latina, Frosinone. Per chi ha cominciato, circa cinque milioni e seicentomila bambini e ragazzi tra i 6 e 19 anni su otto milioni e mezzo - non c’è ancora la certezza degli orari: tra misure anti Covid e mancanza di professori e supplenti, c’è chi fa una settimana a scuola e una a casa con didattica a distanza, chi due giorni a scuola e gli altri a casa, classi divise in due con turni alternati. Ieri mattina un centinaio di genitori di una scuola media del quartiere Prati a Roma, la stessa frequentata dal figlio del premier Giuseppe Conte, hanno protestato contro le scelte fatte dai vertici scolastici per l'inizio dell’anno: un giorno di scuola a settimana per le seconde medie e due giorni per le prime e le terze.

Insomma, dire che la scuola ha riaperto è evidentemente un eufemismo. Un calendario impazzito su cui pesano due incognite che non migliorano la situazione: oltre allo stop per le urne - sabato domenica e lunedì - è previsto uno sciopero dei docenti Unicobas il 24 e il 25 per cui le scuole stanno avvisando le famiglie che la didattica non è assicurata; per la pandemia siamo solo all'inizio. “A fine settembre, metà ottobre - spiegano fonti dell'Istituto Superiore della Sanità - sarà il momento della verità per capire se e come procede il contagio. Almeno in questa prima fase autunnale”. Abbiamo chiesto al ministero dati aggiornati sulla riapertura e sulle tipologia della didattica, in presenza, a distanza, a turni. Non sono ancora disponibili.  

Quanti stop per contagio

Così come non è disponibile il dato sui contagi. Che invece sono numerosi dal nord al sud. La riapertura delle scuole, come era prevedibile, sta facendo registrare ogni giorno casi di positivi nelle scuole italiane e intere classi, a volte sezioni o addirittura intere scuole sono state costrette a sospendere le lezioni e a proseguire con la didattica a distanza. Un andamento che dopo questi primi giorni lascia comunque ottimista il ministro della Salute Roberto, Speranza. “Nessuno ha la bacchetta magica - ha detto nessuno può fare miracoli ma il Paese è forte e sta dimostrando di saper vincere anche questa partita della riapertura delle scuole”. Ieri 24 compagni e compagne, quattro amici e sei insegnanti del Liceo Classico 'Pellegrino Rossi' di Massa sono stati messi in quarantena, a casa, perchè uno studente è risultato positivo. A Rapallo uno studente dell'istituto tecnico 'Liceti' è risultato positivo, in attesa della conferma della positività il dirigente scolastico ha ordinato a tutta la classe di non rientrare. A Trieste un alunno della scuola primaria “U. Gaspardis” è risultato positivo e tre insegnanti e 21 compagni si trovano ora in isolamento fiduciario. Un caso anche in una scuola elementare a Codogno, dove tutto cominciò il 25 febbraio scorso. il comune del Lodigiano dove è stato accertato il primo caso di coronavirus in Italia. Oggi tutta la classe, una quindicina di alunni, è rimasta a casa. Anche a Casalpusterlengo (Lodi), uno dei Comuni della prima zona rossa in Italia, un bimbo di 4 anni è risultato positivo al test e quindi tutta la classe di cui fa parte, composta da 26 bambini, è a casa oltre alla loro insegnante, in attesa dei tamponi. Anche 15 alunni e sei maestre di una terza elementare a Novi Ligure (Alessandria) sono in quarantena dopo la positività al Covid-19 di un compagno. Positiva pure una scolara che frequenta una scuola del comprensorio di Appiano. La sezione “piccoli” della scuola dell'infanzia di Carlino (Udine) è stata chiusa dopo che è stato accertato un caso di Covid-19 in un bimbo. A Novara il primo caso è in una materna. Sono decine i casi segnalati anche nei giorni scorsi, da nord a sud.

La batosta del Tar

Ci si doveva provare a riaprire lei scuole. Molto di tutto questo è stato messo in conto. Alcune cose potevano però essere evitate. Come la battaglia sulla misurazione della febbre agli studenti. ll Comitato tecnico scientifico del governo ha impiegato varie sedute per decidere il dà farsi. Creando incertezze nei genitori. Alla fine è stato deciso che la febbre andava misurata a casa. Uno dei motivi è stato per evitare assembramenti agli ingressi. Il governatore della Regione Piemonte Alberto Cirio ha seguito invece le indicazioni dei “suoi” esperti e ha disposto che la febbre venisse misurata all’ingresso. Come si fa nelle stazioni e negli aeroporti e dove non si creano nè code nè assembramenti. Il governo ha chiesto la sospensiva d’urgenza dell’ordinanza di Cirio ma ieri il Tar l’ha respinta dando ragione al governatore. Nelle varie partite che hanno coinvolto il Tar nei mesi della pandemia, questa è stata la sentenza che ha fatto più male ai ministri Azzolina e Speranza. “La nostra scelta - ha detto Cirio - punta a garantire più sicurezza per i propri cittadini, introducendo un livello di controllo in più per tutelare la salute di bambini e ragazzi, del personale scolastico e delle famiglie”. E’ chiaro che vale di più la misurazione elettronica fatta a scuola che non quella domestica e autocertificata. Fonti di governo restano invece convinte che “cambiare le regole in corsa non sia stato rispettoso nei confronti di scuole e famiglie che si sono a lungo preparate per questa ripartenza”. La febbre a casa infatti è stata una decisione presa a luglio.  

Il ministro e i sindacati, tra boom e sboom

Il punto è che i problemi della scuola sono tanti, antichi, forse irriformabili almeno finchè non ci sarà la vera collaborazione dei sindacati e la scelta, una volta per tutte, del marito a fare da premio su tutto il resto. Chi pensava che il Covid avrebbe potuto metterli in secondo piano, ha peccato di ingenuità. Diciamo poi che la ministra ci mette del suo provocando, facendo interviste e ingaggiando le solite guerre dei numeri. A dimostrazione una volta di più che è guerra tra ministro e sindacati. Del resto anche l’altro giorno Grillo ha detto che “i sindacati sono rimasti al 900…”.

L’ultima battaglia riguarda il numero delle supplenze. I sindacati dicono che c’è un boom. Il ministro lo nega.

“Nessun boom di supplenze per l'anno scolastico 2020-2021, i dati sono in linea con quelli di un anno fa” si leggeva ieri in una nota del ministero. Che ha sfornato una lista di numeri. La Cisl- scuola ha tirato fuori i suoi. E si sono messi a litigare sui numeri.

Il punto finale dice che per il ministero il totale delle supplenze è pari a 202.147 docenti. I calcoli della Cisl, forniti con tanto di specchietto sinottico, arrivano a contare 217.220 supplenze di cui almeno 96.180 per gli insegnanti di sostegno. Boom o non boom, sono i numeri di un disastro. “Scusate se quindicimila cattedre sono poche” commenta amara la Cisl. Fermo restando che “non è questo il problema”.

La Lega dovrebbe presentare la prossima settimana la mozione di sfiducia contro la ministra Azzolina. E’ il suo uno dei primi nomi sul tavolo se e quando dovesse scattare il rimpasto di governo. Il premier Conte, in visita in una scuola delle periferia romana, ha ringraziato e tranquillizzato: “Avanti così, grazie, non ci sarà un nuovo lockdown”.