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A Firenze il Pd accetta il veto di Sinistra Italiana. In Sardegna quello dei Cinque stelle

Eppure la segretaria Schlein assicura che “le primarie restano uno strumento” e che “non ci sono imposizioni dall’alto”. Non si capisce allora come si arrivi al caso Sardegna e al caso Firenze dove il centrosinistra potrebbe arrivare diviso e persino con tre candidati

Claudia Fusanidi Claudia Fusani    
A Firenze il Pd accetta il veto di Sinistra Italiana. In Sardegna quello dei Cinque stelle
La segretaria del Pd, Elly Schlein (Ansa)

Delle due l’una: o tutto quello che sta accadendo non è quello che sembra e dunque siamo alla commedia degli equivoci; oppure il centro, cioè la segreteria nazionale del partito,  non comunica con la periferia, cioè i territori. Ce ne sarebbe una terza, di ipotesi: qualcuno non dice le cose come stanno. Il risultato non cambia: nel Pd regna sovrano il caos delle candidature. Ed è l’esatta rappresentazione delle tensioni, divisioni, dubbi e sfiducia che regna in quello che dovrebbe essere il principale partito di opposizione. 

La versione di Schlein

Così quando ieri a fine mattina la segretaria del Pd Elly Schlein si ferma con i cronisti sui divanetti di Montecitorio e dichiara solenne che “questa segreteria non sta imponendo soluzioni calate dall’alto per queste elezioni” e che prima di tutto “ci deve essere la condivisione del programma”, la prima reazione è lo smarrimento. Non si capisce infatti come si dovrebbero definire se non “calate dall’alto”, le candidature del Pd per le regionali in Sardegna  o per le comunali a Firenze. Tutto questo in attesa di vedere cosa succede in Basilicata e in tante città capoluogo, ad esempio Bari e Lecce. In Sardegna, infatti, l’asse Pd-M5s - un patto a targhe alternate perchè vale quando serve a Conte e meno quando serve a Schlein - ha imposto la candidatura di Alessandra Todde, l’ex ministro allo Sviluppo economico nel Conte 1 e 2A Firenze il paradosso è che in nome della presunta “unità del centrosinistra”, del vecchio “Campo largo”, le scelte dall’alto della segreteria - vedremo poi in che modo - spaccano in due il Pd, alzano il muro a Italia viva e tutto questo su “ordine” anche di Sinistra Italiana che, insieme agli ex di Articolo Uno, sta occupando il Pd riportandolo alla vecchia edizione dei Ds. Fors’anche Pds. 

“Nessuna imposizione dall’alto”

Eppure, ieri, in mezzo al terremoto, Elly Schlein insisteva: “Questa segreteria non sta imponendo soluzioni calate dall'alto, ma sta accompagnando i territori con una sola indicazione: costruire le alleanze più forti e competitive con le altre forze alternative a questa destra e farlo non in provetta o a tavolino, ma su un progetto concreto. Fatto questo lavoro sui temi che ci uniscono, che sono anche più di quelli che ci dividono, poi emerge anche il modo con cui scegliere la persona più indicata a rappresentare quella coalizione”. Peccato che a Firenze sia stata scelta la candidata, Sara Funaro l’assessore al welfare e a tante altre cose della giunta Nardella, senza primarie, primo punto di divisione, e senza uno straccio di programma. Al buio e dall’altro. Il contrario di ciò che dice la segretaria. Che dopo aver risposto in modo ambiguo al dialogo con Italia Viva dicendo “prima il programma”, “unità contro le destre” e “porte aperte a forze di opposizione non ambigue”, sulle primarie ha glissato così: “Restano uno strumento. Dipende dal contesto locale. Ci sono contesti in cui il Pd e la coalizione fanno insieme la scelta delle primarie e altri territori in cui il lavoro di coalizione arriva a una scelta unitaria condivisa da tutti. Dipende, dipende molto dai territori. Rimangono uno strumento”. Strumento senza il quale Elly Schlein non sarebbe mai diventata segretaria. E strumento di cui probabilmente, ora che ha conquistato la segretaria, teme le conseguenze cioè la contendibilità all’interno dello stesso partito. Non sarà un caso se le primarie vengono negate laddove il contendente, ad esempio l’imprenditore Renato Soru, è identificato con un Pd progressista, riformista, non statalista, a vocazione maggioritaria capace quindi di assumersi gli oneri delle scelte. A Firenze la contendente a cui sono state negate le primarie si chiama Cecilia Del Re, è delle mozione Bonaccini,  è stata a lungo assessore della giunta Nardella con importanti deleghe e però è stata fatta fuori quando è stato chiaro che Del Re poco o nulla aveva a che spartire con la gestione Schlein.  

