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[Il retroscena] Tutte le altre Tav fermate dalla maggioranza Lega - Cinque Stelle. Ecco i lavori che verranno bloccati

[Il retroscena] Tutte le altre Tav fermate dalla maggioranza Lega - Cinque Stelle. Ecco i lavori che verranno bloccati

Contro lo stop al cantiere più hot della Tav, quello lungo il tratto Torino Lione che passa per la Val di Susa, ieri si sono scatenati tutti. Al consiglio comunale di Torino che ha votato con  23 voti a favore e 2 contrari un ordine del giorno presentato dal M5s che chiede di sospendere la Tav in attesa dei risultati dell’analisi costi/benefici e di abolire il ruolo di Commissario straordinario del governo, ha risposto a stretto giro la Confindustria piemontese, subito spalleggiata da undici associazioni di impresa. I vertici di Api, Unione Industriale, Amma, Federmeccanica, Ascom, Confesercenti, Confartigianato, Cna, Ance, Aniem Confapi, Compagnia delle Opere, Confcooperative, LegaCoop, Ordine degli architetti e Camera di Commercio hanno organizzato un presidio davanti al Comune e hanno denunciato un “oltraggio al futuro della città, delle imprese, dei lavoratori”, definendo la linea ferroviaria ad alta velocità “indispensabile per il Piemonte e l’intero Nord Ovest”.

Quell'opera sì, questa no, ma stessa maggioranza

Ma seppur la sindaca Chiara Appendino si trovasse a Dubai è parso subito chiaro che quella decisione, così come la tempistica con la quale vi si è arrivati, fosse molto politica. All’indomani del via libera al gasdotto Tap maldigerito dai pentastellati, Luigi Di Maio e i suoi hanno voluto dare un segnale di senso opposto: “Bene la votazione del Consiglio comunale di Torino sul Tav! Presto io e Danilo Toninelli incontreremo  Chiara Appendino per continuare a dare attuazione al contratto di Governo”, ha scritto su Twitter Luigi Di Maio, mettendo il cappello sopra la decisione. Poco importa al capo politico del Movimento che la Lega stia ribollendo e Matteo Salvini si sia infuriato.  “Era nel programma condiviso”, chiariscono nell’entourage del vicepremier pentastellato. La Tav nel tratto piemontese è certamente l’opera più visibile, ma non certo l’unica che i Cinquestelle hanno già provato o  stanno provando ora a fermare. Si è parlato molto della Pedemontana Veneta che il governatore leghista  Luca Zaia ritiene “indispensabile” e addirittura “un modello”, meno della Pedemontana lombarda promessa da Attilio Fontana in campagna elettorale, ma su entrambe pende come una spada di Damocle la contrarietà dei grillini.

Il futuro del Brennero

Una settimana fa, prima del risultato che ha premiato la Lega alle amministrative del Trentino Alto Adige, il ministro per i Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro ha rimesso in discussione il tunnel del Brennero, che pure il suo collega titolare dei Trasporti dava già per realizzato. La filosofia no-opere ha permeato un’altra discussione che si è tenuta in Parlamento. Le commissioni Trasporti di Camera e Senato hanno appena discusso e votato il Contratto di programma tra Ministero dei Trasporti e Reti Ferroviarie Italiane per il periodo 2017-2021 relativo alla  parte sugli investimenti. Lo Stato rinnova la concessione alla società, ma dà alcune indicazioni e indica la “direzione”. I Cinquestelle sembrano essere riusciti ad imporre all’alleato e quindi al Parlamento la loro, a chiedere a Rfi di fermare alcuni progetti. A mettere nero su bianco il nuovo paradigma sono stati due eletti coi Cinquestelle: il presidente della commissione al Senato Mauro Coltorti e la relatrice del provvedimento alla Camera, Arianna Spessotto. Il testo contiene cinque condizioni poste dal Parlamento alla società che gestisce le reti e ne dovrebbe realizzare di nuove e ben 57 osservazioni. Votato - senza distinguo -  dai Cinquestelle e anche dai commissari della Lega, il Contratto di programma subordina la firma al “ritiro” di due progetti lungo la Linea dell’alta velocità Venezia-Trieste: nella tratta Venezia-Ronchi dei Legionari e in quella Ronchi dei Legionari-Trieste. Bloccando questi progetti la maggioranza si impegna a “destinare le risorse “risparmiate” al “potenziamento della linea Venezia-Trieste - progetto 0365 - costo 1.800 milioni di euro”.