Un voto con tanti significati 

Tiscali.it ha già affrontato questo tema un paio di settimane fa (https://notizie.tiscali.it/politica/articoli/intreccio-elettorale-caos-candidature-centrosinistra-diviso-su-tutto-o-quasi/) . Due settimane dopo la situazione è peggiorata. E non è cosa da poco: se il destracentro vivrà il turno elettorale con la doppia missione di provare a governare l’Europa cambiando la maggioranza e contarsi con dei voti veri, il Pd dovrà dimostrare di essere il punto di riferimento dell’opposizione, di saper stare in questo ruolo senza farsi schiacciare a sinistra e mantenendo la sua anima riformista con la vocazione maggioritaria. I principi su cui è stato fondato ormai diciassette anni fa. Tra febbraio e il 9 giugno si voterà in tre regioni - Sardegna, Abruzzo e Basilicata, tutte a guida destracentro e ciascuna con un sistema elettorale diverso dall’altro - e in 3700 comuni. Tredici di questi superano i centomila abitanti e sono capoluoghi di provincia: Bari, Bergamo, Cagliari, Ferrara, Firenze, Forlì, Livorno, Modena, Perugia, Pescara, Prato, Reggio Emilia e Sassari. Più avanti, ma sempre nel 2024, si voterà anche in Umbria e Piemonte, due regioni in mano al centro destra con presidenti che possono tentare il secondo mandato. Cirio (Fi), in Piemonte, è ben considerato e ben voluto. Persino dal sindaco di Torino Lo Russo (Pd). Sarà difficile scalzarlo. Meno scontata la situazione in Umbria, la prima regione “rossa” conquistata dalla Lega con Donatella Tesei. Anche qui: per fare un buon lavoro e sperare in una riconquista il centrosinistra dovrebbe già avere un candidato/a su cui spingere. Ma non se ne vede traccia.  

Il caso Soru

Ma torniamo ai due casi più eclatanti. Renato Soru, che del Pd è stato uno dei fondatori, fa un ragionamento semplice e lineare: “Se il centrosinistra vuole andare unito al voto per le regionali, c’è un solo modo: primarie del centrosinistra”. Per tutta risposta, la segretaria Schlein e Giuseppe Conte già tre mesi fa hanno scelto invece la candidata. Neppure dall’alto, direttamente da Roma. E questo ai sardi non piace affatto. Figurarsi a Soru. Dunque il Campo largo in Sardegna si presenta con Alessandra Todde. E Soru non ha avuto dubbi: ha lanciato il Pd, ha stracciato la tessera e ha dato vita al cartello “La rivoluzione gentile” a cui aderiscono transfughi del Pd e altre otto formazioni civiche. A fine novembre era stato organizzato un confronto tra i due candidati in diretta streaming ma Todde non si è presentata. Peccato perchè la Regione, a guida centrodestra, è contenibile. Non solo: è uno dei tanti motivi di scontro tra Meloni e Salvini perchè il segretario leghista ha già ricandidato il suo uomo, l’attuale governatore Solinas, che però non piace a Meloni. Intanto il destracentro si gode la scena nella metà campo di un'opposizione divisa e quindi non insidiosa.  

Il veto di Sinistra italiana

A Firenze la situazione è ancora più clamorosa perchè siamo nella città dove Matteo Renzi è stato sindaco, oltre che segretario del Pd, e tutti coloro che oggi alzano la mano per impedire non solo l’unità del centrosinistra ma anche l’agibilità politica di Italia viva a palazzo Vecchio, sono entrati in politica grazie a Renzi e hanno beneficiato di una città che dal 2009, anno in cui l’attuale senatore diventa sindaco, ha conosciuto un nuovo necessario risveglio dopo anni di giunte di sinistra e di immobilismo. Nel capoluogo toscano, di cui Salvini e Meloni tenteranno la  conquista a giugno 2024, lunedì sera è stata ufficializzata la candidatura di Sara Funaro, protetta di Nardella e scelta senza primarie da una coalizione che vede insieme il Campo largo da Sinistra Italiana ad Azione. Non Italia viva che ha sempre chiesto le primarie. Tutte queste formazioni  hanno sottoscritto un patto. Nella fattispecie Sinistra italiana ha messo il veto su eventuali modifiche alla coalizione, leggi ingressi e adesioni, a meno che non ci sia l’unanimità. Nei fatti è il semaforo rosso a Matteo Renzi e Italia viva. Non sono compresi al momento i 5 Stelle che, viste come sono state pensate le cose, potranno entrare in un secondo momento. S’immagina, nell’indifferenza di Azione. 