Quindici chilometri di alta velocità da fermare

Il parere sottoposto al voto chiede anche il “ritiro del progetto della Nuova linea Trieste-Divaca,  attualmente in fase di progettazione preliminare”. Si tratta di una linea di alta velocità lunga 15 chilometri che avrebbe consentito di abbattere i tempi di percorrenza che oggi, tra la città italiana e quella slovena, sono di un’ora  e cinque minuti. Coi soldi risparmiati i gialloverdi pensano ad un “intervento di potenziamento della linea attuale”. Lo stesso testo approvato dai due rami del Parlamento impegna il governo e la società concessionara a “rivedere” il progetto del “Alta Velocità di Firenze” che riguarda la stazione Belfiore-Macelli. Scopo quello di  “contenere drasticamente i costi di progettazione e realizzazione” e di “dare priorità agli interventi di elettrificazione e/o all’applicazione di tecnologie zero emission al fine di sostituire i mezzi ferroviari”. La maggioranza chiede di “rivedere” alcuni aspetti dell’intervento di potenziamento della linea Venezia-Trieste. In compenso, su suggerimento dei leghisti, il parere suggerisce di “anticipare temporalmente” la realizzazione del collegamento ferroviario aeroporto di Verona “vista l’importanza che rivestono tali collegamenti anche nella programmazione delle reti di trasporto europee”. Mica è finita.

Parola d'ordine: revisionare

Per gli interventi “Alta Velocità ferroviaria Salerno-Reggio Calabria” e “Sistema Integrato stazione Ferroviaria-Aerostazione di Lamezia Terme” i gialloverdi chiedono di “revisionare” il progetto. Anche qui i pentastellati giustificano lo stop al progetto “al fine anche di conseguire ingenti risparmi in termini di costi pur mantenendo i benefici per l’utenza ed impiegare le somme eventualmente liberate per migliorare la dorsale jonica-calabrese”. No Tav, ma sì linee normali. Un altro progetto che verrà messo in stand by con la “scusa” di richiedere prima una “analisi costi/benefici” insistono sul Sud. Si tratta degli interventi “Metaponto-Sibari-Bivio S.Antonello”, “Raddoppio Paola-Cosenza tratta bivio S.Antonello-bivio S.Lucido”. Era stata la commissione del Senato, discutendo della linea Alta Velocità Napoli Bari  a chiedere di “procedere senza la variante di Grottaminarda e di destinare le risorse previste, pari a 1,6 miliardi di euro, alla progettazione e realizzazione immediata della nuova linea ed elettrificazione della linea Avellino-Benevento”. Gli stop ai cantieri, dunque, sono molti di più di quelli che si conoscono. “Si tratta di un suicidio politico, di una vera e propria pazzia”, si sfogava ieri in Transatlantico uno dei “big” del partito di via Bellerio. Hanno gioco facile a mettere in mezzo il vicepremier leghista le due opposizioni.

La battaglia dentro il Senato

Dello stop alla Tav hanno parlato ieri sia Silvio Berlusconi che Matteo Renzi: “Il no di Torino preoccupa, si procede senza senso”, ha detto il primo, “lo stop M5s a Torino è incomprensibile e masochista” gli ha fatto eco il secondo. Ma il vicepremier leghista non strappa almeno finchè non avrà portato a casa il via libera ad un provvedimento al quale tiene molto, il suo Dl Sicurezza. C’è un folto gruppo di dissidenti pentastellati che sembrano intenzionati a votare no al decreto così come è stato licenziato al consiglio dei ministri. I numeri della maggioranza al Senato non sono larghissimi: M5s e Lega possono contare su 167 voti ai quali si aggiungono 4 dal gruppo Misto, ma potrebbe sempre arrivare l’aiutino di qualche esponente delle Autonomie.

Paolo Emilio Russodi Paolo Emilio Russo, giornalista parlamentare   

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