Renzi rilancia

Il risultato di questo bel pasticcio che poteva essere risolto con le sacrosante primarie, è che Matteo Renzi ha annunciato per sabato mattina una conferenza stampa in cui spiegherà cosa intende fare. Accanto a sè avrà Stefania Saccardi, ex assessore regionale alla Sanità, politica che negli anni ha conquistato sul campo un buon consenso. “A Firenze il Pd rinnega le primarie. E sceglie la candidatura alleandosi con la sinistra radicale: sarà interessante leggere il programma sull'aeroporto, sullo stadio, sui servizi pubblici. Sabato racconteremo con Stefania Saccardi perché noi la pensiamo in un altro modo.Ma proprio in un altro modo” ha scritto il leader di Italia viva. L’appuntamento è alle Murate. L’orario deve essere ancora comunicato. Italia viva è nella giunta Nardella. E Nardella è diventato sindaco quando Matteo Renzi lasciò palazzo Vecchio per andare a palazzo Chigi. I due erano amici. Molto. E sono diventati, ahime, la prova provata di come in politica non esistano nè amicizia nè riconoscenza. Da qualche tempo si punzecchiano su tutto - dall'aeroporto allo stadio - e non è chiaro perché Nardella, anche lui mozione Bonaccini, abbia deciso di blindare il partito e dire no alle primarie. Sara Funaro è la sua candidata anche se cominciò a fare politica grazie a Renzi proprio nel 2009. E’ in totale continuità rispetto a Nardella. Non è chiaro neppure perchè il sindaco abbia fatto di tutto per mettere fuori partita Cecilia Del Re, una stella danzante nella sua giunta a cui poi decise mesi fa di togliere le deleghe per dissidi sulla tranvia.  Del Re è sicuramente di area Bonaccini e l’unica cosa che al momento la lega a Renzi è la richiesta di fare primarie. Bisogna poi pensare che Nardella è a fine del secondo mandato, non potrà più fare il sindaco e sta costruendo da tempo il suo futuro. In Europa? Alla guida del Pd? Nel primo caso ha bisogno di compiacere la segretaria Schlein da cui dipendono le candidature per le Europee. La seconda partita - la scalata alla segreteria Pd - è argomento al momento neppure in discussione. Per ovvi motivi. 

Del Re: “Ma io non mollo”

Cecilia Del Re, si diceva. Preso atto della “sconfitta” (Funaro candidata senza primarie) lunedì  sera, non è arretrata di un centimetro. E ha detto subito: “Non mollo”. Dalla sua parte almeno una cinquantina di dirigenti locali che avevano partecipato, il 15 novembre, ad un’assemblea pubblica inaspettatamente affollata e che hanno firmato una mozione in favore delle primarie del centrosinistra per scegliere il candidato sindaco. Riflettendo sul suo futuro parte da una certezza: “Da ciò che non vogliamo” per citare Montale. Ovverosia, Del Re non vuole lasciare la politica. Accusa il Pd di aver “rinnegato un suo principio fondativo, le primarie, dopo aver due anni fa dimezzato i numeri dei membri dell’assemblea ed essere arrivati al voto di lunedì sera dopo forzature di ogni tipo. Ci stanno guardando un po’ da tutta Italia, perché la posta in gioco non è solo Firenze, ma è l’identità del Pd. Bastava che la candidata investita si fosse messa a disposizione per scrivere una pagina democratica di partecipazione, e anche per una pagina femminista, che da questa storia esce indebolita». C’è un Pd “aperto e plurale e pronto a fare della partecipazione il valore fondante” e c’è un Pd “teso a proteggere le proprie posizioni e interessi”. E poi le differenze e le distanze nel programma. “Noi - haspiehato Del Re - chiediamo quelle innovazioni discontinue che partano dalle richieste che arrivano dai cittadini. Funaro è la totale continuità con Nardella, una candidatura senza programma e che spacca la base non è una bella partenza”.

Insomma in Sardegna il centrosinistra arriva con due candidati per la guida della Regione. A Firenze addirittura con tre candidati per il sindaco. Un capolavoro di intelligenza tattica e strategica.  

Claudia Fusanidi Claudia Fusani    

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